2008-02-29

Forse tra domani e dopodomani un pò di tempo per farvi le briochine da gustare a colazione riuscirete a trovarlo, per cui vi lascio questo spunto che potete arricchire di forma e di gusto secondo il vostro personale estro.
La base, sempre valida, è quella della mitica Torta di rose che in molti amiamo.
Per le briochine si procede allo stesso modo per l'impasto che, una volta lievitato, verrà tagliato in 12 rettangoli sui quali andremo a spennellare burro fuso e zucchero di canna in parti uguali (basteranno 80 grammi di ciascuno) e cospargeremo di uvetta ammollata. Non resta che avvolgere i rettangoli su se stessi, pennellare la superficie ancora di burro e zucchero, lasciare lievitare almeno mezz'oretta prima di infornare e poi il gioco è fatto.

2008-02-28

Lo so che alla lettura del titolo i "puristi del carpaccio" stanno già obiettando che il carpaccio per essere buono va servito crudo, che non si è mai vista una roba del genere e bla bla bla. A queste persone dico solo fate come credete, ai curiosi del piatto invece dico provatela questa ricetta e poi mi direte se non ne valeva la pena.
E' una preparazione quasi banale che non richiede grande impegno e che risolve mirabilmente il problema del secondo in un pranzo di qualsiasi levatura. Senza contare che si possono preparare con anticipo e poi cuocere al momento visto che ci vogliono veramente pochi minuti.
Ecco gli ingredienti per quattro persone:
12 fettine di carpaccio di vitellone
12 pezzetti di provola o fontina
12 fettine di speck tagliato sottile
12 foglioline di salvia fresca
1 noce di burro
1 cucchiaio di farina
1/2 bicchiere di vino bianco secco
sale e pepe q.b.
Avvogliano i cubetti di formaggio nelle fettine di speck. Stendiamo le fettine di carpaccio sul tavolo mettiamo al centro di ognuna l'involtino di speck, adagiamo sopra una foglia di salvia e ripieghiamo la carne a formare un pacchetto. Se occorre fermiamo con una stecchino (io normalmente ne faccio a meno). Una volta pronti i pacchetti cospargiamoli di farina, con l'aiuto di un colino, e rosoliamoli a fuoco vivace nella padella in cui avremo fatto sciogliere il burro. Aggiustiamo di sale e pepe e poi irroriamo con il vino, lasciamo evaporare e serviamo accompagnando con verdure cotte o crude a piacere. Io li adoro con le carote leggermente scottate e poi tagliate a rondelle e saltate in padella con burro sale e pepe.

2008-02-26

Ieri che era la Giornata della Lentezza sono andata talmente di corsa che non ho avuto il tempo neppure di aprire il blog, figuriamoci di aggiornarlo. Pensate che l'unica concessione alla lentezza è stata quella di sedermi per mangiare a pranzo un panino in Autogrill invece che mangiarlo in piedi!!! Non aggiungo altro.
Comunque vi auguro oggi, invece che ieri, una buona settimana con un poco di dolcezza, anzi con un classico della dolcezza presentato in modo semplice e simpatico.
Cappuccino di crema inglese con medaglioni savoiardi
Crema inglese
3 tuorli
100 g di zucchero
3 dl di latte
vaniglia
Mettiamo a bollore il latte con un pezzetto di vaniglia, a parte sbattiamo i tuorli con lo zucchero, quando saranno spumosi aggiungiamo il latte bollente filtrato, avendo cura di mescolare subito.
Poniamo sul fuoco a bagnomaria e lasciamo addensare.
Savoiardi
2 uova
75 g di zucchero
75 g di farina
zucchero a velo
Sbattiamo i tuorli con lo zucchero, uniamo la farina e poi gli albumi montati a neve. Versiamo una cucchiaiata di composto all'interno di un pirottino di carta (per avere un biscotto dal bordo ondulato e definito) oppure con l'aiuto di una sacca da pasticcere formiamo dei biscotti sulla teglia rivestita di carta da forno. Spolverizziamo di zucchero a velo e poi cuociamo in forno caldo a 180° per 8-10 minuti.
Al momento di servire versiamo la crema fredda nelle tazzine, cospargiamo la superficie di caffè solubile in polvere ed accompagnamo con i savoiardi. Un classico come dicevo!

2008-02-22

Forse vi avevo già parlato della mia devozione al salame con tartufo, una vera prelibatezza a mio dire. Così trovandomi tra le mani, grazie alla fornitissima Bottega Esperya dove sembra non mancare mai nulla, un bel Salame al Tartufo Armini, sto parlando di vero salame delle Langhe con tartufo di Alba, ho pensato di trovare un bell'abbinamento che non fosse il classico con pane e formaggio fresco (la versione in cui io lo adoro).
Ho pensato che l'accostamento con i delicati champignons fosse il più azzeccato e ne è venuta fuori una cosa di cui vi voglio parlare e che vi assicuro vale la pena di provare.
Champignons ripieni con salame al tartufo
12 funghi champignons grandi
2 fette di pancarrè
1 uovo
latte
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
2 cucchiaiate di ricotta
50 g c.a di Salame al Tartufo Armini
olio extravergine d'oliva
prezzemolo
sale e pepe q.b.
Puliamo i funghi e leviamo via il peduncolo. Ammorbidiamo il pancarrè nel latte, poi strizziamolo ed amalgamiamolo all'uovo, la ricotta e il parmigiano. Uniamo il salame a piccoli pezzetti, regoliamo di sale e pepe , aggiungiamo un pò di prezzemolo sminuzzato e poi farciamo col composto le nostre cappelle di champignones. Posizioniamo i funghi in teglia dopo averla appena unta di olio e cuociamo in forno già caldo, finchè la superficie si dorerà, se occorre in cottura bagnamo il fondo con qualche cucchiaio di acqua di modo che i funghi non seccchino troppo.

2008-02-20

Il 25 febbraio sarà celebrata la Seconda Giornata della Lentezza e Gnocchetto al pomodoro mi ha gentilmente invitata a partecipare chiedendomi una ricetta prodotta a fuoco lento o consumata e gustata con tutti i sensi, preparata con una cura attenta degli ingredienti (freschi e di stagione) e della tavola... Vi sembrerà forse che io abbia stravolto l'intento dell'iniziativa, forse sarebbe stato più giusto un pane o un dolce a lenta lievitazione o una zuppa di quelle a cottura lenta ma ho preferito questa gustosa torta che, raramente preparo data la ricchezza degli ingredienti e la lentezza e la cura che bisogna mettere nel prepararla. La ricetta viene dal ricettario Seduzioni al caffè dell'azienda Pellini e mi sembrava, come dicevo, la ricetta giusta perchè quando si fa questa torta bisogna avere molto tempo a disposizione dato che la preparazione si compone di più momenti ed è una vera torta di quelle farcite (ha doppia farcia) e decorate, come si usavano una volta. Così domenica mattina mi sono messa al lavoro ed ecco il risultato.
Torta soffice al caffè
Ingredienti
Per la torta:
80 g di farina 00
4 uova
un cucchiaino di lievito per dolci
200 g di zucchero
150 g di burro morbido
15 g di cacao
100 g di nocciole
5o ml di caffè ristretto
1 cucchiaio di caffè in polvere
Per la farcitura:
2 cucchiai di cacao
50 g di zucchero
2 cucchiai di farina 00
1 dl di latte
1 dl e 4 cucchiai di caffè
50 g di chiccolato fondente
2 dl di panna
30 g di nocciole
chicci di caffè per decorare
Credo che già a leggere gli ingredienti avrete capito il collegamento con la lentezza.
Andiamo alla preparazione:
Per la torta lavoriamo a crema il burro con metà dello zucchero, uniamo i tuorli, la farina, il lievito, le nocciole polverizzate insieme allo zucchero restante, il caffè, il caffè in polvere e il cacao. Montiamo a neve gli albumi e incorporiamoli al composto. Versiamo in uno stampo di 22 cm di diametro e cuociamo in forno già caldo a 180° per circa 35 minuti. Facciamo raffreddare e poi tagliamo la torta in due dischi.
Intanto prepariamo la farcia mescolando il cacao con lo zucchero e la farina, diluiamo con il latte e il dl di caffè e facciamo addensare a fuoco moderato. A cottura ultimata sciogliamo il cioccolato nella crema e lasciamo raffreddare. Montiamo la panna ed aggiungiamo a metà di essa le nocciole tritate, all'altra metà il caffè restante. Farciamo la torta con la crema e la panna alle nocciole. Copriamo con l'altro disco e spalmiamo sulla superficie la panna al caffè decorando coi chicci di caffè. Lasciamo raffreddare in frigo e poi serviamo.

2008-02-19

Arrivo con l'ultimo treno a rispondere all'invito giratomi da Grazia e da Elga ma come si dice meglio tardi che mai.

Penso che tutti si aspettano da me la risposta diplomatica, ovvero di mettere al primo posto la cucina calabrese perchè è quella della mia terra etc. etc. Io devo essere onesta nelle risposte e quindi non posso dire questo semplicemente perchè non lo penso e poi perchè per me che sono del territorio non esiste una cucina calabrese ma tante cucine calabresi, la nostra del cosentino ad esempio è diversissima da quella del reggino, ma cosa strana anche tra paesi vicini c'è molta differenza nelle preparazioni. Credo che sia così anche altrove ma per chi non è del posto è più facile avere una visione unitaria, e così la mia scelta è questa:


Al primo posto non posso non mettere la cucina Emiliano-Romagnola perchè non vivrei senza parmigiano ed aceto balsamico ma non potrei fare a meno neppure delle lasagne o dei tortellini e ancora non rinuncerei al Salame di Felino o alla piadina romagnola. Voto 10


Al secondo posto metterei la cucina dell'Alto Adige, perchè come ho avuto modo di dire a Grazia altre volte, credo che la cicogna abbia sbagliato nel lasciarmi in Calabria, dato che vado a nozze con burro, panna e formaggi tipici delle Malghe Altoatesine, ma adoro anche lo speck e tutti i loro pani con i vari semi ed i loro dolci dai più semplici, come lo strudel alle più sontuose torte farcite, insomma non so con quali risultati sulla dieta ma io vivrei di queste cibarie. Voto 9


Al terzo posto metto la Calabria per il pane casereccio, la salsiccia piccante ed il capocollo, oltre che per il caciocavallo in tutte le fasi di stagionatura, ma anche per le patate fritte coi peperoni e le verdure selvatiche di cui a volte nemmeno conosco il nome ma con le quali sono cresciuta e, non ultimo, il gelato di Pizzo. Voto 8


Al quarto posto segue la Campania per la mozzarella di bufala, la pizza e le sfogliatelle, il babà, la pastiera...Voto 7,5


Al quinto posto la Sicilia per la pasta alla norma, i cannoli alla ricotta, la cassata ed anche i deliziosi pecorini. Voto 7


Chiunque non l'abbia ancora fatto è invitato a rispondere se ne ha voglia.

2008-02-17


Per questa ricetta mi sono ispirata ad una ricetta vista in un programma su Alice, preciso anzi che l'involucro ed il condimento vengono da lì mentre per il ripieno l'ispirazione me l'hanno data Giuseppe Ursini e lo chef Ermanno Di Paolo con il loro meraviglioso
Pestato di Zucchine con Zafferano ordinato dalla Bottega Esperya.
Non si tratta del solito patè o della solita salsetta da tartina ma di un condimento ottenuto con zucchine fresche, cipolla, grana padano, noci, pinoli, Zafferano Aquilano ed olio extravergine d'oliva, una salsa ideale anche per condire pasta o riso alla quale ho voluto però chiedere di più ottenendo un risultato straordinario, ancora di più di quanto mi aspettassi.
Le dosi del ripieno sono un pò approssimative perchè dipenderà dal vostro gusto personale il quantitativo di pestato che vorrete utilizzare. La sfoglia è eccezionalmente elastica e se ne possono ricavare anche maltagliati o tagliatelle da condire come più vi piace.
Per la pasta:
100 g di farina 00
100 g di farina di segale
1 uovo
70 ml di latte
1 cucchiaio di olio
Per il ripieno:
Pestato di Zucchine con Zafferano Aquilano Ursini
Per il condimento:
semi di papavero
burro
grana padano
Lavoriamo insieme gli ingredienti per la pasta e quando otterremo un impasto liscio ed omogeneo lasciamolo riposare un poco prima di stenderlo.
Intanto mescoliamo il pestato e la ricotta variando le dosi dei due ingredienti secondo il nostro gusto, comunque circa 200 g di ricotta per 2-3 cucchiaiate di pestato.
Stendiamo la sfoglia e ricaviamone dei dischetti di 12 cm circa, poniamo al centro di ognuno un cucchiaio colmo di farcia e poi richiudiamo a formare dei ravioli. Lessiamo la pasta in acqua bollente salata e poi saltiamola in un tegame nel quale avremo fatto sciogliere una noce di burro emulsionata con un pò di acqua di cottura della pasta e dei semi di papavero precedentemente tostati. prima di servire cospargiamo con altri semi e grana grattugiato.

2008-02-15

Dai ammettetelo che nella vostra dispensa ci sono ancora residui di panettone e pandoro quando nei negozi incominciano a comparire già le colombe pasquali, ammettetelo che siete stufi di inzupparlo nel latte a colazione o di farne zuppe inglesi alla domenica. E' sempre la stessa storia ogni anno promettiamo di comprare un solo panettone, giusto il simbolo, e poi finiamo per ritrovarci con sette otto pezzi regalatici da amici e parenti. Io grazie a Tatiana ho trovato un modo eccellente di trasformare questo classico dolce in un dolce particolarmente invitante e gustoso del quale, credetemi, è difficile stancarsi anche perchè è possibile apportare alla ricetta base numerose varianti. Le dosi ve le guardate da Tatiana al collegamento che vi ho indicato. Spiego un pò per i più pigri il procedimento con parole mie.
Bisogna tagliare il panettone a fette e farne uno strato in una teglia da Plum cake foderata di carta da forno, bagnare il panettone con succo d'arancia e rum, poi posizionare uno strato di confettura (io ho usato ribes rosso), poi uno strato di mele a fettine, che ho cosparso di mia iniziativa con un pò di zucchero, coprire di nuovo con altre fette di panettone bagnato ancora con rum e arancia e poi irrorare con tre uova sbattute con 80 g di zucchero e 200 ml di panna fresca, facendo ben penetrare il liquido nel dolce. Cospargere di zucchero a velo ed infornare a 180° per 30 minuti. Esperienza da rifare, gustato tiepido è sensazionale e volendo per la stessa ricetta si possono utilizzare delle semplici brioche vuote invece che il panettone. Grazie Tatiana!

2008-02-13

San Valentino è alle porte e volevo in qualche modo partecipare anch'io all'iniziativa "A heart for your Valentine" promossa dalla vulcanica Zorra per cui ecco i miei cuori di San Valentino. Lo so che tutti pensavate al dolce, maniaca come sono delle preparazioni zuccherine, invece ho voluto preparare qualcosa di stuzzicante e perchè no, afrodisiaco, dal momento che contiene un'alta percentuale di peperoncino. Si ritiene infatti che il peperoncino, o pepe indiano, abbia proprietà curative ed afrodisiache dal momento che stimola la circolazione, provoca un rigonfiamento delle mucose e scatena per conseguenza dell'irritazione la produzione di endorfine che regalano piacere. Ma la ricetta scelta per questo Valentin's day oltre che un piccante omaggio alla festa degli innamorati è un tributo alla mia Calabria dove da sempre il peperoncino è stato utilizzato quale supporto per rendere più vivace e gradevole la cucina tradizionale per sua natura povera. Addirittura in Calabria possiamo vantare la presenza dell'Accademia Italiana del peperoncino fondata a Diamante nel 1994 che ha fatto della deliziosa cittadina calabrese la capitale del "diavulillo" celebrato annualmente durante il famoso Festival.
Insomma alla fine non si tratta di nulla di speciale ma la formina a cuore e il piccante dell'impasto rendono questi stuzzichini adatti ad essere serviti quale inizio e preludio di una cena a due.
I più volenterosi prepareranno da sè l'impasto di pane secondo la mia o la propria ricetta gli altri posssono prendere la pasta di pane già lievitata in una qualsiasi panetteria.
Ecco le mie dosi:
10 g di lievito di birra
350 g c.a. di farina 0
1/2 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale
acqua q.b.
olio extravergine d'oliva
3 peperoncini calabresi essiccati
6 pomodorini secchi
1 pezzetto di cipolla di Tropea
1 rametto di rosmarino
Fior di sale integrale
Prepariamo la biga sciogliendo il lievito con poca acqua tiepida e lo zucchero, uniamo un pò della farina a formare un panetto che lasceremo lievitare fino al raddoppio, solo dopo uniamo l'altra farina, il sale, due cucchiai di olio ed ancora acqua formare un impasto sconsistente che si stacca dalle mani. Lasciamolo lievitare ancora e poi impastiamo al suo interno uno-due (a seconda del grado di piccantezza che vogliamo ottenere) peperoncini, i pomodorini e la cipolla ridotti a pezzetti. Stendiamo l'impasto in una sfoglia di 3-4 millimetri con l'aiuto del matterello e ricaviamone tanti cuori. Sistemiamo i cuori su una placca da forno, spennelliamo la superficie di olio ed acqua sbattuti insieme e cospargiamo con il restante peperoncino triturato insieme al rossmarino e mescolato con un pò di fior di sale. Lasciamo riposare ancora mezz'ora prima di infornare in forno caldissimo finchè saranno ben dorati.
So che state pensando alla cipolla ed ai suoi effetti ma innanzitutto vi ho consigliato di usare quella di Tropea, la più dolce e delicata, e poi in effetti se si è in due a mangiarli nessuno sentirà più l'odore della cipolla, non trovate?

2008-02-10


Ho scoperto che Bibliotheca Culinaria è una miniera di libri di cucina particolarmente affascinanti oltre che, come dire "modaioli", insomma di quei libri che ognuno di noi desidera avere in libreria per farsi ispirare nelle preparazioni di nuovi manicaretti o semplicemente da sfogliare ammirandone anche le foto. Stavolta non ho potuto resistere al fascino di Piccoli Cucchiai che come sottotitolo porta Aperitivi e ghiottonerie a preludio di quello che è racchiuso nel volume, ovvero 40 ricette dolci e salate dove altrettanti accostamenti di colori e consistenze vengono presentati sorprendentemente in un semplice cucchiaio.
Delle prelibatezze versione mini che Josè Maréchal, autore del libro oltre che proprietario e chef del Cafè noir di Parigi ha voluto raccogliere in questo volume superbamente ed interamente illustrato con foto di Charlotte Lascève ed edito da Bibliotheca Culinaria. Ho sfogliato avidamente il volume e molte sono le leccornie che mi sono promessa di provare ma ho voluto iniziare da questo ricercato Biancomangiare alla crema di pistacchi.
Per rimarcare ulteriormente l'eleganza della preparazione, che si presta ad essere un gradito pre-dessert in una cena di gala, ho voluto servirlo nei cucchiai d'argento invece che nei classici di porcellana che si usano normalmente per queste presentazioni, il risultato lo trovo estremamente interessante e l'esperienza da ripetere con nuovi sapori ed accostamenti.

Ora la ricetta per comporre 6 golosi cucchiai
40 g di zucchero semolato
1 dl di latte
1 foglio di gelatina
40 g di pistacchi sgusciati
60 g di mandorle sgusciate
6 cl di panna liquida
Immergete il foglio di gelatina nell'acqua fredda per ammorbidirlo. Riducete la mandorle in polvere nel mixer, aggiungete 5 cl d'acqua e frullate nuovamente.
Scaldate il latte e 30 g di zucchero in una casseruola, a fuoco medio, poi aggiungete le mandorle e portate ad ebollizione. Ritirate dal fuoco e filtrate il latte attraverso un passino fine in un'altra casseruola schiacciando bene le mandorle. Fate scaldare nuovamente per 1-2 minuti poi, fuori del fuoco, aggiungete la gelatina sgocciolata. Mescolate, versate la preparazione in una ciotola e tenete in frigorifero per 1 ora.
Con il mixer riducete i pistacchi in polvere. Versate la panna liquida in una casseruola, aggiungete i pistacchi e lo zucchero rimasto e fate cuocere a fuoco medio per 1-2 minuti prima di filtrare la crema. Lasciate raffreddare.
Togliete il biancomangiare dal frigorifero e formate delle piccole quenelle che, depositate nei cucchiai, aspetteranno solo di essere ricoperte di crema di pistacchi e decorate con qualche pistacchio o mandorla.

2008-02-08

Per il week-end voglio lasciarvi un dolce gustoso, semplicissimo da realizzare ma che servito in un determinato modo può chiudere egregiamente un buon pranzo. La ricetta arriva dritta dritta da Cucina Italiana di gennaio scorso e, udite!udite!, non ho modificato nulla perchè è perfetta, solo vi do le dosi giuste di crema che secondo quelle indicate sulla rivista ve ne viene il doppio di quanta ne utilizzerete per farcire il rotolo, se poi volete che avanzi fatene pure doppia dose, potete utilizzarla per fare dei bauletti di briseè come questi o servirla in coppa con qualche biscottino. Anche la presentazione del piatto l'ho rubata alla rivista, non sarà bella come la loro ma ha fatto la sua figura a tavola (il segreto è sempre di non mostrare l'originale).
Per 6 porzioni
Pasta biscotto: 75 g di zucchero semolato, 75 g di farina 00, 2 uova, 2 cucchiai di caramello, un pizzico di sale
Crema al limone: 250 g di latte, 50 g di zucchero, 20 g di farina, 2 tuorli, la scorza di un limone
Per servire: 200 g di panna montata, 20 g di zucchero, la scorza di due limoni a filetti, zucchero a velo e cacao
Prepariamo la pasta biscotto montando le uova con lo zucchero ed un pizzico di sale, amalgamiamo bene la farina e il caramello e poi versiamo il composto in una teglia rettangolare ben unta ed inforniamolo a 180° finchè prenderà colore. Sforniamo e arrotoliamo subito in modo che prenda la forma.
Intanto prepariamo la crema al limone. Mescoliamo i tuorli con lo zucchero, uniamo la farina e poi il latte scaldato con la scorza di limone e filtrato. Facciamo addensare sul fuoco poi togliamo dalla fiamma e copriamo con pellicola a contatto. Una volta raffreddata la crema utilizziamola per farcire il rotolo che, avvolto in pellicola, lasceremo raffreddare in frigo.
Per servire stufiamo i filetti di scorza di limone con lo zucchero ed un cucchiaio di acqua, poi scoliamo e lasciamo raffreddare. Tagliamo il rotolo in sei tranci obliqui, poggiamo ogni trancio in un piatto, aggiungiamo a lato una cucchiaiata di panna montata e qualche scorzetta di limone preparata, spolverizziamo di cacao e zucchero a velo e via in tavola.

2008-02-07


Il muffin salato è un risolvi buffet, apprezzato da grandi e piccini si presta ad una serie infinita di abbinamenti. Questa versione di forma e sapore è la mia preferita, il classico bocconcino da gustare con l'aperitivo o con il tè per chi lo gradisce in abbinamento salato (cioè io). La ricetta base è sempre quella del Panbrioche che è estremamente versatile come già vi dicevo. Il procedimento e le dosi quindi ve le leggete nella ricetta originale, per i mini-muffin quando si sgonfia l'impasto lievitato bisogna aggiungere un cucchiaino colmo di foglie di timo essiccate, circa 10 pomodorini secchi tagliati a piccole striscioline e mezzo barattolino di olive nere denocciolate e ridotte a rondelle. Una volta condito l'impasto basterà suddividerlo negli appositi stampini e lasciarlo lievitare ancora un'altra oretta prima di infornare. Con la dose classica del Panbrioche vengono 32-34 mini muffin se volete invece l'effetto funghetto ricavate soltanto 24 palline dall'impasto e lasciatele lievitare nelle formine fino a quando deborderanno. Buon muffin a tutti!!!

2008-02-05

Ma come mi è venuto in mente questo titolo ancora non lo so, comunque riflettendoci un poco per aderire all'iniziativa M'illumino di meno avevo pensato ad un piatto crudo dove quindi l'energia elettrica o il gas non venissero utilizzate, poi ci ho ripensato e mi son detta che senso ha lasciare il piatto crudo se poi gli ingredienti mi arrivano da Treviso piuttosto che da Nuoro o dalla Grecia con quel che comporta di dispendio energetico il trasporto degli stessi. Allora il miglior risparmio energetico l'averei avuto utilizzando prodotti reperibili a due passi da casa mia consumando poi il risultato finale, che richiede in fondo una ventina di minuti di cottura in totale, romanticamente a lume di candela.
Insomma a farla breve ho preparato un Risotto con gamberetti e porcini.

Vi sento già chiedere che c'entrano i pochi chilometri? C'entrano eccome pensate un poco che il riso utilizzato viene prodotto e commercializzato dall'azienda agricola Favella nella piana di Sibari a meno di venti chilomentri da casa mia e vi assicuro non ha nulla da invidiare al nordico Carnaroli o al mio preferito Vialone Nano, i gamberetti sono quelli di Schiavonea ed i porcini i nostri Silani, quando se ne trovano in abbondanza acquisto questi prodotti e li congelo centellinandone poi l'utilizzo in cucina.

Per due piatti di risotto:
2 tazzine da caffè colme di riso Karnak
1 tazza di gamberetti sgusciati
1 porcino fresco
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
brodo vegetale
50 ml di vino bianco secco
1 noce di burro
1 ciuffo di prezzemolo
sale e pepe q.b.

Scaldiamo un filo d'olio con l'aglio uniamo il fungo ridotto a piccole fettine e i gamberetti, facciamo appena rosolare poi aggiungiamo il riso e lasciamolo tostare mescolando con un mestolo di legno, sfumiamo col vino, poi portiamo a cottura con il brodo, aggiungendolo un pò alla volta. Aggiustiamo di sale e pepe poi mantechiamo col burro e serviamo dopo aver cosparso di prezzemolo sminuzzato.

2008-02-04

Si dice che a Carnevale ogni scherzo vale e così ieri ho voluto fare uno scherzo ai miei commensali portando in tavola al momento dell'antipasto un piatto di chiacchiere, mi hanno guardata un pò male ma quando hanno capito che l'apparenza ingannava hanno molto gradito l'abbinamento con il salame di Felino, la mortadella Bologna e la ricotta di Bufala. Veramente uno stuzzichino accattivante. Voi cosa ne pensate volete provare a proporle per il pranzo di martedì grasso? Ecco la ricetta:

250 g di farina 00
2 uova piccole
2 cucchiai di vino bianco secco
45 g di burro
1 pizzico di bicarbonato
sale e pepe q.b.
2 cucchiaiate di parmigiano reggiano grattugiato
olio extravergine d'oliva per friggere
Impastate tutti gli ingredienti tranne il parmigiano e poi stendete l'impasto ottenuto col matterello in una sfoglia sottilissima, ricavatene dei rettangolini con il tagliapasta dentellato e friggeteli nell'olio caldissimo, sgocciolateli su carta assorbente e poi metteteli in un bel piatto cospargendoli di sale e parmigiano grattugiato. Servite subito con salumi e formaggi misti.
Tutto parte da una frase tratta di Gola di Jhon Lanchester “In altre parole la ricetta suddetta dimostra che agnello e albicocche sono una di quelle combinazioni coesistenti da sempre in un rapporto che non è di semplice complementarietà ma sembra partecipe di un più alto ordine di ineluttabilità: un gusto nella mente di Dio. Simili accostamenti possiedono la qualità di una scoperta logica: bacon e uova, riso e salsa di soia, Sauternes e foie gras, tartufi bianchi e tagliolini, steak-frites, fragole e panna, agnello e aglio, Armagnac e prugne, zuppa di pesce e rouille, pollo e funghi.” pare ne sia venuto fuori un meme che ho trovato subito simpatico e che Adina ha pensato bene di girarmi per farmi divertire un poco, in pratica come si intuisce dalla frase riportata bisogna accoppiare mentalmente dei cibi che secondo noi si completano a vicenda rasentando la perfezione. Gli accoppiamenti devono essere 15, bè provo a rispondere:
1)Brie e speck
2) Gorgonzola e noci
3) Melanzane e ricotta salata
4) Arance e pecorino romano (con pepe nero)
5) Rhum e mela
6) Pere e cioccolato
7) Pane e mortadella
8) Amarena sciroppata e crema pasticcera
9)Fragole e panna
10) Cioccolato bianco e liquirizia
11) Menta e cioccolato fondente
12) Albicocca e cioccolato
13) Ricotta e canditi
14) Zucca e rosmarino
15) Salmone e prosecco
Pare che io abbia terminato, ho l'acquolina in bocca, e passo la palla a Grazia, Ady, Francesca, Moscerino, Elisa e chi altri voglia rispondere.

2008-02-02

Nightfairy mi ha fatto venire una voglia irresistibile di Krapfen e così, messi da parte i miei buoni propositi di rinunciare agli eccessi, complice un invito a cena, ho pensato di farli visto, tra l'altro, che siamo a pieno titolo in periodo carnevalesco. Ecco allora i miei Krapfen che, per pura illusione di mangiarne di meno, ho fatto in versione mini. Non ho potuto seguire la ricetta di Nightfairy perchè non uso normalmente fiocchi di patate e non ne avevo quindi la disponibilità, ho usato la mia solita ricetta, va bè solita, li avrò fatti al massimo altre due volte, che poi siccome provo sempre nuove cose è difficile che mi ripeta nel breve periodo. Comunque sia è una ricetta che mi soddisfa alquanto e va benissimo anche per le ciambelle volendo.

Ingredienti per 30 mini Krapfen:
25 g di lievito di birra
2 dl di latte
400 g di farina 00
100 g di farina manitoba
80 g di burro
4 tuorli ed un albume
un cucchiaino più un pizzico di sale
1 bustina di vanillina
40 g di zucchero
crema o confettura a piacere per farcire
olio extravergine d'oliva per friggere
zucchero a velo per decorare

Innanzitutto occorre preparare una sorta di pastello con il lievito sciolto in metà del latte tiepido, 100 g di farina e 1 cucchiaino di sale. Lasciamo lievitare per due ore circa. Poi facciamo la fontana con la restante farina, mettiamo al centro il lievito fementato, l'altra metà del latte, il burro fuso, i tuorli e l'albume, la vanillina, un altro pizzichino di sale e lo zucchero. Lavoriamo bene l'impasto e formiamo una palla, lasciamola lievitare in luogo tiepido per altre due ore. Poi stendiamola sulla spianatoia con il matterello ad uno spessore di qualche millimetro e ritagliamo con un tagliapasta dei dischetti di 5 cm di diametro, poniamo al centro della metà di essi un pochino di crema o confettura e copriamo, dopo aver inumidito i bordi dei dischetti con un pennellino intinto d'acqua, con l'altra metà dei dischi. Lasciamo riposare ancora per mezz'ora e poi friggiamo in olio bollente. Spolverizziamo di zucchero a velo e gustiamo ancora tiepidi o, se preparati in anticipo, dopo averli un pò intiepiditi nel forno o anche nel microonde.
Io ho usato per farcire crema al cioccolato preparata in casa ma sono eccezionali anche con la confettura di albicocche.
Subscribe to RSS Feed Follow me on Twitter!