2009-02-26

Il periodo è un po' particolare, come avrete certamente capito dai commenti di ieri.
Si, insomma, non volevo ancora dirlo ma il post di Viviana mi ha commosso e così ieri mi sono lasciata andare ed ho ammesso che anche a Sale e Pepe quanto basta ci sarà un lieto evento, che tra qualche mese CoCò diventa mamma.
Per fortuna le nausee non mi impediscono di cucinare e soprattutto gustare ciò che preparo, però ammetto che i gusti si sono un po' modificati, si è amplificata in modo sproporzionato la mia voglia di formaggi e latticini e non amo eccessivamente in questo frangente i dolci, soprattutto quelli troppo dolci.
Da queste considerazioni parto per dirvi che a volte un buon pranzo si può concludere anche con un piatto alternativo, magari di frutta e formaggio riservando poi al momento del caffè il servizio di piccola pasticceria, per chi ne avesse voglia.
Qualche giorno fa a tal proposito vi ho lasciato la ricetta dei Cartoccini di pasta fillo con brie e carote caramellate, oggi invece uno degli abbinamenti più classici: le pere col formaggio in una versione però estremamente raffinata anche se semplice.
Le Pere Sciroppate con Vino Nebbiolo di Cascina San Cassiano mi hanno permesso la realizzazione di questo goloso piatto senza particolare dispendio di energie.
Considerate che le pere sciroppate al vino con cannella e chiodi di garofano mantengono tutta la loro croccantezza e non hanno quelle classiche note troppo dolci caratteristiche della frutta sciroppata per cui le ho viste benissimo in abbinamento ad una semplice mousse al aprmigiano, completando il tutto a piacere con del miele o della gelatina di uva come nel mio caso.
Ingredienti per 4:
8 mezze Pere Sciroppate al Nebbiolo
2 tazzine di parmigiano reggiano grattugiato
1 tazzina di latte intero fresco
1 tazzina di ricotta
sale
gelatina di vino Zibibbo o miele per completare
Prepariamo la mousse amalgamendo con una frusta il latte caldo con il parmigiano, uniamo la ricotta e continuiamo a lavorare finché il composto risulterà omogeneo. Lasciamo raffreddare la mousse. Al momento di servire intagliamo le pere e sistemiamole nel piatto, poi formiamo delle quenelle con la mousse e posizioniamole vicino alle pere, completiamo a piacere con la gelatina di vino o con il miele. Serviamo con dei piccoli crostini di pane.

2009-02-25

Premetto che il nome non ha niente a che vedere con gli involtini, che in effetti di francese hanno veramente poco o niente. Solo che questi involtini ho ritenuto di doverli chiamare così perchè nati su ispirazione della Pizza Francesina della Pizzeria Capraro (una delle migliori pizzerie della mia zona consigliata anche da Gambero Rosso). Qualche sera fa ho ordinato questa deliziosa pizza con gorgonzola, speck, crema di noci e rucola e mentre attendevo l'arrivo e pensavo a quel vasetto di Salsa di Noci Cascina Marchesa che Terrasolis mi ha gentilmente spedito, mi son venuti in mentequesti golosi involtini. La scelta è stata azzeccata tanto più che come involucro ho scelto la meravigliosa pasta fillo realizzata in casa.
Ingredienti per 12 involtini:
Pasta fillo (circa metà dell'impasto)
Salsa di noci Casina Marchesa
6 fette di speck
12 pezzetti di gorgonzola
olio per ungere
rucola per completare
Stendiamo sottilmente la pasta fillo e ricaviamone dei rettangoli, pennelliamoli con olio e posizioniamo sul bordo di ognuno mezza fettina di speck nella quale avremo avvolto un tocchetto di gorgonzola e un cucchiaino di salsa di noci, pieghiamo sul ripieno i bordi ed avvolgiamo il rettangolo di pasta ad involtino pennellando di olio anche la superficie esterna. Procediamo così fino ad esaurimento degli ingredienti. Inforniamo a 180° finché risulteranno dorati. Poi serviamoli su un letto di rucola condita con un filo d'olio e un pizzico di sale.

2009-02-23

Quest’anno tra chiacchiere, krapfen, castagnole etc. non ho saputo resistere alle ciambelline presentate da Ady nel suo blog.
Di Ady vi ho già parlato ampiamente all’uscita del suo libro e sapete già della stima reciproca che contraddistingue i nostri rapporti tanto che siamo diventate amiche, sia pur telefonicamente, al di fuori del blog. Quindi non vi nascondo, che quando una ricetta la consiglia lei non posso fare a meno di fidarmi perché ha un saper fare ed una manualità non comuni. Vi dico questo perché la ricetta di oggi richiedeva l’uso dei fiocchi di patate (quelli dei preparati per purè) che in casa mia comunemente non entrano per cui ogni volta che, leggendo una ricetta, ne trovavo l’impiego passavo allegramente avanti cercandone un’altra dove potessi impiegare magari le patate lesse.
Vi dirò che stavolta mi son voluta fidare di Ady e non me ne sono affatto pentita, devo chiedere scusa a tutti i produttori di fiocchi di patate, che magari il purè è più buono con le patate appena lessate ma per le ciambelline i fiocchi vanno proprio bene e per di più consentono un notevole risparmio di tempi ed energia.
La ricetta è tale e quale a quella di Ady ho modificato solo una cosina, per dare un gusto diverso alle ciambelline invece dello zucchero semolato semplice ho utilizzato nell’impasto lo zucchero di canna allo zenzero dell’Enoteca Di Leva, per l’analogia che c’è (a mio dire) tra il limone e lo zenzero ho voluto, seppur delicatamente, rafforzare quel sentore di limone presente nelle ciambelle. Volendo lo zucchero all’interno si più lasciare comune e poi confettare l’esterno con lo zucchero aromatizzato di cui vi dico, io ci ho pensato solo dopo e ormai non ne avevo più abbastanza per farlo.
Ciambelline fritte
500 g farina ( metà manitoba, metà 00)
85 g burro morbido
85 g Zucchero di Canna allo zenzero
3 uova da 60 g
200 g latte
12 g lievito di birra
5 g di sale
75 g fiocchi di patate
scorza di limone
vaniglia
olio per friggere
Versiamo in una ciotola i fiocchi di patate con il latte tiepido in cui avremo fatto sciogliere il lievito, mescoliamo accuratamente. Poi aggiungiamo le uova, una alla volta, il sale, lo zucchero, il burro morbido, la scorza di limone, i semini di vaniglia e le farine mescolate.Lavoriamo l’impasto per circa 10 minuti poi copriamo la ciotola con un sacchetto per alimenti e mettiamo a lievitare finché il volume non sarà triplicato (circa 3 ore).
Senza maneggiare troppo l’impasto, stendiamolo allo spessore di 1 cm e, con l’aiuto di un coppapasta, formiamo le ciambelline. Lasciamole ancora lievitare per circa 30-40 minuti e friggiamole in olio caldo.
Passiamole poi nello zucchero semolato o eventualmente copriamole con glassa e decoriamo a piacere.

2009-02-20

I compleanni non si festeggiano in anticipo e questa è regola generale ma che voi sappiate vale anche per i blog? Io non saprei però quel che è certo che l’anno scorso, tra una cosa e l’altra, ho dimenticato proprio di festeggiare il primo anno del mio blog e quest’anno per i due anni, che ricorrerebbero domani, gioco d’anticipo con una deliziosa crostata alla frutta fresca che ci allontana, almeno nel momento in cui la gustiamo, dal grigiore invernale che quest’anno sembra non voglia lasciarci.
Per il mio blog questi primi due anni di vita sono stati molto intensi e mi sembra che in effetti sia sempre esistito questo mio spazio virtuale e i suoi, ormai numerosissimi lettori. Eppure se poi rivedo l’archivio nel dettaglio ne ho fatta di strada e soprattutto ne ho preparate di cose, non posso fare a meno di pensare ad un grande sogno: vedere riunite qui davanti ai miei occhi tutte le pietanze preparate e fotografate per una grande abbuffata da condividere con tutti voi.
Intanto iniziamo da questa gigante crostata che nasce da un mio desiderio, realizzare una torta gigante, una di quelle crostatone esagerate che ho sempre invidiato e mai realizzato, che in effetti di tortiere così grandi non ne ho mai avute. Questa l’ho presa a prestito da mia madre che una volta, preda forse della mia stessa voglia, è tornata a casa trascinandosela dietro.
L’inverno non offre tanta frutta fresca colorata ma son riuscita comunque a conferire al dolce quell’aria fresca e allegra tipicamente estiva.
Ingredienti per una grande crostata
Per la frolla:
540 g di farina 00
220 g di zucchero semolato fine
270 g di burro
2 uova + 2 tuorli
la scorza di un limone grattugiata
Per la crema:
500 ml di latte fresco intero
1/2 stecca di vaniglia
4 tuorli
8 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di maizena
Per completare:
1 mango
1 papaya
2 kiwy
1 banana
2 clementine
ciliegine candite
gelatina di albicocca
Prepariamo la frolla amalgamando il burro freddo con la farina, uniamo lo zucchero, la scorza di limone e poi le uova ed i tuorli. Avvolgiamo l’impasto in pellicola e lasciamolo riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Poi stendiamolo a 7-8 mm e rivestiamo con esso il fondo e i bordi di una teglia da crostata, copriamo con carta forno e cospargiamo di fagioli, ceci o perle da cottura. Inforniamo a 180° finché il fondo risulterà cotto, poi togliamo la carta e proseguiamo la cottura finché anche la superficie e i bordi saranno dorati.
Prepariamo la crema scaldando il latte con la vaniglia incisa nel senso della lunghezza. Battiamo i tuorli con lo zucchero, uniamo la maizena e poi il latte bollente a filo continuando a mescolare. Poniamo sul fuoco dolce e lasciamo addensare. Versiamo in un recipiente freddo e copriamo con pellicola a contatto. Una volta che la base e la crema saranno fredde possiamo comporre la torta. Versata la crema nell’involucro di frolla diamo sfogo alla fantasia componendo dei motivi decorativi con la frutta sulla superficie della stessa. Alla fine pennelliamo con la gelatina di albicocca appena scaldata per renderla più fluida.

2009-02-19

Giovanna chi? Ma ovviamente quella di Caramelle non ne voglio più, quella che i viaggi son la sua passione, i libri il suo hobby e la cucina il suo lavoro, il suo hobby, la sua passione.
La pasta fillo pensavo fosse impossibile farla in casa finché spulciando nel suo archivio non ne ho trovata la ricetta. Potevo non provarla secondo voi?
Il risultato mi è piaciuto e sicuramente la applicherò in altre preparazioni.
Questi semplici cartoccini hanno di particolare che non sono nè dolci nè salati, personalmente li servirei a fine pasto al posto dei formaggi, prima o in alternativa al dolce, proprio per chi i dolci non li ama. Il ripieno, infatti, è a base di formaggio Brie e Carote caramellate con mandorle e spezie della Compagnia del Cavatappi
Cartoccini di pasta fillo con Brie e carote caramellate
Ingredienti
Pasta fillo:
250gr farina
1 uovo
50gr di acqua
50gr di burro
sale
Ripieno:
formaggio Brie
carote caramellate con spezie e mandorle
Scaldiamo l'acqua con il burro e il sale in un pentolino poi, versato questo liquido sulla farina e l'uovo impastiamo per qualche minuto fino ad ottenere un impasto omogeneo. Lasiamo riposare l'impasto per circa mezz'ora poi stendiamolo sottilmente, tagliamo dallo stesso dei quadratini e sovrapponiamoli a due a due dopo averli spennellati di olio, disponiamoli negli stampini da mini muffin e poniamo all'interno di ognuno un pezzetto di Brie e un cucchiaino di carote caramellate, chiudiamo i cartocci e inforniamo finché risulteranno dorati.

2009-02-18

Tra i volumi della serie Cartolina dalla Cucina edita da Bibliotheca Culinaria, ce ne sono due che considero molto particolari perché non sono dedicati alle classiche ricette ma riguardano altri aspetti della tavola e dell’ospitare, entrambi sono illustrati con eloquenti fotografie di Janez Pukšic.
Il primo di questi s’intitola il Cocktail ben vestito ed è scritto da Luca Coslovich. Il libro parla si di drink come il titolo lascia apertamente intuire ma più che altro dei cosiddetti abbellimenti che si possono porre a bordo del bicchiere e che vanno ad esaltare il contenuto degli stessi. Premetto di non essere brava come barman, ma non vi nascondo che la banana trasformata in delfino o la scorza di arancia a serpente stanno parecchio stimolando la mia fantasia e non escludo di iniziare un giorno o l’altro a preparare cocktail seguendo le indicazioni di questo prezioso libro.

L’altro volume di Sergio Barzetti reca il titolo Decorazioni d’autore e come l’altro riserva una particolare attenzione alla parte estetica di ciò che viene servito. E così seguendo le indicazioni dell’autore, da anni cultore dell’arte della tavola nel senso più completo, diventa alla portata di tutti i volenterosi creare piccole sculture vegetali per decorare i piatti o la tavola oltre che abbellire i piatti con creme, semi e spezie in modo particolarmente scenografico. Credetemi vale la pena l’acquisto di entrambi i volumi che sul sito dell’editore trovate con lo sconto del 15%.

2009-02-17

Con una scamorza di bufala si possono preparare originali pietanze, se la scamorza di bufala è di qualità come quella inviatami da Terrasolis, la prima cosa che ti viene in mente di farci è mangiarla in purezza, fetta dopo fetta. Solo che poi inizi a pensare a come sarebbe fusa e parti con un semplice toast, anche perchè la scamorza di bufala ha il vantaggio - rispetto alla mozzarella - di non rilasciare molto liquido in cottura per cui è perfetta come condimento sulla pizza, per la mozzarella in carrozza, per le verdure gratinate e chi più ne ha più ne metta.
Facendo questo ragionamento ho pensato che fosse l'ideale per farcire dei pomodori da gratinare, che di loro tendono a rilasciare acqua, in una sorta di caprese versione invernale. E' un fantastico antipasto che, sono convinta, resterà gradito a tutti.
Ingredienti per 2:
2 pomodori grandi sodi
2 fette di Scamorza di Bufala
2 cucchiaini di pangrattato
2 cucchiaini di paprica
2 cucchiaini di parmigiano grattugiato
Tagliamo la calotta superiore ai pomodori e svuotiamoli con uno scavino, lasciamoli sgocciolare su della carta assorbente, poi spolverizziamo l'interno con pangrattato, paprica e parmigiano mescolati insieme. Passiamo i pomodori per 5 minuti nel forno ben caldo, togliamoli e riempiamoli con le fette di scamorza, tagliate a piccoli pezzi, cospargiamo la superficie con la restante miscela di pangrattato e poniamo di nuovo in forno a gratinare per altri 5-10 minuti, con le calotte poggiate a lato, il tempo che la scamorza si sciolga e la superficie risulti dorata, solo al momento di servire sovrapponiamo le calotte sui pomodori.

2009-02-16

Delle spezie Tandoori avrete sicuramente sentito parlare in accostamento alla carne, tant'è che il pollo tandoori è un tipico piatto indiano. Con il termine Tandoori non si vuole indicare una singola spezia ma una miscela composta da varie spezie (paprika, sale, peperoncino forte, aglio, cumino, coriandolo, timo, pepe, sedano, carvi, rosmarino, chiodi di garofano, lauro, cannella) che assumono, mescolati, un vivace colore rosso.
Questa miscela era per me difficile da trovare ma l'ho avuta grazie alla bottega delle rarità l'Enoteca di Leva, anche la scatolina di latta che la contiene è una piccola rarità con i suoi vivaci disegni. Per non farci il solito pollo ho voluto provarne l'effetto su una classica focaccia che per l'occasione ha perso la sua forma e il suo sapore consueti trasformandosi in piccole e gonfie focaccine la cui superficie ha assunto un bel colore rosso-fuxia.
La base della focaccia è quella famosa di Locatelli della quale ha tanto parlato Cavoletto di Bruxelles però non vi nascondo che alla ricetta originale ho apportato delle modifiche (quantità di acqua - che mi sembrava poca per l'effetto che si voleva ottenere - e di sale - decisamente troppo per i miei gusti - oltre che tempo di riposo e lievitazione - troppo poco con le temperature attuali -) e sono più volte che la faccio con risultati eccellenti.
Ingredienti
250 g di farina manitoba
250 g di farina 00
15 g di lievito di birra fresco
300 ml c.a. di acqua a 20°C
2 cucchiai di olio d’oliva extravergine
8 g di sale
per la salamoia
65 g di acqua a 20°C
65 g di olio d’oliva extravergine
20 g sale
1 cucchiaio di spezie Tandoori
In una capace ciotola mescoliamo le farine e il sale, versiamo al centro l'olio e il lievito sciolto in acqua, amalgamiamo gli ingredienti con un cucchiaio senza impastare e lasciamo riposare per 10 minuti coperto da un foglio di pellicola per alimenti.
Ungiamo delle piccole teglie (per la versione focaccine) o una teglia grande e riversiamo in essa il composto che sarà molto morbido (con la dose indicata ho fatto 6 piccole focaccine, nelle tegline da muffin, e una focaccia grande in una teglia rotonda da 28-30 cm di diametro) lasciamo ancora riposare l'impasto per 10-15 minuti. Stendiamo bene nella teglia l'impasto facendo attenzione a non rompere le bolle d'aria che si stanno formando e premendo allo stesso tempo con le dita in modo da lasciare delle cavità sulla superficie. Prepariamo la salamoia emulsionando l'olio, con l'acqua, il sale e le spezie Tandoori e versiamola sulle focaccine e/o sulla focaccia, sembrerà tanta ma versiamola proprio tutta. Copriamo di nuovo con pellicola e lasciamo lievitare per 2-3 ore poi leviamo la pellicola e inforniamo in forno caldissimo finché le focaccine non risulteranno dorate.
Con prosciutto, formaggi o semplicemente da sole all'aperitivo sono assolutamente da provare.

2009-02-13


Ogni anno giuriamo di non farci più coinvolgere dalla festa più romantica e commerciale che possa esistere, ogni anno promettiamo di non farci spillare soldi per cene, cioccolatini, fiori, cuori ed altri inutili oggetti, ma ogni anno puntualmente, arrivato Febbraio, la testolina inizia da sola a lavorare sull'evento, cosa organizzo cosa preparo, dove andiamo ed eccoci ancora anno dopo anno a parlare di San Valentino.
Il classico dei classici? La cena a base di cuori da preparare per il vostro/a Valentino/a, io vi suggerisco il dolce al resto pensateci voi.
L'idea di questo dolce è nata da quello che può sembrare la decorazione ovvero quelle belle palline rosse che sono delle meravigliose Ciliegie al Maraschino di Cascina San Cassiano, il loro rosso vivo e quel leggero ed aromatico gusto alcolico mi hanno fatto pensare all'amore ed ho costruito attorno a loro questo dolcino semplice e goloso.
La base è il più classico e semplice dei dolci la torta margherita che preparo secondo una ricetta reperita tempo fa sul sito RicetteMania e che ad oggi è quella che mi soddisfa più di ogni altra questi gli ingredienti ed il procedimento:
150 grammi di farina 00
4 uova
150 grammi di zucchero
70 grammi di burro
120 grammi di fecola
1/2 bicchiere di latte (1 dl)
limone
zucchero a velo
1 bustina di lievito
Sbattere i tuorli con lo zucchero, poi incorporare il burro ammorbidito a temperatura ambiente. Unire farina setacciata con la fecola e il lievito, il latte, la scorza del limone grattugiata. Montare le chiare a neve ferma con un pizzico di sale e unirle all'impasto delicatamente. Imburrare una teglia (cm 24) e infarinarla, Versare il composto in una teglia da 24 cm imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180 gradi per 45/50 minuti. Sfornare la torta margherita, farla raffreddare e spolverizzarla con zucchero a velo prima di servirla. Stavolta invece della teglia unica ho usato gli stampini a cuore di Silikomart.
Cuori margherita con crema inglese e ciliegie al Maraschino
Ingredienti per 2:
due cuori di pasta margherita
1 tuorlo
33 g di zucchero
1 dl di latte fresco
1 pezzettino di vaniglia
6 ciliegie al Maraschino
Prepariamo la crema inglese montando il tuorlo co lo zucchero, uniamo il latte portato a bollore con la vaniglia e lasciamo addensare sul fuoco a bagnomaria. Poniamo in frigo a raffreddare. Al momento di servire il dolce suddividiamo la crema in due piatti, adagiamo sopra ognuno un cuore tagliato a metà e leggermente sovrapposto, completiamocon tre ciliegie bagnando leggermente il cuore con il liquido di conservazione dei frutti.

2009-02-12

Apro il post di oggi con una informazione di servizio, ho avuto un intervista su Mangiaebbina di Stefano Buso, qualora vi interessi leggerla ed eventualmente commentarla ne avrò piacere, passo subito alla ricetta di oggi.
Un primo un po' complesso ma estremamente gustoso che continua a ricordarmi, pur a distanza di anni una raffinata cena di San Valentino che mi ero divertita ad organizzare per il mio fidanzato (oggi mio marito) e che vi ripropongo oggi, proprio in prossimità della festa dedicata agli innamorati.
Nella ricetta originale era previsto l'uso dello speck, questa volta però ho utilizzato una, per me nuova, eccellenza del panorama nazionale il Culatello di Sauris della bottega Esperya ed il piatto ne ha guadagnato in delicatezza e raffinatezza.
Ingredienti per 4 (perchè il vostro lui vi chiederà il bis e voi lo accompagnerete senza alcun pudore)
250 g di tagliatelle paglia e fieno all'uovo
100 g di Culatello di Sauris a dadini
100 g di erbette (bietoline) fresche
50 g di fontina
50 g di gorgonzola dolce
1 dl di panna fresca
1 dl di latte
1 tuorlo
1 cipollotto bianco
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale e pepe q.b.
Tagliamo i formaggi a pezzetti e lasciamoli immersi nel latte e nella panna. Intanto affettiamo finemente il cipollotto e rosoliamolo nell'olio, uniamo i dadini di culatello e le erbette tagliate a julienne, regoliamo di sale e pepe. A bagnomaria fondiamo i formaggi con il liquido di immersione e leghiamo il composto con il tuorlo mescolando energicamente. Cuociamo la pasta e saltiamola in padella con il condimento preparato, uniamo alla fine la fonduta. Volendo si può versare nel piatto un mestolino di fonduta ed adagiare sopra la pasta.

2009-02-11

La cosa che prima facie mi ha attratto in questo libro, edito da Daniela Piazza, è stato il sottotitolo “Diario Semiserio di un grande cuoco e di un discreto gourmet”, posso garantirvi che la mia attenzione è stata in particolare catturata da quel discreto buongustaio. Ho letto i nomi degli autori ed ho iniziato ad intravedere qualcosa di più. Di Nicola Batavia e del suo ‘L Birichin avevo già sentito (e molto bene tra l’altro) parlare, di Massimo Roscia confesso non ricordavo granché, seppure adesso col solito senno di poi mi torna alla mente qualcosa.
Ho aperto il libro ed ho iniziato a leggere… sono rimasta letteralmente folgorata dalle sensazioni espresse nel primo capitolo da Massimo Roscia, quell’intuizione, quell’aspettativa e quelle emozioni che l’autore descrive, con riguardo alla prima cena a ‘L Birichin ed al conseguente primo incontro con il patron del locale, ho sentito che mi accomunavano a lui.
Son passata con voracità al secondo capitolo, scritto da Nicola Batavia ed ecco la vera e propria immersione nella cucina, nel movimento e nella testa dello chef. L’incontro di due mondi paralleli raccontato dai due diversi punti di vista, quello di chi crea un piatto e quello di chi lo assapora.
Ogni capitolo, ho capito successivamente, ripercorrendo a tappe la vita degli autori, attraverso ricordi, esperienze, episodi, ricette e divagazioni varie mi avrebbe regalato qualche piccolo segreto e/o emozione.
A rendere il “piatto” più appetibile ecco le ricette degli autori poste alla fine di ogni capitolo e vi assicuro se quelle di Roscia sono più semplici e tradizionali, quelle di Batavia - accompagnate da disegni illustrativi - son dei piccoli gioielli che fanno scuola.
Ho preso spunto proprio da uno di questi gioielli per elaborare questo gustoso e semplice antipasto:
Piccoli carciofi con il pane grattugiato, ricetta cui (pur non volendo) ho apportato qualche piccola modifica.
Di seguito riporto la ricetta originale, tra parentesi troverete le mie piccole modifiche.
Ingredienti:
4 carciofi
100 g di pane raffermo
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
50 g di capperi
30 g di acciughe
2 alici fresche
1 spicchio d’aglio
Limone
Prezzemolo, alloro e rosmarino
Pulite accuratamente i carciofi. Eliminate le foglie più esterne ed una parte del gambo (io l’ho eliminato tutto perché se no non stavano in piedi) e, con l’aiuto di un coltellino dalla punta ricurva, raschiate via la barba e le foglie spinose centrali. Tenete i carciofi a bagno per qualche ora in acqua prezzemolo e limone, per evitare che anneriscano. Tagliate in piccoli pezzi il pane raffermo e fatelo rosolare in una padella con tre cucchiai di olio extravergine d’oliva, uno spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino e qualche foglia di alloro. Lasciatelo raffreddare e trituratelo molto finemente. Preparate la farcia con i capperi, le acciughe, l’olio, il prezzemolo e le alici (che non avevo ed ho omesso). Impastate ed unite il pane grattugiato facendo amalgamare bene il tutto. Farcite i carciofi (dopo averli appena sbollentati perché temevo restassero duretti) e lasciateli cuocere in forno a 170° per 12 minuti.
Il disegno è fantastico e spiega il modo di servirli, c’è un cubo di vetro, che in effetti è un rettangolo, e i quattro carciofi sopra allineati.

2009-02-10

Un dessert facile facile per concludere in dolcezza una cena. Una semplicissima crema all'arancia per cogliere appieno il gusto della stagione, da servire fredda in tazza accompagnata da biscotti speziati e cioccolato fondente.
Ingredienti per 6 tazzine
Per la crema:
2 arance
4 uova grandi
175 g di zucchero semolato
125 g di panna fresca
Per competare:
12 biscotti allo zenzero
60 g di cioccolato fondente
Mescoliamo le uova con lo zucchero, uniamo il succo delle arance filtrato e la panna. Cuociamo a bagnomaria finché si addensa. Poi versiamo nelle tazzine e lasciamo raffreddare in frigorifero. Al momento di servire completiamo con il cioccolato e i biscotti.

2009-02-09

Il titolo è un programma ma la ricetta è di una semplicità disarmante. L’unica difficoltà… la ricerca della materia prima, d’eccellenza ovviamente!
Voglio fare una piccola premessa, nell’ultimo libro di Jamie Oliver trova posto un capitolo dedicato alle uova leggendo il quale ho capito molte cose, prima fra tutte che spesso frettolosamente al supermercato buttiamo nel carrello la prima confezione di uova che ci capita a tiro, guardando magari la scadenza e la grandezza del prodotto, senza però prestare nessuna attenzione a quella sigla stampigliata sulle uova ed in particolare a quel numeretto iniziale. Se però ci chiediamo come vengono allevate ste povere galline in gabbia e cerchiamo di darci una risposta credo che la prossima volta presteremo più attenzione a quello che acquistiamo.
Quindi perché non spendere qualche centesimo in più per un prodotto migliore?
Da queste riflessioni è partita la mia ricerca verso le uova migliori esistenti sul mercato e la ricerca è approdata su Esperya dove ho potuto ordinare le uova di Paolo Parisi…dal guscio bianchissimo e dal sapore eccellente che non ho voluto manipolare troppo per assaporarle in tutta la loro semplicità.
Mi è venuta in soccorso una gustosa ricetta di Stefano Buso letta appunto nel suo Mangiabbinando, che ho lievemente modificato secondo il mio gusto. L’originale prevedeva delle uova al tegamino ripassate in forno con pangrattato, paprica e parmigiano, le mie son diventante delle uova in camicia ripassate in forno con gli stessi ingredienti, per prepararle occorrono pochissimi minuti del vostro tempo ed il risultato, son sicura, vi ripagherà alla grande.
Ingredienti per 2:
2 uova da allevamento biologico
2 cucchiaini di olio
2 cucchiaini di pangrattato
2 cucchiani di parmigiano
1 cucchiaino di paprica dolce
Sale
Prepariamo le uova in camicia, vi assicuro non è difficile basta impratichirsi un po’. Portiamo a bollore dell’acqua in una pentola dai bordi alti, quando l’acqua bolle versiamo un uovo in una tazzina e formando con una frusta un mulinello d’acqua versiamolo al centro dello stesso, in pochissimi minuti l’albume si rapprenderà attorno al tuorlo che resterà cremoso e l’uovo sarà pronto, adagiamolo in una teglina dove avremo versato un cucchiaino d’olio e procediamo allo stesso modo con l’altro uovo.
Mescoliamo parmigiano pangrattato e paprica e versiamoli sulle due uova, cospargiamo con un pizzico di sale ed inforniamo per 5 minuti a 180°. Una favola…

P.S. Un piccolo vademecum per il lettore distratto: la cifra 0 stampigliata all’inizio della sigla sulle uova indica uova da allevamento biologico, la cifra 1 uova da allevamento all’aperto, il 2 uova da allevamento a terra (al chiuso) e il 3 infine le uova da batteria, ovvero di galline allevate in gabbia.

2009-02-06

Mi vien da ridere a postare questa ricetta. Ho rubato l'idea ed il simpatico nome alla trasmissione televisiva Chef per un giorno in cui le aveva preparate Massimo Ghini. Io, in effetti, le ho un po' arricchite a mio modo, tanto più che avevo a disposizione degli ingredienti di primissima qualità, però ho lasciato immutato il nome che mi faceva tanta simpatia.
Tornando agli ingredienti sono quelli di Terrasolis cui accennavo qualche post fa, una meravigliosa Provola di Bufala Campana affumicata del Caseificio Taverna Penta lavorata a latte crudo, senza additivi chimici, nel rispetto della tradizione e la chicca dell'azienda "Conserve Manfuso" i Filetti di Pomodoro San Marzano DOP dell'Agro-Sarnese-Nocerino di cui Gianluca Manfuso va, giustamente fiero.
I pomodori provenienti da agricoltura biologica sono lavorati a mano e sterilizzati a bagnomaria sotto il controllo dell'Is.Me.Cert, l'istituto di certificazione designato dal Ministero delle Politiche Agricole. Più di questo vi assicuro non vi sono garanzie, in effetti il gusto ripaga. Grazie a questi prodotti ho trasformato un semplicissmo piatto in qualcosa di eccelso.
Vi raccomando una cosa per cuocere i conchiglioni (o botticelle che si vogliano chiamare) utilizzate una teglia di terracotta dal fondo abbastanza spesso, perchè la pasta resterà morbida e il condimento non saprà di bruciato.
Ingredienti:
250 g c.a. di conchiglioni rigati
250 g di Provola di Bufala Campana affumicata
400 g di ricotta fresca
1 barattolo di Filetti di pomodoro San Marzano Dop Manfuso
olio extravergine d'oliva
1/2 cipolla bionda
1 spicchio d'aglio
basilico fresco
sale e pepe q.b.
1 bicchiere di panna fresca
Parmigiano Reggiano grattugiato
Iniziamo a preparare un bel sugo con i filetti di pomodoro. Tagliamo la cipolla e lasciamola appassire in una padella con un fondo d'olio e lo spicchio d'aglio, uniamo i pomodori e lasciamo insaporire per bene, regoliamo di sale e pepe e solo alla fine aggiungiamo delle foglie di basilico e la panna.
Intanto lessiamo ad dente i conchiglioni e lasciamoli asciugare su un canovaccio separati l'uno dall'altro. Amalgamiamo la ricotta con la Provola di bufala affumicata ben sbriciolata con le mani, aggiungiamo delle foglioline di basilico tagliate finemente. Farciamo con questo composto i conchiglioni e adagiamoli in una pirofila, su un fondo di sugo. Copriamoli con altro sugo e cospargiamo la superficie di parmigiano prima di informare per circa 20-25 minuti a 180°.

2009-02-05

Poveri ma belli e ritardatari soprattutto. Mi riferisco all’iniziativa di Precisina, Dio è un fulmine quella ragazza! Il tempo che gli altri ci mettono a pensarla una cosa lei l’ha già realizzata, pare non perda tempo. Fatto sta che avrei dovuto partecipare anch’io alla raccolta, così venerdì scorso ho messo da parte la paura colesterolo e mi sono buttata su un piatto tradizionalmente povero ma non mi chiamo mica Precisina, il tempo di organizzarmi… ed eccomi qua; a prescindere da tutto voglio farvi conoscere questa preparazione. E’ un piatto che mia madre una volta all’anno (giuro una sola) ci prepara sotto preghiera e questa è stata la prima volta che l’ho preparato io. Guardando la foto il peccato sembra piccolissimo con tutta quella bella verdura però, però c’è un però e ve ne accorgerete subito.
Pane fritto con la bieta
Ecco gli ingredienti:
olio extravergine d’oliva
pane casereccio
aglio
paprica dolce
bieta senza coste
Sale
Puliamo e lessiamo la bieta, dopo averla scolata e strizzata saltiamola in padella con abbondante olio e uno spicchio d’aglio, uniamo un cucchiaino di paprica dolce e sale quanto basta. Poi togliamo la bieta dalla padella e teniamola in caldo. Nell’olio rimasto, a fuoco vivace passiamo le fette di pane, spesse un centimetro e mezzo circa, che devono formare una dorata crosticina di fritto. Serviamo il pane con la verdura adagiata sopra.
Credetemi manda in Paradiso.

2009-02-04

Se nel titolo di una ricetta sentite un nome strano, immagino che sappiate già - avendo imparato a conoscermi - che trattasi di un formaggio. Anche stavolta ammetto che è così. Ho scoperto "el Stracon" veronese signori, e la scoperta l’ho fatta ovviamente su Esperya.
Una volta assaggiato il formaggio, che ha la consistenza gradevole e cremosa di uno stracchino alla cui famiglia appartiene, con mio marito che mi richiudeva di forza la confezione per evitare che lo mangiassi tutto, ne ho subito pensato un delicato accostamento con le zucchine.
Dite che non è stagione? Non avete tutti i torti però si trovano facilmente ed ogni tanto è impossibile resistere al richiamo, tanto più che le adoro.
Insomma ho pensato che con "el Stacon" avrei condito volentieri un risotto alle zucchine, una esaltazione di gusti delicati ma, complice una serata tra amici, non potevo permettermi di presentare un risotto come finger food e così ho pensato di dare un vestito più raffinato al mio risotto.
Ho tagliato la parte centrale delle zucchine a rondelle di 3 cm circa, le ho svuotate con uno scavino e poi le ho appena sbollentate, intanto con le code delle zucchine ho preparato un buon risotto con tanto di fondo di cipolla e brodo vegetale casalingo, ho mantecato alla fine il risotto con due cucchiai di parmigiano, una noce di burro e il mio cremoso Stracon. Ho amalgamato al risotto un uovo per legare il composto e poi ho farcito con questo impasto le zucchine che ho gratinato in forno. Una buona ricetta che si può rielaborare con tantissimi altri e diversi ingredienti
Per 12 rondelle:
4 zucchine medio-grandi
2 tazzine di riso
150 g c.a di Stracon
1 fetta di cipolla bionda
1 bicchierino di vino bianco secco
Brodo vegetale
Olio extravergine d’oliva
1 uovo grande
Pepe nero di mulinello
Sale
1 noce di burro
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
Ricaviamo dalla parte centrale di ogni zucchina tre rondelle di circa 3 cm ciascuna, scaviamone l’interno con un apposito scavino e lessiamo gli involucri per pochissimo tempo in acqua salata.
Tostiamo il riso senza alcun condimento, poi teniamolo da parte, lasciamo appassire la cipolla tritata in un filo d’olio, uniamo le code delle zucchine ridotte in piccoli pezzi e il riso, sfumiamo col vino, copriamo poi con il brodo e portiamo a cottura. Alla fine regoliamo di sale e pepe ed uniamo al risotto, il burro, il parmigiano e lo Staccon, mantecando bene. Leghiamo il composto con l’uovo e farciamo di riso le zucchine, poggiate in una teglia rivestita di carta da forno. Passiamo le zucchine in forno finché si sarà formata in superficie un bella crosticina dorata.

2009-02-03

Mangiabbinando è il curioso titolo che Stefano Buso, penna nota a tutto il web, ha dato al suo “librello”.
Si tratta di “una gustosa cavalcata gastronomica” per usare la definizione dell’autore che ci propone, in un volumetto agevole di chiara e amabile lettura, abbinamenti insoliti o come dire “poco convenzionali” tra il cibo e le bevande.
Non è un ricettario ma, tra una divertita considerazione e un suggerimento gastronomico contiene delle semplici ed eseguibili ricette che denotano la padronanza dell’autore con la materia trattata.
Ho parlato di abbinamenti insoliti perché Buso, conosciuto per la sua competenza enologica, ci invita a sperimentare inaspettati accostamenti tra cibo e birra, tè o perfino superalcolici.
Un volumetto di 64 pagine, ben rilegato, da leggere, conservare e consultare in ogni momento.
Se poi si considera che, eccezion fatta per le spese di spedizione, il libro è gratuito penso che a tutti venga l’irresistibile voglia di leggerlo.
Per richiederlo consultate il sito dedicato http://mangiabbinando.blogspot.com/.

2009-02-02

Se vi annoio non avete tutti i torti, in tal caso scorrete la colonna di destra e sceglietevi un altro blog nel quale approdare. Se faccio questa premessa è perché la ricetta di oggi è l'ennesima variante della sette vasetti, buona anzi buonissima, almeno quanto le altre. Magari un giorno faccio veramente una raccolta di sette vasetti tante sono le versioni che fino ad oggi ho sperimentato.
Vi chiederete perché ostinarsi su una ricetta quando hai la libreria che a momenti ti crolla addosso per il gran numero di ricettari. Il motivo è semplice, è una ricetta versatile e facile da preparare, di quelle che quando torni stanca da lavoro non apri la busta con il preparato e la butti nella teglia ma prendi le uova, lo yogurt, la farina, lo zucchero, l'olio e gli ingredienti che più ti piacciono e lo stesso (anche se in modo più sano) nel giro di pochi minuti ti ritrovi con la torta in forno.
Anche stasera se vi va potete prepararla così domani mattina avrete una colazione golosa con il minimo sforzo.
Ingredienti:
3 uova
1 vasetto di yogurt
1 di olio extravergine d'oliva (delicato)
2 vasetti di zucchero
3 vasetti di farina 00
1 bustina di lievito vanigliato
2 pere abate
1 bicchierino di rum
100 g di cioccolato fondente
Sbucciamo le pere, tagliamole a pezzetti e lasciamole macerare nel rum. Lavoriamo i tuorli con lo zucchero e lo yogurt, aggiungiamo l'olio e la farina setacciata col lievito, in ultimo incorporiamo gli albumi montati a neve, il cioccolato fuso a bagnomaria e le pere.
Versiamo il composto nella teglia ed inforniamo a 180° per 30-35 minuti, finché provando con lo stecchino lo stesso risulterà asciutto.
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