2015-09-28

E' vero che si possono conquistare i bambini con un piatto ma ho scoperto che è anche possibile conquistarli prima ancora di prepararlo un piatto,  parlandogli di cibo.
Sembra un'impresa impossibile suscitare l'interesse dei bambini con alcuni argomenti che sembrano noiosi eppure non è così. Mi sono ritrovata a parlare di patate e veleni, di pirati e acido ascorbico, di forchette e principesse, di piselli e scatolette, di pane e antichi romani e di tanti altri alimenti suscitando in loro lo stesso incanto di quando gli racconto di  fate o supereroi. Sembra che si possano vivere avventure incredibili aprendo il frigorifero di casa perché il cibo che mangiamo nasconde storie vere più emozionanti delle fiabe, basta solo conoscerle. La storia dell'alimentazione è costellata di eventi incredibili, esperimenti scientifici, naufragi, incontri con popoli misteriosi, guerre, superstizioni, scoperte geniali, inganni ed errori clamorosi, senza tutto ciò pare che i cibi che consumiamo quotidianamente non sarebbero arrivati fino a noi. Per conoscere tutto questo e farlo conoscere ai nostri bambini che certamente avranno più consapevolezza di quel che c'è nel loro piatto un libro strepitoso, l'ultimo nato nella collana Ci provo gusto di Editoriale Scienza. Storie in frigorifero è il titolo di questo gustosissimo libro di Emanuela Bussolati e Federica Buglioni e il sottotitolo "tutte vere...e più avventurose delle fiabe" ne preannuncia il ricco contenuto.
Più si avanti con gli anni  più è difficile, a volte quasi impossibile, guardare le cose con gli occhi dei bambini. Un ottimo esercizio di riflessione sull'argomento ce lo offre Stefano D'Andrea con il suo La vita è una pizza edito da Corbaccio, un libro per sorridere ed imparare ad apprezzare quel che troppo spesso ci sembra inutile.
Pillole di saggezza dalla prima all'ultima pagina per apprezzare, e ritrovare forse un poco, quella semplicità che ci apparteneva da piccoli e che abbiamo ormai dimenticato. Del resto è vero "Ogni periodo della vita ha qualcosa che manca all'altro ma se nessun bambino può imparare a essere grande, forse i grandi possono ricordarsi com'era essere bambini. Non è necessario portarsi sempre dietro un ciuccio o sbavare mentre si mangia. Basterebbe usare un po' di immaginazione e memoria, e fare una sorta di frullato di ingenuità e consapevolezza".
A volte cerco anch'io di ritornare bambina immedesimandomi in quelli che potrebbero essere i desideri culinari dei miei piccoli. Con gli hot-dog non si sbaglia in effetti e allora perché non preparare in casa il pane giusto, cercando poi di farcirlo con quanto di meglio il mercato possa offrire, piuttosto che affidarsi al già pronto risparmiando tempo magari ma avendo in cambio prodotti di bassa qualità? Io ci ho provato ed ho fatto bingo. Se volete provare anche voi non resta che appuntarvi la ricetta per i panini al latte che sto per darvi.
Per un ottimo risultato vi consiglio di utilizzare La farina 0 biologica di Plurimix Point ricavata dai migliori frumenti coltivati in  Italia con sistema biologico. Per i wurstel mi raccomando leggete sempre l'etichetta, scegliendo la lista più ridotta di ingredienti, la più alta percentuale di carne (solo suina) e il minor utilizzo di aromi artificiali.
Hot-dog home made
Ingredienti per 12 panini:
500 g di farina 0 biologica
300 ml di latte
100 ml di acqua
30 g di zucchero
20 g di burro
20 g di lievito madre in polvere
10 g di sale (due cucchiaini)
Per completare:
12 wurstel
ketcup e maionese
Versare nella planetaria farina, lievito, zucchero e acqua, impastare per qualche minuto e unire latte e sale, aggiungere infine il burro un po' alla volta e lavorare fino a che l'impasto risulterà ben incordato. Lasciarlo lievitare fino a raddoppio in una ciotola coperta di carta forno, poi suddividerlo in 12 porzioni e dare la forma allungata, spennellare con il latte e lasciare ancora lievitare fino al raddoppio. Infornare alla massima temperatura ponendo alla base del forno una ciotola piena d'acqua. Farcire con i wurstel arrostiti sulla griglia o in forno dopo aver praticato sulla superficie qualche taglietto e completare con ketcup e maionese. Se vi piace esagerare patatine fritte per contorno.

2015-09-24

Sembrava proprio che l'estate non avesse voglia di lasciarci e invece sono bastati un paio di giorni di pioggia e l'inizio della scuola a farci precipitare di diritto e forse senza alcun preavviso in autunno, la stagione che in effetti più amo (una volta che si è dichiarata senza più perplessità) ma che al suo arrivo mi disorienta sempre un po' combattuta come mi trova tra il non voler lasciarmi sfuggire gli ultimi scorci d'estate e abbandonarmi completamente al nuovo clima, abiti e scarpe comprese. La cosa più dura in effetti rimane per me rimettere i piedi nelle scarpe chiuse, adoro i sandali e farne a meno mi costa sempre un po' troppa fatica.
Quando arriva l'autunno poi sento prepotente la voglia di calore di casa, di cose confortanti ed è allora che mi arriva la voglia di rinnovare anche l'ambiente in cui vivo. Mi sembra sempre che manchi qualcosa soprattutto in sala. Da quando la famiglia si è formata quello strano iniziale desiderio giovanile di minimalismo, di ambienti lineari, moderni, in cui la luce domina assoluta risulta per me superato. Mi piacerebbe avere più colore intorno a me per avere quel tipico calore di focolare domestico.
Arrivato l'autunno, dicevo, cerco allora di arricchire questo mio enorme e "chiaro" salone con elementi che possano in qualche modo riscaldarlo almeno visivamente. Cuscini, tappeti e tutto ciò che può aiutare alla bisogna.
Ultimamente mi sono fissata con le lampade, mi piace disseminarne ovunque e quando cerco lampade e sistemi d'illuminazione il passaggio obbligato è su Lampcommerce, sempre prodotti nuovi e innovativi, una soluzione per tutti i gusti a portata di un click. Mi sono soffermata sulla collezione Artemide, ricca di modelli che fortemente m'ispirano e chissà magari un nuovo elemento potrei anche aggiungerlo...guardate la lampada della foto, mi fa impazzire.
Ah! Ma qui non dovrei parlare di cucina? Bando alle divagazioni allora e spostiamoci virtualmente ai fornelli.
Il clima si è rinfrescato come dicevo e io inizio con qualche piatto che mi parli d'autunno e mi dia calore e per me il calore per eccellenza, sono gli gnocchi di patate. Non posso farli tanto spesso perché il mio maritino non li adora certo quanto me ma per fortuna mio figlio è dalla mia parte e quindi ogni tanto ce li concediamo. Stavolta con un condimento che mi parla già di climi freddi, una crema di porro e noci arricchita da salmone. Un condimento semplice e molto gustoso da concedersi magari nel week-end, quando finalmente archiviato lo stress della settimana ci si può abbandonare ai ritmi lenti della pasta fatta in casa.
Gnocchi di patate con salmone, crema di porri e noci
Ingredienti per 4 persone
Per gli gnocchi:
1 kg di patate
300 g di farina 00
1
uovo
Per la crema di porri e noci:
1 porro
10 noci
20 g di burro
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di farina
brodo vegetale
sale e pepe
Per completare: 2 fette (circa 400 g di salmone fresco).
La ricetta risulterà comunque molto gradevole anche con salmone affumicato che conferirà al piatto un gusto più deciso, in tal caso ridurre la grammatura a 150 massimo 200 g.
Lessare le patate, passarle ancora calde ottenendo una purea, aggiungere la farina e l'uovo e poi stendere l'impasto con il matterello ad uno spessore di mezzo centimetro circa. Tirare la pasta in bastoncini e tagliarli, cavandoli successivamente sull'apposita tavoletta o sui rebbi di una forchetta. Versare gli gnocchi in acqua bollente salata e tirarli su man mano che vengono a galla.
Pulire il porro, affettarlo e  rosolarlo in un tegame con il burro sciolto insieme all'olio, aggiungere la farina e mescolare, unire poi un po' di brodo e portare a cottura, salare, pepare e frullare a crema unendo le noci. Tagliare il salmone a dadini e saltarlo in padella con un filo d'olio, unire la crema di porri e gli gnocchi appena vengono a galla cercando di amalgamare tutto.
Ora non mi resta che suggerirvi di accompagnare questo godurioso piatto con un buon bicchiere di vino. Ho pescato molto a nord, presso un'azienda di cui vi avevo già parlato un po' di tempo fa, scegliendo un Lugana DOP Fabio Contato che prende il nome dal titolare dell’Azienda Agricola Cà Maiol e vuole rappresentare la migliore espressione qualitativa aziendale.

2015-09-20



Per il mio ultimo Percorso del gusto di Diritto di Cronaca mi sono spostata sul Tirreno.  Il Tirreno affascina molto ma sento spesso che si va per le solite mete, vorrei quindi consigliarvi un percorso diverso che non si fermi alla sola costa ma vada un po' al di là a scoprire magari la civiltà degli Enotri, i primi a portare la cultura del vino nella nostra terra. A Tortora, l'ultimo paese della Calabria che s'incontra sulla costa Tirrenica dopo le bellezze di Praia a Mare e l'Isola di Dino e prima dello spettacolo di Maratea, si può visitare oltre che un centro storico affascinante per gli edifici, non solo di culto, anche il Museo di Blanda, che nella nuova sede inaugurata da pochi mesi e caratterizzata per la modernità e funzionalità, ci mostra la grandezza raggiunta dagli Enotri in terra Calabra.
Dal lato culinario Tortora è famosa per la sua zafarana, i peperoni rossi a cornetto che raccolti in filari a fine estate vengono essiccati. Se volete assaggiare questa specialità utlizzata in zona in diverse pietanze, famosa anche semplicemente fritta come peperone crusco, vi consiglio di fermarvi per il pranzo all'AgriPernia a poca distanza dal centro di Tortora.
L'agriturismo, che offre anche la possibilità di pernottare in accoglienti alloggi, nel periodo estivo è aperto tutti i giorni, per il resto dell'anno invece apre solo nel fine settimana o su prenotazione ma è sempre meglio telefonare per farsi riservare un tavolo ed essere accolti come si deve dalla famiglia Mazzillo.
Un posto in cui ci si sente a casa, è come andare a mangiare alla casa di campagna della nonna e come dalla nonna si ritrovano piatti semplici e genuini accostati ad un buon bicchiere di vino casereccio preparato con le uve dei vigneti che fanno da cornice alla struttura.
Abbiamo assaggiato il ricco antipasto di tradizione in cui meritano particolare menzione il soffritto d'agnello piccante e la zucca con fagioli e cipolla bianca, ricetta della nonna riferiscono i proprietari, non erano da meno però neppure le crocchette di patate e salsiccia. Ottimi i primi: maccheroni e raviolacci alla ricotta per iniziare e poi orecchiette con cime di rapa, polvere di zafarana e mollica, mi sono rimasti davvero nel cuore. Tra i secondi abbiamo assaggiato il capretto al vino bianco e il maiale in salsa rosa, ovviamente con la polvere di zafarana che abbiamo ritrovato anche sulle patate scelte per contorno.
Frutta di stagione e dolci da credenza della casa completano il pranzo insieme ai liquori da scegliere tra quelli prodotti in casa tra cui spicca certamente quello al finocchietto, senza nulla togliere al cedro. AgriPernia è il posto ideale per un allegro pranzo di domenica in famiglia o con amici assaporando i ritmi lenti dell'entroterra calabro.
Agriturismo Pernia
Contrada Sarre
87020 Tortora (CS)
Tel. 0985764210 - 3406609298
http://www.agripernia.it/#!/

2015-09-18

Aspettando l'autunno e con la voglia di realizzare piatti che parlino della stagione che sta per arrivare, per me la più bella dell'anno, voglio salutare l'estate che se ne va con un tavola colorata e fiorita su cui degustare un piatto a base di carne, porcini e melanzane, frutti tipici di fine estate.
I colori del rosa e fuxia li ho abbinati al grigio e al giallo riprendendoli anche nel bouquet che ho realizzato come centrotavola.
Il piatto che vi propongo è di una semplicità estrema ma se amate la carne rossa e i funghi porcini sarà per voi irresistibile. E' una tartare scottata condita con porcini e melanzane alla griglia e arricchita da scaglie di grana.
Nastro a pois gialli IMBALLORegalo.com, posate Mori Italian Factory e bicchieri bassi La Porcellana Bianca
Tartare scottata con porcini e melanzane grigliate
Ingredienti per 4 persone:
600 g di carne magra bovina
2 porcini freschi sodi ed integri
1 melanzana
scaglie di grana
1 cucchiaio di aceto ai frutti di bosco
olio extravergine d'oliva*
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
sale e pepe
Tritare a coltello la carne e condirla con l'aceto, sale, pepe ed olio. Intanto pulire ed affettare i porcini, grigliarli e grigliare anche la melanzana a fette. Condire melanzane e porcini con olio, aglio, sale e prezzemolo tritato. Suddividere la carne in quattro parti e metterna in forma al centro dei piatti con un coppapasta. Passare i piatti nel forno caldissimo spento per un paio di minuti. Completare con porcini, melanzane grigliate, scaglie di grana e ancora un filo d'olio.

Per questa ricetta ho scelto un ottimo olio pugliese, un monovarietale da Ogliarola Salentina  Piana del Lentisco. Per il vino invece mi sono spostata più a nord abbinando un vino da uve Barbera Poggio Marino Marchese Adorno Wines, una scelta che si è rivelata azzeccata.

2015-09-16

Canovaccio Busatti
“Il massimo in un morso, il paradiso in due, l’inferno in tre”, di cosa stiamo parlando? Di fritti ovviamente ma non di fritti qualunque, di fritti "unti e bisunti" e quello che vi ho riportato è il motto che ChefRubio ha utilizzato per presentare il primo volume della collana di libri Le ricette di Unti e Bisunti realizzata da La Gazzetta dello Sport e Centauria, in collaborazione con Discovery e Pesci Combattenti, con le ricette più gustose e genuine della cucina italiana tratte dalla trasmissione televisiva Unti e Bisunti condotta da Chef Rubio.
I venti libri che compongono la collana usciranno cogni settimana in edicola con La Gazzetta dello Sport a 5,99 oltre il prezzo del giornale. Sono tematici e propongono ricette organizzate per portata o per ingrediente: fritti salati; pasta secca e fresca; manzo e vitello; panini, bruschette e crostini; pesce; pizze, panzerotti e piadine; maiale, pollame e animali da cortile; zuppe e minestre; molluschi e crostacei; pasta ripiena; fritti dolci; legumi; torte salate e sformati; riso e cereali; verdure; carne ovina, equina e cacciagione; polenta e gnocchi; uova e formaggi; dolci e biscotti; e, naturalmente, la cucina con gli avanzi. 
Il primo volume dedicato ai fritti salati parla di grandi classici, dalle olive all’ascolana al siciliano pane, panelle e crocchè, con un focus speciale sugli ingredienti più adatti alla frittura, è da ieri in edicola. Io ho prenotato la collana sullo Store del Corriere e non vedo l'ora di ricevere i primi volumi, intanto mi cimento anch'io in un fritto proponendovi delle crocchette di patate aromatiche con mazzancolle.
Con questa ricetta un vino di classe uno Spumante Brut  Ribolla Gialla Millesimeé Tenuta Luisa che con il pesce ed i fritti a mio dire si sposa molto bene.
Crocchette di patate aromatiche con ripieno di mazzancolle
Ingredienti:
500-600 g di code di mazzancolle fresche
400 g di patate a pasta gialla lessate
100 g di farina
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
aglio
prezzemolo
sale e pepe
pangrattato
olio per friggere
Schiacciare le patate e dopo aver unto una boule con l'aglio, mescolarvi l'uovo, la farina, il parmigiano, sale, pepe e prezzemolo tritato. Sgusciare le mazzancolle e formare delle crocchette inserendo in ognuna una mazzancolla. Non temete se l'impasto risulta appiccicoso passate le crocchette nel pangrattato il problema si risolve, friggerle in olio abbondante, scolarle su carata assorbente e servirle con una spolverata di fior di sale e un calice di spumante.

2015-09-14

Cestino ImballoRegalo.com
Ed eccoci all'appuntamento di settembre con il Progetto Piemonte Calabria in collaborazione con Shopiemonte.com. Il prodotto Shop Piemonte che ho scelto per questo nuovo esperimento è la confettura extra di fragole Agrimontana che con il 70-95% di fragole ci fa assaporare tutto il gusto vero e intenso delle fragole del Piemonte. L'ho voluta come ripieno di un dolce tipico delle mie parti, il bocconotto che di consuetudine a Mormanno si prepara con la confettura di ciliegie o con la pasta di mandorle, oppure in altri comuni del cosentino con la mostarda dolce d'uva. Non mi perdo in chiacchiere stavolta ma vi lascio direttamente la ricetta che è quella tradizionale di mia suocera.
Bocconotti alla confettura di fragole
Ingredienti:
500 g di farina 00
250 g di zucchero
200 g di strutto
2 uova
1 bustina di lievito chimico
la scorza di un limone grattugiata
uovo e latte per spennellare
Impastare tutti gli ingredienti, stenderla in uno strato sottile, aiutandosi con due fogli di carta forno, e foderarvi gli stampini da tartelletta (io uso quelli in silicone), bucherellare la base e farcire i dolcini con la confettura scelta, coprire con un altro strato di frolla  e spennellare con uovo e latte prima di infornare i bocconotti a 180° finché risulteranno dorati. Si conservano per diversi giorni.

2015-09-11

C'è chi dice che a Milano si mangia male, che al di là dei pochi classici e noti piatti non ci sono queste grandi ricette di tradizione. Io onestamente non la penso affatto così, sarà che il burro nella cucina milanese e in quella lombarda in generale sta un po' ovunque e sarà che il burro a me piace tanto penso davvero che si tratti di una cucina appetitosa e converrete con me solamente sfogliando le pagine del libro Milano in cucina di SimeBooks a cura di William Dello Russo con fotografie di Massimo Ripani con testo a fronte in inglese.

Milano non è solo risotto alla milanese, cotoletta e casoeula, nel libro troverete tantissime ricette della vasta e ricca tradizione culinaria lombarda presentate in chiave moderna grazie al contributo di alcuni tra i più celebrati chef del panorama gastronomico locale.   
L'editore ci ha abituato a volumi di pregio con immagini sorprendetemente belle, che parlano da sole, e neppure questa volta il libro fa eccezione del resto però se non è buono il soggetto neppure la foto può dire molto, per cui anche stavolta ho chiuso il libro con una voglia tale di mettermi in cucina da non sapervi dire.
Se andate a Milano per Expo approfittatene per immergervi nella cucina locale, in caso contrario affidatevi a questo libro non ne resterete delusi.
Tra le ricette lombarde che io calabrese preparo quando ho voglia di coccole c'è la zuppa alla pavese, che ho sempre preparato con brodo bovino. L'ho ritrovata nel libro con brodo di pollo e l'ho rifatta in doppia versione con brodo misto (pollo e bovino), in versione basic e in versione modificata aggiungendo il tocco in più di una grattugiata del nostro tartufo nero. Decidete voi se andare sul tradizionale o modificare un  po' la base, quel che è certo è che si tratta di una ricetta veloce, sana, sostanziosa e anche economica, perfetta per le serate autunnali.
Zuppa alla pavese a modo mio
Ingredienti per 4 persone:
1 l di brodo di carne (bovino e pollo)
4 uova
8 fette di pane casereccio
2 noci di burro
4 cucchiaiate di grana grattugiato
Tartufo a piacere
Imburrare il pane e tostarlo in forno. Suddividere le fette nelle fondine, aggiungere il brodo bollente e l'uovo appena scottato in acqua (il tempo di far rapprendere l'albume) o in camicia, aggiungere il grana e se volete il tartufo a scaglie.

2015-09-09


Troppo bello lasciarsi ispirare in cucina dai romanzi, tanto più se trattasi di gialli o polizieschi. Quell'aria di mistero conferisce un certo non so che alla cena.
Sono stata ancora una volta conquistata dal commissario Lolita Lobosco e dalla sua ultima avvincente indagine in Spaghetti all'Assassina di Gabriella Genisi pubblicato da Sonzogno. Oltre che essere catturati dalla trama, tra un delitto e la conseguente evoluzione della relativa indagine, tra una battuta simpatica e una nuova vicenda della travagliata vita della commissaria Lolì, non si può non restare catturati dai profumi e dai sapori di Bari e della cucina dove l'affascinante commissaria, abbandonati i tacchi dodici e la divisa, trova rifugio e serenità. Tanto più questa volta che la vittima è un cuoco, anzi il cuoco, l'inventore della famosa ricetta barese degli Spaghetti all'Assassina, gustosissimi spaghetti al sugo cotti fino ad essere bruciacchiati in una padella di ferro reperibile solo nella Bari vecchia tanto cara alla Genisi.
Ho immaginato una cena preparata da Lolita Lobosco con gli spaghetti all'assassina, di cui nel libro vi sono numerose varianti, e l'immancabile focaccia di Lolì (ricetta del libro ovviamente) cui ho abbinato un carpaccio di porcini, grana e prosciutto, che in fondo i funghi fanno sempre un po' mistero visti i possibili effetti venefici.
La focaccia di Lolì
Ingredienti:
750-800 g di acqua tiepida
1 cubetto di lievito di birra
200 g di farina 00
200 g di farina manitoba
200 g di semola
2 cucchiaini di sale
20 g di fiocchi di patate
olio extravergine d'oliva
olive e origano (mie aggiunta)
Amalgamare le farine, il sale e i fiocchi di patate sciogliere il lievito in acqua e aggiungerlo alle farine, impastare e versare il composto (che risulterà piuttosto liquido) in due teglie unte da 28 cm diametro se non la amate troppo spessa o nella placca da forno unta. Oliare anche la superficie e guarnire con olive e origano e/o con pomodorini alla maniera barese.
Infornare alla massima temperatura per mezz'ora circa, finché le focacce saranno dorate.
Carpaccio di porcini
Ingredienti:
2 porcini freschi e compatti
1 limone
petali di grana
 filetto stagionato o prosciutto crudo
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
Affettare sottilmente i porcini e disporli su un piatto condire con olio, sale, pepe e succo di limone, completare con petali di grana e sottili fette di filetto stagionato o di prosciutto crudo.

2015-09-07

Piatto La Porcellana Bianca, tessuto Busatti
Come sapete mi piace innamorarmi di aziende produttrici di eccellenze e conoscere direttamente attraverso i loro prodotti un sogno che è diventato un mestiere. Piccole realtà produttive che tutte insieme formano il vasto panorama delle eccellenze italiane. Vi avevo già parlato dell'azienda agricola Quaquarini Francesco e per la mia ricetta di oggi utilizzo un loro vino di punta il Sangue di Giuda, fiore all’occhiello di Canneto Pavese, è il vino rosso dolce per eccellenza. 
Oggi però voglio lasciare spazio ad un'azienda agricola che ho conosciuto quasi per caso navigando nel web e che mi ha incuriosita per la particolarità dei prodotti, è l'azienda agricola I Dossi.
Rose, uva Isabella, more, lamponi, robinia e sambuco sono solo alcune delle piante spontanee che provengono dal bosco del parco naturalistico in Lomellina di Giovanni Bazzano, ingredienti originali trasformati in gustose confetture di eccellenza nel piccolo laboratorio aziendale.
La ricetta base di queste tartellette è quella delle famose ciambellette al vino, solo vino rosso, zucchero e farina per dei biscottini croccantissimi anche in versione tartelletta, una volta farcite per qualche ora l'involucro si mantiene croccante tanto che chi non ha denti buoni si lamenta ma poi cedono un po' creando un tutt'uno con la farcia. Davvero deliziose.
Tartellette Sangue di Giuda con rose e lamponi
Ingredienti
Per la base al vino:
1 dl di vino sangue di giuda (o altro vino rosso dolce)
1 bicchiere (da i dl) di zucchero
250 g circa di farina 00
zucchero di canna per completare
Per la panna cotta:
250 ml di panna fresca
60 ml di latte
2 cucchiai di zucchero
3 g di gelatina in fogli
Per completare:
confettura di rose
confettura di lamponi
Impastare zucchero farina e vino (le dosi della farina sono variabili perché dipende dagli altri ingredienti, deve venir fuori un impasto compatto che si stende con il matterello come una frolla. Steso l'impasto bisogna ricavarne 12 dischetti, passarli da un lato nello zucchero di canna e
sistemarli negli stampi da tartelletta con lo zucchero alla base, forare l'impasto e cuocere a 180° fino a che prendono colore e risultano cotti. Portare ad ebollizione la panna con il latte e lo zucchero, aggiungere la gelatina ammollata in acqua fredda e strizzata e riempire con il composto le tartellette. Lasciar solidificare la panna e completare con le due confetture. Servire con un bicchiere di Sangue di Giuda.

2015-09-04

Tessuto Busatti, barattolo Weck MCM Emballages
Inutile negarlo le mode prendono piede ed assorbono anche i più reticenti. Anche la tavola e la cucina hanno le loro tendenze e quando si tratta di tendenze che fanno bene oltre che all'occhio anche alla salute ed al portafoglio ben vengano davvero. 
Da qualche anno non si fa che parlare di orti sul balcone o sul terrazzo, una moda indubbiamente quella di sostituire ai fiori gli ortaggi e le erbe aromatiche ma una moda che può davvero farci molto bene se pensiamo che possiamo scegliere di coltivare in modo biologico le nostre piantine riuscendo a ricavarne anche genuini ingredienti per le nostre ricette.

Pomodori da terrazzo di Antonella Mariotti e Chiara Priante per Blu Edizioni insegna a coltivare l'orto sul balcone di casa. Il manuale perfetto per chi desidera trasformare il proprio balconcino in un orto generoso. S parte dalla base, da come organizzare gli spazi a come alternare gli ortaggi e i raccolti. Le autrici del manuale forniscono tutti i consigli del caso in maniera semplice e pratica per coltivare ortaggi ed erbe aromatiche, aggiungendo  consigli della nonna per preparare decotti e concimi per le piante e una o due ricette di finger food per ogni verdura.

Biobalcone di Francesco Beldì è pubblicato da Terra Nuova Edizioni e va oltre insegnandoci non solo la coltivazione di ortaggi ed erbe aromatiche in vaso ma anche a farlo in modo biologico utilizzando la permacultura.  Arricchiscono il libro oltre 33 schede dedicate ai singoli ortaggi ed erbe aromatiche che riassumono le principali informazioni necessarie ai balconisti: il diametro minimo del vaso da scegliere, il tipo di esposizione consigliata, la produzione per pianta e il grado di difficoltà di coltivazione, oltre alle indicazioni sulle cure culturali, la difesa e la raccolta.
Insomma in entrambi c'è tutto per coltivare un hobby che si preannuncia pieno di grandi soddisfazioni.
Un'altra moda, che si è affermata in concomitanza alla crisi economica e alla conseguente necessità di tornare al fai da te è quella dei barattoli.  Ormai non se ne può più fare a meno vengono  utilizzati per tutto ed ovunque (anche nei grandi ristoranti) e tante sono le pubblicazioni che ce ne illustrano usi più o meno creativi.
Anche Ilaria Mazzarotta ha recentemente pubblicato per Gribaudo il suo Food Jar...tutto in un barattolo tutto dedicato al comfort food pret-à-manger.  Barattoli per risparmiare e per sorprendere quelli della Mazzarotta tanto che viene voglia di addentare le pagine del libro che si fregia delle bellissime foto di Barbara Torresan. Idee originali per la colazione, la pausa pranzo, uno spuntino o una cena fuori dagli schemi ma anche per un insolito drink o un regalo che di sicuro lascerà il segno.
E se sono comodi per portarsi dietro il cibo in ufficio o comunque fuori casa i barattoli a tavola fanno la loro bella figura riuscendo a far apparire quasi come in vetrina le pietanze, come ci dice la Mazzarota nel capitolo del libro Barattoli a tavola, senza contare che il coperchio preserva gli aromi del cibo fino al momento di esser gustato aggiungo io.
Nella ricetta che vi presento oggi estremamente facile ed economica ho unito le due tendenze di cui vi ho parlato portando in tavola una ricetta della mia tradizione rivisitata nella presentazione e realizzata con ortaggi che agevolmente possono essere coltivati anche in pochissimo spazio in un orto cittadino su un balcone o un terrazzo. Di mia coltivazione nella ricetta però ci sono solo l'origano e il basilico, per il momento ho solo erbe aromatiche che agli ortaggi ci pensa il mio babbo con il suo piccolo orto in campagna ma per il futuro chissà, la tentazione è davvero forte.
Peperoni e uova alla Calabrese
Ingredienti per 4 persone:
1 Kg di peperoni da friggere (cornetti e tondi misti) 
1/2 kg di pomodori da sugo
1 peperoncino piccante
olio extravergine d'oliva 
1 spicchio d'aglio
4 uova
basilico
origano
sale
Togliere il picciolo ai peperoni e ridurli a spicchi e/o fettine lasciandovi i semi, versare un fondo d'olio in un capace tegame e aggiungervi l'aglio, il peperoncino e i peperoni, salare e lasciar soffriggere finché risulteranno appassiti, aggiungere i pomodori privati della pelle e schiacciati e lasciar cuocere, aggiungere basilico e origano. Versare i peperoni cotti in quattro barattoli e allargando al centro rompere un uovo in ogni barattolo, chiudere i barattoli e cuocere a bagnomaria in una pentola con l'acqua che superi il livello delle uova, finché l'albume risulterà rappreso ma il tuorlo ancora morbido. Servire con il pane o la focaccia.

2015-09-01

Agosto significa per me mare, sole, famiglia, relax e tante buone letture ecco perché ad agosto scrivo poco. Tra i libri dell'agosto appena trascorso ce n'è uno che porterò nel cuore in particolar modo.
Si tratta di una pubblicazione dell'Editore Rubbettino: Ti ho vista che ridevi, il secondo libro del collettivo Lou Palanca composto da Fabio Cuzzola, Valerio De Nardo, Nicola Fiorita, Maura Ranieri e Monica Sperabene. Mi incuriosiva il titolo, il fatto che fosse scritto a 10 mani e ovviamente la trama. E' una storia insolita e reale che ne racchiude tante, le tante storie di quelle donne calabresi che negli anni sessanta si avventurarono verso il Piemonte per sposare i contadini delle Langhe rimasti soli dopo che le contadine piemontesi avevano preferito trasferirsi in città per lavorare in fabbrica e trovare la propria emancipazione. Donne semplici in fuga da una vita difficile verso un'altra vita (che forse non lo era meno) ma era l'unica possibile. Le premesse affinché il libro mi entrasse nel cuore c'erano tutte  e dopo averlo letto non posso che invitarvi a fare altrettanto per cercare di capire anche voi un po' della mia Calabria.
Non è un libro strettamente legato alla cucina ma ditemi un po' voi in quale libro oggi non vi sia almeno un riferimento culinario. In Ti ho vista che ridevi si parla di Calabria e di Langhe, di Slow Food e di vini Piemontesi e tra le citazioni culinarie non potevo restare indifferente alla pasta con la 'nduja anzi alla tijana di pasta al forno con piselli, insaporita alla 'nduja che pare si chiami pasta Principe di Piemonte e che attendo di andare a gustare nel ristorante che viene citato nel libro, così come spero di andare presto nei luoghi di cui si parla per farli un po' più miei assaggiando magari qualche piatto tradizionale.
Se la cucina calabrese incuriosisce un po' anche voi vi consiglio un altro testo dell'editore Rubbettino Calabria Golosa una raccolta di ben 200 ricette di cucina tradizionale a cura di Ottavio Cavalcanti. Vi ho trovato molto della cucina tradizionale di casa mia e molto altro ancora, come le  schede dettagliate dei prodotti, molte ricette di piatti a me ancora sconosciuti che si preparano in altre zone di questa impervia terra che mi sono accorta di amare sul serio e che sono felice di non aver abbandonato.
Nel frattempo io vi ho preparato una tijana di pasta con i fagioli (che di piselli non è stagione), la 'nduja e il caciocavallo silano, calabrese abbastanza che dite?
Tijana di pasta con fagioli, 'nduja e caciocavallo silano
Ingredienti per 4 persone (dosi calabresi):
500 g di maccheroni freschi al ferretto
1 tazza di fagioli freschi o secchi già cotti
1 piccola cipolla di Tropea
olio extravergine d'oliva
4 cucchiai di passata di pomodoro
1 cucchiaiata di 'nduja
150 g di caciocavallo silano
sale
Tritare la cipolla e stufarla in un tegame di coccio con l'olio, e la 'nduja, aggiungere i fagioli, la passata di pomodoro, un pizzico di sale e un paio di mestoli d'acqua calda. Portare a cottura  i fagioli. Lessare i maccheroni e aggiungerli al sugo di fagioli preparato, grattugiare il caciocavallo sulla superficie, utilizzando una grattugia a fori larghi e infornare a 200° fino a che il formaggio formerà una dorata crosticina.
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