2016-05-15

Ci ho pensato un poco stavolta prima d'iniziare a scrivere. Questo post l'ho iniziato tante volte e tante volte l'ho cancellato perché non trovo le parole per dirvi ma forse più per dire a me stessa che mi sono un poco smarrita.
Non trovo più la ragione che mi porta a scrivere non trovo più il tempo per provare piacere nel farlo. In questi giorni non ho scritto ma ho letto, ho letto altri blog ed ho letto il mio blog tornando indietro nel tempo a capire quando ho perduto il fuoco sacro della passione che animava questo mio lavoro.
Ho deciso che è arrivato il momento di non fingere e di dirvi solo quello che ho voglia di dire e di smetterla di volere tutto ordinato e incolonnato in questo mio spazio virtuale.
Questo è il mio blog nato come rifugio della mia anima e tale deve restare. 
Questo blog mi ha salvato tante volte e nei giorni scorsi avevo pensato anche di scrivere la parola fine, poi qualche parola scrittami da Viviana in un commento ad un suo post mi ha fatto riflettere cosi come due chiacchiere con una mia amica ed alla fine ho deciso che io quella parola fine non la voglio scrivere. 
Voglio solo prendermi più libertà e più tempo, voglio solo essere meno impostata e tornare ad assere qui semplicemente Cocò che scrive quando e se ha voglia di dirvi qualcosa. Voglio i post che mi emozionano quando li rileggo anche a distanza di tempo.
In questo lasso di tempo ho fatto tante cose belle con i miei piccini: c'è stata la festa della mamma ed il concorso Dolce mamma a scuola di Aurelia a cui ho partecipato con gioia con una torta buonissima ed anche carina che ha conquistato il terzo posto alla gara.
Ho partecipato ad un altra invasione digitale

#InvadiMuseoAmarelli, l'ultima purtroppo per il 2016 organizzata da Startup Calabria  con la quale abbiamo visitato, o per meglio dire invaso, il museo della liquirizia Amarelli di Rossano (CS). 
Ho assistito alla recita del mio ometto Giulio ed anche lì tante emozioni, dolci e festa con gli altri genitori. 
Ho trascorso qualche ora al parco con i miei cuccioli (lo faccio raramente visti i miei tanti impegni) ed ho letto molto e dalle mie letture ho tratto nuova linfa.
Oggi vi parlo di un dolce meraviglioso il babà realizzato secondo la ricetta del libro di Franco Di Mare Il teorema del babà edito da Rizzoli un libro che mi ha tanto rilassato e che ho letto subito dopo Il caffè dei miracoli scoprendo in Franco Di Mare un eccellente narratore. 
E' una storia che si legge con piacere per rilassarsi e staccare dalla quotidianità ritrovando tuttavia negli abitanti  di Bauci i pregi e le bassezze dell'umanità.  Manca ancora un mese a Natale, ma a Procolo Jovine, titolare del miglior ristorante di Bauci, piace fare le cose per bene e sta già preparando un menù coi fiocchi. Del resto, il suo pranzo del 25 è qualcosa di leggendario, un incantesimo di sapori e profumi capace di far tornare gli adulti bambini e riportarli nelle cucine delle loro nonne. I suoi segreti? Il rispetto rigoroso della tradizione e una ricerca maniacale degli ingredienti più genuini. Perciò, in questo meraviglioso paese della Costiera amalfitana, la sua autorità culinaria è indiscussa. Una mattina però, dall’altro lato della piazza, dove c’era una profumeria, Procolo nota una nuova insegna – “Experience” – che promette “percorsi emozionali in cucina”. Una fitta allo stomaco lo avvisa che qualcosa non va. E quel qualcosa prende presto il volto di Jacopo Taddei, il paladino della cucina molecolare, il principe della mondanità in tv, “colui il quale ha trasformato le ostriche in nuvole, scomposto i prodotti in particelle, e inventato il cappuccino di baccalà”. Un uomo bellissimo e, ça va sans dire, il sogno proibito di ogni donna. Per Procolo il suo arrivo è un oltraggio, un insulto, una sfida. Di più: un atto di guerra. 
Questo babà l'ho preparato per la festa della mamma, uno ciascuno direi per le mamme e con il residuo tante singole porzioni da condividere con gli amici, con la dose del libro questo è quanto viene fuori. E seppure il babà si fa con il rum siccome io mentre lo facevo pensavo alla costiera amalfitana l'ho bagnato con lo sciroppo di limoni (sempre quelli del mio albero) e il limoncello della mamma ed ho messo delle fragole fresche nella decorazione a completare il gusto del dolce.
Ricetta del babà napoletano (nella versione di Rosa) con le mie modifiche
Dal libro:
"...a volte le cose semplici sono le più difficili da realizzare, come sovente accade nella vita e nell’amore Non c’è nulla di più difficile di un babà fatto secondo criterio. Eppure, stando alle regole e ai trattati, sembrerebbe così facile. Tutto porterebbe a credere che chiunque sia in grado di maneggiare gli elementi base di cui è composto uno dei dolci più famosi del mondo che, nato – come si sa – alla corte di Francia, trovò poi a Napoli un trono, un regno e milioni di sudditi devoti. Ebbene, non commettete anche voi l’errore di farvi ingannare dalle premesse! Perché – come si dice – l’uomo propone ma poi è Dio che dispone. Basta davvero una piccola distrazione e gli ingredienti si ribellano alle manipolazioni distratte e maldestre, la lavorazione si complica all’improvviso e le indicazioni della ricetta, che paiono tanto lineari, si trasformano in un inestricabile labirinto in cui perdersi senza rimedio... Ecco perché il babà è una metafora dell’amore coniugale.... "
Ingredienti:
1/2 Kg di farina (00 e manitoba insieme)
8 uova 
25 gr di lievito di birra (o due cucchiai di pasta madre secca)
200 gr di burro
un pizzico di sale  
un cucchiaio di zucchero

Amalgamare il burro morbido, con il lievito, il sale e lo zucchero, unire poi un uovo alla volta alternato a due cucchiai di farina, attendendo sempre che la massa sia ben amalgamata prima di passare all'uovo successivo. 
A questo punto Rosa bagna il dolce con acqua zucchero e rum, io ho sostituito il rum al limoncello che ho aggiunto a uno sciroppo di acqua, zucchero, scorza e succo di limone (dosi variabili secondo il gusto). 
Ho completato poi con crema chantilly, panna montata e tante golose fragole di stagione.
Un bacio a chi mi legge

2016-05-05

Nel mio peregrinare per i templi del gusto della mia provincia mi sono imbattuta in un posto originale...il mio ultimo percorso è su Diritto di Cronaca. Gli aranceti della nostra piana in questo periodo emanano il profumo intenso delle zagare, non fa eccezione la campagna che circonda il raffinato B&B Casa Solares nella campagna rossanese e se al ristorante del B&B è stato dato il nome di Aranceto di Casa Mascaro il motivo è palese e non è certo il buio della notte a nasconderlo. Arriviamo un venerdì sera e il profumo all’esterno è inebriante, varcata la vetrata d’ingresso ci accolgono l’ordine, la pulizia e l’eleganza semplice e senza infingimenti del luogo. 
La sala ha i colori del bianco e dell’azzurro, tutto   è fresco, tranquillo e solare come il sorriso della proprietaria e dei suoi figli. 

E’ un posto da cui non ti trovi a passare, ci devi andare apposta seppure la strada è agevole e molto nota (a due passi dall’AcquaPark) e devi scegliere pure quando andare visto che normalmente è aperto solo nel fine settimana e l’offerta è varia e tutta appetibile.
La cucina è affidata ad un giovane chef che ha personalizzato alcuni piatti della cucina mediterranea facendoli divenire piatti molto richiesti e sempre apprezzati dalla clientela (torneremo di certo per la parmigiana di mare). 
La pizza dicono sia ineguagliabile e, a giudicare da quel che vediamo un tavolo più in là, non credo abbiano torto ma al venerdì sera dalla cucina e dalle giovani ed esperte mani della figlia dei proprietari viene fuori una cena Japan Style a base di sushi, sashimi, tempura e altre fresche delizie di pesce con riso, alghe.

Non manca nulla davvero e nulla ci facciamo mancare, mangiando con gusto e  immergendoci in un’atmosfera completamente differente dal consueto, dimenticando certo per una serata di essere in terra calabra.

Dopo una carrellata di bocconcini e rotolini di ogni genere in cui prevale il rosa del salmone e di cui è impossibile menare a mente i nomi, siamo davvero sazi ma non rinunciamo ad un colorato sorbetto di fragole e ananas da loro preparato e ad una golosa mattonella alle nocciole caramellate, anche se non doveva esser da meno neppure il gelato alla vaniglia.

Tutto davvero delizioso, di gusto e di stile ed i prezzi sono sicuramente in linea con la media. L’Aranceto Mascaro è il posto perfetto per sentirvi in pace con il mondo almeno per un pranzo o una cena o chissà magari anche per la notte, dicono che  le colazioni di Casa Solares siano da ricordare ma di questo magari parliamo un’altra volta.
Ristorante Aranceto Mascaro
B&B Casa Solares
C.da Casello Mascaro
87067 – Rossano (CS)
tel. 331 5089269 - 0983 569188
https://www.facebook.com/Ristorante-Aranceto-Mascaro-BB-Casa-Solares-855773014541018/?fref=ts

2016-05-02

E si, ritorno sulla frolla al mascarpone utilizzata per i Biscottè perché non può passare inosservato questo utilizzo che ne ho fatto e anche perché trattandosi di una grande dose d'impasto mi piace darvi due suggerimenti d'utilizzo. Ho farcito questi cornettini con una confettura di visciole  Agricola Si.Gi. davvero tutto il gusto della frutta nel barattolo e li ho completati con una glassa da spalmare sui biscotti prima di infornarli, colorata di rosa perché mia figlia voleva così.

Ingredienti
Per la frolla:
600 g di farina 00
250 g di mascarpone
150 g di burro
180 g di zucchero
2 tuorli
1 bustina di lievito
Per completare:
confettura di visciole 
albume, farina e zucchero semolato in parti uguali per la glassa più colorante a piacere
Impastare i tuorli con il mascarpone, aggiungere lo zucchero il burro morbido. Unire la farina setacciata con il lievito e formare un panetto. Lasciar riposare l'impasto avvolto in pellicola per mezz'ora circa poi stenderlo ad uno spessore di mezzo centimetro e ricavarne dei triangoli, farcire ogni triangolo con poca confettura e arrotolarlo a cornetto. Amalgamare l'albume con pari peso di farina e zucchero, Aggiungere a piacere il colorante e pennellare la glassa sui cornetti. Infornare a 180° finché i biscotti prendono un bel colore dorato.

2016-04-30

Ecco a voi il resoconto fotografico di un bellissimo pomeriggio a San Lorenzo Bellizzi #invadisanlorenzobellizzi #Invasionidigitali con Startup CalabriaStanchi ma felici.










Invasione compita...speriamo alla prossima.

2016-04-29


C'è chi la ama, chi la odia, chi la critica sempre e comunque, chi la ritiene solo una fortunata e chi invece non riesce a fare a meno di seguirla. Di chi sto parlando l'avete forse capito Benedetta Parodi, sempre cavalcando l'onda del successo fa parlare di sé ma io, come tanti del resto, non posso fare a meno dei suoi libri (la tv raramente la guardo, magari quale replica dei suoi programmi mi capita pure) e questo solo perché la trovo normale, le ricette a volte sono di una semplicità disarmante come quelle che prepariamo ogni giorno a casa e come quelle che spesso mi piace proporre ai lettori di questo blog. 
La cucina della Parodi è fatta per le donne e le mamme impegnate non perfette ma sorridenti e sempre disponibili a rendere la cucina di casa accogliente e con quel profumino con cui sempre si ricordano le mamme.
Ritroviamo questo suo essere anche nell'ultimo libro Ricette in Famiglia  edito da Rizzoli in cui la vediamo tra i suoi cari nell'amata casa di campagna a scandire ogni momento della giornata con piatti e stuzzichini golosi, moderni e sempre semplici da realizzare con un tocco di chiccheria nella presentazione come tanto ci piace fare. Insomma 160 nuove ricette tutte illustrate. Le foto del libro sono bellissime e le ricette tutte da provare almeno una volta alla faccia di chi storce il naso.
L'idea di questi biscottè l'ho presa proprio da questo libro, nella sezione dedicata alla colazione ma la ricetta della frolla l'avevo trovata on line e non ne conosco l'autore solo che è fantastica perché nell'impasto c'è il mascarpone e non potete immaginarne la ricchezza di gusto.
Ho sperimentato una frolla che anche i miei figli mangiano e questi biscotti sono stati letteralmente divorati a casa nostra.
Se l'impasto vi sembra tanto conservatene metà nel congelatore, nel prossimo post vi darò un'alternativa di utilizzo che vale davvero la pena di non lasciarsi sfuggire.
 Ingredienti
Per la frolla:
600 g di farina 00
250 g di mascarpone
150 g di burro
180 g di zucchero
2 tuorli
1 bustina di lievito
 Per completare:
200 g di cioccolato fondente
Impastare i tuorli con il mascarpone, aggiungere lo zucchero il burro morbido. Unire la farina setacciata con il lievito e formare un panetto. Lasciar riposare l'impasto avvolto in pellicola per mezz'ora circa poi stenderlo ad uno spessore di mezzo centimetro e ricavarne dei rettangoli a cui asportare i due angoletti superiori. Praticare un foro tra i due angli tagliati e cuocere a 180° finché i biscotti prendono colore. Lasciar raffreddare, far passare dello spago nel foro e intingere a metà i biscotti nel cioccolato fuso senz'aggiunta di altri ingredienti. Servire con un buon Tè, io ho scelto un tè molto particolare una miscela Lu yu: tè oolong (semi-fermentato), tè bianco, aromi, petali di rosa rosa, lampone, malva fiori di La Via del Tè.

2016-04-26


Anche io ho approfittato di questo week-end lungo per ritagliarmi uno spazio fuori con la mia famiglia e dei carissimi amici. Ho avuto la fortuna di apprezzare meravigliosi luoghi della splendida Puglia come l'imponente e un po' sinistro Castel del Monte e Trani con le sue bellezze mozzafiato, ho avuto la gioia di prendere parte a Federicus, uno dei più attesi eventi che si ripetono annualmente con sempre maggiore successo in quel di Altamura e di ripercorrere idealmente la vita del grande imperatore Federico II di Svevia. 
Ho avuto il piacere di alloggiare in un luogo meraviglioso come l'Agriturismo Murà gestito da persone ospitali e molto gradevoli che hanno reso ulteriormente piacevole la nostra permanenza. 
Al ritorno però c'è sempre quella voglia di casalinghitudine che mi prende e ad apprezzare quel che ho nella mia quotidianità fatta di lavoro, appuntamenti ad incastro, casa, bambini, impegni a volte rinviati e sogni sempre in sospeso con quella consapevolezza in più di aver regalato alla mia vita nuove esperienze e ricordi che si sommano a quelli in precedenza acquisiti facendo di me quel che sono. 
Casalinghitudine è una parola molto diffusa nella  lingua italiana, la troviamo in ogni dizionario con il significato di condizione della casalinga ma ovviamente può assumere e di fatto assume sfumature diverse. Nel mio caso intendevo dare alla parola il significato che ricorda o evoca il piacere di vivere nelle mura domestiche e non certamente della condizione di chi sente i lavori domestici come limitazione alle proprie aspirazioni. Quel che è certo che Clara Sereni che coniò questa parola nel 1987 dandola come titolo a un suo libro di grande successo non intendeva certo dare al termine una connotazione negativa. 
Comunque la s'intenda la parola è fortemente diffusa così come la fama del libro che le ha dato i natali e che ha il merito di aver portato le ricette a pieno titolo nella letteratura italiana, divenendo esso stesso un classico.
Un romanzo fatto di ricordi, di ricette, di riflessioni, scandito dal trascorrere dei decenni. A distanza di quasi trent'anni dalla sua prima edizione, ritroviamo Casalinghitudine in libreria riedito da Giunti con una prefazione in cui l'autrice ne ripercorre la gestazione e la nascita e, con immutato interesse, ci sorprendiamo a rileggerlo quale ritratto unico e originalissimo del nostro Paese, che Clara Sereni ha potuto tratteggiare raccontando di sé e della sua generazione attraverso il cibo. 
Il vero successo del libro dicono stia in questo perché in effetti in esso il cibo diventa un vero e proprio linguaggio extra-verbale, capace di creare legami e di esprimere sia affetti, sia disamori. Secondo me il vero successo è invece nella possibilità che ha ogni donna di riconoscere sé stessa o comunque una parte della propria vita in un ricordo o in una ricetta dell'autrice.
Ora vi lascio...la ricetta nel prossimo post e nel cuore una nuova tappa (stavolta a due passi da casa) da aggiungere al mio percorso. 
Leggete la pagina eventi e se vi va partecipate anche voi  sabato 30 aprile ‪#‎invadisanlorenzobellizzi‬


2016-04-22

Pechino, Tokyo o Berlino? Stavolta non so davvero dove andare prima con EDT Editore e la collana Allacarta, una delle più originali trovate letterarie degli ultimi anni.
Ognuno dei libri è un resoconto dettagliato di un lungo viaggio in un paese del mondo per riportarne e trasmetterne usi e costumi e soprattutto abitudini alimentari. La cosa particolare è che si tratta di scrittori di talento trasformatisi per l'occasione in viaggiatori d'eccezione.
Vi avevo già parlato di due libri di questa collana portandovi idealmente a spasso per New York e Roma, oggi vi parlo di altre tre pubblicazioni appartenenti alla stessa collana.
Se pensate che non vi sia Paese più imperscrutabile della Cina ne avrete conferma in My Little China Girl di Giuseppe Culicchia. Il libro lo possiamo definire un tentativo di avvicinamento a questa entità culinaria misteriosa. Pechino infatti è una città che non si svela, avvolta nella nebbia anche quando c'è il sole e pur seguendo l'autore in questo stano viaggio sulle orme di Marco Polo, conosciamo molto anche della città proibita ma non tutto perché quell'alone di mistero resta sempre lì ad avvolgerla anche per chi riesce a pranzare al "listolante del Paltito Comunista Cinese".
Itadakimasu - Umilmente  ricevo in dono è il racconto che di Tokyo ci fa Fabio Geda. Una ragazza gentile ed evanescente, un anziano dal sorriso da rana e il signor Otsuka,  un gatto sono i personaggi di cui l'autore si serve per portarci a conoscere Tokyo e il suo rapporto con il cibo che in Giappone ha a che fare con lo spirito, con la bellezza e con un gusto misterioso: l'umami. "Tokyo è una di quelle città in cui trovi la cucina di tutto il mondo fatta meglio che nei paesi d'origine".
Berlino non è una città. E' un pianeta. Il più distante dalla Galassia, il più remoto. Ecco come descrive Berlino Andrea Bajani in E' bellissimo il vostro pianeta. Questo dopo averla osservata per dodici mesi e fatto file impressionanti tra turisti di ogni dove per degustare i classici "cilindri di carne marrone" di cui noi terrestri scopriamo di essere più ghiotti degli indigeni. Un pianeta bellissimo, la soluzione ad ogni problema ecco cos'è Berlino e la voglia di partire diventa irresistibile.
E quando si va in giro per il mondo non si può che sgranocchiare qualcosa nel viaggio, io vi propongo dei biscottini salati ed energetici per recuperare la carica quando ci sentiamo troppo stanchi e portare un po' di casa nostra in viaggio con noi.
Cantucci salati allo stracchino e arachidi
Ingredienti: 
210 g di farina
90 g di stracchino, 50 g di arachidi salate
6 cl di latte
1 uovo
40 g di olio d’oliva
1 cucchiaino di lievito per dolci non zuccherato
1 punta di peperoncino in polvere
1 pizzico di sale
pepe nero 
Scaldare il latte. Setacciare la farina insieme al lievito, aggiungere l’uovo, l’olio, il latte, lo stracchino, poi il sale, il pepe e le arachidi. Mescolare tutto velocemente, formare una palla e dividerla in due filoncini alti 2 cm e larghi 5. Deporre i filoni su una teglia da forno rivestita con carta da forno, mettere in frigo per 15 minuti poi cuocere in forno a 170° C, per circa mezz’ora. Lasciare raffreddare poi tagliare i biscotti in diagonale, spessore 1 cm, con un coltello seghettato. Disporre di nuovo i biscotti sulla teglia da forno, e cuocere per 10 minuti, in modo da farli diventare dorati. Lasciare raffreddare su una griglia prima di servire.

2016-04-18

Ogni volta che a casa preparo un pane particolare non posso che pensare a Sara Papa, lei vera esperta d'impasti lievitati trasmette anche a chi la segue la sua passione per i lieviti e davvero di fantasia ne ha da vendere. Nel suo ultimo lavoro tuttavia non si parla solo di pane e così scopriamo che Sara Papa è una vera maestra di cucina e non solo una eccellente panificatrice. In cucina con Sara Papa edito da Gribaudo è davvero un piccolo corso di cucina da affrontare tra le proprie mura. Non dico che diventerete tutti chef in un mese però seguendo tutto il volume anche chi non è molto bravo in cucina riuscirà nel giro di quattro settimane a mettere in tavola eccellenti manicaretti. Dall'antipasto al dolce ogni portata viene affrontata nel volume, ovviamente non mancano pani e paste fresche ed il tutto è corredato da immagini esplicative come tanto ci piace. In tutto 60 ricette suddivise per grado di difficoltà e descritte in modo semplice e chiaro. Trucchi, suggerimenti e consigli per non sbagliare e cimentarsi anche con ricette non consuete come il formaggio primo sale. 
Ora la ricetta che vi propongo è un pane farcito una di quelle classiche preparazioni da pic-nic primaverile. Non è una ricetta del libro ma vi dicevo in apertura che quando preparo il pane penso a Sara Papa tanto più che nella ricetta ho utilizzato le olive schiacciate calabresi, il caciocavallo silano e un pesto di pomodori secchi  che seppure in tal caso proviene dalla Liguria da Sommariva Tradizione Agricola, non è una preparazione inconsueta neppure qui da noi.
Treccia di pane con crema di pomodori secchi olive e caciocavallo
Ingredienti:
500 g di farina 0
30 g polvere di lievito madre
200 g acqua
50 g latte
50 g olio
1 cucchiaino di zucchero
200 g di caciocavallo silano
1 cucchiaino di sale 
2 cucchiai di olive schiacciate
1 vasetto di crema di pomodori secchi
origano
Miscelare la farina con il sale, aggiungere la polvere di lievito e poi i liquidi e l'olio. Mettere a lievitare in un posto caldo e al riparo da correnti, per circa due ore. Stendere l'impasto in un rettangolo, spalmarlo di crema di pomodori, cospargere di origano, spezzettarvi sopra le olive e il caciocavallo. Avvolgere l'impasto su se stesso formando un rotolo e ritagliarlo in sezioni di 2 cm, disporre i rotolini in teglia sovrapponendoli leggermente. Lasciare lievitare fino al raddoppio e poi infornare a 200°, per mezz'ora circa, quando il pane avrà preso colore provare la cottura con lo stecchino.

2016-04-14


Per Diritto di Cronaca stavolta mi sono fermata a Le Clarisse.
Nel centro storico di Amantea in una posizione in cui si domina la costa tirrenica si erge il Palazzo delle Clarisse. Costruito nel 1620, è stato per due secoli il Convento delle Clarisse del comprensorio di Amantea. Il Convento fu acquistato nel 1812 dal Marchese De Luca di Lizzano che lo trasformò in palazzo nobiliare. 
Dopo un periodo di abbandono  nel 1988, con grande intuizione dell'attuale proprietario Prof. Fausto Perri, il palazzo venne restaurato ed ospita ora un hotel ed un ristorante di qualità. La location come potete immaginare è tra le più ambite, così suggestiva ed affascinante sotto ogni profilo ma è solo la cornice di quello che mi appresto a definire un quadro di grande valore ovvero la cucina di Andrea Zazzaro che è qui da meno di un anno ma ha già dato prova della grande personalità che anima la sua giovane e pur esperta mano tra i fornelli.

All’arrivo veniamo accolti con professionalità ed estrema gentilezza, il tempo qui pare si sia fermato, l’ambiente è fresco e rilassato e la musica in sottofondo contribuisce a renderlo tale, basta poi gettare lo sguardo oltre le vetrate dei balconi per lasciare gli occhi (e il cuore) sul mare che sta di fronte, le opere d’arte alle pareti (falsi d’autore di grande pregio e valore) fanno il resto.  
Non si può che accomodarsi ad uno dei tavoli apparecchiati a dovere già ben disposti verso quello che verrà. Si capisce subito quando quello che verrà ha qualcosa di particolare, i dettagli fanno la differenza e sono dettagli i piatti con lo stemma nobiliare, il cameriere in divisa e il cestino con ben quattro tipi diversi di pane appena sfornato. Tra gli antipasti proposti assaggiamo una seppia scottata su bietoline con salsiccia, peperoni arrostiti e spugna di peperoni un piatto di grande gusto ed equilibrio oltre che di ineguagliabile bellezza. Non è da meno il filetto di pesce castagna su crema di patata viola con sfoglia di quinoa, miele d’acacia e germogli. 
Nei primi si serve pasta di Gragnano del rinomato Pastificio Gentile:  le linguine ci vengono proposte in un inconsueto accostamento con asparagi, gamberi e bottarga, un insieme che si completa egregiamente con una nuvola bianca di caciotta. Gli spaghettoni ci lasciano senza parole con il loro condimento equilibrato e suadente di vongole, crema di melanzane affumicate e n’duja di Spilinga.

 Tutti i piatti presentati denotano uno studio ed un’attenzione quasi maniacale nel realizzare accostamenti che suscitano stupore ed ammirazione e che solo all’occhio profano possono apparire azzardati. 
L’ombrina ci viene presentata con salsa alla pizzaiola, patate affumicate, carciofo e insalata di fave. Il baccalà è servito con crema di cipollotti, cime di rapa e peperone crusco con polvere di olive. Due piatti davvero piacevoli, di pura esaltazione del territorio.

Tra i tanti ed originali dolci proposti assaggiamo un’aerea mousse di ricotta con cioccolato e agrumi su base di colomba, guarnita da un delizioso e femminile macaron al cioccolato. Non è assolutamente da meno la mousse al cioccolato con arachidi, crumble alle mandorle e gelato, un fresco piacere dal primo all’ultimo boccone.
Il palazzo che, con la sua cappella posta sullo scalone d’ingresso e le sue sontuose sale, è la location perfetta per matrimoni in grande stile, diventa il posto ideale per una sosta rilassante e piacevole come quella che vi ho appena narrato che si può completare e, perché no, ampliare, alloggiando in una delle graziose suite poste all’ultimo piano e ricavate dalle celle delle monache che ivi risiedevano.
Ristorante Le Clarisse
Palazzo delle Clarisse
Via Indipendenza, 27
87032 – Centro Storico Amantea (CS)
Tel. 098242033

https://www.facebook.com/leclarisse.amantea
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