2015-08-27


Per i Percorsi del Gusto di Diritto di Cronaca stavolta mi sono fermata per una pizza fuori dai soliti circuiti.
Ci sono quei posti dov'è la semplicità che regna sovrana, dove non ci sono insegne stratosferiche nè pubblicità diffusa ovunque, niente siti internet, pagine facebook con migliaia di seguaci ma solo la buona pubblicità del passaparola. Sono i posti dove torni volentieri quando hai voglia di una pizza a regola d'arte. Il Sombrero allo scalo di Corigliano Calabro è aperto da quindici anni ma fino a un po' di tempo fa ammetto di aver ignorato la sua esistenza per i motivi di cui sopra, finché non ho sentito più di una persona parlare bene di questo posto dove si fa una pizza speciale.
Le pizze di Francesco Sisca in effetti speciali lo sono davvero dato che lo stesso con inusitatata passione ha rivolto da qualche tempo l'attenzione alle farine cosiddette alternative. Al Sombrero potrete assaggiare oltre alla pizza senza glutine, la pizza integrale quella con farina di grano arso, la multicereali, la multifibre, la pizza con farina di canapa, di kamut e non è affatto detto che sia finita qui. Francesco Sisca quando il locale è chiuso, si stipa nella sua cucina e fa nuovi esperimenti, del resto non parliamo dell'ultimo arrivato ma di un professionista che tiene corsi di formazione per i pizzaioli. Se siete di quelli che temono il nuovo però state pur certi che la pizza tradizionale con farina di grano tenero e lievitata naturalmente al Sombrero la trovate ogni sera. Una selezione di birre Paulaner alla spina o in bottiglia accompgana degnamente le pizze.


Abbiamo assaggiato la pizza Angelica con farina multicereali e devo dire che raramente ho trovato accostamenti migliori, pancetta, pomodorini, porcini e fiori di zucca a dare freschezza al gusto sono le carte vincenti di questa premiata pizza. Anche la tradizionale stufata con crema di noci, crudo e provola affumicata è veramente appetitosa, del resto al Sombrero anche una fresa (fatta in casa con farina multicereali) condita con pomodoro fresco diventa una prelibatezza.
Sono sicura che farete un salto e passerete parola anche voi.
Pizzeria Il Sombrero
Via Enrico Berlinguer
87064 Corigliano Scalo (CS)
Tel. 339 2850724

2015-08-16

Chi è Isa e che cos'è l'harira? Sicuramente queste sono le domande che vi state ponendo adesso e io come al solito cerco di spiegarvi un po'.
Isa Chandra Moskowitz è la cuoca vegan più famosa d'America e per me che vegan non sono è la cuoca vegan più interessante. Isa è sorridente e non scheletrica (anzi mi sembra proprio morbida) e le sue ricette sono colorate divertenti e molto appetitose ecco perché non ho saputo resistere al richiamo del suo ultimo libro Fai come Isa pubblicato da Sonda editore dalla cui copertina Isa sorride con il suo volto sereno e rassicurante. Un tripudio di colori e golosità mi ha accolto poi sfogliando il volume riccamente illustrato con le foto di Vanessa Rees ed ho avuto conferma che mangiare vegan in fondo può essere anche gradevole.
200 ricette pensate per tutti coloro che si mettono ai fornelli tra un impegno e l'altro, per realizzare ogni giorno piatti sani in un batter d'occhio. Una cucina semplice e goduriosa quella di Isa al cui fascino neppure io sono riuscita a sottrarmi. La mia copia del libro ha diverse pagine con l'angolo piegato a ricordarmi le ricette che devo assolutamente provare e magari anche rielaborare come ho fatto stavolta con questa Harira, una zuppa marocchina la cui ricetta era già perfetta con melanzane, ceci, spaghetti e aromi come zafferano e paprica e che sicuramente farò nella versione di Isa ma che stavolta ho per necessità di dispensa limitata modificato ottenendo una ricetta diversa si ma sicuramente non meno buona. Sono al mare e qui la mia cucina è ancora più veloce del solito. Avevo ceci già cotti e melanzane fresche, pomodori, cipolle e orzo perlato che volevo tanto mangiare ma niente zafferano e paprica, niente coriandolo, zenzero e lenticchie. Ho realizzato (e poi replicato ancora) una zuppa che io chiamo comunque Harira ma a modo mio.
Ingredienti per 4 persone:
200 g di orzo perlato*
1 tazza di ceci cotti
2 melanzane lunghe piccole
1 cipolla bionda
1 spicchio d'aglio
4 pomodori maturi
brodo vegetale
peperoncino
olio extravergine d'oliva
basilico
sale e pepe
Affettare la cipolla (non troppo sottile) e schiacciare l'aglio, appassirli in un tegame con un filo d'olio, unire l'orzo e tostarlo un po', aggiungere le melanzane a cubetti e poi i pomodori dopo averli pelati e schiacciati e lasciar insaporire. Unire, peperoncino, sale e pepe e un mestolo di brodo, proseguire la cottura aggiungendo eventualmente altro brodo o acqua. Quando l'orzo è quasi cotto aggiungere i ceci e lasciar insaporire. Profumare con il basilico e coprire, scaldare a piacere prima di servire. Se non siete vegani una spolverata di parmigiano arricchirà ulteriormente il gusto della preparazione. Io ho preparato la zuppa al mattino lasciando l'orzo un po' pi consistente, l'ho scaldata al ritorno dalla spiaggia ed era davvero perfetta.
* nel mio caso orzo perlato Girolomoni

2015-08-07

Stavolta per i miei Percorsi del Gusto su Diritto di Cronaca mi sono fermata in un posto davvero innovativo.  Quando si varca la soglia del Goliardo l'unica cosa che si può pensare è: ecco cosa mancava da noi. Ad accoglierci quando siamo arrivati c'era la mente di tutto cioè il giovane e nondimeno competentissimo restaurant manager Carlo Acciardi (uno dei tre proprietari) uscito dall'ALMA dalle mani del maestro Gualtiero Marchesi e con alle spalle un'esperienza lavorativa a fianco di un altro grande Massimo Spigaroli.

In un ambiente curatissimo, fresco e moderno – curato dall'arch. Pierluigi Sammarro - ci accoglie la sensazione di assistere alla realizzazione di un sogno, quello che ha portato i tre giovani proprietari ad investire qui (soldi ed energie) facendo in modo che quel sogno divenisse realtà, che quel progetto e quel marchio di eccellenza che è e si propone di essere Goliardo abbia visto la luce e cresca sotto l'occhio attento di chi ha voluto che il punto di partenza fosse proprio in questo luogo. Giovane e competente anche tutto il personale ad indicare che qui di strada se ne vuole fare. Seppure il locale funziona in modo camaleontico per tutto il giorno, come bar e gelateria, per le colazioni, per le pause pranzo, gli aperitivi, le cene di gala e i dopo cena, non possiamo non prendere in considerazione che il fulcro di tutto il marchio è la carne, e i Turano (famiglia alla quale appartengono gli altri due soci) in quel di San Marco sono una garanzia in materia. La carne è la regina del Goliardo e la si può scegliere direttamente in sala dove le è stata riservata la vetrina centrale rivestita in sale rosa dell'Himalaya da cui direttamente la preleva la cucina per trasformarla in profumate fiorentine, tagliate, costate etc utilizzando un forno barbecue di ultimissima generazione. La cucina a vista del resto è ulteriore garanzia di come qui si lavora così come i salumi sempre ubicati in sala in una nicchia appositamente predisposta o i vini che una parete occupano.
Decidiamo di farci guidare dalle proposte dello chef per assaporare in pieno il valore e l'intento di quel che qui con cucina vogliono indicare e non ce ne pentiamo neppure per un istante.
Un prosecco rosato con un assaggio di fois gras caldo e freddo con cipolle di Tropea caramellate, emulsione di zucchina e polvere di arance bionde sono per noi il benvenuto, la focaccia calda il complemento ideale.
 Gli antipasti simbolo del locale rivaleggiano tra loro in bontà senza che nessuno dei due riesca - ahimè- a prevalere.

Mi riferisco alla tartare di manzo con maionese al timo limone, mirepois di melone retato, cipolla caramellata, germogli di menta e chips di patate e al girello di manzo (tipo carne salada) da loro preparato con uovo poché e tartufo, perfetto per chi il crudo non lo ama granché.
Il vino Antiche Vigne Savuto superiore accompagna egregiamente i ravioli alla polpa d'agnello con crema di zucchine e bottarga, delicatissimi nel gusto e nell'aspetto.
Assaggiamo anche gli eccellenti tagliolini al tartufo con battuta di manzo marinata al tè verde, prima di passare alla fiorentina di scottona italiana con sale alem di miniera che ci viene servita con un piccolo tortino di patate e broccoli a far da contorno.

E ti ritrovi a chiederti che cosa hai mangiato fino a quel giorno e che cosa ahimè tornerai a mangiare il giorno seguente desiderando al contempo di mangiare carne solo così e solo al Goliardo.
In realtà a questo punto saremmo sazi ma come non dare spazio alle creazioni curate ed elaborate della giovane pasticciera. Il classico tortino dal cuore fondente è servito con ottimo gelato al pistacchio e un edibile e curioso cucchiaio colmo di zabaione.
Totalmente in linea con il mio gusto la mousse di cioccolato bianco con sorpresa di pralina alla liquirizia servita su un fondo liquoroso di liquirizia. Anche il caffè ci stupisce perché, potendo scegliere, ad un espresso preferiamo assistere al raro spettacolo del servizio di un caffè preparato con la tradizionale napoletana.
Quando usciamo la sensazione avuta all'ingresso risulta rafforzata, siamo certi che il grande sogno di tre giovani calabresi abbia portato qui quel che mancava.
GOLIARDO Chef Meat & Bar
Via Alcide De Gasperi, 197 - Loc. Scalo
87018 San Marco Argentano (CS)
Telefono +39 0984 1934097 Fax +39 0984 518361

2015-08-03

Come vi annunciavo nel post precedente ho avuto l'onore di poter partecipare alla splendida due giorni organizzata nel Parco del Pollino. Due giorni di festa, in cui ho ritrovato sapori e volti noti, riscoperto luoghi, conosciuto nuove e belle persone e imparato a sentir mia ed amare la montagna del Pollino, davvero quello che non pensi di trovare ad un'ora di viaggio da casa. Abbiamo iniziato venerdì pomeriggio con un workshop che ha visto coinvolte diverse autorità a celebrare i progressi fatti nel Parco del Pollino e la voglia di lavorare ancora insieme per il territorio.

Nel corso dei lavori è stata annunciata l'attesa ed auspicata riassegnazione del presidio Slow Food alla Lenticchia di Mormanno che abbiamo poi degustato in un clima amichevole all' Osteria del Vicolo insieme al vino rosso. Ci siamo poi diretti in comitiva allo Snack Bar per assaggiare il tradizionale bocconotto alla ciliegia con il gelato al Moscato di Saracena realizzato per l'occasione dalla gelateria Di Vasto di Castrovillari.
Ci aspettava poi l'orchestra di fiati a Campotenese che ci ha piacevolmente intrattenuto prima di dirigerci verso Morano alla Locanda del Parco dove si è svolta la cena di gala preparata per l'occasione con i prodotti del territorio dal pluripremiato chef calabrese Luigi Ferraro in abbinamento ai vini della Masseria Falvo.
 La lista di quanto abbiamo mangiato è lunga, vi lascio qualche immagine simbolo dei piatti che più ho apprezzato: delle lenticchie aromatizzate al limone e mentuccia con una croccante polpettina di coniglio e delle mezze maniche con il capretto di Civita, la cipolla bianca di Castrovillari e il tartufo del Pollino.
Particolarissimo il dolce dal suggestivo nome Dolce Pollino...tra bosco e sottobosco.
Dopo pochissime ore di riposo in uno dei graziosi ed accoglienti B&B che fanno parte della rete di ospitalità diffusa MADE in Pollino (Mormanno Accoglienza Diffusa Esperienziale) ci siamo diretti al Caseificio Dolci Pascoli di Morano Calabro ad ascoltare la storia di successo (non senza difficoltà) dei fratelli Barletta e ad assaggiare i loro deliziosi formaggi prodotti con il latte delle loro pecore e delle loro capre, difficile davvero da dimenticare per me il Gruttazzo.
Ci siamo poi diretti verso Carchiara per un'altra bella storia, quella del rinomato Pane di Carchiara presso il panificio Mauro nel centro del paese, con degustazione di pane e pizze e successiva visita al museo del pane  del comune.
Peccato non vi sia stato tempo per una visita al Santuario di Santa Maria delle Armi, siamo stati comunque ricompensati dal pranzo "frugale" dei contadini allestito per noi in uno dei saloni del magnifico Palazzo Pignatelli a Piana di Cerchiara, di proprietà della famiglia Carlomagno.
Del pranzo vi dico solo che era la prova che il concetto di frugalità in Calabria assume un significato sconosciuto altrove...un tripudio di prodotti della terra preparati alla maniera antica  dei contadini dai ristoratori di Fontana Vecchia (Cerchiara di Calabria) e Da Lucrezia (Trebisacce) e salumi del locale salumificio Cavalieri. In abbinamento la birra Jumara dell'apprezzato birrificio calabrese 'A Magara.
Stanchi ma felici abbiamo atteso il grande evento del pomeriggio: tra i monti di Campotenese è stato inaugurato alla presenza dei più alti esponenti locali, e non senza qualche contestazione di rito, il centro di accoglienza rurale "La principessa".
Dopo il buffet offerto ai partecipanti abbiamo degnamente festeggiato l'evento in ambiente rilassato e festoso con la speciale pizza di Filomena (Castrovillari) classificatasi prima nella categoria Pizza in Teglia al 15° Campionato Italiano Assoluto di Pizza 2015 
e alcuni semplici quanto gustosi piatti preparati per noi da Gennaro di Pace dell'ensamble di giovani chef calabresi Cooking Soon: orecchiette con crema di melanzana rossa di Rotonda e pecorino e polpette al sugo arricchite da un originale tocco di lavanda del locale Parco della Lavanda e qualche calice di vini DOP Terre di Cosenza Pollino offerti da diverse cantine di Castrovillari e Saracena.
Che dire di altro se non che questa è la Calabria da amare.

2015-07-30

Sabato 1 agosto a CAMPOTENESE, alla presenza del presidente della Regione Calabria, on. Mario Olivero, del Vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, del presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, del sindaco di Morano Calabro, Nicolò De Bartolo nel cuore del Piano di Campotenese sarà inaugurato il Centro di Turismo Rurale. Si chiamerà “La principessa” la struttura realizzata con i fondi del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Calabria che si propone quale centro di accoglienza e ospitalità per quanti amano il turismo naturalistico oltre a rappresentare una vetrina permanente di tutte le produzioni di qualità della  locale filiera agro-alimentare.
L’apertura ufficiale de "la principessa", centro ecosostenibile progettato dall’architetto Mario Cucinella, sarà celebrata con le bontà territoriali trasformate in piatti gourmet dalla rete di giovani chef calabresi Cooking Soon. Saranno loro che in modo originale incontreranno i prodotti ed i produttori del Pollino per regalare un menù  unico con cibi fortemente legati al territorio, sintesi delle culture e delle colture della Montagna del Sud, area di grande fascino.
Sarà questo l'evento finale di una due giorni organizzata dall'Ente Parco insieme al Gal Pollino Sviluppo diretto da Francesco Arcidiacono che si preannuncia molto interessante per quanto riguarda la conoscenza del territorio
 
L'evento vedrà presenti nel territorio calabrese diversi giornalisti di stampa enogastronomica nazionale che discuteranno di colture e culture rinomate, vivendo momenti esperienziali con chi i prodotti della natura è capace di valorizzarli. Il campo base dell'accoglienza sarà Mormanno dove gli operatori turistici cittadini e la rete MADE in Pollino (Mormanno Accoglienza Diffusa Esperienziale) godranno della rete di ospitalità diffusa tra le case del borgo montano. Si inizia venerdì 31 dal Teatro Comunale di Mormanno con il ritorno della Lenticchia di Mormanno e il focus su ospitalità e paesaggi, colture e culture, che si aprirà con l'intervento del Gal ed altri testimonial, prima di godere della bontà del bocconotto, della lenticchia e della musica dell'Orchestra di Fiati di Morano e la cena dello Chef cassanese, Luigi Ferraro, presso la Locanda del Parco. 
Il giorno dopo sarà il Sindaco di Cerchiara, Antonio Carlomagno, ad accogliere insieme alla fondazione di Santa Maria delle Armi, presieduta da Luca Franzese, e del rettore del luogo sacro, don Maurizio Bloise, la comitiva di ospiti che nella mattinata conosceranno l'arte casearia di Giuseppe Barletta dei Dolci Pascoli a Morano Calabro, prima di arrivare nello splendido scenario di Palazzo Pignatelli, della famiglia Carlomagno, che farà da casa ospitale per il pranzo frugale dei contadini, prima di terminare il viaggio nel Pollino presso il Centro di Turismo Rurale del Parco dove, come già detto, sarà la volta dell'ensamble Cooking Soon.
Sarò presente all'evento per cui vi aggiornerò spero sulla mia pagina FB.
Canovaccio Busatti
Anticipo l'appuntamento d'agosto con la mia nuova rubrica Progetto Piemonte Calabria in collaborazione con Shop Piemonte dal momento che poi in vacanza non so cosa riesco o abbia voglia di fare.
Come sa chi mi legge mi lascio molto suggestionare dai libri, mi piace scovarne su determinati argomenti, confrontarli per trarne arricchimento. Ho fatto anche stavolta così in materia di pane. Mettetevi comodi che si tratta di un post molto lungo.
Il mio percorso è iniziato circa un annetto fa con un libro che mi ha attratto in primis per il titolo che portava Il senso di Davide per la Farina, parliamo di Davide Longoni, panificatore per passione. Si tratta di una pubblicazione Ponte alle Grazie in cui l'autore racconta la storia della sua passione per il pane, alimento simbolico, concentrato di storia, prodotto di eccellenza ma anche mistero, magia, sorpresa che si rinnova a ogni impasto. Leggiamo all'inizio "Per scrivere questo libro mi sono dovuto voltare indietro per capire come sono arrivato fin qui. E mi sono dovuto anche proiettare in avanti, per sentire come diventerò. Sono sicuro, con questo lavoro non sarò mai ricco, tra qualche anno avrò la schiena curva come mio padre, le mani saranno deformate dall’artrite, avrò pochi buoni amici. Ma almeno avrò fatto qualcosa di cui posso essere fiero." e poi alla fine "Ecco il succo dei dieci anni che ho passato facendo il pane, ecco la speranza e il coraggio del mio futuro. Voglio continuare a impastare idee e farina, scoperte ed eredità. Voglio regalare la mia pasta madre a chi incontrerò per strada, perché il mio lievito cresca in mille pani diversi. Voglio continuare a insegnare, a imparare dai giovani artigiani che formerò. Magari sotto gli ulivi". Attraverso le ricette e le indicazioni di Davide possiamo anche noi veder lievitare e prendere forma la stessa passione nel pane più buono, fragrante e profumato che ci sia.
Come sapete si può viaggiare  e conoscere un territorio in tanti modi diversi, scopriamo che lo si può fare attraverso i pani grazie a Rita Monastero che nel suo I Pani Dimenticati edito da Gribaudo ci porta a scoprire i sapori di una volta lungo tutta la penisola Italiana. Sicuramente conoscerete l'autrice per le sue partecipazioni a Geo&Geo, io ebbi modo di parlarvi di un altro suo lavoro sull'Arte bianca un po' di tempo fa. Questo è un libro che va oltre le ricette e ci immerge nelle tradizioni e nei luoghi a cui quelle tradizioni appartengono, del resto in Italia non c'è un comune dove non vi sia un forno o anche solo una casa che produca ancora qualche eccellente prodotto di tradizione. Certo le ricette non mancano, sono cento quelle del libro che raccontano altrettanti pani dimenticati, tutte sapientemente fotografate in modo da renderle irresistibili.
E' il frutto di vent'anni di studi il lavoro di Predrag Matvejevic pubblicato da Garzanti Elefanti sotto il nome di Pane Nostro. Uno studio completo e articolato sulla storia del pane e dell'umanità tutta. Una grande storia ricca di sapienza e poesia. Come avverte Enzo Bianchi nella prefazione: "Ciascuno troverà in queste pagine pane per la sua fame: sia essa anelito di fede o attesa di giustizia, sia stupore per il seme che cresce misteriosamente oppure curiosità di ripercorrere le infinite «vie» nel tempo e nello spazio di questo cibo che nasce dalla stanzialità del contadino, sia ancora desiderio di conoscere la feconda fantasia dell'uomo che ha saputo dare forme e consistenze sempre diverse a quell'unico alimento così da renderlo appetibile e accessibile nelle situazioni più disparate". Dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero impariamo a conoscere il pane anche attraverso i riti e le manifestazioni d'arte che da sempre lo vedono protagonista.
Pane quotidiano di Marco Rotini per Stampa Alternativa affronta anch'esso l'argomento pane fornendocene una visione storica meticolosa che parte dalle origini dal “pane dei faraoni” per arrivare alle ricette dei nostri bisnonni e all’avvento della panificazione industriale, soffermandosi sull'archeologia dei macchinari utilizzati nella panificazione.
Ci illustra poi come fare del buon pane a casa propria, partendo dalla scelta delle farine e dalla preparazione del lievito madre "Se vogliamo dare al pane il ruolo di alimento sostanziale dell'uomo, questo dev'essere integrale: non può essere fatto con farine "morte" (come le comuni farine bianche), ma con farine "vive" come le farine integrali o leggermente abburattate e macinate di fresco. La lievitazione deve esser fatta con pasta acida naturale, cioè deve avvenire per mezzo dei fermenti presenti naturalmente nella farina." . Una guida e un “antiricettario” per riscoprire il vero pane di una volta, conoscerlo e farselo da soli, anche senza glutine!

Un pane che qui da noi si trova in alcune panetterie è quello con la sardina o rosamarina che dir si voglia. Sto parlando di un tipico prodotto calabrese conosciuto simpaticamente anche come caviale del sud, che consiste in novellame di pesce azzurro condito con sale e peperoncino e poi stagionato, è una conserva spalmabile che qui arricchisce bruschette e insalate e che impiegata nella preparazione del pane lo rende uno straordinario spuntino. 
Ma cos'avrà di piemontese questo pane? La farina del Mulino Marino scelta nella varietà sette effe di grano tenero, grano duro, segale, farro, mais, riso e grano saraceno tutti da agricoltura biologica seguendo alti criteri di qualità e proveniente dallo Shop Piemonte. Con questo pane ho voluto abbinare un'altra eccellenza del mio territorio la birra Denis del Birrificio artigianale Gianfranco Blandino.
Pane alla rosamarina
500 g di farina sette effe (di grani misti)
30 g polvere di lievito madre
200 g acqua
50 g latte
50 g olio
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale

2 cucchiaiate di rosamarina
Miscelare la farina con il sale, aggiungere la polvere di lievito e poi i liquidi e l'olio. Mettere a lievitare in un posto caldo e al riparo da correnti, per circa due ore. Stendere l'impasto in un rettangolo, spalmarlo di rosamarina (se troppo piccante metterne dimeno). Avvolgere l'impasto su se stesso formando un rotolo e ritagliarlo in sezioni di 5-6 cm, affiancare i rotolini in una teglia, lasciando un po' di spazio tra uno e l'altro. Lasciare lievitare fino al raddoppio e poi infornare a 200°, per mezz'ora circa, quando il pane avrà preso colore provare la cottura con lo stecchino. Sbocconcellare il pane tiepido con un bicchiere di birra fredda.

2015-07-27

Resto impressionata da quanto io riesca a trovarmi in sintonia con alcune persone e questo mi accade ancor più quando io queste persone non le conosco o meglio non le conosco di persona (che giro di parole!). 
Ho conosciuto Laura , Laura Tosi, attraverso il suo Bollita e Ribollita Il mio amore per la cucina, gli affetti e tutto il resto edito da Iacobelli e mi sono lasciata stregare dalle sue parole e dal racconto della sua vita. Io e Laura (si firma così senza il cognome) a prima vista abbiamo poco in comune eppure so che nonostante la differenza d'età saremmo state ottime amiche. "Serena nei giudizi ed essenziale nella scrittura, Laura è capace di far accostare al suo mondo il lettore, accompagnandolo con discrezione, suscitando in lui una lieve, delicata empatia". Leggevo di lei e delle persone che ha incrociato e amato durante la sua vita e arrivata alla fine di questo straordinario libro sentivo quasi come se mancasse il capitolo mio e la relativa ricetta. "E' buffo come alcune ricette restino appiccicate alle persone. Per anni io sono stata Laura e il cuscus, mia sorella quella delle insalate, fantasiose, elaborate, estetiche. Mamma non si dissocerà mai dalla pizza con la scarola. Eliana al riso con l'anatra, Simone al gateau di patate e Orsola al pane fatto in casa...".
Nel libro a parte le frappe nessuna ricetta di dolci, Laura mi sembra così concreta e più orientata verso il salato ma ho pensato che se ci fosse stato un capitolo dedicato a me avrei voluto che Laura mi ricordasse per un tiramisù. 
Il Tiramisù è un dolce che adoro preparare in ogni versione (tradizionale, in coppa, torta, gelato) e gustare in ogni momento (mi trattengo solo per le calorie). Mi piace quel contrasto tra l'aroma del caffè dai toni amari e la dolcezza avvolgente della crema di mascarpone. In estate lo adoro in versione gelato  e così ve lo voglio presentare oggi, fresco e profumatissimo con lo speciale caffè preparato con le Cialde caffè Cialdamia. L'azienda commercializza i brand più conosciuti come Lavazza e Nescafè ed è facile capire che se il tiramisù è buono con il caffè della moka con quello preparato con la macchina espresso, utilizzando cialde o capsule, assume gusto e profumo più intenso risultando irresistibile.
Il Tiramisù gelato è una ricetta di una semplicità disarmante dal momento che potete partire dal gelato pronto, anche da quello industriale di qualità se lo lavorate un po' con la spatola prima dell'utilizzo, ma credetemi tutti penseranno che lo avete acquistato già pronto così.
Ingredienti:
600 g c.a di gelato alla crema e al caffè 
6 savoiardi
3 tazzine di caffè espresso
1 tazzina di marsala
cacao amaro 
Prendere sei stampini a semisfera (ottimi quelli in silicone), in mancanza andranno bene anche delle coppette e rivestirli con pellicola alimentare lasciandola debordare,  versare negli stampi uno strato di gelato alla crema e uno di gelato al caffè, premendo bene con una spatola in modo da non lasciare vuoti d'aria. Mescolare il caffè con il marsala e bagnarvi i savoiardi, chiudere ogni coppetta con un savoiardo diviso a metà e ripiegarvi sopra la pellicola, chiudendo bene. porre i gelati in freezer a rassodare e al momento di servire, levare la pellicola, capovolgere nel piatto e spolverizzare di abbondante cacao amaro.
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