2016-04-26


Anche io ho approfittato di questo week-end lungo per ritagliarmi uno spazio fuori con la mia famiglia e dei carissimi amici. Ho avuto la fortuna di apprezzare meravigliosi luoghi della splendida Puglia come l'imponente e un po' sinistro Castel del Monte e Trani con le sue bellezze mozzafiato, ho avuto la gioia di prendere parte a Federicus, uno dei più attesi eventi che si ripetono annualmente con sempre maggiore successo in quel di Altamura e di ripercorrere idealmente la vita del grande imperatore Federico II di Svevia. 
Ho avuto il piacere di alloggiare in un luogo meraviglioso come l'Agriturismo Murà gestito da persone ospitali e molto gradevoli che hanno reso ulteriormente piacevole la nostra permanenza. 
Al ritorno però c'è sempre quella voglia di casalinghitudine che mi prende e ad apprezzare quel che ho nella mia quotidianità fatta di lavoro, appuntamenti ad incastro, casa, bambini, impegni a volte rinviati e sogni sempre in sospeso con quella consapevolezza in più di aver regalato alla mia vita nuove esperienze e ricordi che si sommano a quelli in precedenza acquisiti facendo di me quel che sono. 
Casalinghitudine è una parola molto diffusa nella  lingua italiana, la troviamo in ogni dizionario con il significato di condizione della casalinga ma ovviamente può assumere e di fatto assume sfumature diverse. Nel mio caso intendevo dare alla parola il significato che ricorda o evoca il piacere di vivere nelle mura domestiche e non certamente della condizione di chi sente i lavori domestici come limitazione alle proprie aspirazioni. Quel che è certo che Clara Sereni che coniò questa parola nel 1987 dandola come titolo a un suo libro di grande successo non intendeva certo dare al termine una connotazione negativa. 
Comunque la s'intenda la parola è fortemente diffusa così come la fama del libro che le ha dato i natali e che ha il merito di aver portato le ricette a pieno titolo nella letteratura italiana, divenendo esso stesso un classico.
Un romanzo fatto di ricordi, di ricette, di riflessioni, scandito dal trascorrere dei decenni. A distanza di quasi trent'anni dalla sua prima edizione, ritroviamo Casalinghitudine in libreria riedito da Giunti con una prefazione in cui l'autrice ne ripercorre la gestazione e la nascita e, con immutato interesse, ci sorprendiamo a rileggerlo quale ritratto unico e originalissimo del nostro Paese, che Clara Sereni ha potuto tratteggiare raccontando di sé e della sua generazione attraverso il cibo. 
Il vero successo del libro dicono stia in questo perché in effetti in esso il cibo diventa un vero e proprio linguaggio extra-verbale, capace di creare legami e di esprimere sia affetti, sia disamori. Secondo me il vero successo è invece nella possibilità che ha ogni donna di riconoscere sé stessa o comunque una parte della propria vita in un ricordo o in una ricetta dell'autrice.
Ora vi lascio...la ricetta nel prossimo post e nel cuore una nuova tappa (stavolta a due passi da casa) da aggiungere al mio percorso. 
Leggete la pagina eventi e se vi va partecipate anche voi  sabato 30 aprile ‪#‎invadisanlorenzobellizzi‬


2016-04-22

Pechino, Tokyo o Berlino? Stavolta non so davvero dove andare prima con EDT Editore e la collana Allacarta, una delle più originali trovate letterarie degli ultimi anni.
Ognuno dei libri è un resoconto dettagliato di un lungo viaggio in un paese del mondo per riportarne e trasmetterne usi e costumi e soprattutto abitudini alimentari. La cosa particolare è che si tratta di scrittori di talento trasformatisi per l'occasione in viaggiatori d'eccezione.
Vi avevo già parlato di due libri di questa collana portandovi idealmente a spasso per New York e Roma, oggi vi parlo di altre tre pubblicazioni appartenenti alla stessa collana.
Se pensate che non vi sia Paese più imperscrutabile della Cina ne avrete conferma in My Little China Girl di Giuseppe Culicchia. Il libro lo possiamo definire un tentativo di avvicinamento a questa entità culinaria misteriosa. Pechino infatti è una città che non si svela, avvolta nella nebbia anche quando c'è il sole e pur seguendo l'autore in questo stano viaggio sulle orme di Marco Polo, conosciamo molto anche della città proibita ma non tutto perché quell'alone di mistero resta sempre lì ad avvolgerla anche per chi riesce a pranzare al "listolante del Paltito Comunista Cinese".
Itadakimasu - Umilmente  ricevo in dono è il racconto che di Tokyo ci fa Fabio Geda. Una ragazza gentile ed evanescente, un anziano dal sorriso da rana e il signor Otsuka,  un gatto sono i personaggi di cui l'autore si serve per portarci a conoscere Tokyo e il suo rapporto con il cibo che in Giappone ha a che fare con lo spirito, con la bellezza e con un gusto misterioso: l'umami. "Tokyo è una di quelle città in cui trovi la cucina di tutto il mondo fatta meglio che nei paesi d'origine".
Berlino non è una città. E' un pianeta. Il più distante dalla Galassia, il più remoto. Ecco come descrive Berlino Andrea Bajani in E' bellissimo il vostro pianeta. Questo dopo averla osservata per dodici mesi e fatto file impressionanti tra turisti di ogni dove per degustare i classici "cilindri di carne marrone" di cui noi terrestri scopriamo di essere più ghiotti degli indigeni. Un pianeta bellissimo, la soluzione ad ogni problema ecco cos'è Berlino e la voglia di partire diventa irresistibile.
E quando si va in giro per il mondo non si può che sgranocchiare qualcosa nel viaggio, io vi propongo dei biscottini salati ed energetici per recuperare la carica quando ci sentiamo troppo stanchi e portare un po' di casa nostra in viaggio con noi.
Cantucci salati allo stracchino e arachidi
Ingredienti: 
210 g di farina
90 g di stracchino, 50 g di arachidi salate
6 cl di latte
1 uovo
40 g di olio d’oliva
1 cucchiaino di lievito per dolci non zuccherato
1 punta di peperoncino in polvere
1 pizzico di sale
pepe nero 
Scaldare il latte. Setacciare la farina insieme al lievito, aggiungere l’uovo, l’olio, il latte, lo stracchino, poi il sale, il pepe e le arachidi. Mescolare tutto velocemente, formare una palla e dividerla in due filoncini alti 2 cm e larghi 5. Deporre i filoni su una teglia da forno rivestita con carta da forno, mettere in frigo per 15 minuti poi cuocere in forno a 170° C, per circa mezz’ora. Lasciare raffreddare poi tagliare i biscotti in diagonale, spessore 1 cm, con un coltello seghettato. Disporre di nuovo i biscotti sulla teglia da forno, e cuocere per 10 minuti, in modo da farli diventare dorati. Lasciare raffreddare su una griglia prima di servire.

2016-04-18

Ogni volta che a casa preparo un pane particolare non posso che pensare a Sara Papa, lei vera esperta d'impasti lievitati trasmette anche a chi la segue la sua passione per i lieviti e davvero di fantasia ne ha da vendere. Nel suo ultimo lavoro tuttavia non si parla solo di pane e così scopriamo che Sara Papa è una vera maestra di cucina e non solo una eccellente panificatrice. In cucina con Sara Papa edito da Gribaudo è davvero un piccolo corso di cucina da affrontare tra le proprie mura. Non dico che diventerete tutti chef in un mese però seguendo tutto il volume anche chi non è molto bravo in cucina riuscirà nel giro di quattro settimane a mettere in tavola eccellenti manicaretti. Dall'antipasto al dolce ogni portata viene affrontata nel volume, ovviamente non mancano pani e paste fresche ed il tutto è corredato da immagini esplicative come tanto ci piace. In tutto 60 ricette suddivise per grado di difficoltà e descritte in modo semplice e chiaro. Trucchi, suggerimenti e consigli per non sbagliare e cimentarsi anche con ricette non consuete come il formaggio primo sale. 
Ora la ricetta che vi propongo è un pane farcito una di quelle classiche preparazioni da pic-nic primaverile. Non è una ricetta del libro ma vi dicevo in apertura che quando preparo il pane penso a Sara Papa tanto più che nella ricetta ho utilizzato le olive schiacciate calabresi, il caciocavallo silano e un pesto di pomodori secchi  che seppure in tal caso proviene dalla Liguria da Sommariva Tradizione Agricola, non è una preparazione inconsueta neppure qui da noi.
Treccia di pane con crema di pomodori secchi olive e caciocavallo
Ingredienti:
500 g di farina 0
30 g polvere di lievito madre
200 g acqua
50 g latte
50 g olio
1 cucchiaino di zucchero
200 g di caciocavallo silano
1 cucchiaino di sale 
2 cucchiai di olive schiacciate
1 vasetto di crema di pomodori secchi
origano
Miscelare la farina con il sale, aggiungere la polvere di lievito e poi i liquidi e l'olio. Mettere a lievitare in un posto caldo e al riparo da correnti, per circa due ore. Stendere l'impasto in un rettangolo, spalmarlo di crema di pomodori, cospargere di origano, spezzettarvi sopra le olive e il caciocavallo. Avvolgere l'impasto su se stesso formando un rotolo e ritagliarlo in sezioni di 2 cm, disporre i rotolini in teglia sovrapponendoli leggermente. Lasciare lievitare fino al raddoppio e poi infornare a 200°, per mezz'ora circa, quando il pane avrà preso colore provare la cottura con lo stecchino.

2016-04-14


Per Diritto di Cronaca stavolta mi sono fermata a Le Clarisse.
Nel centro storico di Amantea in una posizione in cui si domina la costa tirrenica si erge il Palazzo delle Clarisse. Costruito nel 1620, è stato per due secoli il Convento delle Clarisse del comprensorio di Amantea. Il Convento fu acquistato nel 1812 dal Marchese De Luca di Lizzano che lo trasformò in palazzo nobiliare. 
Dopo un periodo di abbandono  nel 1988, con grande intuizione dell'attuale proprietario Prof. Fausto Perri, il palazzo venne restaurato ed ospita ora un hotel ed un ristorante di qualità. La location come potete immaginare è tra le più ambite, così suggestiva ed affascinante sotto ogni profilo ma è solo la cornice di quello che mi appresto a definire un quadro di grande valore ovvero la cucina di Andrea Zazzaro che è qui da meno di un anno ma ha già dato prova della grande personalità che anima la sua giovane e pur esperta mano tra i fornelli.

All’arrivo veniamo accolti con professionalità ed estrema gentilezza, il tempo qui pare si sia fermato, l’ambiente è fresco e rilassato e la musica in sottofondo contribuisce a renderlo tale, basta poi gettare lo sguardo oltre le vetrate dei balconi per lasciare gli occhi (e il cuore) sul mare che sta di fronte, le opere d’arte alle pareti (falsi d’autore di grande pregio e valore) fanno il resto.  
Non si può che accomodarsi ad uno dei tavoli apparecchiati a dovere già ben disposti verso quello che verrà. Si capisce subito quando quello che verrà ha qualcosa di particolare, i dettagli fanno la differenza e sono dettagli i piatti con lo stemma nobiliare, il cameriere in divisa e il cestino con ben quattro tipi diversi di pane appena sfornato. Tra gli antipasti proposti assaggiamo una seppia scottata su bietoline con salsiccia, peperoni arrostiti e spugna di peperoni un piatto di grande gusto ed equilibrio oltre che di ineguagliabile bellezza. Non è da meno il filetto di pesce castagna su crema di patata viola con sfoglia di quinoa, miele d’acacia e germogli. 
Nei primi si serve pasta di Gragnano del rinomato Pastificio Gentile:  le linguine ci vengono proposte in un inconsueto accostamento con asparagi, gamberi e bottarga, un insieme che si completa egregiamente con una nuvola bianca di caciotta. Gli spaghettoni ci lasciano senza parole con il loro condimento equilibrato e suadente di vongole, crema di melanzane affumicate e n’duja di Spilinga.

 Tutti i piatti presentati denotano uno studio ed un’attenzione quasi maniacale nel realizzare accostamenti che suscitano stupore ed ammirazione e che solo all’occhio profano possono apparire azzardati. 
L’ombrina ci viene presentata con salsa alla pizzaiola, patate affumicate, carciofo e insalata di fave. Il baccalà è servito con crema di cipollotti, cime di rapa e peperone crusco con polvere di olive. Due piatti davvero piacevoli, di pura esaltazione del territorio.

Tra i tanti ed originali dolci proposti assaggiamo un’aerea mousse di ricotta con cioccolato e agrumi su base di colomba, guarnita da un delizioso e femminile macaron al cioccolato. Non è assolutamente da meno la mousse al cioccolato con arachidi, crumble alle mandorle e gelato, un fresco piacere dal primo all’ultimo boccone.
Il palazzo che, con la sua cappella posta sullo scalone d’ingresso e le sue sontuose sale, è la location perfetta per matrimoni in grande stile, diventa il posto ideale per una sosta rilassante e piacevole come quella che vi ho appena narrato che si può completare e, perché no, ampliare, alloggiando in una delle graziose suite poste all’ultimo piano e ricavate dalle celle delle monache che ivi risiedevano.
Ristorante Le Clarisse
Palazzo delle Clarisse
Via Indipendenza, 27
87032 – Centro Storico Amantea (CS)
Tel. 098242033

https://www.facebook.com/leclarisse.amantea

2016-04-12

Piatto Ceramiche De Simone, canovaccio Busatti
Il lavoro in questo periodo mi sta lasciando così poco tempo che arrivo a sera stremata ed anche se mi dispiace ammetterlo anche con me stessa non trovo neppure la forza di aprire questo mio amato spazio virtuale per arricchirlo con le mie ultime esperienze gustative.
In testa mi frulla sempre qualcosa e questo è un segnale positivo però, sempre con più difficoltà riesco a trasformare il pensiero in azione.
Tuttavia se pure il tempo è poco difficilmente a casa mia ci si siede davanti a un piatto di bistecca ed insalata buttata lì alla bell'e meglio. Ci sono cose che purtroppo, o per fortuna, sono innate e anche nella cucina quotidiana mi piace dare un po' di estro.
L'insalata che vi presento oggi nasce dal desiderio di dare un accostamento fresco alle lenticchie beluga Schioppi, le lenticchie nere così chiamate per la loro somiglianza nell'aspetto con il caviale.
 Un piatto fresco visivamente oltre che nel gusto, perfetto per la stagione cui andiamo incontro e senza alcuna difficoltà di realizzazione. In abbinamento ho scelto uno Chardonnay Petrucco Vini
Lenticchie beluga con insalata di pesce aromatica
Ingredienti per 4 persone:
200 g di lenticchie beluga secche
600 g di gamberetti freschi
600 g di calamari freschi
1 spicchio d'aglio
1 limone non trattato
4 pomodori
1 mazzetto di timo
vino bianco
olio extravergine d'oliva
sale
Lessare le lenticchie fino a farle diventare tenere ma non disfatte, salare e dopo averle scolate condirle con olio e il succo di mezzo limone.
Sgusciare i gamberetti, pulire i calamari e tagliarli a rondelle, condire con il succo di limone restante, una spruzzata di vino, del timo, mezzo spicchio d'aglio, olio e sale. Cuocere al microonde in un tegame coperto per pochi minuti (4-5) verificare la cottura mescolare e infornare ancora per qualche minuto, sono pronti quando cambiano colore e consistenza. Con questo tipo di cottura il pesce rimane tenerissimo. Intanto pelare i pomodori e tagliarli a filetti, condire con olio, sale, timo, aglio e la scorza del limone. Disporre le lenticchie a cerchio nel piatto, aggiungere al centro il pesce scolato dal liquido di cottura e completare con i filetti di pomodoro e un filo d'olio.


2016-04-07

Piatto ISI Milano

E tu di che crostata sei? Rustica con la marmellata, elegante con crema, suadente al cioccolato, fresca con la frutta? Qualunque sia la tua preferita o se ancora non l'hai trovata ma sai di volerla buona ed elegante sono certa che la troverai in Progetto Crostate il libro di Federico Prodon pubblicato da Gribaudo. Che tu sia un appassionato di pasticceria o un semplice goloso tra le pagine di questo libro troverai le risposte ai tuoi perché in fatto in crostate e saprai di certo alla fine del libro come realizzare ciò che ti frolla in mente.
Il libro è di alta pasticceria seppure l'autore provenga da altro settore essendosi avvicinato al settore per pura passione. Chi segue Bake Off Italia sa di chi sto parlando (si è classificato terzo nella seconda edizione) e i talenti alla fine che vincano o no a galla vengono sempre. 
Le crostate del libro sono davvero eseguite a regola d'arte e i risultati sono spettacolari ma non sono impossibili da realizzare basta che non manchino due ingredienti fondamentali la voglia di cimentarsi e l'amore per quel che si fa. Io sono un pochettino sbrigativa ma vi propongo comunque la mia crostata preferita (dopo la classica con confettura di albicocche possibilmente), quella alla crema con mele caramellate e frutti di bosco, profumata di vaniglia e succulenta al punto giusto.
Crostata alla crema con frutti di bosco e mele caramellate
INGREDIENTI
Per la frolla:
270 g di farina 00
110 g di zucchero semolato fine
135 g di burro
1 uovo e 1 tuorlo
la scorza di un limone
Per la crema:
2 tuorli
150 g di zucchero semolato
75 g di farina 00
1/2 litro di latte
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
infine per il completamento di una crostata da 20 cm di diametro occorreranno:
1 mela pink Lady 
2 cucchiai di zucchero di canna
150 g di frutti di bosco (anche congelati)
zucchero a velo
Amalgamare il burro freddo con la farina, unire lo zucchero,la scorza di limone e poi l'uovo e il tuorlo. Avvolgere l’impasto in pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Poi stenderlo a uno spessore di 7-8 mm e rivestire con esso il fondo e i bordi di una teglia da crostata (20-22 cm di diametro), coprire con carta forno e cospargere di fagioli, ceci o perle da cottura. Infornare a 180° finché il fondo risulterà cotto, poi togliere la carta e proseguire la cottura finché anche la superficie e i bordi saranno dorati.
mescolare i tuorli con lo zucchero e la farina unendo pochissimo latte, aggiungere il resto del latte bollente mescolando per sciogliere eventuali grumi, portare sul fuoco e addensare mescolando. 
In un padellino sciogliere lo zucchero e saltarvi velocemente la mela pelata e tagliata a fettine sottili. 
Disporre sopra la frolla già cotta, la crema in strato abbondante e poi formare un decoro con le fettine di mela caramellate, riempire gli spazi con i frutti di bosco. Completare con zucchero a velo che sciogliendosi luciderà la superficie dei frutti.

2016-04-04

Voglio confessarvi che davanti ad un assortimento di legumi e cereali misti e vari come quello che vi mostro in foto mi prende una voglia incontrollabile di fare di quei semi piatti nuovi sperimentando le infinite possibilità che un legume secco o un cereale possono offrire oltre che gli innumerevoli accostamenti di gusto cui possono dare luogo. Anche al mercato non posso fare a meno di soffermarmi davanti a quei sacchi aperti e semi arrotolati da cui spuntano questi tesori della terra alla ricerca magari qualcosa di sconosciuto.
Insomma se mi regali dei legumi mi fai più felice che con un mazzo di fiori, ecco perché il mondo Schioppi rimane per me un universo da esplorare e degustare in diverse maniere, in ogni stagione e con qualsiasi clima.
Ceci e miglio sono la base del piatto che vi presento oggi, li ho arricchiti e sposati con salmone, funghi misti e zucchine, una nota di colore e profumo l'ho aggiunta con lo zafferano ed ecco a voi il risultato finale.
Paella di miglio e ceci con verdure e salmone

Ingredienti per 4 persone:
160 g di miglio
1 tazza di ceci ammollati e lessati
2 fette di salmone
200 g di funghi misti (anche congelati)
2 zucchine verdi
1 cipollotto
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
1/2 bicchiere di vino bianco
brodo vegetale
1 bustina di zafferano
sale
Tagliare a cubetti il salmone e condirlo con aglio e olio. Tritare il cipollotto ed appassirlo in padella con poco olio, unire il miglio, tostarlo, sfumare con il vino e poi unire un mestolo di brodo, proseguire la cottura unendo i ceci, i funghi  e un po' alla volta il brodo. Verso la fine unire lo zafferano sciolto in poco brodo e  salmone e zucchine scottati in una padella a parte con pochissimo olio, lasciar asciugare e regolare di sale prima di servire con un bicchiere di Friulano Conte D'Attimis Maniago.

2016-03-30

Che zuppa! Ogni stagione ha le sue e se siete tra quelli che hanno sempre pensato alla zuppa come ad un piatto invernale cambierete sicuramente idea sfogliando le pagine di Che zuppa! il libro di Barbara Toselli pubblicato da Tecniche Nuove: 208 pagine illustrate e 80 gustose ricette per innamorarvi delle zuppe e portarle in tavola in tutte e quattro stagioni. Ricette facili dalle più leggere a quelle più complete, da quelle più tradizionali a quelle più curiose, passando dalle eleganti vellutate, alle fresche zuppe estive, alle minestre più confortevoli e genuine perfette per i mesi più freddi. Zuppe adatte a ogni tipo di occasione: per una cenetta intima, ideali da preparare in anticipo per una serata con molti ospiti, per il pranzo di tutti i giorni o per un’occasione speciale. 
Nel libro c'è proprio tutto e se guardiamo alle ricette di zuppe primaverili non mancano di certo piselli, fave, asparagi e anche carciofi, verdure che caratterizzano questa stagione. 
Oggi voglio proporvi una preparazione veloce e facile a base di piselli e tonno, non è una ricetta del libro ma è una ricetta tradizionale del sud della mia Calabria che ho conosciuto attraverso altri libri dal momento che nella tradizione del mio paese e di quelli che mi circondano il tonno, anche se in scatola, non è contemplato. Nei paesi dell'entroterra seppure non distanti affatto dal mare, nonostante ciò, il pescato fresco difficilmente arrivava, nelle zone costiere della regione il tonno è invece una costante visto che data la mole di questi pesci le mogli dei pescatori facevano di necessità virtù riuscendo a conservare sott'olio le eccedenze per i periodi di magra. Io ho scelto di abbinare a questa zuppa le orecchiette fresche ma vanno bene tubetti, gnocchetti o anche spaghetti spezzati.
Minestra di pasta tonno e piselli
Ingredienti per 4 persone:
200 g di pasta secca (300 se fresca)
1 tazza colma di piselli sgranati
1 cipollotto rosso
3 cucchiai di passata di pomodoro
150 g di tonno sott'olio
olio extravergine d'oliva
sale
peperoncino 
origano
Tritare la cipolla, appassirla in un tegame con olio e acqua, unire i piselli, la passata di pomodoro e portare a cottura.  Unire il tonno e la pasta e lasciar cuocere, a fine cottura profumare con l'origano.

2016-03-25

Piatto con decoro uva Ceramiche Maroso
Che cavolo mangio a Pasqua? La domanda sorge spontanea visto che sempre in più demonizzano le carni tipiche di questa festività e sempre più, per fortuna, è l'attenzione alla sana alimentazione. Allora credo si possano realizzare piatti di festa sani e anche vegetariani per non offendere la sensibilità di nessuno portando a tavola oltre che il piacere anche il sorriso di aver agito correttamente per sé stessi e per gli altri.
Che cavolo mangio? è anche il titolo di un bellissimo libro di Sarah Tibs edito da Tecniche NuoveLa cucina preventiva porta in tavola il sorriso è il sottotitolo che annuncia il contenuto del libro che vi assicuro dà più di quel che promette. 
Il libro è un invito a cambiare gradualmente le proprie abitudini alimentari in adesione ai dettami del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro. Nella prima parte di esso ci s'interroga su cosa mangiamo, viene spiegata la capacità degli alimenti, precisamente dei loro componenti, di creare sinergie a favore o a sfavore dello stato di buona salute. Nella seconda parte del libro dopo aver ricevuto tutte le utili indicazioni su come riallestire la nostra dispensa ci vengono proposte le ricette in modo che gli alimenti in esse contenute possano creare quelle sinergie a favore dello stato di buona salute. 
Io il libro, davvero gradevole e accattivante, me lo sto ancora studiando, intanto però ho preso in parola il "cavolo" del titolo che si sà le crucifere sono ricche di sostanze antitumorali e per la Pasqua, che quest'anno è decisamente prestino, vorrei proporvi delle gustosissime crepes con cavolo verza  e provola piccante, con una nota di acciuga nella salsa d'accompagno. Una ricetta davvero chic e gustosa che non prevede l'uso di carni né fresche né conservate.
Crepes del cavolo
Ingredienti per 4- 6 persone
Per la base:
3 uova
3 cucchiai di farina
100 ml di latte
sale e pepe q.b
Per la farcia:
1 cavolo verza
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di capperi
200 g di provola piccante
olio extravergine d'oliva
1 noce di burro
2 acciughe
250 ml di panna
sale e pepe
Preparare la pastella con uova, latte, farina sale e pepe, lasciarla riposare mezz'ora. Con la pastella preparata realizzare poi delle crepes sottili versando un mestolino per volta in una padella unta (a seconda delle dimensioni della padella vi verranno crepes più o meno grandi).
Intanto tagliare a striscioline un cavolo verza, ben pulito e cuocerlo in padella con aglio e olio, aggiungere un cucchiaio di capperi e portare a cottura con acqua, salare e pepare.
Farcire le crepes con la verza e unire un bastoncino di provola per ognuna. Arrotolare le crepes e tagliarle in sezioni di 5 cm circa. Dorarle in forno con una noce di burro, il tempo che il formaggio ceda.  In un tegame sciogliere due acciughe con un filo d'olio, unire la panna e formare una cremina con la quale servire le crepes.

Buona Pasqua prima che dimentichi.

2016-03-24

Prima di Pasqua concedetevi il mio ultimo percorso del gusto su Diritto di Cronaca. Tra i tanti gioielli d’arte della Città di Rossano spicca l’Oratorio di San Marco, capolavoro di arte Bizantina che con le sue tre absidi semicircolari e le cinque cupole a tamburo che richiamano la famosa Cattolica di Stilo è divenuto simbolo della cittadina calabrese. A ridosso dell'Oratorio di San Marco da un ventennio circa vi è una trattoria tipica che non poteva non chiamarsi La Bizantina.

La location è estremamente particolare e da vivere in ogni periodo dell’anno in modo differente. La costruzione con i muri in pietra, i pavimenti in cotto e i caminetti nei quali d’inverno il fuoco riscalda l’atmosfera rendono il posto particolarmente accogliente, la grande sala d’estate  si trasforma e lascia spazio ad un ampio terrazzo dal qual poter ammirare i monti rossanesi, ma invitano alla sosta 
anche le accoglienti salette riservate di cui una adibita a cantina in cui immancabilmente ogni anno viene celebrata la festa del vino nuovo perché Piero, il titolare del ristorante, ama la tradizione e ci tiene a perpetrarla con piccoli e costanti riti che hanno la tavola come teatro d’elezione.

La cucina di questa trattoria è quella povera tipica della calabria dell’entroterra: molte verdure e prodotti della terra, il maiale e il baccalà sono immancabili nel menù tipico proposto alla Bizantina seppure in ogni stagione vi è qualche prodotto diverso da celebrare e raccontare così come si faceva nell’antichità.
L’antipasto è abbondante e consistente, composto da fritti, frittelle, frittate, verdure ripassate e sardella e se si accompagna alla focaccia appena sfornata fa pasto già da sé. Tra i primi a disposizione seppure tentati dalle tradizionali lagane e ceci che a marzo si fanno in onore di San Giuseppe, abbiamo assaggiato i maccheroni con sugo di salsiccia e melanzane.
Baccalà e peperoni sono stati il nostro secondo piatto ma non sarebbero stati male neppure la grigliata di carni proposta o le rape con salsiccia che durante la stagione fredda non mancano mai nel menù. C’è spazio solo per un amaro, noi essendo a Rossano preferiamo una liquirizia preparata dalla moglie di Piero. Da ritornare in altra stagione per godere della terrazza e magari per assaggiare la pizza cotta nel forno a legna.
Trattoria Pizzeria La Bizantina
Corso Garibaldi, 246 c
Rossano Centro Storico
Tel. 0983 525340 cell. 3383509944
https://www.facebook.com/Trattoria-Pizzeria-La-Bizantina-58743563012/?fref=ts



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