Il mistero del Coperto: quando è un tuo diritto non pagarlo

Prosegue su Diritto di Cronaca la nuova rubrica La Legge è servita dedicata al diritto della ristorazione che è nata dalla collaborazione con il giurista Alessandro Klun  autore del libro “A cena con diritto" 

Questa volta parliamo di "Coperto"


Hai mangiato divinamente, il vino era perfetto, la compagnia pure. Poi arriva il conto, lo scorri con la soddisfazione di chi ha la pancia piena  ed eccolo lì: Coperto: 2,00 € a persona.

In quel momento, la domanda sorge spontanea (e un po' piccata): "Ma come? Ho già pagato 18 euro per tre ravioli contati, mi tocca pagare pure l'affitto della sedia e l'usura della forchetta?".

È un dubbio che attanaglia molti. 

Facciamo un po' di chiarezza su questo misterioso balzello, tra storia e legalità.

Ma cos'è esattamente questo "Coperto"?
Storicamente, il coperto nasce nelle vecchie locande: chi portava il cibo da casa ma voleva consumarlo al caldo pagava per il "posto" (e per le posate).
Oggi, questa voce rappresenta, di norma, un importo fisso per ciascun cliente. Tradizionalmente serve a coprire una serie di costi sostenuti dal ristoratore per il servizio al tavolo: dall’uso di tovaglie e stoviglie fino alla preparazione della mise en place e alle operazioni di pulizia successive al pasto. Non è quindi legata direttamente a ciò che si mangia o si beve, ma al servizio complessivo offerto.

È legale o è un "furto" autorizzato?

Qui la faccenda si fa interessante: non esiste una legge nazionale che stabilisca regole precise e pertanto la confusione regna sovrana (soprattutto a seguito di alcune normative regionali che ne hanno vietato l'addebito) ma la risposta definitiva te la dà il menù.

Un riferimento importante è sempre l’articolo 18 del Regio Decreto n. 635 del 1940, che impone agli esercenti l’obbligo di rendere noti i prezzi dei servizi offerti. 
Quindi il ristoratore può chiederti il coperto solo se:

  • È indicato chiaramente nel menù.

  • È riportato nel listino prezzi esposto all'esterno del locale.

In pratica, se il costo non è scritto da nessuna parte e appare magicamente solo sullo scontrino, hai tutto il diritto di alzare il sopracciglio e contestarlo.

Paese che vai, Coperto che trovi

A complicare il quadro interviene l’autonomia normativa delle Regioni e delle amministrazioni locali, che in alcuni casi hanno introdotto regole specifiche, soprattutto nelle zone a forte vocazione turistica.
Un caso emblematico è quello della Regione Lazio.
Nel Lazio (Roma compresa) il coperto è ufficialmente fuorilegge dal 2006 (Legge regionale n. 21 del 29 novembre 2006). 
Se vedi la voce "Coperto" su uno scontrino a Trastevere, sappi che la legge regionale vieta di farlo pagare come voce a sé. Spesso però i ristoratori aggirano l'ostacolo inserendo la voce "Servizio" (che è un'altra cosa, legata alla manodopera).
Nel resto d'Italia: È generalmente ammesso, purché dichiarato.

Anche l’importo varia sensibilmente da locale a locale, influenzato da fattori come il livello del ristorante, la posizione e la qualità del servizio offerto.
Quindi i ristoratori possono evitare incomprensioni adottando alcune semplici ma efficaci accortezze. La prima è indicare sempre il coperto in modo evidente nel menù, possibilmente in una posizione ben visibile. È poi fondamentale esporre il listino prezzi all’esterno del locale, così da permettere ai clienti di informarsi prima di entrare.

Infine, spiegare con trasparenza cosa comprende questa voce — come l’apparecchiatura del tavolo o altri servizi inclusi — contribuisce a renderla più comprensibile e accettabile, trasformandola da possibile fonte di contestazione a elemento chiaro del servizio offerto.

Quando vai a cena fuori se vuoi evitare sorprese, dai sempre una sbirciata veloce alla base del menù fuori dalla porta. Se leggi "Coperto 5€", forse è il caso di valutare se quella tovaglia di lino vale davvero quanto un dessert.

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