Dopo aver parlato di tanti interessanti argomenti, in ultimo affrontando il tema delle nuove regole sulle recensioni, oggi con Alessandro Klun parliamo di bambini al ristorante. Di seguito il testo così come pubblicato su Diritto di Cronaca
Hai appena saputo che lo chef preferito della tua amica Carla ha aperto un nuovo ed elegante locale in centro città. Gasatissima, la chiami proponendole di andarci per una cena memorabile. Carla fa i salti di gioia, ma lancia la bomba: «Verrà anche la mia piccola peste! Voglio che fin da ora viva le migliori esperienze gastronomiche per educarne il gusto».
In quel momento hai iniziato a tremare. Un po' perché hai visto sfumare il tuo relax tra un calice di vino e il trito di tartufo, un po' perché hai temuto il peggio: e se il personale del locale vi respinge la prenotazione non appena nomini l'angioletto? Che fare?
La questione dei locali "child-free" accende gli animi di genitori disperati, single in cerca di pace e ristoratori sull'orlo di una crisi di nervi. Cosa dice la legge in merito?
Il verdetto della legge: l'ingresso non si nega a nessuno (nemmeno ai capricci)
Sotto il profilo legale, se avevi paura che il maître vi rimbalzasse all'ingresso come i buttafuori del Moulin Rouge, puoi tirare un sospiro di sollievo. La legge sta dalla parte di Carla e del suo piccolo critico gastronomico in erba.
La colonna portante di questa faccenda è l’articolo 187 del Regio Decreto n. 635 del 6 maggio 1940 attuativo del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) .
La regola è semplicissima:
Chi gestisce un’attività aperta al pubbliconon può negare il servizio a qualcuno che sia disposto a pagare il prezzo del menù, a meno che non ci sia un motivo legittimo e oggettivo (es. questioni di sicurezza).
L’età del cliente non è un motivo legittimo. Traduzione: inventarsi un divieto generalizzato "vietato ai minori di 12 anni" è illegale e discriminatorio. I ristoratori che ci provano rischiano sanzioni amministrative che fanno più male di un conto salato: da 516 a 3.098 euro.
Questo non significa che la peste di Carla possa usare il tavolo dei vicini come pista per le macchinine. Se il bambino urla, corre tra i camerieri con i piatti bollenti o disturba palesemente la sala, il gestore ha tutto il diritto di intervenire, chiedere la collaborazione dei genitori e, nelle situazioni più critiche, invitarli gentilmente ad accomodarsi fuori. Ma deve trattarsi di fatti concreti, non di un pregiudizio legato all'età.
Invece di dichiarare guerra ai passeggini o blindare le porte, i professionisti della ristorazione più scaltri stanno adottando strategie di "diplomazia gastronomica" per far convivere tutti felicemente:
Trasparenza prima di tutto: Comunicare che il locale punta su un’atmosfera intima, soft e orientata al relax. Se lo scrivi chiaramente, è la stessa mamma della peste a capire che forse è meglio lasciarlo dai nonni.
Spazi e orari strategici: Destinare alle famiglie i tavoli più riparati o consigliare le fasce orarie della prima serata (es. le 20:00), quando il locale è meno affollato.
Un regolamento per tutti: Creare regole di buon comportamento valide per gli adulti tanto quanto per i bambini (perché non sempre sono i piccoli a fare più rumore)
Personale formato: Camerieri capaci di gestire le criticità con un sorriso, cortesia e la giusta fermezza, senza creare inutili tensioni.
In un mondo della ristorazione sempre più competitivo, il successo non si ottiene escludendo i clienti con i divieti, ma gestendo gli spazi con intelligenza.
E per i genitori ricordiamo che a volte basta un album da colorare per passare un'ora in tranquillità.

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