Ormai sono due anni che seguo ELITE e la guardo crescescere grazie all'operato di noi associati. Come rappresentante dell’Associazione vivere da protagonista la 3ª Festa della Shtridhëla a Plataci è stata una gran bella emozione, di quelle che riempiono il cuore e ripagano di ogni sforzo.
Nonostante il clima sfidante e una serata decisamente freddina, l’atmosfera in Piazza del Popolo era calda, viva e carica di entusiasmo. Vedere una partecipazione così numerosa per celebrare la tradizione arbereshe della regina shtridhëla, averlo fatto insieme ad ELITE è stato un orgoglio enorme. La serata, aperta dallo storico Consiglio Comunale all'aperto che ha approvato all’unanimità il regolamento per la De.Co. (Denominazione Comunale), ha segnato un momento di svolta per la valorizzazione delle radici di questo delizioso borgo.
Ma ovviamente il mio cuore batteva forte per la Gara degli Chef. Guardare da vicino i nostri professionisti mettere in gioco il loro talento per esaltare la pasta tradizionale di Plataci è stato uno spettacolo unico. Più di ogni altra cosa, ciò che mi ha riempito di fiera soddisfazione è stato vedere questi grandi professionisti far squadra: non una competizione rigida, ma una vera sinergia, una collaborazione autentica guidata dal rispetto per il territorio e dalla passione per la cucina.
I piatti realizzati sono stati semplicemente eccellenti. Complimenti vivissimi a Marco Piccolo, Marco Conforti e Giusy Paldino per le loro meravigliose e raffinate creazioni, e un plauso speciale ai vincitori della gara, lo Chef Franco Gramisci e il nostro "maestro" Giorgio Lo Giudice che in un piatto è riuscito a far convivere la tradizione locale apportando alla stessa quel quid in più . Stare in giudia è stato un onore ma si è rivelata ardua impresa viste le cinque proposte straordinarie.
Un grazie di cuore a Simonluca Barbieri, con cui ho condiviso questo percorso in ELITE fino ad oggi. A Rossella e Pietro Stamati che hanno fortemente voluto e appoggiato la partecipazione di ELITE all'evento.
Della serata porterò nel cuore le mitiche "Signore delle Shtridhële", che custodiscono l'anima della tradizione arbëreshë.
Le Shtridhële raccontano la storia di chi ha attraversato il mare, ha trovato accoglienza nelle colline calabresi e ha saputo custodire la propria lingua e la propria anima cucinandole giorno dopo giorno.
Nei borghi arbëreshë della Calabria, le nonne continuano a preparare i piatti della tradizione esattamente come facevano le loro antenate 600 anni fa e quando spiegano come farle, se ci fate caso, non parlano italiano. Parlano arbërisht, la lingua degli albanesi arrivati in Italia nel Quattrocento. Immaginate generazioni e generazioni che si sono passate queste ricette sussurrandosele in una lingua che il resto d'Italia non capisce.
Non sono ricette ma capsule del tempo, atti di resistenza culturale serviti in tavola. Mentre tutto intorno cambiava, queste comunità hanno custodito non solo il sapore, ma proprio le parole con cui descriverlo. In un'epoca in cui perdiamo tradizioni a velocità impressionante, c'è chi è riuscito a preservare intatta la propria identità per sei secoli. Non solo la ricetta, ma la lingua, i gesti, il modo di essere.
Porto poi a casa la certezza che quando si lavora insieme per la propria terra, unendo le forze e l'amore per le proprie origini, il risultato non può che essere un successo indimenticabile. Viva ELITE, ma anche viva Plataci, viva l’Arberia e viva la Shtridhëla.


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