Quello appena trascorso è stato un fine settimana che definirei quasi mistico.
Le mura millenarie dell'Abbazia di Santa Maria della Matina a San Marco Argentano, hanno ospitato l’anteprima nazionale di “Vini d’Abbazia”. L'abbazia cistercense, fondata da Roberto il Guiscardo nel 1065, è stata centro spirituale e agricolo per il territorio ed è oggi, grazie alla famiglia Valentoni, proprietaria dell'Abbazia ed omonima cantina, pronta a ritornare ad ad essere polo di attrazione per i turisti che possono apprezzarne il valore architettonico e storico, senza tralasciare l'importante lato enologico. Il grande lavoro che Judith Sandonato, organizzatrice e responsabile dell'azienda - oltre che membro essa stessa della famiglia proprietaria- sta compiendo in tal senso inizia a dare i suoi buoni frutti. Ed in effetti la location, in questo particolare week-end, ha regalato una prospettiva diversa a ogni sorso, in un mix tra cultura monastica, vitigni autoctoni ed eccellenze dei Consorzi di tutela calabresi.
L’evento, un’imperdibile anteprima dell’edizione nazionale di Vini d'Abbazia prevista per giugno a Fossanova (LT), ha avuto momenti di alto valore come la masterclass con l'enologo Vincenzo Mercurio, il vero cuore pulsante del mio sabato in abbazia.
Non un’analisi tecnica ma quasi un racconto antropologico del singolo sorso. Una masterclass molto partecipata visti i nomi degli astanti (giornalisti e sommelier di fama nazionale), in cui siamo stati guidati al confronto tra rossi d'Abbazia e vini del territorio ospitante.
Entrare nell'aula capitolare per ascoltare Mercurio è stato come fare un salto indietro nel tempo, ma con gli strumenti di oggi. In fondo i monaci cistercensi pare non fossero solo uomini di fede, ma veri e propri "scienziati del terroir" ante litteram. Hanno saputo leggere i suoli del territorio quando ancora non esistevano le mappe geologiche. Il vino deve parlare del luogo, non della tecnica. Assaggiare i vini prodotti in territori abbaziali sotto la guida di Mercurio ci ha permesso di percepire quella "pulizia" spirituale e tecnica che li contraddistingue. Abbiamo esplorato poi etichette che portano dentro la sapidità del mare e la forza della terra calabra, in un confronto che si è rivelato del tutto arricchente.
Tra i banchi di assaggio poi, con il calice in mano, l'esperienza e la simpatia dei Sommelier AIS addetti al servizio, mi ha permesso di scoprire delle vere chicche provenienti da luoghi diversi tra loro ma legati dal filo sottile della vita monastica.
Vedere la Calabria diventare il ponte per un evento nazionale come Vini d’Abbazia è il segno che la regione sta finalmente comunicando la sua nobiltà enologica.
Non è stato solo un evento per addetti ai lavori, ma un momento di vera connessione culturale.
Se il buongiorno si vede dal mattino, o meglio dalla Matina, questa anteprima ha segnato l'inizio di una nuova era per l'enoturismo calabrese.

Commenti