A Tenuta Caminata splende il sole anche quando ci sono le nuvole.
Eh si! Ho pranzato in uno di quei posti in grado di riconciliarti con il mondo e pure a due passi da casa. Mi aspettavo un agriturismo e immersa nella natura Tenuta Caminata lo è davvero ma, più che ad agriturismo, mi ha fatto pensare ad una di quelle raffinate masserie pugliesi dove il rustico viene attualizzato con arredi contemporanei e la genuinità dei prodotti esaltata dalla creatività ed eleganza della cucina.
Tenuta Caminata, tra le colline di Montalto Uffugo, accoglie gli ospiti in un'atmosfera incantevole e rilassante fin dall'esterno con il suo grande e curato giardino, riscalda il cuore la bellissima cantina allestita in un locale adiacente al ristorante che si propone accogliente e rilassante nella sua ampia sala e nell'attigua saletta riservata.
Tenuta Caminata rivive dal 2020 grazie al bellissimo progetto di un gruppo di soci, stimati professionisti in altri settori, appassionati di food che hanno deciso di investire in questa bella passione circondandosi di personale altamente qualificato e molto molto cordiale come la direttrice di sala Francesca Stillitano, il Sommelier Francesco Gardi, coadiuvati dall'accogliente personale di sala e cucina. Il creativo chef Stefano propone carne o pesce con ciò che l'orto e la stagione offre presentando ogni piatto con eleganza e maestria.
Tradizione calabrese e tecniche contemporanee, i piatti di Tenuta Caminata sono un continuo e piacevole gioco che include sempre questi due elementi.
Ho degustato un menu di pesce, uno dei grandi protagonisti del locale, in cui l'alta qualità della materia prima è stata valorizzata da preparazioni esteticamente accattivanti.
Dopo una cialda di pan perdue croccante in cui il pomodoro e l'origano fresco ci hanno parlato subito del territorio, abbinata a un calice di bollicine, siamo passati al mare e abbiamo chiesto al Sommelier di stupirci con qualcosa di diverso ma che fosse legato al territorio.
Accompagnare la tenera aragosta con caponata leggera, gel di cipolla rossa e salsa allo zafferano con un Vescovado Santa Venere è stata la gradita risposta di Francesco che ci ha guidato nelle successive portate dell'antipasto, un trancio di cefalo con cipolla bianca e basilico, uno di tenerissima palamita con cipolla rossa in doppia consistenza e un delizioso gambero scottato, nell'assaggio e nel confronto con un Lunapiena Donnici di Spadafora. Il primo di maccheroni freschi con un avvolgente ragu di aragosta ci ha poi preparato al calice della sorpresa, un datato Savuto Cantine Odoardi curiosamente ma adeguatamente abbinato al secondo piatto di spigola arrosto con salsa al limoncello e cicoria saltata.
Il cream caramel con amaretto e composta di pere accompagnato al più classico Ben Ryé Passito di Pantelleria Donnafugata è stato la degna e aromatica conclusione di un piacevole pranzo in amicizia che è diventato esperienza non solo nel piatto ma anche nel bicchiere.
Al prossimo gustoso racconto!

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