Se pensavate che la cucina fosse fatta di bilance di precisione, azoto liquido e piatti che sembrano opere d'arte contemporanea (ma che ti lasciano con la fame), Gemma Altimari con il suo "Tutta colpa della pastina" di Pellegrini Editore vi riporterà con i piedi per terra o meglio con le mani nella farina.
Lei che mi ha sempre fatto tanta simpatia, anche perché a lei mi sento accomunata dalla professione intrapresa (avvocata) e da questa passione smodata per i fornelli (chi non conosce il blog Cucuzzalonga), è stata inserita tra i "cento nomi calabresi dell'anno" (2025) dal Corriere della Calabria, che ha definito il suo libro come il volume gastronomico più divertente dell'anno.
Non potevo ignorarne il richiamo e nel libro ho trovato quello che mi aspettavo e forse pure qualcosa in più.
Da una "cuciniera appassionata" che parla con gli ingredienti impariamo che "Tra l’ALTA cucina e il cibo spazzatura c’è un mondo bellissimo con il quale sappiamo e dobbiamo parlare. Perché è più autentico, gustoso, saporito ed economico del primo ed è sano a differenza del secondo".
Questo libro è una boccata d'aria fresca ed è in esso inconfondibile lo stile dell'autrice. Gemma non si prende troppo sul serio, si prende gioco di sé stessa - come solo chi sa può fare- ma guai a toccarle le "cassarole".
Questo non è solo un libro di cucina, è un invito a rallentare, a riscoprire i sapori di casa e a non aver paura di essere "tradizionali". È un inno alla cucina che nutre l'anima (e lo stomaco) senza troppi fronzoli.
È un libro che leggi piacevolmente perché non è solo un ricettario ma un insieme di frammenti di vita Altimari ma, se lo leggi seduta in poltrona, non puoi fare a meno di rispondere all'invito "Pigliamo sa padella e cucinamu che è tardi!"
Quindi si, leggetelo per rilassarvi ma poi, converrete con me, dopo qualche pagina che è un libro che non puoi non portarti in cucina e allora, a volergli trovare un difetto, solo la patinata ed elegantissima copertina nera che le ditate di olio restano tutte impresse.
E chi poteva suggerire di festeggiare San Valentino con la grupariata e un calice di rosso? Solo la mitica e vulcanica "Cucuzzalonga", io ho colto al balzo il suggerimento e seguito alla lettera le sue indicazioni e la grupariata mi è venuta proprio eccellente.
Non è scontato, ve lo assicuro, perchè con questa antica focaccia calabrese - la cui esistenza, peraltro, ho scoperto pochi anni fa pur risiedendo ad uno schioppo da Luzzi - non ho avuto da subito un buon rapporto tant'è che ne ho buttata in passato qualcuna ed ho poi rinunciato ma sarà stata la leggenda della Palummella, sarà stata l'idea di farne l'insolito aperitivo per San Valentino, mi sono voluta cimentare ed alla fine la grupariata è venuta ottima.
La ricetta e la leggenda ve la riporto in fotografia, così capite pure il tenore del libro che merita davvero e correte a comprarlo.
Ah! Per il vino un rosso giovane calabrese ci sta molto bene ma anche una "bolla" regionale ha il suo perché e poi fa subito festa.
Buon San Valentino a noi che amiamo qualcosa e/o qualcuno senza condizioni.




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