Bob Fest: Paradiso e deliziosa condanna dei Food Addict


 Cos'è il Bob Fest? 

Il Paradiso e al contempo l'Inferno dei Food addict.

E ora devo spiegare perché.

Immagina  oltre 300 professionisti del panorama gastronomico contemporaneo. Chef, pizzaioli, pasticceri, barman, gastronomie e vignaioli che si incontrano in una delle location più belle della regione,  la spettacolare e selvaggia Riviera dei Cedri con i suoi tramonti mozzafiato sul Tirreno,  per  un’unica grande esperienza dedicata alla condivisione, alla creatività e alla cultura del gusto. 
Immaginali mentre  preparano in estemporanea un loro piatto e te lo offrono con tutta la gentilezza e il garbo possibili spiegandoti anche cosa stai per mangiare e tutta la filosofia che si nasconde dietro quel boccone. 


Devi solo passeggiare e soffermarti tra i banchi, scegliere cosa assaggiare, senza nessun limite, potresti mangiare e bere tutto. Tutto ciò che la tua mente pensando al food possa concepire è lì, stai pensando di essere in Paradiso lo so (ho avuto la medesima sensazione) e poi...Uno, due, tre, quattro, dieci, quindici assaggi e poi, il tuo stomaco inizia a dire basta ed ecco che il paradiso si trasforma in una punizione, quella di non poter contenere tutto il buono che che ti viene offerto. 
Te ne vai e poi il giorno dopo continui a pensare a quei manicaretti, a quelli che hai avuto la fortuna di assaggiare e a quelli che  - ahimè - non ce l'hai fatta e sogni che l'anno passi in fretta per poter ritrovarti a vivere di nuovo quell'emozione. 
Il Bob Fest è semplicemente grandioso e non ti devo raccontare io i numeri, io ti racconto la mia emozione, quella di aver potuto assaggiare una deliziosa pizza alla bufala e liquirizia con gel al limone che Federico e Francesco De Maria (I Vesuviani) hanno interpretato come omaggio alla mia Calabria, o quella strepitosa Terra  di Fabiano Pansini (Vadolì di Acri) con melanzane  affumicate, funghi, caprino e albicocche. 
Ti racconto una pallina fritta di Reale di Podolica erbette e miele dal nome fortemente evocativo Transumanza e Caramello che Eugenio Iannelli (Agape-Cetraro) ha proposto, un  concentrato di sapore. 

La "Linguaccia" di Enrico Murdocco (Tellia- Torino) in cui crema di mandorle e lingua salmistrata convivevano felicemente. Ti racconto il crudo di ricciola con leche de tigre agli arachidi e lime kaffir, crema di mais e amarillo con olio di moringa dello stellato Diego Briones (Zsom - Vienna).  
Il coro vegetale, un'insalata alla brace e  crudo con aceto di kombucha ed estratto di pepe rosa in cui capisci che la lattuga può non essere solo lattuga se a prepararla è Ronald Bukri (Coro- Orvieto). La guancia di tonno alla brace con jus di maiale iberico di Massimiliano delle Vedove (Smoked Room - Madrid), in bocca pura esplosione di gusto. 
La zuppa di Legumi con salsa di ghiande e piante di scogliera con olio al pepe turco di Marco Ambrosino (Collettivo Mediterraneo - Napoli)  quello che non ti aspetti.  
Fortemente evocativo il "Profumo di ricordi" di Francesco Di Lorenzo (Il Pagliaccio - Roma), un dumpling ripieno di pancia di maiale affumicata salsiccia stagionata e mille altre cose che creavano un indescrivibile equilibrio. 
Il Pastizzi maltese con gamberi rossi, ricotta, limone, bottarga ed erbe dell'isola di Jonathan Brincat del Noni  (La Valletta, Malta), un godurioso comfort food. E poi ancora l'insolita pasta fredda cruda ed agrumi di Nino Rossi (Qafiz di Santa Cristina D'Aspromonte). 
E poi il panettone alla 'nduja e fonduta di pecorino degli Scalese  (Bubbo Brunella - Cerva, Catanzaro) o il croissant salato senza glutine e lattosio con pulled di funghi fermentati di Rocco Caridi (Lievito senza e con di Reggio Calabria), le eccezionali  mezzelune ripiene di baccalà mantecato servite con ricotta bufala, nduja e olio al basilico di Chiara Sorace e Nicola Todaro (Maison Restaurant di Polistena). 
E ancora il ramen caldo di Aiko Otomo, che nonostante le temperature roventi, aveva la freschezza dei cibi orientali e la crema di pane storto con sedano marinato, mela rossa, mandorle croccanti e crostini di Panestorto  di Monica Florio.
 I mini sandwich con zucchine marinate, salsa alla scapece e formaggio vegetale di mandorla  di Salvatore e Anna Pittelli  (L'arte del grano - Davoli). 
Gli invitanti tacos di mais con pulled pork calabro, melassa di fichi, cedro e cipolla rossa di Federica di Lieto, poi il verde intenso del "Molto fico" di Elena Masciari di Pietragrande, chitarrine alle foglie di fico con peso di foglie di fico e mandorle.

 E poi i dolci, dal geladi Antonio Ruggia del Bar Ettore di Locri- eccezionale quello alla crema al Greco di Gerace- alla brioche al caffè con crema al limone, pesca confit , gel al caffè e fiocchi di sale di Carlo Le Rose (Dulca Rimini), un lievitato al cospetto del quale commuoversi per l'equilibrio di sapori. 
E poi l'inimitabile tartufo di Penna (Pizzo), l'originale Anisia di Luigi Franco della Pasticceria Ludò di Mirto, la varietà di tartellette di Fabio Taverna (Le Chicche Taurianova) e l'indimenticabile cake al cacao con fragoline di bosco e crumble di frutti rossi di Gianrocco Forestieri di Lauria (PZ). Avrei voluto continuare ad assaggiare tutto compresi vini, cocktail e le impareggiabili Birre di Cala che scorrevano a fiumi ma la vera chicca della serata sono state per me le tisane fredde di Catasta, non dovrebbero mancare ad ogni evento.
Ti ho raccontato la bellezza di questi scampoli di gusto fatti di contaminazioni e confronti che creano inevitabilmente valore, l'orgoglio di poter mostrare a chi è venuto da fuori l'opulenta bellezza di questa nostra Calabria che si risveglia. 

Direi che il progetto del Festival itinerante nato, come sappiamo, dalla visione di Roberto Davanzo   e del gruppo di visionari che lo ha fin da subito affiancato nella realizzazione (Alessandra Molinaro, Anna Rotella, Silvia Rotella e Rino Gemelli) ha superato ampiamente l'obiettivo iniziale, che era quello di creare una festa tra amici professionisti che potesse trasformarsi in un palcoscenico di condivisione pura.
Quel gesto  di comunità iniziale non ha mai dimenticato la responsabilità sociale e parte dei proventi sostiene, come ogni anno, la ricerca oncologica attraverso la Fondazione AIRC. 
Anche questo è ciò che fa grande il Bob Fest.
Io ti ho solo raccontato l'emozione che il Bob Fest  ha regalato a chi, come me, ha deciso di abbandonarsi per una sera alla sua magia.

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