2007-05-31


Il pesce, se è di buona qualità, più viene presentato in modo semplice e più è buono.
Però il solito filetto con olio, sale, pepe, limone e prezzemolo, non so a voi ma a me viene a noia.
Ecco allora un modo “elegante” oltre che semplice e stuzzicante per portare i filetti di cernia in tavola: Involtini di cernia con carote baby e piselli

Ingredienti per 4:
4 filetti di cernia
la mollica di una fetta di pane casereccio
1 uovo
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
½ spicchio d’aglio
1 ciuffetto di timo
olio extravergine d’oliva
½ bicchiere vino bianco
sale e pepe
carotine baby, piselli, burro e prezzemolo per il contorno

Ammolliamo la mollica in acqua tiepida, tritiamo il timo e l’aglio.
Appiattiamo un poco con l’ausilio del batticarne, i filetti di pesce. Ritagliamo i bordi in modo da ottenere fette regolari.
Tritiamo a coltello gli scarti di pesce, li mescoliamo alla mollica strizzata e sbriciolata, aggiungiamo il trito aromatico, il parmigiano, l’uovo e poi sale e pepe quanto basta.
Dividiamo il composto sui quattro filetti, stendendolo uniformemente.
Avvolgiamoli poi su se stessi.
Rosoliamo gli involtini in una padella velata di olio, sfumiamo col vino e proseguiamo la cottura per 10 minuti.
Sbollentiamo intanto per pochi istanti i piselli e le carotine poi saltiamoli in padella con un poco di burro, sale pepe e prezzemolo tritato.
Adagiamo le verdure nei piatti e sopra ciascun mucchietto un involtino.
Il gioco è fatto, non resta che portare in tavola.
Oltre al filetto di cernia moltissimi altri pesci si prestano a questa preparazione.
Il contorno poi possiamo variarlo a nostro piacere magari per un gusto più esotico una julienne di carote, zucchine e peperoni saltati appena in modo da restare croccanti ed aromatizzati con salsa di soia.

2007-05-30


Fa già caldo - o meglio dovrebbe fare già caldo - e col caldo si sa si ha sempre meno voglia di stare a spadellare, ma la voglia di cose buone a me personalmente non mi abbandona manco col solleone per cui, nel pieno rispetto della stagionalità e senza star lì a cucinare per ore, vi suggerisco un piatto di estrema semplicità, che di cottura richiede solo quella della pasta e che nonostante ciò si presta ad essere servito anche per un bel pranzo con ospiti.
Bene bene, vi ricordate il pesto col quale ho farcito gli
Involtini di peperoni alle olive del pranzo in campagna?
Ecco dobbiamo preparare quello, tritando finemente, con l’ausilio del robot:
100 g di olive nere secche denocciolate
4 filetti di acciughe
un cucchiaio di capperi
½ spicchio d’aglio
un ciuffo di prezzemolo
qualche foglia di basilico
olio extravergine d’oliva e sale q.b.


Una volta pronto il pesto (le dosi indicate vanno bene anche per sei persone) prendiamo dei pomodori, uno per ciascun piatto o mezzo se sono eccessivamente grandi, leviamo la pelle ed i semi e li riduciamo a cubetti o concassé come dicono correttamente i francesi. Molto indicato per questa ricetta il Pomodoro di Belmonte il cosiddetto cuore di bue, in tal caso date le dimensioni anche un solo pomodoro per 4 persone o più potrebbe bastare
Condiamo il nostro pomodoro con un poco di olio e sale e lo lasciamo lì finché si cuociono gli spaghetti.
Condiamo gli spaghetti col pesto preparato e dopo averli suddivisi nei piatti versiamo sopra ognuno il pomodoro preparato, guarniamo e aromatizziamo con qualche foglia di basilico fresco e che dire, sorprendentemente facile e buono.
Se poi vogliamo impegnarci poco poco di più, per un gusto ancora più eccelso, accostiamo il pesto di olive a delle striscioline di peperone arrostito, si, esattamente come negli involtini solo che ci condiamo la pasta.
Che ne dite?

2007-05-29


Non c’è proprio che dire mi sono messa in testa boicottare il lavoro delle serie aziende italiane riproducendo in versione domestica i loro grandi successi.
Dopo Sofficini (Findus) e Crepes (Antica Gelateria del Corso) stavolta è toccata alla S.Martino (marchio della Cleca storica azienda produttrice di lieviti e preparati per dolci, di ottima qualità tra l’altro).
Ho avuto occasione qualche tempo fa, in uno di quei momenti di pigrizia culinaria che ogni tanto, anche se di rado, afferrano anche me di assaggiare un loro fresco dessert il Fior di menta appunto, preparato con la classica bustina che contiene già tutto al suo interno, basta aggiungere del latte.
Il gusto era buono e poi dell’associazione menta–cioccolato non è il caso nemmeno di parlarne. Unico difetto il cioccolato della bustina S. Martino che è una polverina di cacao e non so che altro che va allungata con latte o acqua nemmeno ricordo più e che non è tutto questo dire.
Allora, ripensando a quel dessert, mi sono chiesta perché non sfruttare l’idea S. Martino per una più genuina versione artigianale del dolce.
E così eccomi qua con la mia ricetta del Fior di menta.


Le dosi sono per 4 piccoli dessert:
250 ml di panna fresca
60 ml di latte
due cucchiai di zucchero
due cucchiai di sciroppo di menta piperita
3 g di gelatina in fogli
Per la copertura:
60 g di cioccolato fondente al 70% di cacao
2 cucchiai di panna
acqua q.b.


Prepariamo la panna cotta portando a bollore la panna col latte, lo zucchero e lo sciroppo di menta.
Quando bolle aggiungiamo la gelatina già ammollata e strizzata e mescoliamo bene.
Poi versiamo in quattro ciotoline, magari quelle di alluminio usa e getta, e poniamo in frigo a rassodare.
Al momento di servire sciogliamo il cioccolato con la panna ed allunghiamo con poca acqua in modo da ottenere un bel composto fluido ma non eccessivamente.
Sformiamo i desserts nei piatti e copriamo, prima di servire, con la glassa al cioccolato.
Possiamo anche versare il cioccolato a specchio nel piatto e poi poggiarvi sopra il dolce, si noterà di più l’effetto cromatico.

2007-05-28


In questo post solo una foto e il link per la ricetta che non è mia ma di Cavoletto di Bruxelles, ed a lei vanno i miei, e sicuramente anche i vostri, complimenti.
E’ facile da fare e il gusto ok.
Dopo aver avvolto singolarmente le caramelle possiamo farne dei pacchettini colorati con carta velina e spago da regalare agli amici.

2007-05-27



BUONO COME IL PANE, ecco lo slogan forse non molto originale ma sempre efficace della prima edizione della Gran Festa del Pane, manifestazione di quattro giorni che si tiene fino a questa sera ad Altomonte in provincia di Cosenza.
Essendo Altomonte a due passi da casa mia non ho perso l’occasione per immergermi in questa gustosa ed originale manifestazione.
E così ieri sera, vestiti i panni dei turisti, io ed F. ci siamo avventurati alla volta del borgo, tra i
più belli d’Italia.
Non ho potuto vedere tutto perché in quattro giorni di programma le iniziative erano davvero tante, tutte dedicate al più versatile degli alimenti, il Principe della Tavola, sua Maestà il pane.
Mi dispiace di non aver preso parte alle “Officine del gusto” le degustazioni guidate del pane in abbinamento ai sapori locali perché bisognava prenotarsi per tempo, ma ho potuto comunque vedere all’opera qualche fornaio nei forni antichi sparsi per il borgo e rimessi in funzione per l’occasione, vedere la produzione dei fornai di tutta Italia esposte per l’occasione nel Chiostro dei Domenicani e le opere di diversi artisti raccolte nella mostra “Amico pane” il pane che diventa massima forma d’arte.
E poi passeggiando per il paese - dove di tanto in tanto ci si imbatteva in qualche nobile con la sua dama in abiti storici - ho avuto il piacere di far sosta nei diversi stands collocati qua e là e di poter assaggiare tra le altre cose il torrone sardo, la birra artigianale calabrese (non avete capito male, è la birra MIDA di Mastro Birraio di Calabria S.r.l.), il pane di castagne, il liquore di fichi d’india, dell’ottimo formaggio dell’azienda agricola Biosila (del quale mi sono portata dietro una bella formina), il pane casereccio con la salsiccia arrostita al momento e un paio di buoni bicchieri di vino.
Per non dimenticare uno strano dolce a stecco, del quale purtroppo non ho foto, che all’apparenza sembrava un gelato ma era in effetti un grosso krapfen ricoperto di cioccolato caldo fuso e cosparso di granella di nocciole, una cosa non proprio leggera ma che dopo la bella passeggiata mi sono comunque concessa.
Dimenticavo, ho assistito alla splendida esibizione di un gruppo folckloristico, in foto la testimonianza.



P.S. nella prima foto l'esposizione di uno stand sardo, tutti gli oggetti sono stati realizzati con pasta di pane.

2007-05-25



In questo dolce d’effetto non c’è nulla di eccezionale basta solo preparare un buon involucro e poi assemblare un po’ di cosine.
Ci occorre un impasto per pan di spagna preparato come per le
Coppiette al caffè e gli altri miei dolci.

Una volta pronto l’impasto prendiamo dei pirotti rotondi di carta (i più grandi che troviamo in commercio) ed apriamoli su una teglia.
Devono diventare dei dischi sui quali stenderemo, magari aiutandoci con un pennello da cucina due cucchiai d’impasto, a formare uno strato sottile.
Cuoceremo i dischetti in forno caldo per pochi minuti fin quando i bordi incominceranno ad essere dorati. Tolti dal forno, finchè sono ancora caldi, li pieghiamo su se stessi come per chiuderli a mezzaluna appunto, lasciando la carta all’esterno.


Fatti tutti i dischetti (a metà impasto e raggiunto il numero di dischetti sufficienti, vi sarete già scocciati allora verserete l’impasto rimanente in una teglia unica e ne farete un disco di pan di spagna da utilizzare per altri scopi) non ci resta che farcirli.
Ecco allora venire in soccorso del buon gelato pronto alla panna, fior di latte, crema, vaniglia o quello che volete.


Conclusa questa operazione riponiamo i nostri gelati nel freezer e dimentichiamoci della loro esistenza, fino al momento di servirli.


Un poco prima del pranzo prepariamo le fragole, tagliandole a pezzettini piccoli che lasceremo a macerare con limoncello e zucchero fino all’impiattamento.
Per servire il nostro dolce non resta che togliere la cartina esterna ai gelati, posizionarli nei piatti e versarci sopra due cucchiaiate di fragole.
Quando si hanno dieci persone a tavola non è affatto male come soluzione dolce.


Somigliano alle Crèpes dell’Antica Gelateria del Corso, comunque nonostante tutte queste imitazioni giuro che non ho deciso di far fallire le aziende italiane.
Come accompagnamento vanno benissimo anche i frutti di bosco, oppure il cioccolato caldo con granella di nocciole o…quello che al momento avete a disposizione, inventando diverse combinazioni.
Poi se volete fare le cose per bene, preparate il gelato in casa.

2007-05-24


Innanzitutto non chiedetemi chi è Gioconda, la ricetta come preannunciato nel post di lunedì non è mia ma di Antonella Clerici e Anna Moroni è un modo semplice e molto gustoso di preparare il pollo per cui l’ho fatta mia e la utilizzo per pic-nic e simili, dato che il pollo così cucinato sembra fatto apposta per essere consumato in compagnia e poi, romanticismi a parte, la preparazione è comoda perché viene effettuata in due tempi.


Trascrivo la ricetta così com’è sul libro, che vi potete sempre comprare – Oggi cucini tu -, anche perchè è molto bellino difetto a parte: non ha foto e questa forse è una piccola pecca per i libri di cucina – Artusi escluso perché data la grandezza di chi l’ha scritto e di com’è scritto il confronto non regge proprio - comunque chiacchiere a parte ecco la ricetta:

Le dosi sono per 4:

1 Kg di pollo
1 limone
2 spicchi d’aglio
2 cucchiai di prezzemolo tritato
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
3 cucchiai di pangrattato
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale q.b.

Togliere il grasso e la pelle al pollo, marinare con il succo del limone, l’olio, l’aglio, il prezzemolo e il parmigiano.
Lasciare riposare per una notte.
Passare nel pangrattato e disporre in una teglia.
Irrorare con un goccio di olio e cuocere in forno a 180° C per un’ora circa.

Accompagnatelo come volete sta bene con tutto, io domenica l’ho servito con un’insalata di zucchine, leggermente scottate condite con una vinaigrette di olio extravergine d’oliva aceto balsamico, sale e mentuccia fresca.
Non male direi.

2007-05-23


Devo dire che questa composta, da me molto apprezzata come accompagnamento ai formaggi stagionati, è stata sorprendentemente gradita anche ai miei ospiti, tanto che il barattolino è finito direttamente sulla tavola a passare da una mano all’altra.
Me ne hanno chiesto la ricetta per cui la inserisco volentieri.
Ho un solo consiglio per chi volesse prepararla, quando affettate le cipolle mettetevi i guantini, le mie mani hanno conservato l’odore per due giorni e vi lascio immaginare l’imbarazzo.

Per due barattoli di composta:
450 g di cipolle rosse di Tropea
75 ml di aceto balsamico di Modena
350 g di zucchero

Puliamo ed affettiamo finemente le cipolle, copriamole con l’aceto e scaldiamole sul fuoco per qualche minuto, finche si saranno ben appassite, poi aggiungiamo lo zucchero portiamo ad ebollizione e, sempre mescolando bene, facciamo cuocere finchè la preparazione non risulterà ben omogenea, per controllare facciamo sempre la prova sul piattino, inclinandolo la composta non deve facilmente scivolare via.
Sistemiamola poi ancora bollente nei vasi preparati, chiudiamoli subito e capovolgiamoli su un piano per formare il sottovuoto.
La composta è pronta.
Se non avete troppa pazienza di aspettare che cuocia aggiungete alla preparazione mezza bustina di pectina, si rassoderà molto prima.
E’ ottima coi formaggi ma anche con gli arrosti di maiale.
L’ho servita con Asiago stravecchio, caprino stagionato e Parmigiano Reggiano.

2007-05-22


Fagottini alle melanzane


Ho preparato una Pasta sfoglia secondo la mia ricetta base, l’ho stesa in uno spessore di mezzo centimetro e ne ho ricavato dei quadrati di circa 15 cm.
Al centro di ognuno ho posizionato un cucchiaio di ripieno alle melanzane (lo stesso di cui do la ricetta per i Sofficini alle melanzane) e poi ho ripiegato i quattro angoli verso il centro cercando di unire le giunture con le dita.
Ho spennellato la superficie con un uovo leggermente sbattuto con un poco di latte ed ho collocato al centro di ciascun fagottino una mandorla pelata.
Ho cotto poi in forno fino a doratura.

Involtini di peperoni alle olive


Per preparare 12 involtini ci occorrono:
6 peperoni verdi di quelli lunghi
100 g di olive nere secche denocciolate
4 filetti di acciughe
Un cucchiaio di capperi
½ spicchio d’aglio
Un ciuffo di prezzemolo
Qualche foglia di basilico
Olio extravergine d’oliva e sale q.b.
Qualche fogliolina di origano fresco (in mancanza maggiorana) per decorare
Preparazione
Arrostiamo i peperoni, se possibile alla brace, poi leviamo la pelle, il picciolo ed i semi facendo attenzione a non romperli.
Ricaviamo da ciascun peperone due belle falde da farcire e passiamo alla preparazione del ripieno.
Tritiamo finemente le olive, con i capperi, le acciughe e tanto olio da formare una bella poltiglia spalmabile.
Stendiamone uno-due cucchiaini sui peperoni ed arrotoliamo su se stessi a formare degli involtini.
Disponiamoli nel piatto, irroriamo con un filo d’olio, e cospargiamo con le foglioline di origano
.

P.s. Per la composta di cipolle al balsamico non vi resta che aspettare il prossimo post

2007-05-21





Ieri ho avuto il piacere di riunire i miei più cari amici per un pranzo in campagna.
Il clima era dei più favorevoli per cui ne abbiamo approfittato per pranzare all’aperto, le foto sono le uniche presentabili giusto perché eravamo ancora all’antipasto, e mi scuso fin da adesso con i ritratti per le eventuali lamentele: non me ne vogliate per la pubblicazione in fondo rappresentate un momento di serenità collettiva.



Andiamo al pranzo, nel comporlo ho giocato sulle fresche verdure estive già possentemente presenti nei mercati, per cui ho inserito nelle preparazioni le melanzane, i peperoni, le zucchine ed i pomodorini, senza dimenticare le fragole nel dessert.


Posto il menù e poi di volta in volta le singole ricette qualora non fossero già incluse nel blog.
Per antipasto ho preparato dei fagottinini alle melanzane che ho accompagnato con degli involtini di peperoni arrostiti alla brace, della salsiccia piccante locale e un piccolo assortimento di formaggi con la mia composta di cipolle di Tropea al balsamico.
Per primo, su consiglio di F., gli Spaghetti con pomodorini ripieni vincitori della sfida tra me ed F.
Per secondo mi sono orientata sul semplice e molto sfruttato pollo, perché piace un poco a tutti, per cui Pollo saporito all’americana di Gioconda (dal libro Clerici – Moroni Oggi cucini tu n. 1) accompagnato da una fresca insalata di zucchine e mentuccia.
E dulcis in fundo Mezzelune di pan di spagna al gelato con ragù di fragole.

2007-05-19


L’altro giorno mi è venuta voglia di una sfogliatella, ho preso e sono andata a Napoli.
Si va bè detta così sembro una snob che si può permettere ogni sfizio quando e come vuole, diciamo più verosimilmente che con il mio desiderio di golosità partenopee ha coinciso una inaspettata opportunità di soddisfarle nell’immediato e così, senza lasciarmi sfuggire l’occasione, sono andata veramente.

Alle 10:00 in punto ero già seduta ad un tavolino all’aperto dello storico Caffè Gambrinus, adiacente a Piazza Plebiscito, davanti al mio caffè e ad una fragrante e profumata sfogliatella riccia ripiena di ricotta.
Il dolce - delizioso ovunque - al Gambrinus sembra celestiale, in quel posto il tempo pare si sia fermato, tutto è pulito ed ordinato e guardando i tavolini accanto hai la sensazione che perfino le persone sedute accanto a te non appartengano all’oggi ma siano rimaste lì da secoli, incuranti del tempo che passa e della frenesia della vita moderna.

Alle 14:00, dopo esermi un poco persa tra le bellezze del Maschio Angioino e dello splendido panorama marino che si può ammirare dalle sue terrazze, ero già seduta da Pulcinella a Santa Brigida in via santa Brigida ad aspettare la mia bella pizza con pomodorini, mozzarella di bufala campana e basilico. Dopo aver camminato tutta la mattinata era quanto mi meritavo mi pare.
Comunque il posto è degno di nota, il servizio impeccabile in tutto e la prossima volta, se non avrò troppa voglia di pizza mi lascerò trasportare dalle allettanti alternative della carta o dal menù degustazione che mi è sembrato proprio interessante.
Unica pecca il dolce della casa per quel giorno era il profitterol per cui, siccome avevo voglia di babà ho declinato a favore del Caffè Vesuvio nella splendida cornice della Galleria Umberto I.
Il babà era buono ma il caffè non ho avuto il piacere di assaggiarlo dato che il cameriere si è sbagliato e mi ha portato un “disgraziato” cappuccino freddo che altri non era che un enorme bicchierone di latte e caffè freddo per nulla degno di nota, anzi magari di nota negativa, di cui ho bevuto solo due sorsi per evitare di rovinarmi la splendida giornata facendo rimostranze al personale.

Insomma dopo giri e giretti tra Teatro San Carlo, Palazzo Reale e negozi del centro ho fatto sosta, prima di andare via, al Caffè d’Epoca a Piazza Trieste e Trento per ristorarmi col mitico caffè del Professore.
Della giornata partenopea conserverò un’ottimo ricordo, il centro di Napoli merita una visita ogni tanto e, fino al 26 maggio, al Maschio Angioino è allestita la mostra - che da sola vale la visita - dedicata al grande Totò "Un principe chiamato Totò", per il quarantesimo anniversario della Sua scomparsa.
E’ emozionante ritrovarsi tra le Sue cose private esposte.
Se vi capita l’occasione, come a me, andateci a vederla, non ve ne pentirete.
Intanto a breve posterò la ricetta del mio babà così magari nel frattempo vi consolate così…


N.B. l' immagine della Galleria è di Wikipedia, il babà invece è proprio quello che ho mangiato

2007-05-18


I gamberi si sa son buoni anche semplicemente lessati e conditi con un filo di olio e una spruzzatina di limone ma…se vogliamo farci ricordare per i nostri gamberi vi posto una ricetta che sa di esotico ed è invece sorprendentemente facile da realizzare. L’avevo trovata qualche tempo fa su una rivista di cui non ricordo neppure il nome dato che avevo l’abitudine di ritagliare e conservare soltanto le ricette, si presta a far da secondo ma può diventare egregiamente un finger food specie se presentato in un certo modo ad esempio infilzando ciascun gambero ad uno stecchino di legno in modo da poterli consumare senza l’uso della forchetta.


Per preparare i Gamberi al cognac in crosta di pistacchi per quattro persone (non troppo affamate però) ci occorrono:


20 gamberi belli grandi


1 bicchierino di cognac


2 uova


3 cucchiai di pistacchi pelati e tritati


120 g di grissini


80 g di burro


Sale e pepe quanto basta



Sgusciamo i gamberi eliminando il filetto nero ma lasciando la codina attaccata.


Mettiamoli poi in una ciotola col cognac lasciandoli riposare per un’ora.


Grattugiamo i grissini e mischiamoli ai pistacchi.


Trascorso il tempo indicato, scoliamo i gamberi e, dopo averli asciugati, li passiamo nelle uova leggermente sbattute e poi nel composto di grissini e pistacchi.


Scaldiamo il burro in padella ad aggiungiamo i gamberi che cuoceremo a fuoco vivo per circa cinque minuti.


Una volta dorati li scoliamo su carta assorbente e poi saliamo e pepiamo.


Possiamo servirli con una fresca insalatina.

2007-05-17



Un modo elegante per presentare un buon risotto? Magari per fare bella figura ad una cena “in” senza stressarsi più di tanto dato che è un piatto che si può preparare con un discreto anticipo? Eccolo
Mesdames et Messieurs je vous présente i miei Timballetti di riso e zucchine su crema di caprino.

Ingredienti per due persone (è bene sperimentare l’effetto in una romantica cenetta a due):
due zucchine medie
una tazzina da caffè colma di riso Vialone nano
brodo vegetale
un pezzetto di cipolla affettata sottilmente
un bicchierino di vino bianco
un cucchiaio d’olio
una noce di burro
due cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato

Per la crema di caprino:
un pezzettino di scalogno tritato
una nocetta di burro
due cucchiaiate di panna da cucina
un piccolo caprino fresco.

Preparazione:
laviamo, asciughiamo e spuntiamo le zucchine, col pelapatate ricaviamone dei nastri, tagliandole nel senso della lunghezza, sufficienti a foderare due stampini da sufflè (vanno benissimo quelli di alluminio usa e getta) e sbollentiamoli per pochi istanti. La restante parte delle zucchine la riduciamo in pezzetti.
Stufiamo la cipolla con l’olio ed un poco d’acqua, uniamo i pezzetti di zucchine ed una volta appassite vi uniamo il riso. Lo facciamo tostare e poi bagniamo col vino, evaporato il vino aggiungiamo un poco alla volta il brodo caldo mescolando di tanto in tanto.
Appena il riso sarà cotto (piuttosto al dente) e ben asciutto spegniamo, mantechiamo col burro e il parmigiano.
Rivestiamo le tegline unte con i nastri di zucchine e riempiamo ciascuna di riso. Richiudiamo con le sporgenze di zucchine e poi inforniamo per 15 minuti circa.
Se i timballetti li prepariamo prima al momento di servire possiamo solo infornare.
Intanto che le tegline stanno in forno prepariamo la salsa facendo appassire lo scalogno nel burro, unendo subito dopo la panna ed il caprino. Mescoliamo bene poi passiamo al mixer per omogeneizzare.
Versiamo due cucchiai di crema di formaggio in ogni piatto e sopra sformiamo i nostri timballetti.
Di sicuro effetto e di gusto veramente delicato.

Sapete come l’ho inventato questo piatto?
Allora, una sera ho preparato i nastri di zucchine pastellati e fritti, mi erano avanzati dei pezzi di zucchina e qualche “nastro” che la pastella era finita.
Così ho pensato domani di questi avanzi ne farò un risotto, solo che mi dispiaceva buttare nel cumulo anche le belle fette tagliate a nastro così ho pensato di utilizzarle come avete letto sopra.
Ero indecisa poi se servirli con un sughetto di pomodoro e basilico (che devo dire può essere un’ottima alternativa) o con una salsa di formaggio e poiché nel frigo avevo sto caprino fermo ad aspettare il suo destino la scelta non è stata difficile.

2007-05-15



La mania della piccola pasticceria mi ha nuovamente afferrata. Stavolta ho giocato sul tema del caffè costruendo delle Coppiette al caffè.
Le ho chiamate coppiette perché si tratta di due ovali di pan di spagna uniti da crema al caffè e decorati con cioccolato bianco e fondente.

Per 30 dolcini ecco cosa occorre:

un impasto di pan di spagna preparato con 4 uova montate con 150 g di zucchero e 150 g di farina setacciata con un poco di vanillina.

Una crema al caffè preparata con 250 ml di latte bollente nel quale avremo sciolto 2 cucchiaini di caffè solubile, due tuorli d’uovo, 4 cucchiai di zucchero e 2 di farina 00.

Una bagna preparata con pari dosi di acqua zuccherata e liquore Borsci o altro a piacere.

200 g di cioccolato bianco, 50 g di cioccolato fondente e 30 chicchi di caffè per decorare.

Preparazione:
Suddividiamo l’impasto di pan di spagna in 30 pirotti di carta ovali (non deve essere uno strato spesso di impasto) e cuociamoli in forno caldo.
Leviamoli dalle cartine e suddividiamone ciascuno in due parti in senso orizzontale.
Bagnamo un poco ciascuna parte con il liquido preparato e poi farciamo con la crema al caffè. Richiudiamo, poi sciogliamo il cioccolatoi bianco e distribuiamolo sulla superficie dei dolcini.
Una volta completata l’operazione sciogliamo anche il ciccolato fondente e con l’aiuto di un conetto di carta formiamo sui dolcini dei motivi decorativi, come nella foto.
Prima che il cioccolato solidifichi, appoggiamo su ogni dolcino un chicco di caffè.
Ed il gioco è fatto, ne ho preparati 30 e mangiato soltanto uno, non so che fine abbiano fatto…

2007-05-14


Forse a dire nemmeno sembra eccezionale questa ricetta di carne, eppure all’assaggio io stessa sono rimasta stupefatta dalla morbidezza e dalla succulenza della preparazione.
E’ una ricetta di Sale&Pepe per cui la troverete pubblicata anche nel
Club, di mio ho variato il contorno che ho adattato alla stagione.

Per 4 cotolette ci occorrono:


650 g di carne macinata di vitello
3 uova
60 g di parmigiano reggiano grattugiato
8 fette di pancarrè
un mazzetto di erba cipollina
farina, latte, sale, pepe e noce moscata q.b.
80 g di burro per friggere

Incominciamo mettendo a bagno nel latte 4 fette di pancarre, mentre frulliamo fino a ridurle in briciole le restanti fette.


Amalgamiamo alla carne un uovo, il parmigiano, il pane ammollato, una grattata di noce moscata, sale, pepe ed abbondante erba cipollina tagliuzzata.
Dopo aver lavorato bene l’impasto lo dividiamo in quattro parti che schiacceremo, magari aiutandoci con due foglietti di carta da forno, a formare delle “cotolette”.


Passiamo le cotolette nella farina poi nelle due uova restanti leggermente sbattute e nel pane grattugiato.
Friggiamole poi in padella con il burro, tre o quattro minuti per lato sono sufficienti a raggiungere una buona cottura oltre che una bella doratura.

Sgoccioliamole su carta assorbente e poi serviamole con un contorno di verdurine, io ho stufato in padella con un poco di olio e cipolla fave e piselli freschi sgusciati.
Va benissimo, come suggeriva Sale&Pepe, anche una fresca insalata di indivia riccia, cipolla affettata sottilmente e pomodorini.

Devo dire proprio niente male queste “Cotol-pette” a metà strada appunto tra cotolette e polpette.

2007-05-13


Il caldo è inesorabilmente giunto.
Bisogna un poco cambiare registro in cucina, si al pranzo della festa con più portate ma bisogna apportare qualche modifica al tipo di pietanze da servire prediligendo i prodotti freschi che ci offre la stagione.
Particolare riguardo poi ai dolci da servire a fine pasto, adesso più che mai sentiamo l’esigenza di cose fresche.
Se vogliamo evitare il solito gelato possiamo riversare la nostra scelta su una fresca Mousse al cocco, da preparare con un giorno di anticipo per gustarla ben fresca.


Ingredienti per 6 coppette:

½ l di latte
100 g di farina di cocco
60 g di zuchero grezzo
4 g di gelatina in fogli
2 cucchiai di rum bianco
250 ml di panna fresca
Un poco di farina di cocco e un limone per decorare

Portiamo a bollore il latte con il cocco e lo zucchero. Una volta raffreddato lo filtriamo e ne riscaldiamo un bicchierino per sciogliervi dentro la gelatina già ammollata in acqua fredda e strizzata. Aggiungiamo il latte con la gelatina al restante e incorporiamo al composto il rum. Lasciamo raffreddare poi montiamo la panna ed amalgamiamola al latte.


Versiamo nelle coppe e poi decoriamo la superficie con il cocco grattugiato e riccioli di scorzetta di limone. Poniamo in frigo a rassodare. Possiamo servire la mousse anche con ananas o kiwi fresco.


Ps: quale versione del mio blog vi piace di più? Aiutatemi a trovare la forma migliore

2007-05-11



Avete già capito che le cose piccole mi piacciono particolarmente, le porzioncine già pronte, gli stuzzichini per antipasto o per aperitivo che non richiedono l’uso del coltello e risultano già a vederli molto garbati.
Così ho preparato questi Mini-cake ai pistacchi che sono buoni da soli ma non vi dico farciti con caprino fresco oppure con una fettina di prosciutto.

Per 10 mini-cake ci occorrono:
2 uova
60 ml di panna
60 ml di olio extravergine d’oliva
½ bustina di lievito istantaneo per torte salate
50 g di pecorino romano grattugiato
150 g di farina
un poco di sale
una manciata di pistacchi sgusciati e tritati.

Impastiamo prima le uova con la panna, l’olio, il sale ed il pecorino, aggiungiamo la farina setacciata col lievito e quando il composto risulterà omogeneo lo distribuiamo in dieci stampini ovali (vanno benissimo anche quelli di carta usa e getta).

Su ognuno distribuiamo un poco di pistacchi ed inforniamo finchè saranno dorati, circa 15 minuti.

2007-05-10


Questa ricetta è il cavallo di battaglia di Irene, che non ama particolarmente stare ai fornelli e non sa cucinare tantissime cose ma questo primo “il suo primo” per eccellenza che prepara per le occasioni o quando ha ospiti le viene veramente da Dio per cui ieri è rimasta piacevolmente sorpresa quando le ho chiesto la ricetta delle sue Farfalle con crema di asparagi e salmone affumicato e oggi resterà ancora più sorpresa quando vedrà che l’ho inserita nel blog.

Le dosi sono per quattro:

uno scalogno

30 g di burro

10-12 asparagi

1 dl di panna

sale e pepe q.b.

4 fettine di buon (anche se d’allevamento) salmone affumicato.

Farfalle o tagliatelle o altra pasta a piacere 320 g c.a.

Lessiamo gli asparagi, poi teniamone da parte le punte, che ridurremo a rondelle, ed il resto frulliamolo con un pizzico di sale e la panna.
Affettiamo finemente lo scalogno, facciamolo appassire nel burro e poi aggiungiamo la crema di asparagi, un poco di pepe, aggiustiamo se necessario di sale, e poi uniamo il salmone ridotto a striscioline e le rondelle di asparagi.
Togliamo dal fuoco e quando la pasta è cotta la incorporiamo al sugo amalgamando bene.
Se la salsa dovesse risultare troppo densa allunghiamola con un poco di acqua di cottura della pasta.

La ricetta originale prevedeva solo gli asparagi ridotti a crema, ho voluto lasciare le punte a rondelle per una questione estetica ed anche perché è più bello riconoscere ciò che si ha nel piatto

2007-05-09


Lo so che ci prepariamo all’estate e dovremmo evitare i fuori pasto, ma un tarallino all’olio da sgranocchiare quando abbiamo il classico buco allo stomaco o da servire all’aperitivo magari con qualche bella olivetta o una fettina di salame buono non credo faccia poi tutto questo male.


Questa è un’altra ricetta della Lu, vi do una dose “esagerata”che tanto una volta fatti si mantengono a lungo e poi sinceramente tanto a lungo nemmeno ci arrivano per quanto sono buoni.


Mi hanno rimproverata che scrivo tutto insieme, per cui vi do gli ingredienti scritti per bene e poi il procedimento come nei ricettari


Ingredienti:

1 Kg di farina di grano tenero tipo 0

1 cucchiaio di sale

20 g di lievito di birra fresco

1 bicchiere (c.a. 200 g) di acqua tiepida

½ bicchiere di vino bianco

300 g di olio extravergine d’oliva.



Preparazione:

disponiamo la farina a fontana, inseriamo il sale in una buchetta laterale e poi al centro il lievito sciolto nell’acqua gli altri ingredienti.

Formiamo un impasto omogeneo e morbido. Lo lasciamo lievitare per un’oretta e poi formiamo dei bastoncini i cui lembi uniremo dando la classica forma dei taralli. Disponiamoli in una teglia appena unta lasciamoli riposare ancora un poco e poi inforniamoli a 180° C finché saranno belli dorati da ambo le parti.
A metà cottura ricordiamoci di girarli perché possano risultare uniformemente fragranti e dorati.



Dimenticavo se li volete un poco meno friabili basta diminuire la dose di olio.

2007-05-08


Vi mancava il dolce di questa settimana, non è che avete pensato che non ne avevo fatti?
La domenica non è domenica senza un buon dolce.

Ultimamente comunque sono attratta dalla piccola pasticceria per cui, incoraggiata dall’ottimo risultato delle Mini-delizie glassate di Pasqua mi sono cimentata in un classico della pasticceria locale: i Sospiri.
Somigliano alle mini-delizie, il procedimento è più o meno lo stesso ci sono solo alcune varianti che vado a spiegare.


Ho fatto il pan di Spagna, la solita base che uso io, e l’ho cotto mettendolo a cucchiaiate in uno strato più ttosto sottile nei pirotti di carta grandi (i dischetti non devono venire alti).
Una volta pronti ho tolto le cartine e bagnato metà dei dischetti con una bagna leggera al rum (se non amate questo gusto va bene anche vaniglia o fiori d’arancio).


Ho messo su ciascuno una cucchiaiata di crema preparata secondo la ricetta delle Delizie alle fragole e poi ho coperto col secondo dischetto di pasta sempre inzuppato.


Ho poi preparato una bella glassa reale con 250 g di zucchero, un albume, qualche goccia di limone ed un pizzico di bicarbonato, l’ho stesa sui dolcini ed ho decorato alcuni con ciliegie candite rosse o verdi e altri con spirali di cioccolato fondente fuso.



Chi conosce questi dolci - dal nome fortemente evocativo - sa quanto sono buoni, i miei non erano affatto male, comunque se ci legge qualcuno che ne sa la ricetta originale accetto volentieri suggerimenti.


Uhm!!!Piccola pasticceria… sto già pensando ad altre cosine.

2007-05-06


La cosa che mi affascina della cucina è che continua a stupirmi. Mi stupisce che lo stesso prodotto elaborato in un modo o nell’altro, mescolato al altri prodotti, cotto in modo piuttosto che in un altro, possa dar vita a cose completamente differenti tra loro che dell’alimento originario portano in sé, più o meno marcati i caratteri.



Una scoperta rivoluzionaria l’ho fatta leggendo il libro, interessantissimo, di Davide Oldani “Cuoco andata e ritorno – Viaggi sogni ricette di un uomo che voleva cucinare” edito da Touring Club Italiano. Non è un libro di ricette e vi consiglio sinceramente di leggerlo perché di Davide Oldani si sente già parlare ma si sentirà parlare molto in quanto è uno chef (o cuoco come lui ama definirsi) che con tenacia, determinazione, spirito di sacrificio e tanto amore per questa difficile professione ha saputo raggiungere vette alte senza mai pardere l’umiltà.


Il libro è da leggere perché Davide Oldani ha da comunicare qualcosa e lo comunica in modo estremamente piacevole, affidandosi ai propri ricordi ed insegnando, quasi tra le righe, tante tante cose interessanti.



Forse ho un poco perso il filo del discorso, ho parlato del libro perché leggendolo ho capito, tra le altre cose, che non è molto difficile trasformare meno di un litro di latte in una bella caciotta da gustare in tutta la sua freschezza.
Avevo sempre pensato che fare il formaggio fosse una cosa estremamente complicata, che richiedesse molto impegno ed ancor più che bisognasse impiegare parecchio latte per ottenere qualcosa di mangiabile, invece Oldani mi ha dimostrato il contrario.



Se volete prepararla anche voi ecco gli ingredienti:
750 g di latte fresco intero, 20 g di caglio liquido, 500 g di acqua bollente salata e 1 g di buccia di lime grattugiata.


Vi dico subito, prima del procedimento che la quantità di caglio può variare in base alcaglio che comprate (si trova in farmacia). La prima volta ho messo i 20 g della ricetta e il formaggio sapeva di caglio, poi ho inviato una mail ad Oldani che gentilmente mi ha risposto. Ci sono diversi tipi di caglio in commercio, sulla bottiglia dovrebbero esserci le indicazioni sulle dosi, altrimenti chiedete al rivenditore. Di quello che ho acquistato io ho scoperto che ne bastano solo 5 g invece di 20.


Ma andiamo al procedimento: scaldate il latte fino a raggiungere 37°C, toglietelo dal fuoco, unite il caglio, lasciate riposare per 8 minuti. Dopo questo tempo il latte apparirà come una massa compatta un poco gelatinosa, rompete la cagliata gettandovi l’acqua salata e il lime (in mancanza ho usato un limone verdello) e poi aiutandovi con una schiumarola adagiatela in uno stampo per caciotta forato, poi mettetelo a scolare su una graticola ed ecco il formaggio, pronto da consumare.
E’ tipo il primo sale ottimo veramente.

2007-05-04


Per il club Sale&Pepe questo mese propongo la ricetta dei Mazzetti di asparagi mimosa del numero di Marzo 2007 della rivista che ho lasciato com’era, con l’unica variante delle uova che ho messo per intero, e non solo il tuorlo come previsto dalla ricetta, per due motivi: primo l’albume mi piace, secondo non mi andava di sprecarlo. Comunque per un effetto ancora più scenografico e “mimosa” limitatevi al tuorlo.
Le dosi ve le do per una persona, ma se si serve come antipasto va bene per due.
Ingredienti: 7-8 asparagi, due fette di formaggio fuso, un uovo sodo, un poco di maggiorana fresca, una noce di burro, sale e pepe rosa.
Preparazione: puliamo gli asparagi, tagliamoli in due nel senso della lunghezza, poi lessiamoli al dente (meglio a vapore).
Dividiamoli in due mazzetti, saliamoli ed avvolgiamo ciascuno con una fetta di formaggio, velocemente in modo che il calore degli asparagi sciolga un poco il formaggio. Sistemiamo i mazzetti nel piatto.
Cospargiamo gli asparagi con l’uovo sbriciolato passandolo attraverso un colino e versiamoci sopra il burro fuso con la maggiorana e qualche bacca di pepe rosa un poco schiacciata.
Devo dire che l’aggiunta di un filo di aceto balsamico non guasta, ma non gridate all’eresia, nell’aceto balsamico (quello buono di Modena però) farei il bagno.

2007-05-03


Penso che il titolo e la foto già vi dicono qualcosa, avete presente i Sofficini Findus quelli del “sorriso che c’è in te” ecco questi sono, permettetemi di dirlo, la bella copia.
Senza offesa per la casa produttrice volete mettere la fragranza di un “sofficino” fatto in casa con uno prodotto industrialmente e poi congelato? Ecco come pensavo, il confronto non regge…
La ricetta dell’impasto base me l’ha passata la Lu che l’ha sentita in tv alla Prova del cuoco, il ripieno però l’ho ideato io, questa è solo una variante si possono fare con unamiriade di gusti ed anche piccoli piccoli stile finger food da servire con l’aperitivo o in un buffet.
Le dosi che vi do sono per otto sofficini di medie dimensioni.
Per l’impasto: prendiamo un bicchiere di latte e portiamolo ad ebollizione con un pizzico di sale ed una noce di burro. Quando bolle versiamoci un bicchiere (lo stesso) di farina e mescoliamo bene finchè il composto si staccherà dalle pareti. Ritiriamo la pentola dal fuoco e lasciamo raffreddare l’impasto. Dividiamolo poi in otto palline, che stenderemo su un piano infarinato a formare altrettanti dischi.
Per il ripieno alle melanzane: riduciamo una melanzana non troppo grande a cubetti e rosoliamola in padella con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio, aggiungiamo poi un pomodoro a cubetti senza pelle e senza semi, regoliamo di sale, se vogliamo diamo un tocco di peperoncino piccante e magari un poco di origano. Lasciamo raffreddare e poi sbricioliamo nella padella una mozzarella ed una bella grattugiata di ricotta salata.
Suddividiamo questo composto sui dischetti di pasta e richiudiamoli su se se stessi a formare delle mezzelune, sigilliamo bene i bordi mi racomando.
Una volta pronti i nostri sofficini passiamoli in due albumi leggermente montati e poi nel pangrattato a formare una bella e solida panatura.
Friggiamoli in abbondante olio bollente e serviamoli caldi caldi.
Aspetto suggerimenti in merito ai ripieni.

2007-05-02

Inutile dire che quando ci salta un bel week-end fuori, già programmato, per cause da noi indipendenti e quando il clima ci impedisce anche una semplice gita di una giornata altro non rimane che starsene a letto a recriminare su ciò che poteva essere oppure, in alternativa, buttarsi in cucina a preparare qualcosa di buono impegnando così in modo proficuo il tempo libero. Naturalmente ho scelto la seconda e, a mio parere, più saggia soluzione.
Così grembiule alla mano ho preparato oltre 60 Pansotti con patate e taleggio che ho poi condito semplicemente saltandoli in padella con dello speck a coronamento del delicato gusto del ripieno.
Cela va sans dire che il risultato mi ha soddisfatto ed ha soddisfatto anche chi ha avuto il piacere di dividere con me il pranzo per cui vi do la mia ricetta dei Pansotti patate e taleggio con fiammiferi di speck.
Per la sfoglia: impastiamo 5 uova intere con tanta farina 00 da ottenere un composto abbastanza solido da poter essere steso con la “Nonna Papera”.
Per il ripieno: lessiamo 650 – 700 g di patate, una volta cotte passiamole allo schiacciapatate e condiamo con sale, pepe, un uovo e un pezzetto di burro. Prendiamo un pezzo di taleggio e riduciamolo a piccoli pezzi, ce ne serve uno per raviolo.
Stendiamo l’impasto in una sfoglia sottile e ricaviamone dei bei dischi che farciremo con un poco di puré ed un pezzetto di taleggio, richiudendoli poi per bene. Procediamo così fino ad esaurimento degli ingredienti.
Per il condimento: prendiamo una fettona di speck e riduciamola a fiammiferi che salteremo poi in padella con un poco di cipolla affettata sottilmente e un poco di prezzemolo.
Quando i panzotti saranno cotti li verseremo nella padella dello speck cercando di amalgamare bene il condimento con la pasta aiutandoci con un cucchiaio di legno per non romperli.
Il piatto è pronto, i quantitativi per persona variano dalle dimensioni dei pansotti e dalla fame dei commensali. Se il pranzo prevede altre portate 5 o 6 sono in genere più che sufficienti altrimenti…fate voi.
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