Cucina, libri, luoghi, moda, lifestyle

2019-12-12

Ristorante Pizzeria Sant'Emilia

Allo scalo di Corigliano sono tanti i locali attivi, ci sono quelli più idonei ad una pausa veloce, quelli per le serate tra amici, per le grandi occasioni e così via. 
Proprio sul corso principale da oltre un decennio c'è il Sant'Emilia conosciuto e apprezzato per le sue pizze ma anche per i suoi golosi taglieri ed i piatti caldi. Un locale perfetto per una sosta post shopping o dopo cinema o per una serata tra amici. 
Un locale che per le sue ampie vetrate e i suoi arredi colorati mi ricorda un po' il salone di una nave da crociera. Un ambiente così luminoso e spazioso che anche da fuori alzando gli occhi alle vetrate del primo piano con i tavoli a vista viene voglia di accomodarsi. 
Noi lo abbiamo fatto per un pranzo informale per Diritto di Cronaca che adesso vi racconto. 
Un tagliere di salumi e formaggi reso speciale dal pane ai cereali caldo prodotto dallo chef, un pane che troviamo delizioso con la 'nduja riscaldata dal fornelletto. Assaggiamo anche salsiccia  e rape e le patate 'mpacchiuse. 
Come primi decidiamo di assecondare la voglia di mare con Linguine alle vongole e Fusilli napoletani con tartufo, gamberi e crema di zucca.
I piatti sono curati e ci ricordano proprio le navi da crociera, peccato che fuori dalla vetrata si veda solo la strada e non il porto. 
Comunque ottima la frittura di paranza nella quale ritroviamo una particolarità: della polvere di pomodoro utilizzata per infarinare, un gusto che da una nota piacevole al freschissimo pesce. 
Chiudiamo con una liquirizia home made e la promessa di tornare, magari con amici, per assaggiare la pizza che fanno anche al metro.
Ristorante Pizzeria Sant'Emilia
Via Nazionale Palazzo al Centro
Corigliano Calabro Scalo (CS)
Tel. 0983 198 6286  

2019-11-28

La Rotonda a Trebisacce (CS)

Mi capita davvero di rado di ritornare a parlarvi di un locale, ma quando capita ne sono orgogliosa perché significa che non solo quel locale mi ha attratto una volta, tanto da avere voglia di consigliarlo ai miei lettori, ma anzi vi ritorno e qualcosa di ancora migliore mi porta a volervene riparlare qui e su Diritto di Cronaca.
Mi trovo oggi a scrivere dopo quasi tre anni dall'articolo precedente di un ristorante storico di Trebisacce: La Rotonda, che domina con la balaustra in mattoni anni 50 del suo terrazzo il tratto più bello del lungomare di Trebisacce.  
Vi dicevo che in questo locale si viene per il pesce e vi confermo che è così ma aggiungo che si viene per il pesce cucinato in modo sublime e servito in un locale sempre al top, rinnovato negli ambienti (inclusa la fornitissima cucina) e negli arredi, elementi che ne fanno sempre più un luogo di eccellenza.   


Giuseppe il proprietario e Loris lo chef, coadiuvati dall'ottimo personale di sala, formano una squadra sempre più coesa e il risultato è un'esperienza godibile sotto ogni punto di vista. 
Vi consiglio di dare uno sguardo attento al menù ma di farvi anche consigliare perché quando si tratta di pesce la materia prima non è tutto ma fa molto. Le proposte dell'antipasto sono tante e tutte da provare ma non fatelo tutto in una volta. Dimenticatevi i piatti misti dove i gusti si confondono o le carrellate da trattoria e soffermatevi sul gusto di ciascuna proposta, ne resterete estasiati. 
Noi abbiamo un po' esagerato pur  chiedendo di ridurre le porzioni di ogni singola portata perché diverse pietanze ci incuriosivano, ma davvero per soddisfare palato e stomaco sarebbe bastato molto meno vista la ricchezza delle preparazioni e la quantità offerta in ogni piatto.

Abbiamo iniziato con una entrée di crema di patate con triglietta, mela verde e sfoglia grezza al pistacchio che come presentazione ci ha introdotti ad un pasto in cui è la cura dei dettagli a farla da padrona. 
Abbiamo proseguito con una cremosa tartare di gambero viola  al tartufo con riduzione al cedro e pane croccante al rosmarino. Ottima anche la tartare di tonno rosso pinna gialla del nostro mare con salsa ponzu (a base di soia) finocchio e riduzione al biondo. 
Non ci siamo fatti sfuggire il salmone disidratato con gradevoli aromi, sfoglie di mela verde e deliziosa burrata. 
Sembrano gusti nuovi a raccontarli ma in ognuno incontriamo i profumi della tradizione che ci è offerta in modo  nuovo ed estremamente piacevole nella successiva insalata di mare leggera e con tutto il sapore del mare così come negli affumicati di tonno e spada preparati dallo chef e serviti con misticanza cipolla fritta croccante e maionese di calamaro. 
Piatti che sono armoniosi nell'aspetto e nel gusto come i tentacoli di polpo in doppia cottura con purè di patate, espresso richiamo alla tradizione, o il fagottino di pesce spada con melanzane e bufala su coulis di pachino e pane al nero di seppia o ancora la sfera di polpo e patate su salsa al prezzemolo e riduzione di melograno. 
Ci ha stupito molto il primo, un piatto che crea un ricordo nella mente di chi lo assaggia, scialatielli piccanti con cozze, crema di pane e limone di Rocca imperiale caramellato, un piatto non ruffiano lo definisce Giuseppe riferendosi al fatto che o conquista al primo assaggio oppure no:  noi lo abbiamo amato perché è semplice e complesso al contempo, riesce ad esprimere forte armonia tra il dolce del limone, il salato delle cozze e il piccante della pasta.
Deliziosi semplicemente i ravioli all'uovo con ripieno di capesante e gamberi su guazzetto di bisque di gamberi, vongole e cozze. 
Ad accompagnare il secondo un vino strepitoso il Pescanera di Ippolito, un greco nero vinificato in rosato, un unicum nel suo genere che riesce a tener testa ad un'altra prelibatezza il baccalà Skrei detto il "miracolo norvegese" perché questo pesce riesce, guidato dall'istinto, a ritornare al luogo d'origine, acquisendo per merito del viaggio una carnosità senza eguali.
Abbiamo chiuso con un dolce espresso fuori menù: millefoglie al pistacchio con fresca crema allo zenzero e cioccolato. L'alternativa proposta sono i golosi dolci della costiera amalfitana che arrivano dalla pasticceria di Sal de Riso o i fruttini di Lancusi.
Un mio personale consiglio è di godervi un locale di questo tipo durante tutto l'anno e non solo ad agosto quando per il moltiplicarsi dell'utenza rischia di non restituirci la magica atmosfera che altrimenti vi si respira.
La Rotonda Ristorante di Pesce - Pizzeria
Via Magna Grecia (lungomare)
87075 Trebisacce (CS)
Tel. 0981 57256

2019-11-19

Empanadas dei miei bambini

Da qualche tempo diciamo che causa impegni di lavoro, figli piccoli, famiglia, interessi disparati e chi più ne ha più ne metta ho appeso al chiodo il cucchiaio d'argento e mi dedico con quotidiano amore alla cucina che piace ai miei amori. Certo il marito è sempre a dieta perché ha rivisto un po' lo stile di vita e quindi i piatti elaborati e gourmet, che tanto amavo sperimentare prima, hanno lasciato il posto a una cucina semplice e spesso ripetitiva dove talvolta trova posto qualcosa di goloso per le nostre cenette sul divano a base di serie Tv e film commedia adatti alle famiglie.
Quando siamo stati in Portogallo i miei figli hanno assaggiato le empanadas che in realtà in origine sono argentine, diciamo una versione semplificata di empanadas che hanno adorato sin da subito e che credo possa far felice anche i genitori dal momento che la spesso odiata carne viene messa all'interno di questi fagottini e mangiata con gusto anche da chi come Aurelia il macinato con lo ama né nel sugo né come base delle polpette che gli altri bimbi adorano.
Ho iniziato a preparare le empanadas solo per loro ma alla fine ho scoperto che quando le faccio la cena sul divano si trasforma in festa per tutta la famiglia e quindi aggiungendo una bella insalata direi perché no...
La ricetta non ha nessuna pretesa di autenticità, la realizzo a modo mio senza seguire alcuna indicazione e invece di perdere tempo all'impasto che poi arrivo a cena stanca e bestemmiante preferisco usare la pasta sfoglia pronta, ecco come si cambia dopo i figli.
Ingredienti per 16 empanadas:
350 g c.a. di macinato di bovino 
1/4 di cipolla
2 cucchiai di passata di pomodoro
1 cucchiaio di paprica dolce
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
2 cucchiai di squacquerone (o stracchino in mancanza)
2 cucchiai di grana grattugiato
1 uovo e un po' di latte per spennellare
Tritare sottilmente la cipolla e versarla in padella con un fondo d'olio, unire la carne, la passata di pomodoro, la paprica, sale e pepe e farla asciugare per bene.
Fuori dal fuoco unire lo squacquerone e il grana.
Srotolare i fogli di pasta sfoglia e tagliarne ciascuno in otto quadrati, le empanadas vere sono a mezza luna  ma con i ritagli mi di pasta sfoglia non saperei cosa fare. Su ogni quadrato versare un mucchietto di ripieno. Richiudere a fagotto come un raviolone cinese. Disporre su carta forno, pennellare con uovo e latte battuti insieme e cuocere a 200° in forno caldo fin quando risulteranno ben dorate.

2019-11-07

Officina dei sapori a San Marco Argentano (CS)

Ecco il mio ultimo percorso del gusto per Diritto di Cronaca, tutto per voi. Molti di voi conosceranno il luogo di cui vi parlo in questo mio nuovo percorso del gusto perché è a due passi da casa, perché è un luogo in cui regnano sovrani cortesia e pulizia e perché vi si mangia una gustosissima pinsa anzi una delle prime pinse del nostro territorio. Sto parlando dell'Officina dei Sapori di San Marco dove io stessa ero stata a mangiare la pinsa più di una volta prima di questa ultima visita. 
Ho deciso di parlarvene perché l'Officina dei Sapori è ottima pinsa ma non solo, è anche un  ottimo ristorante nato proprio con l'intento di proporre il nuovo: tanti sfizi, golosi hamburger e carne alla griglia soprattutto. 
Lina la proprietaria, da sempre appassionata di cucina, facendo coppia con uno chef non poteva che decidere di mettere mano al suo vecchio sogno e realizzare un bel ristorante nei locali della vecchia officina di famiglia. E da officina meccanica a officina dei Sapori il passo è stato breve seppure importante. 
Decidiamo per questa sera di vivere questo luogo, già conosciuto e apprezzato, come se fosse nuovo e di assaggiare qualcuno dei piatti più particolari proposti. 
Il cartello che propone il filetto di canguro solletica le nostre papille fin dall'ingresso e al momento di ordinare ci ritroviamo a chiederlo senza alcuna remora ma solo con tanta curiosità.
Nel frattempo assaggiamo un buon tagliere di salumi e formaggi inconsueti dalle nostre parti: ottimo salame, prosciutto ubriaco, mortadella di chianina, filetto di Wagyu e poi ancora formaggio stagionato alla birra, allo zafferano e ragusano, che accompagniamo con fragrante pane appena sfornato e pregiata birra del Monaco calabre di Calabrau. 
Le altre proposte dell'antipasto ci stupiscono ancora: anelli di peperone pastellati e fritti, halapenos ripieni di cremoso formaggio pastellati e fritti anch'essi e fagottini di pasta di patate ripieni di cremoso tuorlo d'uovo. 
Arriva il filetto di canguro, un tipo di carne a sé, rossa e succosa un po' dolce con un pizzico di amaro, che non associamo a nessuna altra categoria nota ma che da sola vale la visita al locale.
Incuriositi dalla pizza con impasto ai cereali che da qualche tempo affianca la pinsa decidiamo di assaggiarla con un condimento gourmet a base di stracchino, salmone, valeriana e pomodori secchi.Forse la pizza batte pure la pinsa...torneremo ancora!
C.da Santa Ciricia, 87018 San Marco Argentano CS
339 393 4190

2019-11-03

Reggio Calabria e le sue bellezze

Voi che fate la prima domenica del mese? Io me vado a zonzo per città d'arte approfittando dell'apertura gratuita di molti musei e siti d'arte (elenco completo su Beni Culturali). Stavolta ho deciso di scendere verso "il più bel chilometro d'Italia", come pare D'Annunzio abbia definito a inizio secolo il lungomare di Reggio Calabria.
 La tappa principe del viaggio doveva essere il Museo Archeologico Nazionale   per poter ammirare dal vivo l'encomiabile bellezza dei Bronzi di Riace ma prima di arrivare a godere della loro magnificenza abbiamo fatto qualche sosta: 

1) Abbiamo ammirato la città e la costa siciliana dalla prospiciente torre del Castello Aragonese
2) Abbiamo visitato il magnifico Duomo, ricostruito ex novo in luogo della precedente cattedrale barocca dopo il catastrofico terremoto che colpì la città nel 1908 e che vanta il primato di edificio religioso più grande della Calabria.

3) Abbiamo passeggiato sul lungomare Falcomatà, ammirato le piante ultracentenarie e i palazzi che vi si affacciano, il monumento ai Caduti e l'Arena dello stretto, senza dimenticare qualche scatto tra le giocose statue di Rabarama inseguendo con l'occhio il "miraggio della Fata Morgana".
4) Ci siamo ristorati con gli ottimi arancini di Arancini...e non solo ricordando anche mangiando che dalla Sicilia ci divide un niente e gustato da Cesare quello che è stato il più buon gelato d'Italia.

Rinunciando alla Pinacoteca Civica del Teatro Cilea, ahimè chiusa di domenica, e all'Ipogeo di Piazza Italia abbiamo concluso con la programmata visita al museo che da sola vale il viaggio. 
Con negli occhi la bellezza dei nostri Bronzi siamo tornati a casa consapevoli - anche stavolta - che il bello è ovunque se chi guarda è in grado di vederlo. 

2019-10-29

Cuscus di mare sognando Capri


Mi chiedevano da dove viene fuori l'idea di un piatto, per me ogni piatto è una suggestione, un ricordo o un desiderio...lo devo in qualche modo sentire dentro perché venga fuori bene. Qualche giorno fa leggevo la bellissima e insolita guida romanzata Ischia Capri Procida di Alessandro Rubinetti edita da Iacobelli e mi è venuta voglia di mare e sole allora ho creato questo piatto in cui ho cercato di mettere il profumo del mare utilizzando i suoi frutti e il colore del sole con lo zafferano. A voi la ricetta e intanto leggetevi anche cosa dice l'editore del libro.
 Io di mio posso aggiungere che se avete voglia di conoscere un po' meno superficialmente questi meravigliosi luoghi, magari in vista di un bel viaggio o perché ci siete già stati vi dico che questa guida con i suoi continui rimandi al web è davvero indispensabile, anche per chi ha visitato i luoghi decine di volte. Sono certa scoprirete quello che ancora non sapevate.

Ingredienti per 4 persone: 
2 bicchieri di cuscus precotto 
800 g di calamaretti
800 g di cozze 
2 pomodori
2 zucchine verdi
2 bustine di zafferano
la scorza di un limone
sale e pepe
olio extravergine d'oliva
peperoncino
prezzemolo
In una pentola con coperchio aprire le cozze già pulite, togliere il guscio e tenerle da parte insieme al liquido filtrato. In un tegame capace versare un filo d'olio, un peperoncino, qualche rametto di prezzemolo, i pomodori e le zucchine a tocchetti, unire i calamaretti tagliati a rondellee  le cozze già aperte in precedenza, un po' della loro acqua e lo zafferano. A fuoco spento unire una grattugiata di scorza di limone e prezzemolo tritato. Gonfiare il cus cus come da istruzioni sostituendo parte dell'acqua con il liquido delle cozze restante. Sgranare il cuscus con l'olio e servirlo con l'intingolo di mare sopra.

Appunti di Stile
Lo stile caprese è nato negli anni 50 prendendo a modello la libertà di cui si poteva godere sull'isola, mixando materiali pregiati e diversi tra loro per uno stile semplice e chic al contempo.
Parlando di moda caprese ci vengono in mente i pantaloni bianchi al polpaccio e i sandali bassi in cuoio alla Haudrey Hapburn, la camicia e il fazzoletto legato al collo. 
Ma è possibile parlare di moda caprese nel periodo più freddo? Perché no, alcune case di moda hanno proposto qualcosa in tema richiamandosi al mare in tempesta (i blu, i rossi, i colori naturali) con materiali pregiati come il cashmere o altri filati d'eccellenza, richiamando nelle stampe dei tessuti temi marini.
Io ci sto provando, magari riusciamo a non far entrare in noi il grigiore della stagione fredda e sappiamo quanto è importante disporsi bene, n'est pas?

Il mio blog oggi


Ecco che dopo una lunga pausa, una ripresa in sordina e alterne vicende di fondo che hanno interessato la mia vita ritorno a voler parlare dei miei interessi con rinnovato vigore.
Il mio interesse primario dodici anni fa era la cucina e per anni di cucina vi ho parlato, nel tempo però ci si evolve e la vita e gli interessi di ognuno mutano al mutare  delle stagioni della vita, vi ho parlato in questo spazio moltissimo di libri (in maggioranza legati al tema cucina ma non solo), di produttori di eccellenze, di vini, vi ho parlato di bambini, di giochi, di tavole, di scoperte, di luoghi e poi ancora di buon cibo e ristoranti. Non vi ho mai parlato, se non velatamente, della mia altra grande passione la moda. Recentemente tuttavia mi sono anche comunicata con immagini su Istagram coco_donato o attraverso i gruppi nei social. 
In pratica ho deciso che voglio continuare a parlare in questo mio rinnovato spazio e non più  considerandolo solo un blog di cucina ma uno spazio di lifestyle a tutto tondo, un modo per raccontarvi la mia vita, il mio stile di vita in questo angolo di mondo dimenticato dai più tenendo sempre presente il mio motto che è diventato il nome di questo blog "Sale e Pepe quanto basta" la misura dettata dal buon senso, la metafora della vita, il giusto, né troppo né troppo poco. 

2019-10-17

Agriturismo La Palombara a Paola

A Paola si va innanzitutto per il nostro amato San Francesco ed il santuario a lui dedicato è quasi una tappa annuale obbligatoria per noi calabresi e non solo. Una volta lì potrebbe esservi qualche motivo in più per restare e onestamente, a parte lo splendido mare, il più valido mi sembra la buona cucina.  E' così che ho scoperto la cucina de La Palombara uno storico agriturismo ubicato in una costruzione rurale d'inizio novecento da cui godere una impareggiabile vista sul litorale degustando piatti solidi della tradizione locale. Questo è un luogo in cui la tradizione vive grazie all'impegno della signora Lina (che ormai fa da supervisore) e dei suoi due figli Pasquale e Giuseppe che si dividono  il notevole impegno tra la cucina e la fattoria didattica.
Noi siamo arrivati per pranzo quando il mare e tutta la costa al massimo del lucore sembravano esser lì per perdercisi dentro. Seduti ad uno dei tavoli abbiamo lasciato che ci guidasse Pasquale nel racconto gastronomico di questa terra.
L'antipasto La Palombara è composto da salumi, formaggi, verdure alla griglia e sott'olio e viene servito con un pane casereccio (sfornato quotidianamente) preceduto dall'inebriante profumo e delle ottime frittelle di pasta cresciuta ai cinque cereali la cui ricetta Pasquale custodisce gelosamente.
Come primi assaggiamo quelli che vanno per la maggiore fusilli  con salsiccia e melanzane e riso ai porcini ma quello che ci conquista sono i secondi, quanto di più tipico e gustoso possa esserci: una padellata di patate, cipolla di Tropea e salsiccia locale sgranata e poi della semplice carne di vitello con origano, aglio, cipolla e finocchietto accompagnata da patate 'mpacchiuse.
Piatti che pur nella loro semplicità ci lasciano un piacevole ricordo. Ottima anche la crostata che ci servono con il caffè. I prezzi sono davvero ultra modici, da famiglia ed in effetti qui ci si sente in famiglia.Se anziché la cucina tipica volete assaggiare l'agri-pizza di Pasquale (anche con l'impasto ai cinque cereali e tanti gusti speciali con i prodotti della tradizione) arrivate al tardo pomeriggio in modo da deliziarvi ancor prima di sedervi ai tavoli con un ineguagliabile tramonto sul Tirreno. 
Se la mia esperienza di gusto non vi avesse già convinto mi sento di darvi un ulteriore ottimo motivo per scegliere questo agriturismo, il poliedrico Pasquale Gallipoli scrive poesie in dialetto calabrese e non solo, le parole che recentemente ha dedicato a San Francesco sono diventate una bellissima e dolce canzone per San Francesco, canzone che è volata oltre oceano e sta ottenendo un successo inaspettato in Argentina e in altri paesi dell'America latina. Ascoltatela con attenzione guardando il video https://www.youtube.com/watch?v=A11LcXZc9P4

2019-09-26

Al Vicoletto Cosenza

Dove sono stata questa volta per Diritto di Cronaca? Leggete e lo scoprirete.
Nella ristorazione attuale, in cui i locali hanno cicli di vita piuttosto brevi e spesso non sono in grado di lasciare traccia nella futura memoria, guardo con ammirazione alcuni locali che, fedeli alla propria linea,  hanno fatto dell'attività una missione al servizio del consumatore e riescono a crescere ed evolversi secondo le esigenze altrui senza tuttavia snaturare il proprio essere.
A Cosenza, a due passi dall'attiva Piazza Bilotti, in una stradina laterale da un quarto di secolo Pasquale e Roberto portano avanti la loro "missione". Al Vicoletto è il nome del ristorante che in città tutti conoscono e che, in barba alle mode passeggere, continua a proporre con successo piatti di cucina locale e nazionale riuscendo comunque a guadagnare consensi.
Il posto è caldo e accogliente come una bella osteria e i proprietari sono infaticabili, portano il loro sorriso di tavolo in tavolo presentando con amore ogni pietanza di mare o di terra che viene fuori dalla cucina. Come antipasto, visto il periodo propizio, ci abbandoniamo al tris di porcini: panati e dorati, in carpaccio  e arrosto che degustiamo con crostoni al lardo di Colonnata e olio tartufato e un'aerea e freschissima ricottina servita con confettura al peperoncino.
Dallo smisurato menù decidiamo di assaggiare i fusilli freschi con sugo alla cosentina, un piatto ricco di tradizione e sapore ed i più nuovi ma altrettanto gustosi paccheri al nero di seppia con pecorino, un piatto che chi ama mangiare può solo apprezzare vista la ricchezza di gusto.
Per secondo riusciamo a dividere in due una tagliata di tonno che si scioglie a dir poco in bocca servita con cipolla rossa in agrodolce.
Chiudiamo questo soddisfacente pasto con cantucci fatti in casa, un ottimo passito e una gradevole chiacchierata con il sig. Pasquale.

Ristorante Al Vicoletto
Via F. Simonetta, 9, (Traversa Gioia) Cosenza
Tel. 0984 791609
https://www.facebook.com/al.vicoletto/