2008-04-30

Ho avuto tramite Esperya un vasetto di Marmellata di limoni Egle, una confezione talmente bella ed elegante che a guardarla capisci perchè hanno dato a questa marmellata il nome di una ninfa. Egle, Aretusa, Espera ed Erizia erano le custodi dell’albero dalle mele d’oro, dono di Gea per le nozze di Zeus con Era. Ma una volta superate le remore, lo apro, non lo apro, mi dispiace sciuparlo e via dicendo, mi sono accorta che anche il contenuto è da dei.
Egle è una marmellata prodotta da Colle Vicario con polpa e scorze di limone, aspra al punto giusto, è perfetta per aromatizzare creme e crostate di frutta.
Mi andava però di provarla in qualche abbinamento diverso è così ho prerarato dei cubotti con una base di pan di spagna al cacao ed una fresca bavarese allo yogurt che ho poi arricchito, oltre che visivamente, anche dal punto di vista del gusto con la marmellata di cui vi ho parlato.
Ecco la ricetta per 10-12 cubotti
Per il pan di spagna:
2 uova grandi
75 g di farina 00
75 g di zucchero
2 cucchiai di cacao amaro
Per la bavarese allo yogurt:
300 g di panna fresca
250 g di yogurt
50 g di miele
10 g di gelatina
qualche goccia di aroma vaniglia
Per completare:
Marmellata di limoni Egle
Liquore Cointreau
Iniziamo preparando il pan di spagna montando a lungo le uova con lo zucchero (ameno 15 minuti) uniamo poi la farina setacciata con il cacao e versiamo il composto in una teglia rettandolare o quadrata non troppo grande (di modo che lo spessore del dolce debba essere di un centimentro, un centimentro e mezzo al massimo. Inforniamo a 180° per circa 10-15 minuti poi lasciamo raffreddare su una gratella.
Intanto per la bavarese: mettiamo a bagno in acqua fredda la gelatina, scaldiamo lo yogurt con il miele e tolto dal fuoco sciogliamo nel composto la gelatina strizzata, facendo in modo che si sciolga bene. Aromatizziamo con la vaniglia e lasciamo raffreddare finché inizia ad addensare, a questo punto uniamo la panna montata. Versiamo il composto ottenuto in una teglia rettangolare o quadrata, non troppo grande, foderata di pellicola per alimenti (io ho usato la teglia da plum cake). Tagliamo il pan di spagna alla stessa misura della teglia contenente la bavarese e dopo averlo spruzzato di Cointreau poggiamolo sopra la crema.
Mettiamo in frigo per almeno sei ore finchè risulterà solido. Al momento di servire togliamo la pellicola e capovolgiamo il dolce su un tagliere. Spalmiamo sulla superficie uno strato di Marmellata di limoni scaldata alla quale aggiungeremo due cucchiai di liquore Cointreau e poi tagliamo il dolce a cubotti. Per questa operazione consiglio un bel coltello lungo a lama liscia. I Cubotti sono così pronti per essere serviti

2008-04-29

Oggi ho avuto parecchio da fare dato che mi sta per arrivare la cucina nuova, per cui niente ricetta mia ma una ricetta della mia amica Monica che, vi assicuro, è veramente brava con i dolci.
Mi ha mandato diverse foto e ricette ma vi posto questa che già il nome fa gola.
TORTA GODURIA

Per il Pan di Spagna:
300 g di farina 00
200 g di zucchero
100 g di burro
100 g di latte
50 g di granella di nocciole
30 g di cacao
4 uova
1 bustina di lievito
Per la mousse:
350 g di cioccolato bianco
350 g di panna
1 cucchiaio di rum
150 g di panna montata
Per guarnire:
150 g di cioccolato fondente
150 g di panna liquida
Granella di nocciola

Preparazione:
Sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungete il burro fuso, un bicchiere di latte, le nocciole ed il cacao. Unite la farina un po' alla volta, il lievito ed infine i bianchi montati a neve.
Versate l'impasto in uno stampo imburrato e infarinato e infornate a 180° per 40 minuti circa. Intanto preparate la mousse, facendo sciogliere a bagnomaria il cioccolato bianco con la panna e il rum. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Quando sarà fredda, montatela con la frusta ed amalgamate la panna montata molto lentamente. Tagliate la torta a strati, farcitela con le mousse.
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente con la panna liquida e versate il tutto sulla torta. Guarnite i lati con la granella di nocciola.
Grazie Monica!

2008-04-28

Mi è stato chiesto, prima da Alessia e poi da Max, di parlare del mio "piatto della consolazione", ovvero di quel piatto che è capace di tirarmi su nei momenti un pò tristi, il piatto -aggiungerei io- che se anche la giornata non è stata delle migliori riesce a farmi dimenticare tutto e a stamparmi sul volto quel sorrisetto da bimba felice. Ci sono molti dolci che mi danno una sensazione simile, poi ci sono i risotti, le lasagne ed a volte un semplice panino (condito come Dio comanda), ma il mio vero piatto della consolazione sono gli gnocchi di patate preparati in casa e conditi col sugo di carne o di pomodoro o con il gorgonzola o in mille altri modi purchè siano gnocchi veri, di vere patate. Ho voluto rendere questo piatto gradevole anche alla vista per dimostrare che in fondo è possibile servire i classici gnocchi con un vestitino della festa.

Gnocchi al sugo di coda in cestino di parmigiano
Per il sugo:
coda di bovino adulto
passata di pomodoro
cipolla, carota e sedano
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
Per gli gnocchi:
1 kg di patate
300 g di farina 00
1 uovo
Per i cestini e per condire:
Parmigiano grattugiato in abbondanza

Iniziamo dal sugo, per fare le cose per bene non bisogna aver fretta, per questo tipo di sugo ci vuole una lenta cottura.
Tritiamo cipolla, carota e sedano e soffriggiamole con l'olio, uniamo la coda spezzettata, rosoliamo, saliamo, pepiamo ed aggiungiamo la passata di pomodoro. Uniamo dell'acqua copriamo la pentola e lasciamo cuocere per tre ore circa o pure più (mi raccomando però mai superare le sei ore di cottura).
Per gli gnocchi: lessiamo le patate, passiamole con l'apposito attrezzo ottenendo una purea, aggiungiamo la farina e l'uovo e poi stendiamo l'impasto con le mani in un filoncino sottile da cui ricaveremo tanti tocchetti che caveremo con la punta delle dita. Versiamoli in acqua bollente e tiriamoli su man mano che vengono a galla. Condiamoli con il sugo preparato.
Prepariamo i cestini di parmigiano versando tre - quattro cucchiaiate di formaggio in una padella calda antiaderente, quando il formaggio si rapprende versiamo il disco ottenuto cu una ciotola rovesciata sul piano di lavoro facendogli prendere la forma di una ciotola nella quale serviremo (subito prima che si sciolga) i nostri gnocchi.
Ho dimenticato che devo passare la palla a qualcuno, ufficialmente la passo a Grazia ma ufficiosamente a chiunque abbia voglia di rispondere.

2008-04-26

Forse non tutti sanno che nel cosentino vivono numerose comunità italo-albanesi (arbereshe) che vi giunsero - dopo il 1440 - a seguito del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, quando il loro paese venne invaso dagli ottomani. Qui fondarono diversi paesi perlopiù arroccati sulle montagne in zone spopolate e bisognose di manodopera. Incontrarono difficoltà all'integrazione per la resistenza opposta dalle popolazioni locali e dalla chiesa, questo rafforzò ancor di più l'attaccamento alle loro tradizioni, tanto che ancor oggi tutti parlano ancora l'idioma arbereshe e molte di queste etnie segue ancora, in materia religiosa, il rito greco cristiano ortodossa.
Il mio paese non appartiene a queste comunità ma ne è circondato, una di queste meravigliose ed inconsuete realtà è Civita o Cift come dicono gli arberesche.
In omaggio a questa cultura nell'ambito del progetto Slow Food che, con non poche difficoltà, sto cercando di portare avanti nel territorio del Pollino Calabrese e dell'Alto Ionio ho voluto, con l'aiuto dell'amico e collega Avv. Enzo Filardi del Ristorante Kamastra di Civita, approfondire con una cena a tema la conoscenza di questa popolazione. La sala ristorante del Kamastra è stata ricavata da locali adibiti negli anni '50 a filanda, con archi in mattoni antichi e soffitti in legno. L'arredamento è rustico ma sobrio, con pezzi artigianali di provenienza familiare. La cucina è particolarmente casereccia ed unisce alla cultura gastronomica del Pollino gli influssi di provenienza arbereche che caratterizzano poi la cucina di tutta la comunità locale. Una vera cucina casaliga dove tutto è a chilometri zero, i proprietari possono elencare senza difficoltà la provenienza di ogni singolo prodotto che viene servito. Ottimi i salumi ed i formaggi prodotti in zona, eccezionali i fagioli di una varietà locale di piccolo formato con pellicina impalpabile. Tra le carni va menzionato il capretto alla civitese, cotto al tegame, e sicuramente particolare attenzione va riservata ai primi.
Abbiamo potuto assaggiare due ottimi piatti, di uno però in particolare avrei intenzione di parlarvi perchè non ha eguali, ad iniziare dal nome Dromësat - ‘La pasta dei poveri’, sembrerebbe che il nome in sè significhi pasta di piccolo formato, solo che questo piatto è qualcosa di più e di diverso, si tratta di grumi di pasta ottenuti per sfregamento (una specie di cus-cus), cotti poi in un sugo brodoso e serviti asciutti con sugo e costolette di maiale, credetemi una vera prelibatezza anche perchè la farina utilizzata per preparare la Dromësat (la pronuncia dovrebbe essere Dromsa) viene spruzzata d'acqua intingendo nel liquido dei rametti di origano, quest'erba profumata trasmette il suo aroma ai grumi di pasta che si vanno a formare ed il risultato è qualcosa di eccezionale, seppur non leggerissimo, un buon piatto unico direi (anche se noi l'abbiamo mangiato dopo un ricco antipasto e prima di un altro primo, un secondo con contorno ed un dolce, ma questa è un'altra storia).
A conclusione della cena ci sono stati serviti i crustuli caldi, dei dolci tipici simili ai cannaricoli, originariamente preparati solo nelle festività natalizie, con marmellata di agrumi, mosto cotto (credo) e cannella, una vera squisitezza che abbiamo mandato giù con un eccellente liquore di Piretto (un agrume quasi dimenticato) di fattura casalinga.
Lo so che con la Dromësat vi ho incuriosito abbastanza per cui, oltre alla foto scattata quella sera, vi lascio anche la ricetta che ho trovato sul sito del locale
InDromësat(Il piatto dei poveri)

Ingredienti per 4 persone:
300 g di farina
3 rametti di origano
Per il sugo:
4 costolette di maiale
2 spicchi d'aglio
1 cipolla
300 g di salsa di pomodoro
4 cucchiai di olio
1 ciuffetto di prezzemolo
sale e pepe nero
Per la preparazione della pasta:
Disponete la farina sulla spianatoia livellandola a spessore, alta circa due dita. Bagnate il rametto di origano in una ciotolina d’acquae ‘benedite’ la farina, riversandovi l’acqua a pioggia. Strofinate tra le mani la farina così inumidita, fino a ricavarne piccoli grumi, che curerete di setacciare lasciando cadere nella spianatoia la farina residua. Ripetere l’operazione, fino a rendere tutta la farina a grumi.
Per la preparazione del sugo:
In una pentola, soffriggete in olio d’oliva aglio e cipolla insieme con le costolette di maiale per pochi minuti, fino a dorare l’aglio. Versate la salsa di pomodoro, il prezzemolo tritato, un pizzico di pepe e sale quanto basta, facendo cuocere il tutto per circa trenta minuti. A cottura ultimata, allungate il sugo con un po’ di acqua (meglio il brodo di carne) fino a renderlo brodoso.
Per la preparazione del piatto:
Portate ad ebollizione il sugo e moderate la fiamma. Versate dentro la pentola i grumi di pasta, mescolando rapidamente sempre nello stesso verso per pochi minuti, fino a quando non si ottiene un composto ben amalgamato. Versate dromësat nelle ciotole di terracotta cospargendo di sopra abbondante formaggio pecorino del Pollino o meglio ricotta stagionata di Bellizzia. Servite in tavola aggiungendovi sopra ancora un cucchiaio di olio al peperoncino piccante.

2008-04-24

E' da un pò di tempo che mi sento particolarmente attratta da erbe e piante selvatiche, ogni volta che mi trovo nei campi passo in rassegna quelle di mia conoscenza, cerco di scoprirne di nuove, tediando in continuazione mamma e nonna acchè mi spieghino i segreti per riconoscerle.
Mi sono accorta che in mezzo ai campi ci sono risorse culinarie immense, prelibatezze che crescono in nelle avversità senza che nessuno gli abbia mai chiesto di farlo, piante "generose" nel vero senso della parola.
Ho utilizzato per questa gustosa zuppa la cicoria selvatica o "cicoria matta" come dicono in alcune regioni d'Italia, di gusto più amarognolo rispetto alle varietà coltivate. Poichè la raccolta si effettua in questo periodo ho pensato di parlarne oggi, si sa mai che nei proddimi giorni di ponte abbiate voglia di andare per cicorie...
La ricetta è tratta (con lievi modifiche) da un numero di Spazio Cucina, un bellissimo mensile che da qualche mese non trovo, purtroppo, più in edicola.
Ingredienti per 4 persone:
800 g di gamberi interi
2 kg c.a. di cicoria selvatica
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla olio extravergine d'oliva
sale e pepe
4 fette di pane casereccio
1 spicchio d'aglio
Sgusciamo i gamberi. Stufiamo i gusci e le teste con un pò d'olio, la carota, il sedano e la cipolla, copriamo d'acqua e lasciamo cuocere per mezz'oretta, infine scoliamo e filtriamo. Puliamo le cicorie e lessiamole in acqua salata, scoliamole strizzandole bene e poi tagliamole finemente, versiamole nel brodo e lasciamo cuocere per 10-15 minuti, poi aggiungiamo le code di gambero e facciamo cuocere per 3-5 minuti. Tostiamo le fette di pane e quando sono ancora calde strofiniamole con l'aglio. Suddividiamo la zuppa nelle scodelle, condiamo con un filo d'olio e accompagniamo coi crostini preparati.

2008-04-23

E dopo mesi di assenza, sempre che ancora mi vogliano, ho deciso di postare una ricetta per il Club Sale & Pepe, non viene dalla rivista ma da Il Meglio di Sale & Pepe dal titolo Carciofi e Patate da Gourmet.
E' stato amore a prima vista. Avevo proprio per le mani dei bei carciofi, ho comprato la ricotta e mi sono messa al lavoro. Come mi capita spesso in questi casi ne ho preparati un quantitativo industriale ma si possono tranquillamente congelare ed utilizzare secondo le necessità. Piccolo avvertimento...tiro la pasta sottilissima, a velo proprio, e quindi quando si condisce bisogna fare attenzione a non sciupare i ravioli.
Gli ingredienti sono per sei persone.
Per il condimento il ricettario prevedeva fiocchetti di burro parmigiano e maggiorana, io ho saltato dei dadini di prosciutto crudo con un poco d'olio e cipolla e cosparso di parmigiano prima di servire guarnendo ogni piatto con qualche fogliolina di maggiorana. Veramente gustosi!
Gli ingredienti sono per sei persone (ma io non vi dico per quanto ho moltiplicato poi le dosi)

Per la pasta:
300 g di farina
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
1 uovo
sale

Per il ripieno:
6 carciofi con le spine
150 g di ricotta di pecora
1 uovo
2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
mezzo limone
1 cipolla piccola
1 spicchio d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo e maggiorana
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Impastiamo la farina con l'uovo, un pizzico di sale l'olio e un pò d'acqua tiepida, in modo da ottenere una pasta compatta, liscia ed elastica. Formiamo una palla e lasciamola riposare avvolta in pellicola.
Puliamo i carciofi, tagliamoli a fettine e immergiamoli in acqua acidulata con succo di limone. Scaldiamo in un tegame 3 cucchiai di olio e facciamo soffriggere la cipolla tritata e l'aglio intero schiacciato, eliminiamo l'aglio ed uniamo i carciofi sgocciolati, saliamo, pepiamo e lasciamo cuocere finchè si saranno inteneriti. Tritiamo i carciofi insieme alle erbette (maggiorana e prezzemolo), mettiamoli in una ciotola ed amalgamiamo al composto l'uovo e la ricotta, il parmigiano e un pò di pepe nero macinato al momento. Stendiamo la pasta sottile e ricaviamone delle striscie, posizioniamo a distanza regolare dei mucchietti di ripieno, copriamo con un'altra striscia e, facendo attenzione ad eliminare l'aria sigilliamo i bordi e tagliamo con l'aiuto di una formina tagliapasta o di una semplice rotella. Cuociamoli poi in acqua bollente salata e condiamoli a piacere in uno dei modi che ho gia indicato oppure, come suggerisce la rivista, con una salsa preparata con tre porri tagliati a rondelle sottili, soffritti nel burro e insaporiti con scaglie di parmigiano.

2008-04-22

Ogni tanto mi piace portare in tavola un dolce scenografico, così (sempre di venerdì sera, ovvio) mi lambiccavo il cervello pensando al dolce che avrei preparato per la domenica seguente e mi sono ritrovata tra le mani il bellissimo libro I dolci di Maurizio Santin.
Per quanto io sia ambiziosa mi sono, comunque, resa conto che non me la sentivo di mettere in pratica un dolce articolato come quelli di Santin e così mi sono solo ispirata ed ho creato un dolce semplice ma strutturato in modo creativo cui ho aggiunto la preparazione delle tegoline allo zucchero di canna tratta, appunto, dal libro del maestro.
Le dosi sono per otto tranci che ho tagliato alla misura di 5,5 x 12 cm, qualcuno non a torto mi chiama precisina, ma volendo si possono fare anche leggermente più piccolini.
Per il pan di spagna:
4 uova grandi
150 g di farina
150 g di zucchero semolato vanigliato

Per la crema di mascarpone:
250 g di mascarpone
200 ml di panna fresca
3 cucchiai di zucchero a velo

Per la bagna:
4 cucchiai di fragolino
2 cucchiai di grappa
4 cucchiai di acqua
1 cucchiaio di sciroppo di zucchero

Per le tegoline allo zucchero di canna:
65 g di burro morbido
100 g di zucchero scuro di canna
45 g di albumi
20 g di farina 00

Per completare:
fragole fresche
zucchero a velo

Prepariamo il pan di spagna montando per 15-20 minuti le uova con lo zucchero, poi aggiungiamo a mano la farina mescolando delicatamente, versiamo tutto in una teglia rettangolare, ad uno spessore di 1-1,5 cm e poniamo in forno caldo a 180° finchè sarà cotto e dorato. Togliamo dal forno, lasciamo raffreddare e ricaviamo i nostri tranci.
Per preparare le tegoline (ho dimezzato già le dosi di Santin perchè altrimenti ne viene un grande quantitativo) lavoriamo a pomata il burro con lo zucchero, poi con la frusta aggiungiamo gli albumi e la farina setacciata un pò alla volta. Lasciamo riposare l'impasto per 6 ore in frigo e poi stendiamolo in uno strato sottile in una teglia di silicone o rivestita di carta da forno. Cuociamo a 180° fino a colorazione. Lasciamo un poco intiepidire e tagliamo a triangolini.
Intanto montiamo la panna con lo zucchero ed il mascarpone. Versiamo la crema nella sac à poche con bocchetta liscia e dopo aver bagnato i tranci col liquido preparato stendiamola formando un motivo decorativo sulla superficie dei dolci. Completiamo con le fragole tagliate a fettine e le cialdine messe in verticale. Spolverizziamo di zucchero e serviamo.

2008-04-20

Spesso mi capita di trascurare il momento dell'aperitivo, forse perchè non mi piace offrire da bere i soliti intrugli pronti accompagnati da arachidi, patatine e - quando va bene - olive.
Penso che, se il momento dell'aperitivo deve esserci, deve trattarsi di un momento particolarmente curato, che sia preludio magari di quello che sarà dopo il pranzo o che sia comunque un piacevole momento, seppure fine a se stesso, da condividere con amici.
A volte quindi mi piace preparare qualche chiccheria da servire con un buon bicchiere di vino in quella fascia oraria in cui lo stomaco comincia a reclamare bontà senza che si possa ancora accontentarlo accomodandosi a tavola.
Particolarmente indicati per il momento sono i biscottini salati che si possono preparare con diverse basi e condire nei più svariati modi.
Nello specifico la base è costituita da una semplice sfoglia dei poveretti ritagliata a forma di fiori e condita con un formaggio davvero speciale di origine umbra: il Pecorino Affinato in Vinaccia, conosciuto per mezzo di Esperya. Si tratta di un formaggio artigianale che, dopo quattro mesi di stagionatura, viene immerso per altri quattro mesi in appositi contenitori e coperto con vinacce di uve Merlot e Sangiovese che gli rilasciano un particolarissimo aroma di uva, sottobosco e frutta secca, aromi che si possono sentire con maggiore intensità se degustiamo il formaggio con la sua crosta. Capirete bene che un prodotto del genere ha la capacità di dare personalità ad un qualsiasi piatto ecco perchè questi semplici biscottini sono diventati qualcosa di speciale che ho voluto completare con dei semi di papavero blu abbinandoli ad un bicchiere di Moscato Passito di Saracena, un vino, presidio Slow Food, di cui vi parlerò - una volta o l'altra - più approfonditamente.
Molti non approveranno, forse, l'accostamento ma direi che al palato non si comanda e con i formaggi stagionati e di gusto più intenso ho il vezzo di bere del vino dolce, cosa che dagli ospiti viene normalmente accolta con favore.
Mi sono dilungata un poco, andiamo alla ricetta.
Per la sfoglia:
200 g di ricotta
200 g di farina 00
200 g fi burro freddo
1 pizzico di sale
Per completare:
1 tuorlo d'uovo e un pò di latte per spennellare
Pecorino Affinato in Vinaccia
Semi di papavero blu
Impastiamo velocemente gli ingredienti per la sfoglia e, dopo aver lasciato riposare l'impasto in frigorifero, stendiamolo ad uno spessore di 6-7 mm. Con un tagliapasta ricaviamo delle formine, io ho scelto i fiori data la stagione. Stendiamo i biscotti nella teglia, spennelliamo con l'uovo mescolato al latte e cospargiamo di pecorino grattugiato non finemente e di semi di papavero. Inforniamo a 200° finchè saranno ben dorati.

2008-04-18

Chi mi segue sa che se mi ci metto posso preparare un dolce che mi prende una giornata di lavoro, solo che di tempo spesso ne ho pochino e se ne perdo un pò di più per un piatto alla fine devo velocizzare la preparazione degli altri. A volte è il dolce a farne le spese e mi tocca di trovare una soluzione fast che non penalizzi però nè il gusto nell'estetica. In tal caso mi viene in soccorso la panna cotta alla quale come dicevo qualche post fa mi diverto a cambiare il vestito presentandola con salse diverse. Alcune volte però effettuo dei cambiamenti più strutturali, ne è un esempio il Fior di menta o questa deliziosa panna cotta al cioccolato che ho servito in abbinamento a delle pere aromatizzate al Brandy. Vi lascio la ricetta che se per domenica avete poco tempo farà al caso vostro.
Ingredienti per 6 persone:
100 g di cioccolato fondente
4 dl panna fresca
1 dl di latte intero fresco
8 g di gelatina in fogli
50 g di zucchero semolato
3 pere Abate
1 limone
vaniglia
Brandy
zucchero a velo
cacao amaro
Mettiamo a bagno la gelatina ed intanto scaldiamo sul fuoco il cioccolato tritato con lo zucchero, la panna ed il latte aromatizzato con un pò di vaniglia. Quando il composto raggiunge il bollore e risulta omogeneo togliamolo dal fuoco ed aggiungiamo la gelatina strizzata. Poi versiamolo negli stampini, io ho usato gli stampi da muffin in silicone di Silikomart comodissimi anche da sformare. Lasciamo in frigo per una notte.
Prima di servire sbucciamo le pere e ricaviamone degli spicchietti, stendiamoli in una teglia foderata di carta da forno, spruzziamoli con il succo del limone ed il Brandy poi spolverizziamoli di zucchero a velo e passiamoli sotto al grill per 5-10 minuti.
Sformiamo i desserts nei piatti e mettiamo al loro fianco un pò di pere ancora calde, spolverizziamo di cacao amaro e serviamo subito.
L'effetto è assicurato.

2008-04-17

Per la preparazione di questo piatto mi sono ispirata ad una ricetta della rivista A tavola modificata secondo i miei gusti. Lo so che state già urlando all'attentato "oddio maiale" siamo ad Aprile, lo so bene, ma so pure che io ancora sto uscendo col cappotto e se poi Sigrid l'altro giorno ha parlato di costine di maiale mi son detta che in fondo il filetto tanto grasso non è.
Più che altro mi incuriosiva la preparazione dei tournedos in sè, che altro non sono degli spessi medaglioni di filetto aromatizzati e legati con lo spago per lasciarli in forma.
Famosissimi sono i Tournedos alla Rossini il quale, appassionato di cucina oltre che di musica, amava creare nuovi piatti dispensando al suo cuoco consigli e critiche spesso non richiesti, si narra infatti che ad un diverbio nato con lo chef sulla preparazione della carne il maestro disse " Et alors, tournez le dos", da qui l'origine del piatto.
Naturalmente i Tournedos si possono fare con il filetto di qualsiasi animale e sempre eccezionali sono, io trovo la carne del filetto di maiale particolarmente gradevole per cui ho azzardato l'accostamento.
Ingredienti per 4 persone:
1 filetto di maiale
10 fette di pancetta tesa
rosmarino ed alloro in abbondanza
6 patate a pasta gialla
1/2 cipolla
1 arancia non trattata
brodo vegetale
olio extravergine d'oliva
sale dolce di Cervia e pepe di mulinello q.b.
Puliamo il filetto da eventuale grasso e pellicola esterna e ricaviamone 8 fette spesse un paio di centimentri. Attorno ad ognuna mettiamo una foglia di alloro ed un rametto di rosmarino, avvolgiamo il tutto con una fetta di pancetta e leghiamolo con lo spago per mantenere la forma.
Tritiamo la cipolla e rosoliamola in una casseruola con olio caldo, aggiungiamo la scorza d'arancia tritata e poi le patate ridotte a tocchetti, fritte in olio bollente e sgocciolate. Copiamo con il brodo e lasciamo disfare le patate nel fondo preparato, aggiustiamo di sale e pepe e frulliamo a crema.
Tagliamo le altre patate a cubetti, dopo averle pelate, e friggiamole in altro olio con le due fette di pancetta avanzate, ridotte a striscioline e un rametto di rosmarino, finchè saranno ben dorate.
Intanto in una padella con un filo d'olio rosoliamo da ambo le parti, per 3-4 minuti per lato, i medaglioni di carne preparati, saliamo e pepiamo.
Al momento di servire distribuiamo nei piatti un pò di crema di patate, sistemiamo sopra i tournedos e i cubetti di patate fritte. E' un piatto sostanzioso ma estremamente garbato.

2008-04-16

Cosa dire vediamo...non capita spesso di ricevere tanti premi a distanza così ravvicinata l'uno dall'altro e così dopo il Premio Foca eccomi qua a ringraziare nuovamnte qualcuno.
Procediamo con ordine:

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Per il premio
Di Libro in Libro vorrei ringraziare la carissima Ady che me lo ha voluto riconoscere con le seguenti motivazioni: "a Cocò, perchè dal suo blog traspare una profonda passione per la cucina, per la sua meravigliosa terra e i prodotti del territorio senza però strizzare l'occhio alla cucina delle altre regioni. La mia stima per te è grande e spero un giorno di poterti abbracciare di persona!!!".
Questo il regolamento del premio:
"Questo premio non vuol' essere un famelico scambio link. E' per questo motivo che ogni BlogAutore che lo riceverà potrà a sua volta premiarne soltanto altri 2..DUE..Blog..Dovrete semplicemente dare una motivazione al premiato. Sono esclusi tutti quei blog che si occupino di pedofilia-razzisti-offensivi-e altra spazzatura varia... Il premio verrà ritirato su
questa pagina (non vi sono vincoli sul posizionamento lo potrete inserire dove vi è più consono )Quando si sarà accettato il Premio ed esposto sul proprio Blog si prega di segnalarcelo tramite commenti
indicando il link di chi vi ha premiato e naturalmente il vostro appena premiato..(
solo questa pagina farà fede per i Blog Premiati).
Dopodiché a vostra volta potrete premiare i vostri 2 Blog lasciando al ricevente una motivazione-pregandolo di inserirvi anche il regolamento."

Giro il premio:

1) a Grazia la mia cara Cuocapercaso perchè ritengo che abbia molto da dire e lo sa fare con la semplicità che è propria della sua persona;

2) a Lory la Mercante di Spezie perchè oltre ad essere una fonte in fatto di cucina (non dimentichiamo che lei era chef di professione) ha grande comunicativa, in pratica starei ore a leggere i suoi scritti.

Ma i premi non finiscono qui e così ho ricevuto anche due meravigliosi premi "E" Excellent ovvero niente poco di meno che la qualifica di Blog eccellente

Li ho avuti dalla solita Grazia che vi giuro non la pago per premiarmi, dalla carissima Francesca di Dolcienonsolo per le mie ricette particolari e dalla dolcissima Taty per i miei piatti originali e ricercati.

Devo per regolamento premiare altri cinque blog, vorrei premiarne almeno per tre volte ma vedrò di limitarmi scegliento gli eccellenti tra gli eccellenti, come dice Grazia, e cercando di evitare di ripremiare gli stessi blog che ho già premiato con la Foca:

1) Ady perchè con lei è nato un rapporto speciale ed ogni settimana non posso fare a meno di seguirla in steaming nel programma televisivo di una rete locale dove il giovedì ha una rubrica di cucina ed insomma vedendola in volto mi sembra di conoscerla più di altri;

2) Viviana per la sua vitalità travolgente;

3) Fiordisale per la perizia, l'intelligenza e la simpatia dei suoi scritti;

4) Lenny perchè dalla prima volta che mi ha scritto ho capito che avrebbe avuto tanto da dire e l'ho incoraggiata ad aprire un suo spazio dove ci delizia con tanti originali manicaretti;

5) Tulip perchè è decisamente brava in cucina e con la macchina fotografica.

Adesso mi devo proprio fermare se no faccio notte a citare blog.

Per una nuova ricetta passate domani...

2008-04-15

Avete mai provato a sfogliare un vecchio ricettario di dolci, tipo i cari Bertolini? Bene la cosa che vi salterà all'occhio, se farete attenzione, saranno le dosi degli ingredienti, burro, zucchero e uova sono distribuiti generosamente. Questo per due semplici e fondamentali motivi, primo perchè una volta si mangiava di meno e quindi quando si sceglieva un dolce nessuno si faceva i consueti ed ormai classici problemi di conto calorie, dieta, eccetera; secondo perchè normalmente le famiglie erano più numerose e le dosi per un dolce erano adeguate a quella che era la società mai e poi mai avrebbero pensato ad una ricetta per single, una fettina per uno si faceva presto a smaltire una torta anche se di grandi dimensioni.
Ciò premesso, qualche giorno fa mi è tornata la voglia di un grasso e sano dolce di mele, di quelli di una volta appunto, le ricette che preparo di consueto con yogurt o con base margherita dove trova posto un solo uovo, sentivo che non facevano al mio caso e così mi sono messa a rovistare (nella rete) alla ricerca della ricetta perfetta e sul sito di Alice TV ho trovato quello che cercavo.
Il risultato lo vedete in foto una torta da concedersi ogni tanto ma senza scrupoli perchè, oltre che indecendemente golosa, è anche sana e nutriente.
Ingredienti:
220 g di farina 00
220 g di zucchero
200 g di burro morbido
3/4 mele golden
6 uova medie
1 limone
1 cucchiaio di zucchero
aroma vaniglia
1 bustina di lievito per dolci
Sbucciamo, detorsoliamo e tagliamo a spicchi le mele, mettendole a macerare con un cucchiaio di zucchero e il succo del limone. Montiamo il burro con lo zucchero e, quando è bello gonfio, uniamo un tuorlo per volta, continuando a montare. Poi uniamo la farina setacciata col lievito, qualche goccia di vaniglia ed infine gli albumi montati a neve con un cucchiaio di acqua ed un pizzico di sale. Poniamo il composto in uno stampo da 26 cm ben imburrato. Poi disponiamo sopra le mele, facendole penetrare anche nell'impasto. Cuociamo in forno già caldo a 180° per 40 minuti circa (meglio fare la prova dello stecchino per la cottura).

2008-04-14

Anche se ancora ho il maglione di lana (leggerino però) ed ho la stufa accesa a un metro dalla scrivania non posso fare a meno di notare che siamo in primavera e poi, suvvia, oggi fuori c'è un bel sole, gli alberi sono fioriti e il mercato è pieno di fave ed allora perchè non utilizzarle per un bel primo?
Da noi a dire il vero le fave si mangiano più che altro crude con la pancetta tesa ed il pane casereccio oppure, se sono poco tenere, con la pasta quasi in brodo o in una zuppa favolosa col pane, di cui un giorno o l'altro vi parlerò. Questa invece è la mia personale interpretazione di un primo fresco con le fave. E' un primo velocissimo da preparare ma di grande qualità e ricercatezza per l'utilizzo delle Tagliatelle allo zafferano e germe di grano di Morelli made in Esperya e per la presenza della meravigliosa burrata pugliese. Anzi...se qualcuno ancora non l'avesse assaggiata è pregato di farlo senza perdere ulteriore tempo.
Comunque andando alla ricetta dopo che vi siete procurati le speciali tagliatelle di cui vi ho detto, delle fave tenerelle e della fresca burrata pugliese, accomodatevi in cucina e procedete con la preparazione.
Ingredienti per 4 persone:
1 confezione da 250 g di Tagliatelle allo zafferano e germe di grano Morelli
1 burrata pugliese
1 tazza di fave sgusciate
1 cipollotto fresco
1 rametto di menta fresca
olio extravergine d'oliva
sale e pepe q.b.
Mettiamo a bollire l'acqua per la pasta ed intanto facciamo appassire, in un poco d'olio, il cipollotto affettato finemente, aggiungiamo le fave e facciamole saltare un pò in padella, copriamo in modo che si cuociano con la loro stessa umidità. Intanto mettiamo a cuocere la pasta e se le fave non sono ancora tenere aggiungiamo un paio di cuccchiai di acqua di cottura della pasta. Regoliamo di sale e pepe e, fuori dal fuoco aggiungiamo un pò di mentuccia e la burrata tagliuzzata (se ci sembra troppa utilizziamo l'avanzo per un nostro personale e solitario assaggio della materia prima). Quando le tagliatelle saranno cotte, passiamole in padella con il condimento preparato, un filo d'olio e serviamo subito.

2008-04-11

Ho promesso a Grazia che avrei postato anche la mia ricetta di zucchine tonde farcite ed eccola qua. A dire il vero trovare le zucchine tonde da me non è cosa da poco, tanto che qualche giorno fa quando mamma è tornata a casa con quattro esemplari della specie non riuscivo a credere ai miei occhi. Me le guardavo e riguardavo cercando di ricordare quale ricetta mi ero promessa di farci alla prossima tornata in cui le avrei avute disponibili. Insomma alla fine, libri di qua, riviste di là, la soluzione mi è venuta da sola. Spesso per farcire le zucchine utilizzo del prosciutto cotto con la ricotta e sono delicatissime, per fare una variante mi è venuto in mente di utilizzare della mortadella, il cui gusto ho voluto arricchire ed esaltare con dei pistacchi di Bronte, si sa che la mortadella col pistacchio...
Ingredienti:
4 zucchine tonde
1 uovo
2 cucchiaiate di ricotta
2 cucchiai di mollica di pane raffermo
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
80 g c.a. di mortadella
1 cucchiaio di pistacchi di Bronte
olio extravergine d'oliva Mosto dell' Olieria Pioselli
sale e pepe nero q.b.
Laviamo le zucchine e lessiamole per qualche minuto in acqua bollente, poi leviamo la calotta e svuotiamole con delicatezza seenza romperle. Tritiamo la polpa ed amalgamiamola con l'uovo, la mollica di pane, il formaggio, la ricotta, la mortadella tritata e i pistacchi macinati grossolanamente.
Regoliamo di sale e pepe e poi farciamo col composto le zucchine. Sistemiamole in una teglia con un filo d'olio e un poco d'acqua e lasciamole cuocere in forno, finchè risultarenno dorate. Serviamole coprendo a piacere con le loro calottine e decorando il piatto con erbe aromatiche, ancora un goccio d'olio crudo e qualche pistacchio spezzettato.

2008-04-10

Mi è piaciuta l'iniziativa della Trattoria Mùvara che, per festeggiare il primo anno di apertura, ha invitato noi blogger a redigere un Menù del giorno al prezzo fisso di 15 euro tutto incluso.

Considerato il periodo dell'anno ho pensato ad un menù fresco, questo il mio contributo.

Antipasto:
Carpaccio di zucchine grigliate con pistacchi e petali di parmigiano un antipasto insolito e ricercato oltre che semplice da preparare

Primo: Spaghetti al pesto d'olive e concassè di pomodoro un primo di facile realizzazione e di buona resa

Secondo: Involtini di pollo con pancetta con un contorno di insalatina di verdure miste, un piatto gustoso, di bell'aspetto e non costoso



e per finire...

Dessert: Panna cotta con fragole e mirtilli


Da quando ho imparato a fare la panna cotta diciamo che è diventata come una droga per me, non c'è volta che io non abbia una bottiglia di panna in frigo e non pensi a realizzarne delle piccole panne cotte da servire in mille modi diversi. Questo è un tipo, dato che è stagione di fragole, mi sembrava doveroso utilizzarle nel dessert. E poi qual è il dessert più semplice della panna cotta?

Per le forme ho utilizzato dei bellissimi stampi in silicone a forma di diamanti della Silikomart.

Vi lascio la ricetta per 4 porzioni di panna cotta:

250 ml di panna fresca
60 ml di latte
2 cucchiai di zucchero
3 g di gelatina in fogli

Per completare:
200 g di fragole
2 cucchiai di mirtilli al naturale

Portiamo a bollore la panna con il latte e lozucchero, poi togliamo dal fuoco ed uniamo la gelatina già ammollata in acqua fredda e strizzata. Suddividiamo il composto in quattro stampini e lasciamolo rassodare in frigorifero fino al giorno dopo. Un'ora prima di servire, tagliamo le fragole a tocchetti, uniamo i mirtilli, il liquore e lo zucchero e lasciamo insaporire. Al momento di servire, Saltiamo le fragole in una padella ben calda e disponiamole vicino alla panna cotta già sformata nel piatto.

2008-04-09

Dello Speck di Sauris non c'è bisogno che io vi parli tanto è grande e meritata la sua fama. Già al primo assaggio ho avuto la consapevolezza di trovarmi davanti ad uno speck eccezionale in cui sapore e dolcezza sono sapientemente dosati. Grazie ad Esperya ho avuto l'occasione di fare quest'ennesima esperienza sensoriale e, come già vi dicevo qualche post fa, non mi sembrava il caso di manipolare eccessivamente tale meraviglioso prodotto, per cui ecco una ricetta che non solo rispetta la materia utilizzata ma, direi, ne esalta addirittuara la consistenza ed il gusto.
Da tanto avevo comprato una confezione di miglio (che già trovarlo è stata un'impresa) e rimandavo di volta il volta il suo utilizzo perchè quando ad un prodotto non siamo abituati ci viene pure complicato collocarlo nella nosta dieta. Ho pensato allora di cuocerlo come un comune risotto? Così ho fatto ed il risultato mi ha notevolmente soddisfatta perchè le materie prime di qualità soddisfano sempre le aspettative.
Corona di Speck di Sauris con miglio risottato al gorgonzola e noci
Ingredienti per 4:
8 fette di Speck di Sauris
4 tazzine di miglio decorticato
1 porro
100 g circa di gorgonzola
olio extravergine d'oliva
brodo vegetale
sale e pepe q.b.
qualche gheriglio di noce
Laviamo il miglio e lasciamolo a bagno per un'ora. Puliamo il porro ed affettiamolo sottilmente poi soffriggiamolo con un filo d'olio, uniamo il miglio sgocciolato e lasciamolo insaporire un poco, aggiungiamo il brodo un poco alla volta e portiamo a cottura, ci vorranno circa 20-25 minuti. Alla fine mantechiamo col gorgonzola tagliato a fettine, lasciandone da parte qualcuna per la decorazione del piatto, uniamo anche qualche noce sminuzzata. Poggiamo un coppapasta in un piatto, sistemiamo nella parte interna dell'anello due fettine di speck a formare una corona, all'interno versiamo il miglio completiamo con qualche fettina sottile di gorgonzola e mezza noce, leviamo l'anello e procediamo così per gli altri piatti. Serviamo ancora caldo.

2008-04-08

Ho ricevuto un premio da tre carissime persone. Il premio in questione è l'arcinoto Premio Foca da Tutelare e le persone speciali che me lo hanno attribuito (Foche la tutelare anche loro s'intende!) sono:
Dolcezza ovvero la foca fashon
Grazia la foca amica
Loriana la foca chef
ora tocca a me premiare i blogger che stimo.
Premetto che i tre che mi hanno premiata li stimo tantissimo ma non li includo nella classifica perchè si tratterebbe di un mero scambio di premi e non sta bene, per cui ecco i nomi:
Sigrid la Foca Cavoletto perchè è leggendo il suo blog quotidianamente che mi sono innamorata di questo mondo prendendo la risoluzione di aprire uno spazio mio
Adina la Foca Raffinata perchè nel suo blog si respira eleganza e preparazione e perchè anche lei, come me, ha un mestiere difficile, e dimostra molto impegno e precisione per portare avanti il suo blog
Moscerino la Foca Rivelazione perchè il suo blog lo ha aperto da pochi mesi e lo trovo molto interessante oltre che nell'immagine anche nei contenuti
Sandra la Foca Cuoca Volante perchè da lei c'è molto da imparare e perchè nel suo volto si legge la passione per ciò che fa.
La lista sarebbe lunga ma mi fermo qua omettendo (non me ne vogliano) altre 6-7 foche meritevoli.
Mettete in bella vista il piccolo banner con la foca, perchè tutti sappiano che voi siete persone preziose, da tutelare!
Ora come ogni premiazione che si rispetti apriamo i festeggiamenti con la Torta golosa alle nocciole che altri non è se non la versione torta dei Medaglioni golosi alle nocciole per la tortina che vedete in foto (18 cm di diametro) bastano la metà delle dosi indicate per i medaglioni, altrimenti potete farne una grande (26 cm di diametro) lasciando le dosi così come sono.
Su una base di biscotto, spalmate la crema scura, poi mettete la base del pan di spagna, bagnate col liquore di nocciole, farcite con la crema pasticcera alle nocciole, poi ancora un disco di pan di spagna bagnato. Coprite i lati e la superficie di crema alle nocciole, attaccate lungo i bordi le briciole di pan di spagna e nocciole e poi decorate la superficie con panna montata e cioccolato fuso.
Adatta all'occasione non trovate?

2008-04-07


Venerdì notte non riuscivo a dormire, così pensavo al dolce che avrei voluto preparare per la domenica, avevo mille idee che si affollavano nella mia mente di cui una sempre più chiara, volevo utilizzare del pan di spagna. Pensavo a dei dischetti morbidi farciti ma poi riflettendoci mi dicevo che sarebbe stato più interessante un gioco di consistenze e così facendo due conti, e ricordandomi di una strana frolla di cui avevo letto la ricetta da qualche parte, è venuto fuori un dolce abbastanza complesso che anzi forse è meglio che aggiungo anche lo schizzo che ho preparato per farvi capire com'è composto.
C'è sotto un biscotto molto croccante preparato con la strana frolla di cui vi parlavo. Ho farcito il biscotto con uno strato di crema golosa alla quale ho aggiunto della panna montata ed un pizzico di sale (si può volendo sostituirla con nutella e panna). Ho coperto con un disco di pan di spagna bagnato di liquore alle nocciole, ho spalmato sopra ed ai lati della crema pasticcera alle nocciole prepata in modo tradizionale (senza preparati ed essenze), ho cosparso il tutto di briciole di pan di spagna e di nocciole frullati insieme ed infine ho decorato con dei filini di cioccolato fondente. Un dolce che definirei sinceramente una pazzia perchè richiede abbastanza tempo per la preparazione ma che dà le sue soddisfazioni.
A me poi in effetti la fatica in cucina non sembra tale per cui mi sono pure divertita a farlo questo dolce.
Pensate che in queste righe vi ho solo spiegato la composizione del dolce, immaginate adesso che vi devo scrivere la ricetta! Procediamo con ordine.

Ingredienti per 24 medaglioni

Per il biscotto: 150 g di farina 00, 100 g di biscotti secchi, 50 g di zucchero, 100 g di burro, 1 uovo intero e un tuorlo, 1 pizzico di sale

Per la crema scura: mezzo barattolo di crema golosa, due cucchiaiate di panna montata

Per il pan di spagna: 5 uova medie, 150 g di zucchero, 150 g di farina, qualche goccia di essenza di vaniglia

Per la crema pasticcera alle nocciole: 50 g di nocciole, 500 g di latte, un pezzetto di vaniglia, 4 tuorli, 150 g di zucchero, 40 g di farina

Per finire: nocciolino (liquore alle nocciole), Cioccolato fondente 50 g

Prepariamo il biscotto: mescoliamo la farina con la polvere ottenuta tritando i biscotti (io ho usato spicchi di sole del Mulino Bianco), aggiungiamo lo zucchero, poi il burro lavorandolo alle polveri ed infine l'uovo e il tuorlo ed un pizzico di sale, formiamo una palla e lasciamola riposare in frigo dopo stendiamola sottile col matterello e ricaviamone 24 dischetti da 7 cm con un coppapasta. Cuociamo i dischetti a 180° finchè prenderanno un bel colore dorato.

Intanto prepariamo il pan di spagna montando per 15-20 minuti le uova con lo zucchero, amalgamiamo al composto la farina e versiamo in due teglie rettangolari come quando prepariamo la base per un rotolo da farcire. Cuociamo in forno caldo a 180° per 10-15 minuti. Ricaviamo dal pan di spagna 24 dischetti della stessa misura dei biscotti preparati prima. I ritagli di pan di spagna li asciugheremo qualche minuto in forno per poi frullarli con una tazza di nocciole.

Per preparare la crema: frulliamo le nocciole con 50 g di latte finchè non diventano una poltiglia, uniamola al restante latte ed alla vaniglia - della quale raschiamo solo i semini - e scaldiamo fino al bollore. Sbattiamo i tuorli con lo zucchero, uniamo la farina e poi il latte mescolando subito per non far cuocere le uova. Poniamo sul fuoco e facciamo addensare. Poi copriamo con pellicola a contatto e lasciamo che si raffreddi.

Passiamo alla composizione del dolce: spalmiamo su ogni biscotto un cucchiaino di crema golosa alla quale avremo amalgamato la panna montata, ricopriamo col pan di spagna, bagnamo con un pò di liquore alle nocciole, leggermente allungato con acqua, poi copriamo la superficie ed i bordi con la crema alle nocciole preparata. Cospargiamo i dolcini con le briciole di pan di spagna frullate con le nocciole ed infine decoriamo con ghirigori di cioccolato fuso.

2008-04-04

Quella di oggi non è una ricetta ma, come preannunciavo nel post di ieri, quando tra le mani ti ritrovi dei prodotti eccezionali finisci per aver desiderio di non manipolarli e di volerteli gustare nella loro forma originaria magari accostandoli ad altri elementi in modo da avere interessanti combinazioni. Mi è capitato col favoloso Scimudin di cui vi parlavo ieri e con l'altrettanto meritevole Speck di Sauris, che di presentazioni immagino abbia poco bisogno considerato che è abbastanza rinomato, li trovate entrambi su Esperya senza correre dalla Valtellina al Friuli per mettere insieme i due ingredienti.
Ne ho fatto dei semplicissimi spiedini alternando Speck di Sauris e Scimudin della Valtellina con dei tocchetti di Pera Abate Fatel e li ho serviti accompagnati dai blinis, le frittelline di pastella lievitate tipiche della Russia, come dire...il mondo in un piatto.
Vi lascio anche una comunicazione di servizio, se qualcuno non se n'è accorto il mio blog da qualche giorno è su www.saleepepequantobasta.com invece che su blogspot, continua a rimanere accessibile anche dal vecchio link ma vi chiedo gentilmente di effettuare la correzione nei vostri blog, grazie a tutti e buon week-end.

2008-04-03

Di contorni parlo poco, forse perchè alla fine i più semplici sono sempre i migliori. Solo che a volte sentiamo la necessità di preparare un contorno un pò speciale, magari per esaltare un secondo di per sè poco elaborato, allora magari si ricorre a qualche piccolo artificio. Le patate si sà son buone in tutti i modi, l'accostamento col formaggio però le rende speciali. Stavolta ho utilizzato un gradevole Scimudin della Valtellina. E dove lo posso trovare in Calabria un formaggio del genere? ma su Esperya no!
Lo Scimudin è un semplice formaggio di latteria, ottenuto in origine con il latte che i contadini avevano a disposizione, quindi spesso con latte misto e in forme dal peso variabile, con l'aggiunta di fermenti lattici. E' particolarmente cremoso e delicato oltre che molto aromaatico, è ottimo da mangiare a crudo con una bella fetta di pane ma è meraviglioso in semplici preparazioni come questa che vi propongo oggi.
Barchette di patate allo Scimudin della Valtellina
4 patate silane di media grandezza
100 g di Scimudin della Valtellina
30-40 g di burro
sale, pepe ed erba cipollina
Lessiamo le patate in acqua fredda per venti minuti circa dal bollore. Poi tagliamo la calotta superiore, ricavandone delle barchette, sbucciamo solo la calotta e preleviamo l'interno delle parti restanti con uno scavino, senza togliere via la buccia. Schiacciamo la polpa con una forchetta,n aggiungiamo circa 20 g di burro, il formaggio a pezzetti, sale, pepe e qualche filo di erba cipollina tagluzzato. Riempiamo con il composto preparato le barchette, posizioniamo sopra ognuna un petalo di burro ed inforniamo in forno caldissimo, meglio col grill acceso, per 10-15 minuti, serviamo caldissime. Sono meravigliose con della carne alla griglia.

2008-04-02

Devo dire che rinunciare all'iniziativa promossa da Sigrid per questa sera mi costa non poca fatica, del resto però di chilometri tra me e Roma non ce ne sono proprio pochi, per cui... Ho deciso di essere comunque vicina alla - sicuramente allegra - brigata, seppure in modo virtuale, proponendovi una bella insalatona che, se fosse stata possibile la mia presenza all'evento, avrei preparato per gustarla coi presenti.

Insalata di primavera in ciotola di pane

Per la ciotola di pane:
300 g di farina 00
100 g di farina di grano duro
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale
Per l'insalata:
valerianella (altre verdure a scelta)
ravanelli
asparagi
ovette di quaglia
formaggio pecorino fresco
olio extravergine d'oliva
aceto balsamico
sale e pepe nero

Setacciamo le due farine con un pò di sale, uniamo l'olio e tanta acqua tiepida a formare un bell'impasto morbido ma non appiccicoso. Lavoriamolo bene e lasciamolo riposare un'oretta. Poi stendiamolo sottilmente col matterello e posizioniamo la sfoglia sopra una ciotola (che possa andare in forno) capovolta unta d'olio o rivestita di carta da forno. Tagliamo i bordi in eccesso e poi infornaimo a 180° finchè la pasta non risulterà dorata. Togliamola dal forno lasciamola un poco asciugare e poi sformiamola. Ecco pronta la nostra originale insalatiera. Intanto lessiamo le punte di asparagi e le ovette di quaglia. Versiamo in una ciotola la valerianella lavata, i ravanelli a rondelle, gli asparagi lessati e volendo altre verdure (radicchi, belga etc.), condiamo con una emulsione di olio, aceto balsamico, sale e pepe e poi trasferiamo nella ciotola di pane. In ultimo aggiungiamo le ovette di quaglia sgusciate e tagliate a metà ed il formaggio privato della crosta e tagliato a triangolini. Niente male se consideriamo che questa insalata si può gustare sgranocchiando la ciotola di pane che l'ha contenuta. Volendo si possono fare delle miniporzioni, utilizzando una teglia da muffin per creare i cestini di piccole dimensioni.

2008-04-01

Quando qualche giorno fa la mia nipotina Rebecca mi ha sentito per caso parlare di torte magiche è sembrata particolarmente interessata chiedendomi "zia ma cosa sono le torte magiche?" bè capirete che la visione della cosa a tre anni può stimolare le fantasie più sfrenate. A guardar bene la cosa però in effetti non si tratta di una bugia le torte magiche esistono per davvero e sono quelle che, con qualche piccolo trucchetto, vengono fuori senza troppa fatica e soprattutto senza l'uso del forno. Lo sa bene Nadjette Guidoum che ha pensato di raccoglierne 30 diverse ricette di torte squisite in un bellissimo volume dal titolo Torte magiche, illustrato con splendide foto di David Japy ed edito da Bibliotheca Culinaria dov'è possibile anche acquistarlo con il 15% di sconto.
Tante le ricette che mi hanno conquistata: pavè, marquise cherlotte, carrè, già i nomi hanno il loro fascino, per non parlare delle illustrazioni. Io ho deciso di provare la delizia alle noci, meravigliosa non solo nell'aspetto, da preparare in soli 20 minuti. Ve ne lascio la ricetta che si fa prima.

Delizia alle noci

250 g di savoiardi
125 g di burro ammorbidito
80 g di zucchero semolato
75 g di gherigli di noci frantumati
2 tuorli d'uovo
4 cucchiai di caffè molto forte
Per la decorazione:
125 g di glassa al caffè o al cioccolato
qualche gheriglio di noci
Base. Passate i biscotti nel mixer riducendoli in polvere. Metteteli con lo zucchero in una ciotola, aggiungete il burro e lavorate con una forchetta per ottenere un miscuglio omogeneo. Incorporate i tuorli d'uovo, le noci e il caffè.
Assemblaggio. Rivestite di pellicola per alimenti uno stampo rotondo (18 cm di diametro). Versate il composto alle noci nello stampo pigiando bene. Tenete in frigorifero fino al giorno successivo.
Al momento di servire. Sformate il dolce in un piatto da dessert rotondo. Togliete dolcemente la pellicola facendo attenzione a non sciupare il dolce. Fate colare la glassa sul dolce e decorate con i gherigli di noci interi.
Varianti. Per un dolce più forte in cioccolato, sostituite i savoiardi con dei biscotti ricoperti di cioccolato e dimezzate la quantità del caffè. E' anche possibile utilizzare delle mandorle al posto delle noci.
Alle varianti suggerite dall'autrice io vi aggiungo che la glassa al caffè l'ho preparata con 125 g di zucchero a velo e qualche cucchiaio di caffè. Il tipo di dolce mi suggerisce anche di formare con l'impasto delle palline da inserire nei pirottini di carta e decorare con le noci, perfetti per una festa.
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