2008-01-31

Pare, ma non voglio dirlo ad alta voce per tema di smentita, che io abbia ricucito il mio conflittuale rapporto con la pasta choux, finalmente ho capito che non devo cambiare ricetta che questa è quella giusta dato che anche stavolta il risultato è stato conforme alle mie aspettative al primo colpo. In fondo i bignè sono come la bicicletta una volta che hai imparato ad andarci non dimentichi facilmente.
Non è che adesso mi daranno la laurea in pasticceria però non mi posso lamentare a giudicare dai volti estasiati di chi ha assaggiato il risultato.
Diciamo che al di là dell'involucro stavolta ho voluto esagerare con la bontà del ripieno. Avevo acquistato in una fornita gastronomia una vaschettina di Pistacchi di Bronte (ultimo raccolto), una prelibatezza, e così mi sono ricordata che su un qualche numero di Cucina Italiana avevo trovato e messo da parte in attesa di provarla la ricetta della crema di pistacchi del maestro (che per me lo è sempre) Walter Pedrazzi, così mentre i bignè cuocevano io frullavo a tutta velocità i miei profumati pistacchi.
Per 20- 22 eclairs occorrono:
250 g di acqua
100 g di burro
150 g di farina
1 pizzico di sale
3 uova
Per la crema:
50 g di pistacchi pelati
500 g di latte
un pezzetto di vaniglia
4 tuorli
150 g di zucchero
40 g di farina
Per decorare:
100 g di zucchero a velo
3-4 cucchiai di acqua
pochissimo colorante verde
Il procedimento degli eclairs è lo stesso dei bignè, solo che una volta messo il composto nella sacca da pasticcere con bocchetta spizzata formiamo della placca dei bastoncini lunghi, che in cottura si gonfieranno prendendo la classica forma.
Per la crema frulliamo i pistacchi con 50 g di latte, uniamoli al resto del latte scaldato con la vaniglia e poi con essso stemperiamo i tuorli già mescolati allo zucchero e alla farina, portiamo a cottura a fuoco dolce, meglio se a bagnomaria per evitare abrasioni. A fine cottura copriamo con pellicola a contatto di modo che non si formi la crosticina.
Una volta freddi gli eclairs e la crema passiamo a farcire ognuno tagliandolo orizzontalmente, facendo molta attenzione a non rovinarli. Infine prepariamo la glassa con lo zucchero, l'acqua ed un pò di colorante (il mio forse era troppo) e lasciamoli asciugare prima di servirli, sempre che abbiate la forza di aspettare.

2008-01-30

Dopo un periodo prevalentemente dolce ecco una delle mie zuppette confortanti, una di quelle da preparasi e gustarsi in solitudine o da presentare agli amici in una fredda sera invernale al posto del classico piatto di spaghetti per stupirli un poco. L'idea viene da un numero di Cucina Italiana rielaborata fino a trovare la mia formula.
Vi lascio la dose minima per tre aumentabile secondo le necessità:
500 g circa di gamberoni
3 patate medie
1/2 cipolla bionda
1 costa di sedano
1 carota
alloro
brandy
1 l di acqua
1/2 bicchiere di vino bianco secco
sale alle erbe aromatiche di Cervia
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
pepe nero e peperoncino piccante
crostini di pane casereccio
Utilizzo la cottura a pressione però se non amate usarla procedete pure in modo tradizionale aumentando i tempi di cottura.
Stacchiamo le teste dei gamberoni e mettiamole nella pentola a pressione con la cipolla tritata ed un filo d'olio rosoliamole qualche minuto poi sfumiamole con un pò di brandy poi uniamo il sedano, la carota e l'acqua copriamo col coperchio e lasciamo cuocere per 15 minuti dal fischio. Passiamo poi il brodo attraverso un colino schiacciando le teste, rimettiamolo nella pentola (tenendone da parte mezzo bicchiere) aggiungiamo una foglia di alloro e le patate pelate e tagliate a cubetti, copriamo di nuovo e lasciamo cuocere altri 10 minuti dal fischio. Poi scopriamo saliamo, pepiamo e frulliamo tutto. Intanto rosoliamo l'aglio in un filo d'olio uniamo le code dei gamberoni alle quali avremo tolto il guscio, lasciando la codina attaccata, ed il filo. Sfumiamo col vino, uniamo una foglia d'alloro, un peperoncino piccante ed il brodo tenuto da parte, lasciamo restringere e poi regoliamo di sale. Versiamo il nostro brodo nelle ciotole, completiamo con i gamberoni, i crostini di pane ed un filo d'olio. Secondo il mio gusto ritengo sia eccezionale.
Prima di chiudere vi lascio un piccolo appunto sui gamberi, sapete riconoscere quando sono freschi? Non devono avere odore di ammoniaca e la coda deve essere arrotolata e non distesa. Inoltre, al contrario di altri alimenti mantengono le loro buone caratteristiche anche da surgelati per cui via libera anche al surgelato, di qualità però mi raccomando!

2008-01-29

Ho trovato molti commenti e molti inviti a visitare blog nei quali ho ricevuto premi virtuali, ringrazio tutti ma veramente tutti per queste gradite manifestazioni di affetto che spero di ricambiare al più presto. Lo so che tre giorni di lontananza dal mio blog non sono normali per me e volevo giusto dirvi che si è trattato di un' assenza giustificata.
Giustificata appunto dal terzo compleanno della mia dolce nipotina Rebecca, ragione per cui ho fatto una breve incursione nella mia diletta Modena.
Ecco a voi la torta che ho preparato per il compleaanno della pupa: un prato fiorito con Minnie in bella mostra tra pacchetti regalo, proprio come Rebecca voleva.
Più in basso ancora trovate invece la torta che ho preparato qualche giorno fa per il compleanno di F. e che non ho avuto il tempo di postare prima della partenza, entrambe decorate con la ormai solita tecnica del fondente di zucchero che ho sperimentato per la prima volta nella realizzazione della Torta cuore.

Insomma passo tra un poco a ritirare i premi che mi sono stati assegnati da
Marinella, Ady, Moscerino, Grazia e Francesca e vi invito a tornare domani per una nuova ricetta.

2008-01-25

Ho sentito dire che nei blog si parla pochino di carne, forse non è sempre vero, ma nel mio caso ci hanno azzeccato in pieno, anche perchè, come ho detto di sicuro altre volte la carne la adoro e mi piace gustarla nei modi più semplici per cui non avrebbe senso inserirne la ricetta nel blog. La ricetta di oggi è, invece, un caso di quelli in cui oltre al gusto possiamo avere una bella presentazione.
La carne utilizzata è il classico (a volte stopposo ma non preparato così) petto di pollo. Di recente l'ho servita in un pranzo che poteva avere come tema l'Emilia-Romagna e senza volerlo vi dico, dato che per stuzzichino pre-pranzo avevo preparato i croissants alla mortadella e per primo le tagliatelle con piselli e Fiocchetto. Completamento di un tal pranzo potrebbe essere una bella coppa di fragole al balsamico o della torta tipo Barozzi come da tradizione del modenese. Insomma lasciando spazio alla fantasia mi vengono in mente tante cose anche perchè quella terra la conosco abbastanza.
La ricetta l'ho presa da un ricettario del Consorzio del Prosciutto di Parma adattandola come di consueto alle esigenze di casa mia, soprattutto per il fattore salsina di completamento dato che l'originale prevedeva un quantitativo spropositato di panna.
Insomma andiamo a vedere cosa ci occorre per 4-6 persone:
1 petto di pollo
4 fette di Prosciutto di Parma
2 trancetti di Parmigiano Reggiano
200 ml di panna da cucina
una grossa noce di burro
1/2 cipolla
1/2 bicchiere di Brandy
brodo vegetale
rosmarino, sale e noce moscata q.b.
Dividiamo il petto in due metà nel senso della lunghezza, apriamo ciascuna metà e battiamola leggermente, stendiamo sopra ognuna due fettine di crudo e un trancetto di parmigiano. Arrotoliamo la carne a formare dei un grossi involtini e leghiamoli con lo spago. Intanto facciamo imbiondire la cipolla con il burro e rosoliamo gli involtini da tutte le parti, sfumiamo col brandy, poi aggiungiamo la panna, rosmarino, sale e un pò di noce moscata, bagnamo col brodo e lasciamo cuocere per 30-40 minuti, rigirando spesso. Tagliamo lo spago, affettiamo gli involtini e serviamoli caldi irrorando con il fondo di cottura deglassato con poco burro ed acqua e passato attraverso il colino.

2008-01-24

Bè visto che ieri parlando della sfoglia dei poveretti ho detto che si presta ad essere utilizzata sia con il dolce che con il salato, ho pensato di inserire anche un dolce risultato.
Si addice molto alle prossime feste di Carnevale perchè è quasi uno scherzo, un involucro che normalmente contiene un ripieno salato nasconde inaspettatamente una crema dolce. Io ho utilizzato per il ripieno la favolosa crema di nocciole speditami dalla carissima Grazia, ma naturalmente si possono farcire con confetture o creme a piacere, l'idea è semplicemente carina, il formato mignon ideale per accompagnare una tazzina di caffè.
Per realizzarli basta stendere la sfoglia sottile come per i croissants, ricavarne dei quadrati di circa 6 cm di lato, porre al centro confettura o crema, richiudere a triangolo e formare il tortello. Una volta disposti sulla tegna bagnare leggermente la superficie di ognuno e cospargere di zucchero semolato o a velo a seconda dell'effetto desiderato.
Il gioco è fatto e per una divertente cena di tema carnevalesco vi consiglio di servirli in un piatto irrorati di gelatina di frutta o su un letto di crema inglese proprio come fossero un piatto di tortellini.

2008-01-23

Oggi Lory ci ha chiesto di pensarla in modo speciale, io lo sto facendo con questa ricetta. La sfoglia dei poveretti ha una storia particolare che vi invito a leggere qui e siccome amo le storie me ne sono innamorata subito ed ho voluto provarla.
Chi mi conosce sa che non mi piacciono le scorciatoie e che quello che per alcuni è fatica per me è divertimento, che mi rilasso facendo la pasta sfoglia o altre preparazioni che normalmente scoraggiano chi si avvicina alla cucina, per cui quando sento dire di preparazioni lampo diffido un pò, spesso ho ragione ma altre volte ho torto, questo caso appartiene alla seconda categoria.
Per fare questa sfoglia ci vogliono solo tre ingredienti, burro, farina e ricotta e non ci sono metodi perticolari, non ci sono giri e riposi da fare ma quando sforni il risultato non riesci a credere ai tuoi occhi.
Certo la pasta sfoglia è più croccante e sfogliata oltre che più grassa ma per rustici e pasticcini devo dire che la sfoglia dei poveretti è un egregio sostituto lampo.
In questo caso ne ho ricavato dei mini-croissats che ho farcito con mrtadella e scarola saltata in padella, devo dire un bel contrasto di gusti.
Sfoglia dei poveretti:
250 g di ricotta
250 g di burro freddo
250 g di farina
1 pizzico di sale

Croissants alla mortadella e scarola saltata:

sfoglia dei poveretti
mortadella Bologna a cubetti
scarola riccia
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
sale e pepe q.b.
1 uovo
latte
parmigiano reggiano grattugiato

Impastiamo velocemente gli ingredienti per la sfoglia, lasciamo poi il panetto in frigo a riposare. Intanto saltiamo in padella la scarola con un filo d'olio e l'aglio, regoliamo di sale e pepe. Poi stendiamo la sfoglia sottile su un piano infarinato e ricaviamone dei triangoli con la base stretta ed i lati lunghi, poniamo su ogni tringolo un cubetto di mortadella ed un pò di verdura cotta, poi arrotoliamo la base verso la punta del triangolo ed incurviamo gli angoli a formare i classici cornetti, stendiamoli su una teglia e quando saranno pronti spennelliamo con l'uovo sbattuto con un pò di latte, cospargiamo di parmigiano grattugiato, che in cottura formerà una bella crosticina saporita, e poi inforniamo in forno caldissimo finchè risulteranno dorati.
Il risultato vi stupirà.

2008-01-22


Chi ha letto Chocolat il meraviglioso romanzo di Joanne Harris avrà già capito di cosa sto parlando, gli altri non avranno comunque difficoltà a capire avendo sicuramente visto il famoso film che ne è stato tratto e che vedeva protagonisti della storia la bellissima Juliette Binoche e il conturbante Johnny Depp.
Insomma per farla breve la ricetta di oggi viene da La Céleste Praline, la cioccolateria che l'irrequieta Vianne Rocher apre nel villaggio di Lansquenet creando notevole scompiglio nel piccolo centro e ponendosi in aperto contrasto con il parroco e i benpensanti del paese che la guardano con disprezzo e timore quasi fosse un prodotto di satana. Il libro ha un chè di magico, è ricco di sentimento e meravigliosamente goloso, è quasi una esaltazione del cibo e del cioccolato in particolare. Leggendolo si può quasi sentire l'odore della Céleste Praline, delle fumanti tazze di cioccolata calda che Vianne offre ai suoi avventori indovinandone misteriosamente i gusti e le preferenze.
Ecco la descrizione dei mendiats con le parole della Rocher :"Sono i miei preferiti - e si chiamano così perchè anni fa venivano venduti dai mendicanti e dagli zingari - dischi grandi come biscotti di cioccolata nera, al latte, o bianca, sui quali si sparge della scorza di limone, mandorle e grossi chicchi di uva Malaga. Ad Anouk piacciono quelli bianchi, anche se io preferisco quelli scuri, fatti con la migliore copertura al settanta per cento...Dolceamari al palato con il gusto dei tropici misteriosi".
Così dolcemente ispirata ho prodotto i miei mendicanti o mendiants con cioccolato fondente, uvetta ammollata nel rum, pistacchi, nocciole tostate cedro e arancia candita. Una vera prelibatezza.
Alla fine del romanzo l'autrice ha collocato una interessante appendice -glossario sul cioccolato. Insomma un libro da acquistare, leggere e conservare per sempre.

2008-01-21

Spesso ci viene difficile parlare di noi stessi, anche se poi amiamo leggere le risposte degli altri perchè pensiamo sia bello conoscere meglio chi vediamo solo attraverso i piatti che prepara, le foto che fa o i libri che legge, per cui invitata da Marinella, Aiuolik, Grazia, Daniela, Ady, e forse qualcun altro che mi sfugge a partecipare a questo meme sulla personalità legato al mese di nascita ho voluto dire di si e, seppure con ritardo, ecco le mie risposte. Posto anche una mia foto, anche se non ho capito perchè stiamo aggiungendo la foto, che ho scelto perchè è una delle poche foto di me che mi piacciono sebbene sia stata scattata quando avevo venticinque anni (cinque anni fa) e questo la dice lunga sulla mia fotogenia.

Ma passiamo alle risposte, dunque il mio mese è Ottobre.
Loves to chat. Ama chiaccherare. Sempre! Parlare troppo è il mio grande difetto
Loves those who loves them. Amano chi li ama. “Amor che a nullo amato amar perdona” lo diceva pure Dante…
Loves to take things at the center. Amano essere al centro dell’attenzione. Purtroppo si.
Inner and physical beauty. Belli dentro e fuori. Non esageriamo! Anche se per il fuori non vi è dubbio (scherzo naturalmente).
Lies but doesn’t pretend. Mentono ma non fingono. Purtoppo non so né mentire né fingere.
Gets angry often. Si arrabbiano spesso. Si è vero ma come si dice è tutto fumo, dopo due minuti mi è già passata.
Treats friends importantly. Trattano gli amici con importanza. Mi pare il minimo, chi mi è amico merita di essere trattato con importanza.
Always making friends.Hanno molti amici. Così pare anche se sull’ amicizia di molti non so fino a che punto potrei contare.
Easily hurt but recovers easily. Possono essere facilmente feriti, ma facilmente recuperano. Si per fortuna dimentico facilmente le cattiverie ricevute.
Daydreamer. Sognatori, vivono tra le nuvole. Decisamente a volte perdo il contatto con la realtà ma ci pensa F. a farmi scendere dalle nuvole.
Opinionated. Ostinato nelle opinioni. Non è vero, se trovo chi mi fa vedere un altro punto di vista cambio opinione anche se al momento non lo ammetto.
Does not care of what others think. Non si cura di ciò che gli altri pensano. Ebbene si! Sono come un treno e che gli altri dicano bene o male io non mi fermo.
Emotional. Emotivi. Maledizione si, anche se con gli anni e la professione che faccio mi sto temprando.
Decisive. Decisi. Decisamente si!
Strong clairvoyance. Forti chiaroveggenti. No non riesco a predire nulla purtroppo.
Loves to travel, the arts and literature. Amano viaggiare, l’arte e la letteratura. Si, Si e Si! Nient’altro da aggiungere.
Touchy and easily jealous. Irritabili e facilmente gelosi. Irritabile si gelosa poco, forse perché sono molto sicura di me.
Concerned. Si preoccupano facilmente. Solo per le cose più stupide per quelle invece di cui c’è da preoccuparsi mai.
Loves outdoors. Amano stare all’aperto. Si però di giorno, adoro il sole e la luce.
Just and fair. Giusti ed onesti. Giusta per quanto lo può essere un umano onesta sicuramente di più.
Spendthrift. Spendaccioni. Solo per le cose che mi interessano veramente.
Easily influenced. Facilmente influenzabili. Sembrerebbe di no ma in effetti è vero.
Easily loses confidence. Facilmente pendono la fiducia. No sono sempre ottimista e fiduciosa.
Loves children. Amano i bambini. Si adoro i bambini…degli altri!
Dovrei girare il meme ad altri dodici blogger, mi pare, ma sembra che quasi tutti abbiamo già risposto, se qualcuno passa di qua e non è stato invitato risponda pure...alla vita degli altri siamo sempre tutti interessati.

2008-01-17

Ieri era il compleanno della mia nonna e così ho voluto omaggiarla cimentandomi in un'opera per me nuova, non la torta in sè che si tratta di un pan di spagna bagnato al rum e farcito di crema pasticcera e amarene allo sciroppo, ma del fondente di zucchero utilizzato per la copertura, che mi ha permesso di raggiungere un risultato al di sopra delle mie aspettative (ma posso migliorare).
Devo ringraziare Francesca- Aracoco di Dolci e non solo per avermi insegnato una ricetta facile facile per fare il fondente di copertura. Bè facile facile si fa per dire, nel senso che quando lo fate procuratevi un pò di zucchero a velo in più (un paio d'etti) per lavorare bene l'impasto e poi date sfogo alla fantasia.
Per il pan di spagna guardatevi la ricetta qui, per la crema qui, poi bagnate con 400 ml di bagna al rum farcite con la crema preparata e le amarene spezzettate grossolanamente e poi decorate col fondente di zucchero o copertura ai marshmallow preparata con
150 g di marshmallow
330 g di zucchero a velo
3-4 cucchiai di acqua
semplicemente sciogliendo le caramelle con l'acqua a fuoco dolce ed aggiungendo fuori dal fuoco lo zucchero a velo, colorate poi a piacere con i coloranti alimentari ed inventate la vostra torta. Io ne sono entusiasta e sto già pensando alla prossima.

2008-01-16

No Knead Bread...No che? Il pane senza impasto che pare sia stato inventato da un americano e che spopola nella rete da un pò di tempo. L'ho visto dappertutto ed infatti non cito neppure le numerose fonti (non me ne vogliate amici food-blogger ma la lista è lunga) ed ho cercato di resistergli ma poi ha vinto lui ed ho dovuto provare e dopo che l'ho provato l'ho voluto rifare. Insomma non ci credevo ma è delizioso proprio e svegliarsi la domenica mattina ed infornare la pagnotta per il pranzo ti da un certo senso di autosufficienza che rasenta l'onnipotenza (esagerata!).
Insomma a farla breve per i tre o quattro che ancora non l'hanno provato, un impasto il pane comunque ce l'ha che se no era un blog di magia, ma non richiede nessuna fatica e si potrebbe praticamente fare tutti i giorni, se solo l'Enel fosse un pò più magnanima con le bollette.
Ingredienti:
500 g di farina 0
350 ml di acqua tiepida
2,5 g di lievito di birra fresco (o 1 g di lievito secco)
1 cucchiaino colmo di sale
1 cucchiaino di miele o malto
Impastiamo velocemente il tutto e lasciamo riposare nella ciotola coperta, dopo ventiquattr'ore versiamo l'impasto sul piano ben infarinato e tiriamo i quattro angoli della pasta verso il centro, lasciamolo riposare un poco e poi mettiamolo di nuovo nella ciotola per due ore. Intanto riscadiamo il forno ponendo all'interno una pirofila con i bordi alti e il coperchio (io uso una pentola di pirex dotata di coperchio). Quando il forno è a temperatura rovesciamo l'impasto nella ciotola calda e copriamo, facciamo cuocere per mezz'ora, poi scopriamo per ultimare la cottura ed ecco in foto il risultato, è un pane meraviglioso, buonissimo anche il giorno dopo.
Si possono usare farine e semini vari per fare diverse qualità di pane.

2008-01-15

Pare che io mi sia messa in testa di diventare stilista di dolci! Ma!
Da ragazzina (chi mi conosceva a quell'epoca sa) passavo la maggior parte del mio tempo a disegnare figurini, dicevo di voler diventare stilista, poi ho studiato legge ed ho cambiato rotta, ma mi è rimasto il pallino dello schizzo. Così domenica poichè avevo provato a fare il burro in casa (venuto divinamente) e non sapevo che farne ho pensato di ricavarne una brisèe. Messo in frigo l'impasto mi tormentavo circa il suo possibile utilizzo ed avendo davanti un foglio ed una penna ho messo nero su bianco il dolcino che volevo realizzare e che poi ho realizzato e gustato con estremo abbandono.

Come si vede dallo schizzo sono dei bauletti di pasta briseè farciti di crema al limone con al centro un'amarena sciroppata, li ho provati sia caldi che freddi e tiepidi devo dire che sprigionano una fragranza tutta da assaporare. Ma vi lascio la ricetta e non se ne parla. Le dosi sono per 22-24 bauletti di piccole dimensioni, io ho usato gli stampini per i mini-muffin.

Per la pasta brisèe:

225 g di farina 00, 140 g di burro, 1 pizzico di sale, 1 cucchiio di zucchero a velo, acqua fredda q.b.

Per la crema al limone:

2 tuorli, 50 g di zucchero semolato, 20 g di farina 00, 250 ml di latte, la scorza di un limone

Per la farcia e la decorazione:

22-24 amarene allo sciroppo, sciroppo d'amarene, zucchero a velo

Impastiamo velocemente burro, zucchero, sale e farina aiutandoci con qualche cucchiaiata di acqua fredda (ne serve proprio poca) in modo da ottenere un impasto solido che si lavori facilmente. lasciamolo riposare in frigo ed intanto prepariamo la crema. Portiamo a bollore il latte con la scorza di limone, montiamo i tuorli con lo zucchero, uniamo la farina e poi il latte bollente, filtrato per eliminare le scorzette, un pò alla volta mescolando. Poniamo sul fuoco e facciamo addensare. Stendiamo la pasta in una sfoglia sottile 3-4 millimetri e foderiamo con essa gli stampini (non occorre neppure ungere perchè la pasta contiene burro), versiamo all'interno un pò di crema e poi l'amarena, copriamo con un'altro dischetto di pasta facendo in modo che il disco superiore aderisca a quello inferiore. Pratichiamo sulla sfoglia dei forellini e poniamo a cuocere a 180-190° finche saranno dorati. Sformiamo i bauletti e serviamoli su un piatto decorando con zucchero a velo e qualche goccia di sciroppo di amarene.

2008-01-14

Per gnocchi alla romana intendiamo i famosissimi gnocchi di semolino gratinati in forno con burro e parmigiano ma, mentre ieri li preparavo per pranzo, mi sono sorpresa a chiedermi come mai questo piatto somigli così poco a quella che è la tradizione della terra di cui portano il nome e da qualche ricerca effettuata ho scoperto che in effetti c'è un contenzioso aperto sull'origine del piatto dato che Lazio e Piemonte se ne contendono ancora oggi la paternità.
A prescindere dalla zona d'origine sembra che questi gnocchi siano dei raffinati discendenti dei medievali maccheroni di Bengodi, descitti nel Decamerone dal Boccaccio. La ricetta che io utilizzzo è quella della scuola di La Cucina Italiana con una leggera variante, aggiungo all'impasto 50 g di prosciutto cotto a piccolissimi dadini ed il risultato è un piatto con una marcia in più, provate e poi mi direte.
Ingredienti per 6 persone:
1 litro di latte
250 g di semolino
3 tuorli
50 g di prosciutto cotto
grana o parmigiano grattugiato
burro
sale, pepe e noce moscata
Portiamo ad ebollizione il latte con una grossa noce di burro e un pò di sale grosso, poi uniamo a pioggia il semolino, un pò di pepe e noce moscata e cuociamo per 7-8' sempre mescolando con una frusta. Togliamo dal fuoco ed uniamo il prosciutto cotto sminuzzato, il parmigiano, i tuorli ed ancora un pò di sale se occorre. Mescoliamo bene e stendiamo il composto su un foglio di carta da forno , copriamo con un altro foglio e con l'aiuto del matterello portiamo la pasta ad uno spessore di 1 cm circa (anche poco più se vogliamo). Quando l'impasto è freddo lo tagliamo a dischetti di 5 cm circa con un tagliapasta e disponiamo i dischetti in una pirofila imburrata. Li condiamo con abbondante (io mi sono un pò trattenuta a dire il vero) burro fuso e parmigiano grattugiato e li passiamo in forno caldissimo finchè non si forma una bella crosticina dorata.

2008-01-11

Vi preannunciavo nei commenti del post precedente che il periodo di cose light appena iniziato sarebbe per me finito presto, ed infatti eccomi qua con un dolcino ipercalorico ma così piccolo che tutti, anche chi è a dieta e chi vorrebbe esserlo ma non ci riesce come me, possono concederselo.
Del resto non vi lamentate delle golosità di questo blog, se non mi piaceva stuzzicare l'appetito altrui e se non amavo senza ritegno mangiare non aprivo mica un blog di cucina!
Ciò premesso vado a presentarvi la mia nuova tentazione, il nome scelto lascia presagire poco circa l'effettivo contenuto della ricetta, la foto illumina un pò di più ma non abbastanza per cui vado a sopperire a tale mancanza dicendovi che si tratta di cestini di frolla al cacao farciti con crema di ricotta agli agrumi canditi ed al cioccolato fondente a cui ho dato un inaspettato tocco aromatico con la Confettura Biologica di Fragole e Mandarini San Matteo della bottega Esperya. Quel che poteva sembrare un dolce completo infatti non lo era fino a quanto non ho aggiunto in ciascun dolcino l'ingrediente magico questa vellutata confettura dalla consistenza simile a una gelatina che ha crato un armonioso contrasto di profumi oltre che di consistenze.
A allora andiamo alla ricetta che richiede un pò di attenzione e meticolosità nella preparazione. Le dosi sono per 24 mini-cestini
Per la frolla:
200 g di farina 00
100 g di zucchero a velo
1 cucchiaio di cacao amaro
100 g di burro freddo
1 uovo
Per la crema di ricotta:
250 g di ricotta vaccina
50 g di zucchero a velo
100 ml di panna fresca
60 g di cioccolato fondente con fave di cacao
60 g di canditi di agrumi misti (cedro, arancia, clementina)
Per il tocco finale:
Confettura Biologica di Fragole e Mandarini San Matteo mezzo barattolo circa
1 cucchiaio di rum bianco
1 cucchiaio di acqua
zucchero a velo.

Impastiamo la frolla al solito modo prima burro cacao farina e zucchero e poi l'uovo cercando di non riscaldare l'impasto. Lasciamolo riposare in frigo per un'ora poi stendiamolo sottile 4 mm circa e ricaviamone 24 dischetti del diametro di 5 cm e 24 dischetti di 3 cm. Poi prendiamo una teglia da mini-muffin e capovolgiamola su ogni base posiamo un dischetto di quelli più grandi facendolo aderire come fosse un coperchio. stendiamo glia altri dischetti su una comune piastra e poniamo entrambe le teglie in frigo per un quarto d'ora circa poi inforniamole a 180-190à per 8-10 minuti. Togliamole e quando saranno fredde leviamole dalla teglia, otterremo dei cestini di frolla e dei dischetti di copertura. Ora se l'impasto non è ben freddo o se il forno non è ben caldo il burro contenuto nella frolla farà un disastro e vi verrano dei cestini bucati, per cui il riposo al freddo è essenziale. Se poi volete usare le normali tegline da tartelletta il risultato è lo stesso.
Intanto setacciamo la ricotta, uniamo lo zucchero, i canditi sminuzzati e il cioccolato ridotto a piccole scagliette. Solo alla fine la panna ben montata. Versiamo il composto in un sac à poche e farciamo i cestini con la crema. Scaldiamo mezzo vasetto circa di confettura con il rum e l'acqua e poi versiamone un piccolo cucchiaino su ogni cestino, copriamo con i dischetti di frolla posizionandoli un pò obliquamente per lasciare intravedere il ripieno. Spolveriamo di zucchero a velo e via.
Chi ha assaggiato, che riconoscerà il vassoio qui sotto, ne è rimasto contento.

2008-01-09

Adesso non dite che quella incosciente di CoCò continua a proporvi piatti da far urlare all'attentato linea anche nel post festa, oggi dessert leggero leggero che aiuta a smaltire le mangite festive. Unica concessione a questo fresco sorbetto l'aggiunta della panna per creare un gioco di consistenze nel bicchiere, ma tranquilli ce n'è talmente poca che non potete dirmi di no.
La ricetta del sorbetto l'ho trovata navigando in rete, io ho fatto come di consueto le opportune modifiche per renderla conforme al mio gusto, aggiungendo la panna e lasciando le scorzette nello sciroppo.
Le dosi vanno benissimo per otto persone:
600 g di succo di mandarini (clementine o mandaranci vanno bene comunque)
il succo di due limoni
la scorza grattugiata di tre mandarini
200 g di zucchero
300 g di acqua
1 albume
Prepariamo uno sciroppo portando ad ebolizione l'acqua con lo zucchero e le scorze di mandarini. Lasciamolo raffreddare poi uniamolo al succo dei frutti ed amalgamiamo al liquido ottenuto l'albume montato a neve. (Adesso se avete la gelatiera procedete a fare il sorbetto, se la gelatiera non l'avete (come me) fatelo col metodo tradizionale, mettendolo in frizer e girando di tanto in tanto per rompere il ghiaccio che si va a formare. Quando il sobetto ha raggiunto una consistenza semi-ghiacciata dividiamolo in due parti ed aggiungiamo ad una parte la panna montata mescolando bene. Poniamo ancora in frizer finchè si sarà completamente rassodato (sempre mescolando di tanto in tanto) e poi serviamolo in coppe di vetro ponendo sotto il sorbetto senza panna e sopra quello con la panna. Possiamo decorare con delle fettine di mandarino fresco.

2008-01-08

Questo piatto nasce da un ricordo, i deliziosi fusilli del pastore che ci hanno servito alla Baita durante il nostro ultimo soggiorno. Mentre li gustavo ho cercato di imprimerne bene in mente il sapore al fine di ricrearlo una volta a casa e, avuta tra le mani una confezione di Cencioni Rustichella d`Abruzzo provenienti dalla bottega Esperya ho capito che il connubio sarebbe stato perfetto. Voi direte che il sugo se è buono può rendere speciale qualsiasi qualità di pasta, io risponderò che non è così e capisci che non è così quando hai l'occasione di assaggiare una pasta diversa come quella prodotta in maniera del tutto artigianale da Rustichella d'Abruzzo, un'azienda che fabbrica questo meraviglioso prodotto con le trafile di bronzo, dopo un'attentissima selezione delle migliori varietà di grano duro, essiccando poi la pasta a temperatura naturale. Il risultato è una pasta porosa e ruvida che riesce ad amalgamarsi perfettamente con il sugo, dando risultati eccellenti se cotta al punto giusto.
Siccome per la pasta vi ho dato già abbastanza indicazioni, tanto che non vi resta da scegliere il formato, passo a darvi la ricetta del sugo per condirla.
Cencioni del pastore
Ingredienti per 4 persone:
250 g di Cencioni Rustichella d'Abruzzo (o di altro formato e/o qualità a vostro piacere)
1 salsiccia calabrese fresca
4 cucchiai di ricotta di pecora
12 cucchiai di passata di pomodoro
1/2 cipolla bionda
vino rosso
olio extravergine d'oliva
sale, pepe e peperoncino q.b.
Soffriggiamo in due cucchiai di olio la cipolla tagliata a piccoli pezzetti, uniamo la salsiccia sgranata e rosoliamo, poi sfumiamo con due cucchiai di vino, aggiungiamo la passata di pomodoro, un pò di peperoncino (se la salsiccia non è già piccante) e sale solo se occorre (se la salsiccia è molto saporita evitiamo di agiungerne altro). Aggiungiamo un bicchiere di acqua copriamo e lasciamo cuocere finchè il sugo non si sarà ristretto, se lo amiamo possiamo aggiungere una macinata di pepe nero ed infine la ricotta.
Lessiamo la pasta e condiamola col sugo preparato.
La foto ve l'ho inserita ma per il profumo mi dispiace non posso far nulla!!!

2008-01-06

Si dice che l'Epifania ogni festa porti via e, puntuale come al solito, è arrivato pure questo giorno. Addio atmosfera natalizia, addio decori, addio cenoni fino a dicembre prossimo, intanto però che fare con gli avanzi di dolci festivi? In linea con la mia mania del recupero in cucina ho perfezionato questa tecnica per smaltire gli avanzi (in questo caso) di torrone ricavandone un dolce festivo e molto molto gustoso, seppure non proprio da dieta dimagrante, ma per ovviare a questo inconveniente basta diminuire le doci senza nulla levare al gusto.
ingredienti per 6 porzioni:
6 waffel morbidi pronti (oppure 6 fette di pan di spagna o di pandoro)
1,5 dl di latte
2 uova
3 cucchiai di zucchero
un pezzetto di vaniglia
1 dl di panna fresca
150 gr di torrone alle mandorle duro
1 pizzico di sale
100 g di cioccolato fondente al 70% di cacao
1 cucchiaio di rum bianco
3 cucchiai di acqua c.a.
6 pezzetti di torrone per decorare
Tritiamo il torrone finemente con l'aiuto di un batticarne dopo averloavvolto in un telo. Prepariamo una crema inglese montando i tuorli con due cucchiai di zucchero ed unendo il latte portato a bollore con la vaniglia incisa per lungo. Rimettiamo sul fuoco a bagnomaria finchè prenderà il bollore poi leviamo dal fuoco ed aggiungiamo la polvere di torrone. Lasciamo raffreddare mentre montiamo (senza farla indurire troppo) la panna ed a parte gli albumi con l'altro cucchiaio di zucchero ed un pizzico di sale. Amalgamiamo alla crema di torrone la panna ed infine gli albumi. Poi versiamo in una ciotola e poniamo a raffreddare in frigo.
Al momento di servire posizioniamo in ogni piatto un waffel vrsiamo sopra 1/6 della crema preparata e poi irroriamo con una salsa ottenuta sciogliendo a bagnomaria il cioccolato con il rum e l'acqua. Decoriamo con il torrone a pezzetti e serviamo subito.
Se avete il torrone alle nocciole va bene comunque e se volete fare di questo dolce un assaggino dividete i waffel a triangolo e ricavatene dodici piccole porzioni invece che sei.

2008-01-03

Se ripenso alla vigilia di Natale di quando ero piccina a casa della nonna, mi ritornano in mente i suoi ravioli di zucca, immancabili e preparati in quantità industriali per noi tutti figli, nipoti e parenti vari.
Quest'anno, nel ricordo di quel gusto ma cosciente di non farcela a riprodurre ravioli per tante persone (affamate!), ho trasformato il ricordo di quel piatto in una lasagne alla zucca che ho reso speciale utilizzando la Fontina dop Selezione della Bottega Esperya.
Vi dico che prima di assaggiare questo formaggio, con le papille gustative confuse dai prodotti in circolazione che portano lo stesso nome ma che non hanno lo stesso sapore, non avevo idea del gusto e della personalità della vera Fontina d'Alpeggio, capace di conferire carattere e gusto a qualsiasi preparazione.
Ne è questo un caso, dove la delicatezza e la dolcezza della zucca sposano perfettamente la sapidità e l'intensità di questo formaggio.
Per una teglia di lasagne:
1 confezione di sfoglie fresche pronte oppure fatte in casa
qualche fetta di zucca gialla ( un chilo e mezzo circa)
1 cipolla bionda piccola
1 rametto di rosmarino fresco
50 g di capicollo o coppa
250 g di Fontina dop Selezione
parmigiano grattugiato
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
besciamella preparata con 600 ml di latte, 60 g di burro, 60 g di farina, sale, pepe e noce moscata.
Tritiamo la cipolla, il rosmarino ed il capicollo lasciamoli rosolare in un tegame con un filo d'olio poi aggiungiamo la zucca a dadini, copriamo e lasciamo cuocere per 10/15 minuti finchè toccando la zucca con la forchetta non si sfalderà diventando una poltiglia.
Tagliamo la fontina a cubetti e prepariamo la besciamella nel modo consueto.
Poi in una teglia versiamo sul fondo due cucchiai di besciamella, disponiamo le sfoglie poi un quarto della zucca cotta, un quarto di fontina, besciamella e parmigiano. Proseguiama così per quattro strati e poi inforniamo per 20 minuti circa e comunque finchè si formerà la classica crosticina in superficie.
Un vero piatto da festa.

2008-01-02

Voglio iniziare il nuovo anno con un post che sia di buon auspicio, lo so che il cenone è passato e parlarvi di zampone e e lenticchie vi fa quasi inorridire però è pur vero che magari ci è avanzato qualcosina che non abbiamo avuto voglia di buttare e che giace al fondo del frigo aspettandosi di finire da un momento all'altro nella pattumiera. Oppure magari avevamo acquistato un bel cotechino da cuocere in uno dei giorni di festa e ci è rimasto lì intero perchè poi non ne abbiamo avuto più la voglia. O ancora siete di quelli che considerando (non a torto) questi prodotti una bomba calorica e vogliono ridurne il consumo ad un piccolo assaggio. O semplicemente siete curiosi di sapere come l'ho preparato io lo zampone o il cotechino.
Qualunque sia il vostro caso con questa ricetta cerco di accontentare tutti.
Premetto che non mi sono inventata chissà cosa però ho trovato carino servire lo zampone nell'antipasto piuttosto che come classico secondo.
Ingredienti per 12 pacchetti:
500 g di pasta sfoglia
1 zampone oppure un cotechino
Lenticchie stufate
1 uovo
Nel mio caso la pasta sfoglia l'ho preparata a mano con la ricetta che trovate alla sezione preparazioni base, ma potete, se non vi va di faticare troppo, comprarla pronta. La stendiamo sottile e ne ricabiamo dei quadratini di 10-12 cm di lato. Al centro sistemiamo qualche cubetto di zampone già cotto e privato della cotenna e un pò di lenticchie, richiudiamo poi a fagotto o fazzoletto. Spennelliamo con l'uovo e passiamo in forno finchè i pacchetti risulteranno dorati. Serviamo ancora caldi.
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