Cucina, libri, luoghi, moda, lifestyle

2019-11-28

La Rotonda a Trebisacce (CS)

Mi capita davvero di rado di ritornare a parlarvi di un locale, ma quando capita ne sono orgogliosa perché significa che non solo quel locale mi ha attratto una volta, tanto da avere voglia di consigliarlo ai miei lettori, ma anzi vi ritorno e qualcosa di ancora migliore mi porta a volervene riparlare qui e su Diritto di Cronaca.
Mi trovo oggi a scrivere dopo quasi tre anni dall'articolo precedente di un ristorante storico di Trebisacce: La Rotonda, che domina con la balaustra in mattoni anni 50 del suo terrazzo il tratto più bello del lungomare di Trebisacce.  
Vi dicevo che in questo locale si viene per il pesce e vi confermo che è così ma aggiungo che si viene per il pesce cucinato in modo sublime e servito in un locale sempre al top, rinnovato negli ambienti (inclusa la fornitissima cucina) e negli arredi, elementi che ne fanno sempre più un luogo di eccellenza.   


Giuseppe il proprietario e Loris lo chef, coadiuvati dall'ottimo personale di sala, formano una squadra sempre più coesa e il risultato è un'esperienza godibile sotto ogni punto di vista. 
Vi consiglio di dare uno sguardo attento al menù ma di farvi anche consigliare perché quando si tratta di pesce la materia prima non è tutto ma fa molto. Le proposte dell'antipasto sono tante e tutte da provare ma non fatelo tutto in una volta. Dimenticatevi i piatti misti dove i gusti si confondono o le carrellate da trattoria e soffermatevi sul gusto di ciascuna proposta, ne resterete estasiati. 
Noi abbiamo un po' esagerato pur  chiedendo di ridurre le porzioni di ogni singola portata perché diverse pietanze ci incuriosivano, ma davvero per soddisfare palato e stomaco sarebbe bastato molto meno vista la ricchezza delle preparazioni e la quantità offerta in ogni piatto.

Abbiamo iniziato con una entrée di crema di patate con triglietta, mela verde e sfoglia grezza al pistacchio che come presentazione ci ha introdotti ad un pasto in cui è la cura dei dettagli a farla da padrona. 
Abbiamo proseguito con una cremosa tartare di gambero viola  al tartufo con riduzione al cedro e pane croccante al rosmarino. Ottima anche la tartare di tonno rosso pinna gialla del nostro mare con salsa ponzu (a base di soia) finocchio e riduzione al biondo. 
Non ci siamo fatti sfuggire il salmone disidratato con gradevoli aromi, sfoglie di mela verde e deliziosa burrata. 
Sembrano gusti nuovi a raccontarli ma in ognuno incontriamo i profumi della tradizione che ci è offerta in modo  nuovo ed estremamente piacevole nella successiva insalata di mare leggera e con tutto il sapore del mare così come negli affumicati di tonno e spada preparati dallo chef e serviti con misticanza cipolla fritta croccante e maionese di calamaro. 
Piatti che sono armoniosi nell'aspetto e nel gusto come i tentacoli di polpo in doppia cottura con purè di patate, espresso richiamo alla tradizione, o il fagottino di pesce spada con melanzane e bufala su coulis di pachino e pane al nero di seppia o ancora la sfera di polpo e patate su salsa al prezzemolo e riduzione di melograno. 
Ci ha stupito molto il primo, un piatto che crea un ricordo nella mente di chi lo assaggia, scialatielli piccanti con cozze, crema di pane e limone di Rocca imperiale caramellato, un piatto non ruffiano lo definisce Giuseppe riferendosi al fatto che o conquista al primo assaggio oppure no:  noi lo abbiamo amato perché è semplice e complesso al contempo, riesce ad esprimere forte armonia tra il dolce del limone, il salato delle cozze e il piccante della pasta.
Deliziosi semplicemente i ravioli all'uovo con ripieno di capesante e gamberi su guazzetto di bisque di gamberi, vongole e cozze. 
Ad accompagnare il secondo un vino strepitoso il Pescanera di Ippolito, un greco nero vinificato in rosato, un unicum nel suo genere che riesce a tener testa ad un'altra prelibatezza il baccalà Skrei detto il "miracolo norvegese" perché questo pesce riesce, guidato dall'istinto, a ritornare al luogo d'origine, acquisendo per merito del viaggio una carnosità senza eguali.
Abbiamo chiuso con un dolce espresso fuori menù: millefoglie al pistacchio con fresca crema allo zenzero e cioccolato. L'alternativa proposta sono i golosi dolci della costiera amalfitana che arrivano dalla pasticceria di Sal de Riso o i fruttini di Lancusi.
Un mio personale consiglio è di godervi un locale di questo tipo durante tutto l'anno e non solo ad agosto quando per il moltiplicarsi dell'utenza rischia di non restituirci la magica atmosfera che altrimenti vi si respira.
La Rotonda Ristorante di Pesce - Pizzeria
Via Magna Grecia (lungomare)
87075 Trebisacce (CS)
Tel. 0981 57256

2019-11-19

Empanadas dei miei bambini

Da qualche tempo diciamo che causa impegni di lavoro, figli piccoli, famiglia, interessi disparati e chi più ne ha più ne metta ho appeso al chiodo il cucchiaio d'argento e mi dedico con quotidiano amore alla cucina che piace ai miei amori. Certo il marito è sempre a dieta perché ha rivisto un po' lo stile di vita e quindi i piatti elaborati e gourmet, che tanto amavo sperimentare prima, hanno lasciato il posto a una cucina semplice e spesso ripetitiva dove talvolta trova posto qualcosa di goloso per le nostre cenette sul divano a base di serie Tv e film commedia adatti alle famiglie.
Quando siamo stati in Portogallo i miei figli hanno assaggiato le empanadas che in realtà in origine sono argentine, diciamo una versione semplificata di empanadas che hanno adorato sin da subito e che credo possa far felice anche i genitori dal momento che la spesso odiata carne viene messa all'interno di questi fagottini e mangiata con gusto anche da chi come Aurelia il macinato con lo ama né nel sugo né come base delle polpette che gli altri bimbi adorano.
Ho iniziato a preparare le empanadas solo per loro ma alla fine ho scoperto che quando le faccio la cena sul divano si trasforma in festa per tutta la famiglia e quindi aggiungendo una bella insalata direi perché no...
La ricetta non ha nessuna pretesa di autenticità, la realizzo a modo mio senza seguire alcuna indicazione e invece di perdere tempo all'impasto che poi arrivo a cena stanca e bestemmiante preferisco usare la pasta sfoglia pronta, ecco come si cambia dopo i figli.
Ingredienti per 16 empanadas:
350 g c.a. di macinato di bovino 
1/4 di cipolla
2 cucchiai di passata di pomodoro
1 cucchiaio di paprica dolce
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
2 cucchiai di squacquerone (o stracchino in mancanza)
2 cucchiai di grana grattugiato
1 uovo e un po' di latte per spennellare
Tritare sottilmente la cipolla e versarla in padella con un fondo d'olio, unire la carne, la passata di pomodoro, la paprica, sale e pepe e farla asciugare per bene.
Fuori dal fuoco unire lo squacquerone e il grana.
Srotolare i fogli di pasta sfoglia e tagliarne ciascuno in otto quadrati, le empanadas vere sono a mezza luna  ma con i ritagli mi di pasta sfoglia non saperei cosa fare. Su ogni quadrato versare un mucchietto di ripieno. Richiudere a fagotto come un raviolone cinese. Disporre su carta forno, pennellare con uovo e latte battuti insieme e cuocere a 200° in forno caldo fin quando risulteranno ben dorate.

2019-11-07

Officina dei sapori a San Marco Argentano (CS)

Ecco il mio ultimo percorso del gusto per Diritto di Cronaca, tutto per voi. Molti di voi conosceranno il luogo di cui vi parlo in questo mio nuovo percorso del gusto perché è a due passi da casa, perché è un luogo in cui regnano sovrani cortesia e pulizia e perché vi si mangia una gustosissima pinsa anzi una delle prime pinse del nostro territorio. Sto parlando dell'Officina dei Sapori di San Marco dove io stessa ero stata a mangiare la pinsa più di una volta prima di questa ultima visita. 
Ho deciso di parlarvene perché l'Officina dei Sapori è ottima pinsa ma non solo, è anche un  ottimo ristorante nato proprio con l'intento di proporre il nuovo: tanti sfizi, golosi hamburger e carne alla griglia soprattutto. 
Lina la proprietaria, da sempre appassionata di cucina, facendo coppia con uno chef non poteva che decidere di mettere mano al suo vecchio sogno e realizzare un bel ristorante nei locali della vecchia officina di famiglia. E da officina meccanica a officina dei Sapori il passo è stato breve seppure importante. 
Decidiamo per questa sera di vivere questo luogo, già conosciuto e apprezzato, come se fosse nuovo e di assaggiare qualcuno dei piatti più particolari proposti. 
Il cartello che propone il filetto di canguro solletica le nostre papille fin dall'ingresso e al momento di ordinare ci ritroviamo a chiederlo senza alcuna remora ma solo con tanta curiosità.
Nel frattempo assaggiamo un buon tagliere di salumi e formaggi inconsueti dalle nostre parti: ottimo salame, prosciutto ubriaco, mortadella di chianina, filetto di Wagyu e poi ancora formaggio stagionato alla birra, allo zafferano e ragusano, che accompagniamo con fragrante pane appena sfornato e pregiata birra del Monaco calabre di Calabrau. 
Le altre proposte dell'antipasto ci stupiscono ancora: anelli di peperone pastellati e fritti, halapenos ripieni di cremoso formaggio pastellati e fritti anch'essi e fagottini di pasta di patate ripieni di cremoso tuorlo d'uovo. 
Arriva il filetto di canguro, un tipo di carne a sé, rossa e succosa un po' dolce con un pizzico di amaro, che non associamo a nessuna altra categoria nota ma che da sola vale la visita al locale.
Incuriositi dalla pizza con impasto ai cereali che da qualche tempo affianca la pinsa decidiamo di assaggiarla con un condimento gourmet a base di stracchino, salmone, valeriana e pomodori secchi.Forse la pizza batte pure la pinsa...torneremo ancora!
C.da Santa Ciricia, 87018 San Marco Argentano CS
339 393 4190

2019-11-03

Reggio Calabria e le sue bellezze

Voi che fate la prima domenica del mese? Io me vado a zonzo per città d'arte approfittando dell'apertura gratuita di molti musei e siti d'arte (elenco completo su Beni Culturali). Stavolta ho deciso di scendere verso "il più bel chilometro d'Italia", come pare D'Annunzio abbia definito a inizio secolo il lungomare di Reggio Calabria.
 La tappa principe del viaggio doveva essere il Museo Archeologico Nazionale   per poter ammirare dal vivo l'encomiabile bellezza dei Bronzi di Riace ma prima di arrivare a godere della loro magnificenza abbiamo fatto qualche sosta: 

1) Abbiamo ammirato la città e la costa siciliana dalla prospiciente torre del Castello Aragonese
2) Abbiamo visitato il magnifico Duomo, ricostruito ex novo in luogo della precedente cattedrale barocca dopo il catastrofico terremoto che colpì la città nel 1908 e che vanta il primato di edificio religioso più grande della Calabria.

3) Abbiamo passeggiato sul lungomare Falcomatà, ammirato le piante ultracentenarie e i palazzi che vi si affacciano, il monumento ai Caduti e l'Arena dello stretto, senza dimenticare qualche scatto tra le giocose statue di Rabarama inseguendo con l'occhio il "miraggio della Fata Morgana".
4) Ci siamo ristorati con gli ottimi arancini di Arancini...e non solo ricordando anche mangiando che dalla Sicilia ci divide un niente e gustato da Cesare quello che è stato il più buon gelato d'Italia.

Rinunciando alla Pinacoteca Civica del Teatro Cilea, ahimè chiusa di domenica, e all'Ipogeo di Piazza Italia abbiamo concluso con la programmata visita al museo che da sola vale il viaggio. 
Con negli occhi la bellezza dei nostri Bronzi siamo tornati a casa consapevoli - anche stavolta - che il bello è ovunque se chi guarda è in grado di vederlo.