2007-04-30



Forse con questa storia dei dolci alle fragole vi sto causando l’orticaria però osservate bene la foto, secondo voi sarebbe la stessa cosa questo dolce senza la sua bella fragolina in cima?
Volendo si può fare con tutti i tipi di frutta, che tanto direte la frutta si mette solo nella decorazione, ma pensate davvero che quella panna in superficie avrebbe lo stesso sapore e lo stesso odore senza la fragola? Io no, e infatti mi rifiuto di preparare questi dolcini senza le fragole fresche, di conseguenza li faccio e mangio una, al massimo due volte all’anno, anche per arrivare all’appuntamento con quello speciale desiderio che ti può dare solo ciò che non mangi spesso.
Con la ricetta originale vengono fuori circa 60 pezzi (un po’ tanti direte) dose ideale per una festa, io in versione casalinga riduco le dosi alla metà per cui vi do la ricetta già dimezzata.
Il procedimento non è affatto difficile ed il risultato è stranamente sempre ok, difficile sbagliare…

Prepariamo allora le Delizie alle fragole.
Procuriamoci dei pirotti di carta grandi (5-6 cm di diametro) e non troppo alti.
Montiamo fino ad ottenere una spuma chiara 3 uova intere con 225 g di zucchero, aggiungiamo poi 75 g di olio e 75 g di latte, 250 g di farina setacciata con poco più di mezza bustina di lievito chimico.
Riempiamo - per 2/3 - con l’impasto gli stampini poggiati su una piastra ed inforniamo in forno già caldo finché si rassodano e si dorano.
Leviamoli dal forno e prepariamo una crema con 2 tuorli, 150 g di zucchero, 75 g di farina e ½ litro di latte riscaldato con un pezzo di vaniglia.
Incidiamo con un coltello a punta la parte centrale della superficie dei dolcini ricavandone una calottina, riempiamo il buchetto che si forma levando la calotta con un cucchiaino di crema sovrapponiamo la calotta in senso inverso con la parte rigonfia all’esterno.
Montiamo 250 g di panna fresca con due cucchiai di zucchero a velo. Versiamola in una tasca da pasticciere con bocchetta a stella e copriamo di panna la parte superficiale del dolce. Decoriamo al centro con una fragolina di piccole dimensioni o due quartini di fragola se i frutti sono grossi.
Non vi dico che gusto… il nome glielo abbiamo dato con mamma e Lu in seguito all’assaggio la prima volta che li abbiamo preparati.

2007-04-29





Non c’è niente di più bello che andarsene in giro a godere di posti sconosciuti o a rivedere qualche posto quasi dimenticato.
Mercoledì, approfittando del giorno di festa (25 Aprile) ce ne siamo andati in Campania, a Padula a visitare la Certosa di San Lorenzo (nella foto una veduta del paese dal chiostro grande della Certosa), una delle più grandi esistenti e soprattutto una delle poche visitabili dato che non è più in uso dall’epoca napoleonica.
Se qualcuno di voi non c’è ancora stato consiglio di farci una capatina dal momento che ne vale veramente la pena.

A parte la Certosa altre due motivazioni, a mio parere, rendono necessaria una visita a Padula: la possibilità di vedere la casa–museo dove nacque Joe Petrosino il poliziotto che sfido per primo la mafia italo-americana e che venne ucciso a Palermo nel 1909 e, non potevo assolutamente non dirlo, la buona cucina campana.

Naturamente per degustare i prodotti locali ci sono mille alternative possibili, pensando di immergerci nella natura locale dimenticandoci per un giorno gli affanni del lavoro, abbiamo deciso di fare una sosta all’Azienda Agrricola “Fattoria Alvaneta”, incastonata tra boschi di roverella e castagno, in contrada Alvaneta a soli 4 Km dalla Certosa.
La vista su in alto è a dir poco mozzafiato, i prezzi sono accessibilissimi, come nella maggioranza degli agriturismi e il cibo veramente casereccio, molti prodotti sono di produzione propria dell’azienda, l’olio, i salumi, le noci, la pasta ma anche la gustosissima carne di cinghiale.
In sostanza abbiamo mangiato bene e più del dovuto, l’accoglienza è stata ottima, unica pecca il servizio un poco lento, forse perché trattandosi di giorno festivo il locale era molto affollato.

Di tutto il pranzo la cosa che mi è rimasta più impressa, tanto da spingermi ieri sera alla riproduzione in versione domestica, sono dei sigari di pasta ripieni di pecorino morbido.
Non ho la ricetta originale, li ho riprodotti semplicemente ispirandomi al gusto che ho cercato di imprimermi bene dentro.
Il risultato non è stato affatto male per cui vi do la mia versione dei Sigari al pecorino e paprika. Qualora ci dovesse leggere l’autore della versione originale, si accettano suggerimenti…

Per 9-10 sigari ho impastato 100 g di farina 00 con un uovo intero, due cucchiai di olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Ho steso l’impasto in una sfoglia piuttosto sottile e ne ho ricavato delle striscioline larghe circa 2,5 cm e lunghe 20-25 cm.
Ho spennellato la superficie della sfoglia con albume e l’ho cosparsa di poca paprika, ho avvolto poi la sfoglia a spirale attorno a dei bastoncini di pecorino morbido, sovrapponendo sempre un po’ di sfoglia per sigillare bene il formaggio, poi ho fritto i miei sigari nell’olio – sempre extravergine bollente – ed ecco in foto il risultato.
Secondo me vanno benissimo serviti con l’aperitivo magari presentati in verticale in un bel bicchiere.

2007-04-27


Va bè! Tutti sappiamo che il fritto fa male ma è un dato di fatto, sul quale penso la stragrande maggioranza concorda, che è il modo per rendere saporita qualunque cosa.
Pensiamo un poco alle patatine fritte chi di noi sa resistere davanti a tale tentazione?
Nella cucina tradizionale calabrese, prevalentemente a base di ortaggi, il fritto l’ha sempre fatta da padrone. Ci sono vari tipi di frittelle e frittelline che sono irrinunciabili per noi calabresi nelle tavole di festa. Perfino alcuni dolci tradizionali, natalizi in particolare, sono fritti.
Molte preparazioni, con l’avvento delle diete e la guerra costante ai chili di troppo ed al colesterolo, sono diventate molto rare ed altre si sono addirittura perse, c’è ad esempio una appetitosa ricetta di pane fritto con delle verdure selvatiche che a casa mia si prepara - con l’intento proprio di non perderne le tracce - una sola volta all’anno.
Quel che è certo è che ogni tanto un bel piatto di Patate e peperoni alla calabrese non può sicuramente farci male anche perché il segreto della buona frittura di casa nostra è l’olio, rigorosamente extra-vergine d’oliva.
Laviamo, peliamo ed affettiamo a rondelle quattro o cinque patate. Puliamo due peperoni di quelli lunghi e ricaviamone delle striscioline. Mettiamo abbondante olio in una padella ed insieme uno spicchio d’aglio, le patate ed i peperoni e friggiamo a fuoco vivace mescolando ogni tanto, finché le patate non diventano un poco scrocchiarelle (croccanti) e dorate. Aggiungiamo il sale e poi leviamole dalla padella con un mestolo forato ed ecco le nostre patate e peperoni tradizionali.


2007-04-26


Pizze, torte salate, ciambelle, muffin, brioche, rustici e quant’altro, le merende ideali da portarsi dietro quando le belle giornate arrivano ed il sole invita alle gite fuori porta. Essendo periodo di “ponti” e partenze vi do la mia ricetta dei Funghetti al prosciutto e formaggio, sono dei muffin che lascio lievitare nelle apposite formine per lungo tempo fino a quando debordano assumendo così la classica forma a funghetto.
Impastiamo 400 g di farina tipo 00, 100 g di Manitoba, 15 g di sale, 40 g di zucchero, 15 g di lievito di birra fresco sciolto in 250 ml di latte tiepido, 80 g di burro morbido a pezzetti, 3 tuorli e 60 g di Parmigiano grattugiato. Lavoriamo a lungo amalgamando bene gli ingredienti e poi lasciamo riposare fino al raddoppio della pasta (un paio d’ore).
Sgonfiamo la pasta lavorandola con le mani e aggiungiamo 200 g di Prosciutto cotto a dadini e 200 g di Caciocavallo Silano Dop (se proprio non l’avete va bene un altro formaggio a pasta filata, fate voi).
Dividiamo l’impasto in 24 piccole porzioni che sistemeremo negli stampini da mini-muffin e lasciamo lievitare di nuovo fin quando l’impasto non risulterà bello gonfio.
Inforniamo poi finché saranno cotti e dorati al punto giusto.
24 vi sembrano tanti? Non la penserete così dopo averne assaggiato uno.
Dicono che si mantengono pure per tre o quattro giorni però non ve lo so dire a casa mia sono sempre finiti prima…

2007-04-23


Non dite che sono fissata con i dolci alle fragole, la verità è che secondo me la fragola è uno dei frutti che meglio di presta ad una infinità di preparazioni, ha un gusto eccezionale ed un aspetto straordinario per non parlare del colore e del profumo. Per cui ieri ho preparato il Tiramisù alle fragole, o meglio una delle mie versioni del Tiramisù alle fragole.
Se vi interessa prepararlo seguite le mie indicazioni.
Montiamo tre tuorli con sei cucchiai di zucchero, aggiungiamo 200 g di mascarpone e 100 g di robiola o di ricotta. Montiamo a neve ferma gli albumi ed aggiungiamoli alla crema di mascarpone. Poi frulliamo 300-400 g di fragole con un paio di cucchiai di limoncello o se non volete aggiungere alcolici di succo di limone con un pochino di zucchero e altri due cucchiai di acqua.
Bagniamo in questo frullato di fragole i Pavesini ( o i Savoiardi o il pan di Spagna) e posizioniamoli in una pirofila, copriamo con la crema di mascarpone e poi di nuovo uno strato di biscotti inzuppati di fragole ed uno di crema. Decoriamo la superficie a piacere e il Tiramisù è pronto.
Ditemi voi quale altro frutto è capace di queste prodezze…
Invece della crema con le uova e se amiamo in gusto della panna come accompagnamento alle fragole, vi consiglio un’altra crema adatta al tiramisù o alle coppe di fragole o per farcire una torta.
Montiamo insieme 250 g di mascarpone, 1 dl di panna fresca e tre cucchiai di zucchero a velo. La crema è pronta che ne dite? Più facile di così.

2007-04-22


Trofie con zucchine fritte e crema di zafferano, dal titolo altisonante e dalla foto non si direbbe ma come dice la rivista da cui l’ho tratto “A Tavola” del mese di marzo 2007 è “un primo bello, gustoso ed anche di rapida esecuzione” per questo motivo l’ho scelto come piatto da presentare a F. nella quinta ed ultima puntata della nostra sfida dei primi.
La ricetta ve la do in base a come l’ho elaborata io, che non differisce da quella della rivista se non per il formato della pasta e per alcune insignificanti modifiche nelle fasi di preparazione oltre che naturalmente per le dosi dato che io vado molto ad occhio se non si tratta di dolci.
Prendiamo due o tre zucchine e tagliamole a bastoncini sottili, infariniamole e friggiamole. Mentre le teniamo in caldo, insieme a qualche foglia di basilico tagliuzzata, affettiamo uno scalogno e rosoliamolo con una noce di burro in padella, aggiungiamo un cucchiaino di stimmi di zafferano e un dl di panna fresca, sale e pepe e facciamo andare a fuoco moderato per un paio di minuti poi passiamo la crema ottenuta al mixer, aggiungendo un poco di Parmigiano grattugiato e di acqua qualora dovesse risultare troppo densa.
Lessiamo poi la pasta, io ho scelto le trofie e non me ne pento (sulla rivista mettevano le tagliatelle) poi condiamole con la crema di zafferano e guarniamole con le zucchine. Consiglio di aggiungere Parmigiano grattugiato fresco e basilico per decorare.
F. dopo aver gustato il piatto ha detto che sarà pure una preparazione veloce ma a lui sembra di alta cucina, per cui se anche gli è piaciuto tantissimo lo vede come un piatto della festa ed ha deciso che il piatto vincitore è quello della prima puntata
Spaghetti con pomodorini ripieni.
Sono pronta per nuove sfide…

2007-04-21


Dopo i biscottini meringati, utilizzando la confettura di pesche di Leonforte, per restare in tema, ho preparato un’altra delizia un Pie di mele e marmellata di pesche.
Invece della frolla ci occorre una base di brisèe che è più elastica e ci consente di stenderla molto sottile, per prepararla impieghiamo 150 g di farina, 75 g di burro e 35-40 g di latte e acqua.
Dividiamo in due il composto e stendiamo in sfoglie sottilissime.
Rivestiamo di pasta una teglia da crostata, stendiamo sopra la pasta uno strato di confettura di pesche tardive e poi una mela golden a cubetti. Ricopriamo con la seconda sfoglia, sigilliamo i bordi e pratichiamo dei tagli sulla superficie. Inforniamo per circa mezz’ora, finché la torta non prenderà un bel colore dorato ed una volta tolta dal forno spolveriamo di abbondante zucchero a velo.

2007-04-19



L’azienda agricola Samperi di Leonforte http://www.aziendasamperi.com/ produce delle splendide pesche tardive che maturano a fine estate e si mangiano a volte ancora fino a novembre. Sono note come pesche nel sacchetto poiché per proteggerle dagli insetti e dagli agenti atmosferici - senza l’uso di prodotti chimici - già nel mese di giugno, quando ancora sono grandi come una noce, vengono “insacchettate” una per una, come mi spiegava il sig. Giovanni Trovati, titolare dell’azienda.
Con le pesche tardive, particolarmente saporite e profumate, l’Azienda Samperi produce una confettura che definirei speciale e che ha reso speciali questi miei Biscottini Meringati.
Ci occorre una sfoglia di pasta frolla stesa sottile preparata utilizzando 100 g di farina, 50 g di burro, 50 g di zucchero e un tuorlo d’uovo (conserviamo l’albume). Ne ricaviamo con un tagliapasta tanti dischetti (20-22) li bucherelliamo per evitare che in cottura si gonfino e poi li cuociamo in forno bello caldo per circa dieci minuti finché saranno leggermente dorati.
Una volta tolti dal forno poniamo al centro di ognuno di essi un cucchiaino di confettura di pesche tardive di Leonforte.

Poi prepariamo una meringa con l’albume tenuto da parte e 40 g di zucchero.
Quando il composto è bianco e sodo lo trasferiamo in una tasca da pasticceria e formiamo su ogni biscotto un ciuffetto di meringa. Passiamo in forno caldissimo per cinque minuti finché la meringa non assumerà un aspetto abbronzato in superficie. Lasciamo asciugare e sono pronti da gustare magari con un’ottima tazza di the.

2007-04-18


Un classico di casa mia è il Tortino di patate con mozzarella. E’ forse una delle prime cose che ho imparato a cucinare insieme a mia sorella tanto che un po’ di anni fa era diventato il piatto forte dei pic-nic in campagna con gli amici, perché comunque si può preparare con un discreto anticipo e se è ottimo caldo resta gustosissimo anche servito freddo.
Nella foto ve lo presento tagliato a dadi piuttosto piccoli, in questa versione finger food può andar bene per arricchire un antipasto o in un buffet.
Per prepararlo occorre lessare un kg circa di patate a pasta farinosa. Ancora calde le passiamo allo schiacciapatate, vi amalgamiamo un uovo, sale e pepe quanto basta, un pizzico di noce moscata e un poco di prezzemolo tritato.
Imburriamo per bene una teglia e cospargiamola di pangrattato, formiamo con metà del puré - aiutandoci col dorso di un cucchiaio - uno strato più o meno sottile e ben compatto.
Ricopriamo con fette di cotto e mozzarella tagliata a fettine e poi col restante puré stendendolo sempre per bene.
Cospargiamo con pangrattato e qualche fiocchetto di burro e poi passiamo in forno ben caldo per una ventina di minuti, ovvero fino a quando in superficie non avremo una bella crosticina dorata.
Si può servire caldo caldo ma se vogliamo dei quadrati tagliati bene lasciamo raffreddare un poco.
Mia zia aggiunge al ripieno l’uovo sodo a fettine e devo dire che l’aggiunta non guasta proprio.

2007-04-17


Per concludere un pranzo di primavera i modo gustoso possiamo preparare le Crepes dolci alle fragole, delle semplici crepes preparate secondo la ricetta utilizzata per le Crepes alla fiamma (magari sostituendo i liquore all’arancia con del Limoncello) e poi farcirle al momento di andare in tavola con del gelato alla panna e due cucchiaiate di fragole a pezzetti condite in precedenza con zucchero e Limoncello. Oserei dire deliziose specie se prima di farcirle scaldiamo le crepes per qualche secondo al microonde.

2007-04-16


Ricorre il questi giorni il centenario della morte di Franz Sacher, il pasticciere che a soli 16 anni inventò la celeberrima nonché decantata Sacher Torte che dall’Austria si diffuse in tutto il mondo.
Si narra che nel 1832 Klemes von Metternich chiese a Franz, poiché il pasticciere di corte era ammalato, di preparare un dolce per un ospite speciale. Fu così che nacque questa gustosissima torta dove si coniugano perfettamente il cioccolato e la marmellata di albicocche.
La ricetta originale del dolce si dice sia custodita ancora oggi gelosamente a Vienna dove non vi è chi non si fermi ad assaggiarne una fetta, generalmente servita con panna montata, all’Hotel Sacher, aperto nel 1876 dallo stesso Franz.
In mancanza della ricetta originale ne circolano diverse che si avvicinano più o meno alla ricetta viennese. Quella che segue è la mia Sacher Torte.
Dobbiamo preparare un pan di Spagna al cioccolato montando, finché diventeranno spumosi, 7 tuorli con 100 g di zucchero, aggiungiamo poi 120 g di farina amalgamata con 40 g di cacao amaro e 40 g di farina di mandorle, 40 g di cioccolato fondente fuso con 100 g di burro e infine i 7 albumi montati a neve ferma con 75 g di zucchero. Ottenuto un composto spumoso lo versiamo in una teglia a cerniera del diametro di 24-26 cm ben imburrata e infarinata e lo cuociamo finché sarà ben asciutto (proviamo la cottura con uno stecchino di legno).
Una volta raffreddato il dolce lo dividiamo in due dischi orizzontali e lo farciamo al centro, sopra e ai lati con 300 g di marmellata di albicocche scaldata con 2 cucchiai di acqua e frullata perché risulti omogenea.
Prepariamo poi una glassa al cioccolato con 150 g di cioccolato fondente sciolto a cui amalgamiamo 50 g di burro, dello sciroppo - ottenuto sciogliendo 50 g di zucchero con 5-6 cucchiai di acqua - ed infine un cucchiaio di cacao amaro sciolto con due cucchiai di Rum scuro.
Spalmiamo bene la glassa sulla superficie e i lati del dolce a coprire completamente la glassa di marmellata e il dolce è pronto, delizioso come si può immaginare.
Tra gli estimatori di questo dolce non posso non ricordare Nanni Moretti che ne fa un elogio nel film “Bianca” ed ha perfino chiamato Sacher Film la casa di produzione da lui fondata nel 1987.

2007-04-15



Sabato si è tenuta la quarta puntata della sfida dei primi tra me ed F.. Vi tengo al corrente delle evoluzioni come promesso nella prima puntata.
Stavolta volevo inserire un gusto di mare nella preparazione così ho preparato delle Linguine con pesto e gamberi.
Per quattro persone puliamo 30 gamberi, 18 li sgusciamo completamente e li riduciamo a tocchetti gli altri dodici invece li sgusciamo lasciando il codino attaccato e praticando un taglio sulla pancia come fanno i cinesi così in cottura si arricciano. Mettiamo un velo d’olio in una padella e poniamo a cuocere i nostri gamberi, saliamo e pepiamo, sfumiamo con un poco di vino bianco e poi spegnano. Togliamo i gamberi interi e teniamoli da parte mentre nei restanti aggiungiamo due cucchiaiate di pesto alla genovese.
Mettiamo su l’acqua della pasta e quando bolle vi caliamo 350 g di linguine ed una manciata di fagiolini puliti tagliati a pezzetti di due cm circa. Quando la pasta è cotta la scoliamo (non completamente) e la saltiamo in padella con il sugo preparato.
Versiamo nei piatti e decoriamo ciascun piatto con tre gamberi interi.
F. ha detto “mi hai spiazzato” credo che gli sia piaciuta voi che dite?

2007-04-12


Dopo giorni di bagordi mettiamo un po’ al bando i dolci e dedichiamoci a qualcosa di delicato senza mai penalizzare il gusto secondo la mia personale filosofia.
Perfetti a tal fine i risotti che conciliano perfettamente gusto, sazietà e leggerezza, quello che vi propongo oggi è il Risotto con Asparagi e Taleggio per via degli asparagi sarebbe leggero qualora non vi fosse la mia aggiunta finale di Taleggio che, seppure toglie in leggiadria molto aggiunge in sapore, per cui credo che il gioco valga la candela e per chi non la pensa come me può sempre fare a meno del formaggio.
Gli ingredienti sono per due dato che il risotto a casa mia lo mangiamo sempre e solo in due.
Mettiamo ad appassire con una noce di burro un cipollotto affettato finemente e sei asparagi tagliati a rondelle, quando incomincia ad imbiondire versiamo due tazzine da caffé di riso Vialone nano (io uso questo ma va bene anche il Carnaroli o altro idoneo per risotti) facciamo tostare poi bagniamo con del buon brodo vegetale (ben caldo), lasciamo assorbire mescolando di tanto in tanto e poi di nuovo aggiungiamo brodo fino a cottura del riso, quando il riso è cotto ed asciutto al punto giusto, aggiungiamo 60-80 g di Taleggio e amalgamiamo bene ancora sul fuoco mescolando accuratamente.
Versiamo poi nei piatti ed il risotto è pronto per essere assaporato.

2007-04-11


Dopo le Zeppole di San Giuseppe e la Paris-Brest alle fragole, vi propongo una pasta choux (o bignè) salata con la quale realizziamo i Bignè al formaggio, stuzzichini ideali come accompagnamento per l’aperitivo, si sposano molto bene con del vino bianco di cui esaltano l’aroma.
Sciogliamo sul fuoco 80 g di burro in 250 ml di acqua con un pizzico di sale, prima che l’acqua prenda il bollore versiamo nella pentola 150 g di farina 00 e mescoliamo con energia andando a formare una polentina. Lasciamo raffreddare e poi aggiungiamo 4 uova di medie dimensioni (uno per volta). Quando l’impasto risulta omogeneo vi amalgamiamo 100 g di formaggi misti grattugiati (Gruviera, Fontina, Parmigiano).

Ungiamo col burro una teglia e disponiamo sopra il composto a cucchiaiate (per effettuare questa operazione utilizziamo due cucchiai come per fare le quenelle) cercando di dare una forma arrotondata ai mucchietti. Ne vengono 12 grandi ma volendo si possono ridurre le misure e ricavarne qualcuno in più.
Spennelliamo la superficie con un tuorlo d’uovo e cospargiamo di Parmigiano grattugiato.
Inforniamo a 180° per circa venti minuti, finché saranno dorati e croccanti all’esterno, devono restare morbidi dentro.
Quando sono cotti non toglieteli subito dal forno ma lasciateli riposare nel caldo altrimenti si sgonfiano.

2007-04-10


Ho trasformato le Delizie in pasta di mandorle del numero di Aprile 2007 di Sale&Pepe (pag. 27) in Mini-delizie glassate, riportandole forse un poco alla loro versione originale che prevedeva la glassa di zucchero invece della pasta di mandorle.
Invece di prendere un pan di Spagna già pronto per ricavarne i dischi da farcire, il pan di Spagna l’ho preparato io (secondo la ricetta che indico nel post della Torta Ragnatela) direttamente negli stampini per mini-muffin. Ho diviso orizzontalmente in due ciascun “muffino” ed ho bagnato i dischetti inferiori con abbondante Limoncello (allungato con un poco d’acqua per alleggerirlo) dopo averli adagiati su piccoli pirotti di carta colorata.
Ho lavorato a crema 200 g di ricotta vaccina con 30 g di zucchero a velo vanigliato, la scorza di un’arancia grattugiata e 30 g di gocce di cioccolato (la ricetta prevedeva 20 g di zucchero e 20 di cioccolato ma non era dolce al punto giusto secondo me), ho omesso la cannella di cui non mi andava il gusto ma volendo si può aggiungere.
Ho inserito la crema di ricotta in una tasca da pasticceria ed ho coperto ogni dischetto inzuppato con un ciuffo di crema. Ho bagnato di Limoncello i restanti dischetti ed ho coperto quelli spalmati di crema. Ho riposto i dolcetti in frigo ed intanto ho preparato due glasse una verdino (con 50 g di zucchero a velo e qualche goccia di acqua e di colorante verde) e l’altra rosa (stessi ingredienti col colorante rosa). Ho pennellato i dolcetti di glassa e li ho decorati con un pezzetto di ciliegia candita ( i verdi con ciliegia rossa ed i rosa con ciliegia verde). Veramente bellini e soprattutto buoni, li ho preparati per il pranzo di Pasqua e sono piaciuti tanto.

2007-04-07



Un altro dolce che a casa mia è tradizione pasquale è la Crostata con crema di mandorle.
E’ buona tutto l’anno ma la prepariamo solo per Pasqua e ne facciamo sempre tante da regalare poi ai parenti e agli amici.
La base è una frolla preparata con 400 g di farina, 200 g di zucchero, 200 g di burro, 5 tuorli (non buttiamo gli albumi serviranno per la crema) e una bustina di lievito vanigliato.
La stendiamo sottile e con essa foderiamo delle teglie, ne vengono tre di medie dimensioni.
Prepariamo poi la crema con ½ kg di mandorle tritate con la pellicina, 1/2 Kg di zucchero (anche 450 g vanno bene) un bicchierino di liquore d’anice (o altro a piacere) e i cinque albumi montati a neve. Stendiamo la crema sulla base di frolla e poi inforniamo finché la superficie non risulterà ben dorata.


Per la Pasqua, come per ogni festa del resto, ogni regione d’Italia ha le sue usanze in fatto di cucina, quali recenti, quali invece tanto remote da non sapere più neppure da dove provengono.
In fatto di dolci dalle mie parti per Pasqua era usanza preparare dei biscotti tipo savoiardi con le codette di zucchero colorato sopra e delle ciambelle di pane dolce con le uova, il tutto da cuocere rigorosamente nel forno a legna. Ancora oggi in molte case per questa festa ci si ritrova con parenti ed amici a preparare i dolci secondo la tradizione accendendo il forno a legna (quasi ogni famiglia ne ha ancora uno almeno nelle case di campagna) con i rametti di ulivo derivanti dalle recenti potature degli alberi.
Vi sono poi altri dolci che, seppure non proprio di tradizione locale, hanno preso piede nel nostro territorio e vengono ormai preparati da tutti: mi riferisco ad esempio alla Pastiera Napoletana, di cui naturalmente ognuno ha la sua ricetta e che io amo particolarmente.



Un dolce che si prepara nel mio paese è la Riganata, è tipico dei paesi albanesi che ci circondano ma ormai nel mio paese non c’è chi non lo sappia preparare e non l’abbia preparato almeno una volta per la Pasqua. Anche questo andrebbe cotto nel forno a legna ma vi assicuro che viene benissimo anche nel forno elettrico.
Il nome del dolce deriva dall’origano che, nella ricetta originale albanese, veniva aggiunto all’uva passa nella farcia di questo dolce. Noi ovviamente non lo mettiamo ma siamo rimasti fedeli al nome del dolce pur apportando variazioni alla ricetta base.
Il dolce è particolare nella forma, composto da una pasta frolla (con l’olio) tirata sottile ripiena di uva passa ed arrotolata a spirale.
A casa mia oltre all’uva passa aggiungiamo al ripieno della marmellata a piacere e delle noci o mandorle tritate. Ognuno può aggiungere ciò che più piace ma l’uvetta non dovrebbe mancare.
Giovedì l’ho preparato insieme a mamma, le dosi che vi do non sono molto precise perché le ricette della tradizione non lo sono mai tutte fatte cossi sa di quanto basta, quanto occorre etc.
Per mezza dose (verranno circa cinque tortine tipo quella della foto) occorrono 5 uova, 200 g di zucchero, un bicchiere d’olio, una bustina di lievito chimico e farina quanta ne occorre (circa un kg) per un impasto omogeneo che si possa stendere bene con il matterello.
Per il ripieno occorre ½ Kg di uvetta sultanina ammollata, un barattolo di marmellata (noi abbiamo utilizzato quella di arance con le scorrette) e una manciata di noci o mandorle.
Dopo aver steso la pasta sottile ricaviamo delle strisce lunghe mettiamo al centro una stringa di ripieno e richiudiamo il salsicciotto avvolgendolo su se stesso a spirale.
Prima di cuocere i dolci nel forno ben caldo li spennelliamo con acqua e li cospargiamo di zucchero semolato.

2007-04-05


Il periodo di Pasqua è quello delle gite fuori porta, il clima comincia a migliorare e l’aria di primavera invita ai pranzi all’aria aperta. In questi casi non c’è niente di meglio che una buona torta salata con le verdure di stagione.
Vi propongo la Torta brisèe ai carciofi.
Ovviamente possiamo sostituire i carciofi con altre verdure.
Per la sfoglia di pasta brisèe impastiamo 150 g di farina con 75vg di burro a tocchetti un pizzico di sale e 3-4 cucchiai di acqua.
Lasciamo riposare la pasta in frigo per mezz’ora.
Intanto puliamo quattro carciofi e lasciamoli cuocere a fuoco moderato con un poco d’olio nel quale avremo fatto appassire mezza cipolla. Saliamo, pepiamo e una volta intiepiditi li mescoliamo con due uova sbattute, due cucchiai di parmigiano grattugiato e tre o quattro cucchiaiate di ricotta.
Stendiamo in una teglia foderata di carta da forno la pasta brisè in uno strato sottile, versiamoci sopra il composto di carciofi, livelliamo bene la superficie e decoriamo a piacere con gli avanzi di pasta creando un motivo fiori, cuoricini, bastoncini a mò di crostata.
Inforniamo in forno già caldo e facciamo cuocere per mezz’ora circa finché la superficie risulterà dorata.

2007-04-04


Ho avuto la mia prima esperienza con i cioccolatini, ho comprato uno di quegli aggeggi in plastica, tipo formine del ghiaccio ed ho inventato le mie prime praline. Ne ho fatte pochissime ma sono sparite nello spazio di un attimo.
Per dieci Praline al caffè ho sciolto 75 g di cioccolato fondente (il cioccolato va temperato come dicono i pasticceri con termometro etc. io comunque l’ho sciolto lentamente e lavorato a lungo con una scatolina ed il risultato è stato abbastanza buono), l’ho colato negli stampini che poi ho capovolto. Dopo un paio d’ore ho preparato una Ganache i cioccolato bianco con 3 cucchiai di panna liquida, un cucchiaino di caffé solubile e 40 g di cioccolato bianco, ho lavorato bene la crema e l’ho colata negli stampini. Poi ho richiuso con il cioccolato fondente sciolto a bagnomaria ed ho lasciato asciugare fino al giorno successivo.
Sto già pensando a nuovi gusti…

2007-04-02

Ho ricevuto un set di mestoli I Cucinieri di Lagostina, il premio che ho vinto con la partecipazione ad un concorso di qualche mese fa promosso da Sale&Pepe in collaborazione con Lagostina. Bisognava inviare una ricetta preparata utilizzando la pentola a pressione così ho inviato la mia ricetta di Risotto con noci e gorgonzola, forse non molto leggera ma adatta sicuramente a quei momenti in cui vogliamo coccolarci un poco (sempre se amiamo i formaggi altrimenti…)
La vincita mi ha messo allegria non per il regalo in sé dato che avrei preferito il viaggio del primo posto ma perché la mia ricetta è arrivata tra le 51 migliori come si legge nel numero di Marzo della rivista, dove sono indicati i nominativi dei vincitori.

Vi trascrivo la mia ricetta di Risotto con noci e gorgonzola tale e quale a come l’ho inviata al concorso, naturalmente si può preparare anche senza pentola a pressione seguendo la normale procedura di realizzazione di un risotto, se vi vengono in mente delle varianti suggerite pure.

Ingredienti per 4 persone:
320 g. di riso Vialone o altro tipo idoneo per risotti
1 porro
1 l di brodo vegetale
2 cucchiai di burro
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
½ bicchiere di vino bianco
100 g di gorgonzola dolce
un’abbondante manciata di noci tritate

Preparazione:
Affetta sottilmente il porro e soffriggilo col burro e due cucchiai d’acqua direttamente nella pentola a pressione aperta.
Quando il porro è ben appassito aggiungi il riso. Mescola e fallo tostare per 3 minuti. Bagnalo col vino, mescola e fai evaporare. Versa sul riso il brodo caldo.
Chiudi il coperchio, alza la fiamma e quando inizia a sibilare abbassa al minimo. Cuoci 6 minuti.
Spegni, fai uscire tutto il vapore ed apri la pentola.
Se il riso non è abbastanza asciutto, fallo asciugare a pentola scoperta, mescolando.
Aggiungi il gorgonzola a cubetti, il parmigiano e le noci tenendone da parte un poco per la decorazione, regola di sale e fai riposare per due minuti.

Poi servi decorando ciascun piatto con le noci messe da parte.
BUON APPETITO!
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