Cucina, libri, luoghi, moda, lifestyle

2019-11-19

Empanadas dei miei bambini

Da qualche tempo diciamo che causa impegni di lavoro, figli piccoli, famiglia, interessi disparati e chi più ne ha più ne metta ho appeso al chiodo il cucchiaio d'argento e mi dedico con quotidiano amore alla cucina che piace ai miei amori. Certo il marito è sempre a dieta perché ha rivisto un po' lo stile di vita e quindi i piatti elaborati e gourmet, che tanto amavo sperimentare prima, hanno lasciato il posto a una cucina semplice e spesso ripetitiva dove talvolta trova posto qualcosa di goloso per le nostre cenette sul divano a base di serie Tv e film commedia adatti alle famiglie.
Quando siamo stati in Portogallo i miei figli hanno assaggiato le empanadas che in realtà in origine sono argentine, diciamo una versione semplificata di empanadas che hanno adorato sin da subito e che credo possa far felice anche i genitori dal momento che la spesso odiata carne viene messa all'interno di questi fagottini e mangiata con gusto anche da chi come Aurelia il macinato con lo ama né nel sugo né come base delle polpette che gli altri bimbi adorano.
Ho iniziato a preparare le empanadas solo per loro ma alla fine ho scoperto che quando le faccio la cena sul divano si trasforma in festa per tutta la famiglia e quindi aggiungendo una bella insalata direi perché no...
La ricetta non ha nessuna pretesa di autenticità, la realizzo a modo mio senza seguire alcuna indicazione e invece di perdere tempo all'impasto che poi arrivo a cena stanca e bestemmiante preferisco usare la pasta sfoglia pronta, ecco come si cambia dopo i figli.
Ingredienti per 16 empanadas:
350 g c.a. di macinato di bovino 
1/4 di cipolla
2 cucchiai di passata di pomodoro
1 cucchiaio di paprica dolce
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
2 cucchiai di squacquerone (o stracchino in mancanza)
2 cucchiai di grana grattugiato
1 uovo e un po' di latte per spennellare
Tritare sottilmente la cipolla e versarla in padella con un fondo d'olio, unire la carne, la passata di pomodoro, la paprica, sale e pepe e farla asciugare per bene.
Fuori dal fuoco unire lo squacquerone e il grana.
Srotolare i fogli di pasta sfoglia e tagliarne ciascuno in otto quadrati, le empanadas vere sono a mezza luna  ma con i ritagli mi di pasta sfoglia non saperei cosa fare. Su ogni quadrato versare un mucchietto di ripieno. Richiudere a fagotto come un raviolone cinese. Disporre su carta forno, pennellare con uovo e latte battuti insieme e cuocere a 200° in forno caldo fin quando risulteranno ben dorate.

2019-11-07

Officina dei sapori a San Marco Argentano (CS)

Ecco il mio ultimo percorso del gusto per Diritto di Cronaca, tutto per voi. Molti di voi conosceranno il luogo di cui vi parlo in questo mio nuovo percorso del gusto perché è a due passi da casa, perché è un luogo in cui regnano sovrani cortesia e pulizia e perché vi si mangia una gustosissima pinsa anzi una delle prime pinse del nostro territorio. Sto parlando dell'Officina dei Sapori di San Marco dove io stessa ero stata a mangiare la pinsa più di una volta prima di questa ultima visita. 
Ho deciso di parlarvene perché l'Officina dei Sapori è ottima pinsa ma non solo, è anche un  ottimo ristorante nato proprio con l'intento di proporre il nuovo: tanti sfizi, golosi hamburger e carne alla griglia soprattutto. 
Lina la proprietaria, da sempre appassionata di cucina, facendo coppia con uno chef non poteva che decidere di mettere mano al suo vecchio sogno e realizzare un bel ristorante nei locali della vecchia officina di famiglia. E da officina meccanica a officina dei Sapori il passo è stato breve seppure importante. 
Decidiamo per questa sera di vivere questo luogo, già conosciuto e apprezzato, come se fosse nuovo e di assaggiare qualcuno dei piatti più particolari proposti. 
Il cartello che propone il filetto di canguro solletica le nostre papille fin dall'ingresso e al momento di ordinare ci ritroviamo a chiederlo senza alcuna remora ma solo con tanta curiosità.
Nel frattempo assaggiamo un buon tagliere di salumi e formaggi inconsueti dalle nostre parti: ottimo salame, prosciutto ubriaco, mortadella di chianina, filetto di Wagyu e poi ancora formaggio stagionato alla birra, allo zafferano e ragusano, che accompagniamo con fragrante pane appena sfornato e pregiata birra del Monaco calabre di Calabrau. 
Le altre proposte dell'antipasto ci stupiscono ancora: anelli di peperone pastellati e fritti, halapenos ripieni di cremoso formaggio pastellati e fritti anch'essi e fagottini di pasta di patate ripieni di cremoso tuorlo d'uovo. 
Arriva il filetto di canguro, un tipo di carne a sé, rossa e succosa un po' dolce con un pizzico di amaro, che non associamo a nessuna altra categoria nota ma che da sola vale la visita al locale.
Incuriositi dalla pizza con impasto ai cereali che da qualche tempo affianca la pinsa decidiamo di assaggiarla con un condimento gourmet a base di stracchino, salmone, valeriana e pomodori secchi.Forse la pizza batte pure la pinsa...torneremo ancora!
C.da Santa Ciricia, 87018 San Marco Argentano CS
339 393 4190

2019-11-03

Reggio Calabria e le sue bellezze

Voi che fate la prima domenica del mese? Io me vado a zonzo per città d'arte approfittando dell'apertura gratuita di molti musei e siti d'arte (elenco completo su Beni Culturali). Stavolta ho deciso di scendere verso "il più bel chilometro d'Italia", come pare D'Annunzio abbia definito a inizio secolo il lungomare di Reggio Calabria.
 La tappa principe del viaggio doveva essere il Museo Archeologico Nazionale   per poter ammirare dal vivo l'encomiabile bellezza dei Bronzi di Riace ma prima di arrivare a godere della loro magnificenza abbiamo fatto qualche sosta: 

1) Abbiamo ammirato la città e la costa siciliana dalla prospiciente torre del Castello Aragonese
2) Abbiamo visitato il magnifico Duomo, ricostruito ex novo in luogo della precedente cattedrale barocca dopo il catastrofico terremoto che colpì la città nel 1908 e che vanta il primato di edificio religioso più grande della Calabria.

3) Abbiamo passeggiato sul lungomare Falcomatà, ammirato le piante ultracentenarie e i palazzi che vi si affacciano, il monumento ai Caduti e l'Arena dello stretto, senza dimenticare qualche scatto tra le giocose statue di Rabarama inseguendo con l'occhio il "miraggio della Fata Morgana".
4) Ci siamo ristorati con gli ottimi arancini di Arancini...e non solo ricordando anche mangiando che dalla Sicilia ci divide un niente e gustato da Cesare quello che è stato il più buon gelato d'Italia.

Rinunciando alla Pinacoteca Civica del Teatro Cilea, ahimè chiusa di domenica, e all'Ipogeo di Piazza Italia abbiamo concluso con la programmata visita al museo che da sola vale il viaggio. 
Con negli occhi la bellezza dei nostri Bronzi siamo tornati a casa consapevoli - anche stavolta - che il bello è ovunque se chi guarda è in grado di vederlo. 

2019-10-29

Cuscus di mare sognando Capri


Mi chiedevano da dove viene fuori l'idea di un piatto, per me ogni piatto è una suggestione, un ricordo o un desiderio...lo devo in qualche modo sentire dentro perché venga fuori bene. Qualche giorno fa leggevo la bellissima e insolita guida romanzata Ischia Capri Procida di Alessandro Rubinetti edita da Iacobelli e mi è venuta voglia di mare e sole allora ho creato questo piatto in cui ho cercato di mettere il profumo del mare utilizzando i suoi frutti e il colore del sole con lo zafferano. A voi la ricetta e intanto leggetevi anche cosa dice l'editore del libro.
 Io di mio posso aggiungere che se avete voglia di conoscere un po' meno superficialmente questi meravigliosi luoghi, magari in vista di un bel viaggio o perché ci siete già stati vi dico che questa guida con i suoi continui rimandi al web è davvero indispensabile, anche per chi ha visitato i luoghi decine di volte. Sono certa scoprirete quello che ancora non sapevate.

Ingredienti per 4 persone: 
2 bicchieri di cuscus precotto 
800 g di calamaretti
800 g di cozze 
2 pomodori
2 zucchine verdi
2 bustine di zafferano
la scorza di un limone
sale e pepe
olio extravergine d'oliva
peperoncino
prezzemolo
In una pentola con coperchio aprire le cozze già pulite, togliere il guscio e tenerle da parte insieme al liquido filtrato. In un tegame capace versare un filo d'olio, un peperoncino, qualche rametto di prezzemolo, i pomodori e le zucchine a tocchetti, unire i calamaretti tagliati a rondellee  le cozze già aperte in precedenza, un po' della loro acqua e lo zafferano. A fuoco spento unire una grattugiata di scorza di limone e prezzemolo tritato. Gonfiare il cus cus come da istruzioni sostituendo parte dell'acqua con il liquido delle cozze restante. Sgranare il cuscus con l'olio e servirlo con l'intingolo di mare sopra.

Appunti di Stile
Lo stile caprese è nato negli anni 50 prendendo a modello la libertà di cui si poteva godere sull'isola, mixando materiali pregiati e diversi tra loro per uno stile semplice e chic al contempo.
Parlando di moda caprese ci vengono in mente i pantaloni bianchi al polpaccio e i sandali bassi in cuoio alla Haudrey Hapburn, la camicia e il fazzoletto legato al collo. 
Ma è possibile parlare di moda caprese nel periodo più freddo? Perché no, alcune case di moda hanno proposto qualcosa in tema richiamandosi al mare in tempesta (i blu, i rossi, i colori naturali) con materiali pregiati come il cashmere o altri filati d'eccellenza, richiamando nelle stampe dei tessuti temi marini.
Io ci sto provando, magari riusciamo a non far entrare in noi il grigiore della stagione fredda e sappiamo quanto è importante disporsi bene, n'est pas?

Il mio blog oggi


Ecco che dopo una lunga pausa, una ripresa in sordina e alterne vicende di fondo che hanno interessato la mia vita ritorno a voler parlare dei miei interessi con rinnovato vigore.
Il mio interesse primario dodici anni fa era la cucina e per anni di cucina vi ho parlato, nel tempo però ci si evolve e la vita e gli interessi di ognuno mutano al mutare  delle stagioni della vita, vi ho parlato in questo spazio moltissimo di libri (in maggioranza legati al tema cucina ma non solo), di produttori di eccellenze, di vini, vi ho parlato di bambini, di giochi, di tavole, di scoperte, di luoghi e poi ancora di buon cibo e ristoranti. Non vi ho mai parlato, se non velatamente, della mia altra grande passione la moda. Recentemente tuttavia mi sono anche comunicata con immagini su Istagram coco_donato o attraverso i gruppi nei social. 
In pratica ho deciso che voglio continuare a parlare in questo mio rinnovato spazio e non più  considerandolo solo un blog di cucina ma uno spazio di lifestyle a tutto tondo, un modo per raccontarvi la mia vita, il mio stile di vita in questo angolo di mondo dimenticato dai più tenendo sempre presente il mio motto che è diventato il nome di questo blog "Sale e Pepe quanto basta" la misura dettata dal buon senso, la metafora della vita, il giusto, né troppo né troppo poco. 

2019-10-17

Agriturismo La Palombara a Paola

A Paola si va innanzitutto per il nostro amato San Francesco ed il santuario a lui dedicato è quasi una tappa annuale obbligatoria per noi calabresi e non solo. Una volta lì potrebbe esservi qualche motivo in più per restare e onestamente, a parte lo splendido mare, il più valido mi sembra la buona cucina.  E' così che ho scoperto la cucina de La Palombara uno storico agriturismo ubicato in una costruzione rurale d'inizio novecento da cui godere una impareggiabile vista sul litorale degustando piatti solidi della tradizione locale. Questo è un luogo in cui la tradizione vive grazie all'impegno della signora Lina (che ormai fa da supervisore) e dei suoi due figli Pasquale e Giuseppe che si dividono  il notevole impegno tra la cucina e la fattoria didattica.
Noi siamo arrivati per pranzo quando il mare e tutta la costa al massimo del lucore sembravano esser lì per perdercisi dentro. Seduti ad uno dei tavoli abbiamo lasciato che ci guidasse Pasquale nel racconto gastronomico di questa terra.
L'antipasto La Palombara è composto da salumi, formaggi, verdure alla griglia e sott'olio e viene servito con un pane casereccio (sfornato quotidianamente) preceduto dall'inebriante profumo e delle ottime frittelle di pasta cresciuta ai cinque cereali la cui ricetta Pasquale custodisce gelosamente.
Come primi assaggiamo quelli che vanno per la maggiore fusilli  con salsiccia e melanzane e riso ai porcini ma quello che ci conquista sono i secondi, quanto di più tipico e gustoso possa esserci: una padellata di patate, cipolla di Tropea e salsiccia locale sgranata e poi della semplice carne di vitello con origano, aglio, cipolla e finocchietto accompagnata da patate 'mpacchiuse.
Piatti che pur nella loro semplicità ci lasciano un piacevole ricordo. Ottima anche la crostata che ci servono con il caffè. I prezzi sono davvero ultra modici, da famiglia ed in effetti qui ci si sente in famiglia.Se anziché la cucina tipica volete assaggiare l'agri-pizza di Pasquale (anche con l'impasto ai cinque cereali e tanti gusti speciali con i prodotti della tradizione) arrivate al tardo pomeriggio in modo da deliziarvi ancor prima di sedervi ai tavoli con un ineguagliabile tramonto sul Tirreno. 
Se la mia esperienza di gusto non vi avesse già convinto mi sento di darvi un ulteriore ottimo motivo per scegliere questo agriturismo, il poliedrico Pasquale Gallipoli scrive poesie in dialetto calabrese e non solo, le parole che recentemente ha dedicato a San Francesco sono diventate una bellissima e dolce canzone per San Francesco, canzone che è volata oltre oceano e sta ottenendo un successo inaspettato in Argentina e in altri paesi dell'America latina. Ascoltatela con attenzione guardando il video https://www.youtube.com/watch?v=A11LcXZc9P4

2019-09-26

Al Vicoletto Cosenza

Dove sono stata questa volta per Diritto di Cronaca? Leggete e lo scoprirete.
Nella ristorazione attuale, in cui i locali hanno cicli di vita piuttosto brevi e spesso non sono in grado di lasciare traccia nella futura memoria, guardo con ammirazione alcuni locali che, fedeli alla propria linea,  hanno fatto dell'attività una missione al servizio del consumatore e riescono a crescere ed evolversi secondo le esigenze altrui senza tuttavia snaturare il proprio essere.
A Cosenza, a due passi dall'attiva Piazza Bilotti, in una stradina laterale da un quarto di secolo Pasquale e Roberto portano avanti la loro "missione". Al Vicoletto è il nome del ristorante che in città tutti conoscono e che, in barba alle mode passeggere, continua a proporre con successo piatti di cucina locale e nazionale riuscendo comunque a guadagnare consensi.
Il posto è caldo e accogliente come una bella osteria e i proprietari sono infaticabili, portano il loro sorriso di tavolo in tavolo presentando con amore ogni pietanza di mare o di terra che viene fuori dalla cucina. Come antipasto, visto il periodo propizio, ci abbandoniamo al tris di porcini: panati e dorati, in carpaccio  e arrosto che degustiamo con crostoni al lardo di Colonnata e olio tartufato e un'aerea e freschissima ricottina servita con confettura al peperoncino.
Dallo smisurato menù decidiamo di assaggiare i fusilli freschi con sugo alla cosentina, un piatto ricco di tradizione e sapore ed i più nuovi ma altrettanto gustosi paccheri al nero di seppia con pecorino, un piatto che chi ama mangiare può solo apprezzare vista la ricchezza di gusto.
Per secondo riusciamo a dividere in due una tagliata di tonno che si scioglie a dir poco in bocca servita con cipolla rossa in agrodolce.
Chiudiamo questo soddisfacente pasto con cantucci fatti in casa, un ottimo passito e una gradevole chiacchierata con il sig. Pasquale.

Ristorante Al Vicoletto
Via F. Simonetta, 9, (Traversa Gioia) Cosenza
Tel. 0984 791609
https://www.facebook.com/al.vicoletto/

2019-09-20

Trofie con fagioli, 'nduja e crema di melanzane arrosto

Sono diventata un po' pigra in cucina e in realtà preparo spesso le stesse cose, quelle collaudate che ormai sono i miei piatti. Ogni tanto però mi abbandono alla fantasia e ritornano in me gusti e sapore assaggiati qua e là. In questi momenti sono capace di creare davvero un buon piatto come quello che vi presento oggi che viene penalizzato dall'aspetto non esaltante in totale contrasto con il gusto che riesce a unire alla perfezione melanzane, 'nduja e fagioli...provate prima di dire no. Il punto di partenza di questa ricetta sono le melanzane, bisogna arrostirle e poi tolta la pelle frullarle con olio aglio sale e un ciuffetto di prezzemolo, ovviamente se avete la fortuna di cuocerle alla brace anziché in forno il gusto del piatto sarà di gran lunga superiore perché guadagneranno una nota di affumicato altrimenti non riproducibile, I fagioli scelti sono i cannellini che dopo essere stati lessati saranno ripassati un padella con un fresco sughetto di 'nduja e  pomodoro cui aggiungere la crema di melanzane preparata.
Ingredienti per 4 persone:
500 g di trofie fresche
1 tazza di fagioli cannellini lessati
2 cucchiai di 'nduja
1 spicchio d'aglio
1/4 di cipolla
2 cucchiai di passata di pomodoro
basilico
prezzemolo
1 melanzana arrostita
olio extravergine d'oliva
sale
Prelevare la polpa dalla melanzana e frullarla con olio, sale, una puntina d'aglio e un po' di prezzemolo fino ad ottenere una crema.In un tegame capace soffriggere la cipolla tritata, l'aglio restante intero con un po' d'olio e la 'nduja, togliere l'aglio e unire la passata di pomodoro ed i fagioli, lasciar insaporire aggiungendo il basilico, unire la crema di melanzana e ripassare dentro al sughetto la pasta, unendo qualche cucchiaio di acqua di cottura se dovesse risultare troppo asciutta.

2019-09-05

Gusto Toscano -Tuscan bistro a Cosenza

Al ritorno dalle vacanze si ha voglia di tornare alla sobrietà allontanandosi dagli eccessi frequentando magari qualche piccolo paradiso, dove lasciarsi coccolare ed accudire per un paio d'ore, anche in città. Ho scoperto per Diritto di Cronaca nella nostra Cosenza un insolito luogo dove, varcata la soglia, si può conoscere un pezzetto di Toscana, assaporarne i gusti in un ambiente che riporta alla terra toscana oltre che nei sapori, nei profumi, nei colori, negli arredi. 

Gusto Toscano offre tutto ciò in un clima di sobrietà, eleganza, garbo e cortesia che vengono annunciate appena entrati dal fascino discreto di Patrizia e della sua collaboratrice che si muovono sorridenti e solerti tra i tavoli come fossero api operose.
Sfogliando il menù ci si dimentica di essere in Calabria e diventa sempre più forte la voglia di assaggiare i piatti proposti e di cui sono curiosamente riportate anche alcune ricette. Veniamo piacevolmente interrotti da un piccolo benvenuto: una fondutina di formaggio con tartufo e crostini di pane al timo, davvero deliziosa. Come antipasto assaggiamo il carpaccio con tartufo e misticanza che condiamo con olio toscano scelto tra quelli proposti e scaglie di sale macinato al momento ma non vogliamo assolutamente perdere la selezione di salumi toscana proposta nell'omonimo antipasto - prosciutto e salame di cinta senese, finocchiona, salame al tartufo e bresaola di cinghiale - il meglio dell'arte norcina toscana servito con pani e gustosa focaccia.

Dividiamo in due primo e secondo, che sarebbero altrimenti ben abbondanti, per poter assaggiare le consistenti pappardelle al ragù di cinghiale con porro croccante e il corposo filetto di Chianina scaloppato al Chianti, gusti diversi seppure in linea con quelli locali.
Concludiamo con una cheesecake non toscana ma "toscanizzata" con la base di cantucci sbriciolati e non possiamo andare via senza assaggiare una golosa selezione di cantucci con amaretto toscano.
Gusto Toscano è un luogo che unisce due terre differenti per storia e percorsi ma con tante analogie se ci si ferma a riflettere un po', io esco dal locale felice di aver assaporato per una sera qualcosa di diverso dal consueto.
Gusto Toscano -Tuscan bistro 
Via Isonzo, 22 Cosenza
https://www.facebook.com/GustoToscanoCs/ 
 info@gustotoscano.net 
Tel.  0984 178 2270

2019-07-26

L'Osteria del pesce a Torano...il mare in campagna

Quando si va per le locali osterie siamo abituati alla mangiata colossale a base di carne e prodotti della terra: l'antipasto, il primo ricco e informale, la grigliata C'è qualcuno però che ha pensato di proporre altro in quella che è e rimane una gradevole osteria ai cui tavoli passare un paio d'ore rilassanti in compagnia di buon cibo.
Parlo dell'Osteria del Pesce di Luca De Bonis, qui il pesce viene proposto in modo semplice e sempre gustoso e sicuramente alzandosi dal tavolo non si ha ancora voglia di mangiare visti i piatti abbondanti che regolarmente sono proposti. Il prezzo non è da ristorante di pesce infatti con 25 euro si degusta dall'antipasto al sorbetto finale passando per buoni primi e ottime fritture o grigliate. Pesce a gogò direi e siccome questa formula c'incuriosisce e conosciamo le capacità dello chef, che da anni è nel settore della ristorazione, decidiamo di fare questa esperienza per Diritto di Cronaca.

Il locale è pulito e curato negli arredi e il piazzale esterno, su cui nella bella stagione sono disposti i tavoli, rende gradevole la sosta anche anche in presenza della vicina autostrada.
L'antipasto ingolosisce già solo per come è presentato su un tagliare che parte da mezzo metro e arriva ad un metro a seconda del numero dei commensali, non vi è menù perché lì sopra si trova di tutto: dalle ostriche agli spiedini e alle frittelle, dai marinati all'insalata di mare. C'è da perdersi tra tanta varietà, profumi e colori del mare. La formula menù prevede due assaggi di primi e così assaggiamo i gettonati gnocchetti con spada e melanzane e dei deliziosi fagottini di baccalà con crema di scampi dall'intenso sapore di mare. Mezzo metro di frittura mista, la cui alternativa sarebbe stata  grigliata, ci delizia ma al contempo ci sfinisce perché qui, capiamo, bisogna arrivare affamati oltre che molto curiosi per arrivare fino in fondo. Si usa terminare con un sorbetto al limone e questo in realtà lo gradiamo molto.
L'Osteria del Pesce è la perfetta alternativa di mare alla trattoria di campagna.
RISTORANTE L'OSTERIA DEL PESCE
Via Valle Crati, 87043 Torano Castello, Italia
Tel. 329 629 5456